touch of modern: I criminali della galassia, di Antonio Margheriti

Quando si parla di cinema italiano degli anni Sessanta vengono in mente gli Spaghetti western oppure i film della Commedia all’italiana, eppure il decennio ha avuto una produzione cinematografica molto più articolata, seppure, per diversi motivi, passata in secondo piano. Oggi semisconosciuta, quasi dimenticata.

Mi sto riferendo ai film di spionaggio e, in particolare, ai film di fantascienza, che hanno avuto all’epoca un’intensa produzione. Non sono state sempre delle opere di qualità eccelsa, come, per esempio, La decima vittima di Elio Petri con Marcello Mastroianni e Ursula Andress, ma non per questo devono essere tutte ignorate.

Hanno senza dubbio risentito di una certa carenza di fondi e di alcuni topos, luoghi comuni legati alla fantascienza dell’epoca e… alla necessità di sfruttare più volte set, attori, mezzi, che ha finito per attribuire al genere cinematografico caratteristiche comuni, una specie di marchio di fabbrica.

Come esempio ho scelto I criminali della Galassia (in inglese Wild, Wild Planet), diretto e prodotto da Antonio Margheriti con lo pseudonimo di Anthony M. Dawson, il primo episodio della tetralogia Gamma 1, dal nome della stazione spaziale usata come ambientazione.

Si trattava di una serie di quattro film a basso costo destinata al mercato statunitense, con l’intenzione di dare vita a un nuovo genere “made in italy”, dopo il western, dai costi più contenuti rispetto alle pellicole americane.

Anziché raccontare la storia, ho preferito descriverla attraverso le caratteristiche dell’opera, con l’augurio che troviate l’escamotage coinvolgente al punto giusto da appassionarvi al film, simbolo di un’epoca e di una concezione della fantascienza.

L’Eroe, il comandante della base Gamma 1, Mike Halstead (Tony Russell/Anthony Russo), ovvero l’eroe senza macchia e senza paura dal carattere burbero e insofferente delle regole della burocrazia e dei burocrati, personaggi ottusi ligi alle norme e codicilli. Uomo d’azione dotato però di buone capacità raziocinanti e spirito d’iniziativa.

Il Cattivo ovvero il professor Nurmi (Massimo Serato), “lo scienziato criminale” per eccellenza. Barbetta mefistofelica, faccia da cattivo, voce da esaltato, sogna di creare una razza di uomini perfetti, non a caso crede di essere Dio. Ed è solo l’inizio, perché andando avanti si scoprirà che è davvero pazzo. E non è Dio, per fortuna.

Il tenente Connie Gomez (Jane Fate/Lisa Gastoni), fidanzata di Mike Halstead. Bella, sensuale e combattiva, ma volitiva ed incapace di fiutare il pericolo, accetterà l’invito del Nurmi a visitare i suoi laboratori, situati sul pianetino di Delphos. Nemmeno per un attimo verrà sfiorata dall’idea che lo scienziato abbia in mente qualcosa. Insomma, la parità dei sessi deve ancora arrivare.

I Cattivi ovvero degli inquietanti personaggi dal cranio rasato che indossano tutti occhiali, cappello e impermeabile scuro. Se non fosse per le tre paia di braccia e la forza notevole si potrebbe pensare che siano dei guardoni spaziali.

Le amazzoni: al servizio di Nurmi ci sono delle donne bellissime quanto glaciali, che non esitano ad alzare le mani. Peccato che stiano dalla parte sbagliata.

Il Generale Paul Maitland (Umberto Raho) ovvero il classico alto ufficiale dalla testa quadrata per il quale gli ordini sono ordini e vanno eseguiti. Salvo attribuirsi il merito dei successi altrui. Non sembrerebbe poi così ottuso.

Ambientazione: i vari set ricostruiti rispecchiano l’idea di futuro che si aveva all’epoca. Razzi, astronavi, città verticali o dalle forme inconsuete, tutto realizzato con modellini che più modellini non si può. In qualche momento ci si aspetterebbe di veder apparire i Thunderbirds. Eppure, il basso livello di realismo, avvertibile anche all’epoca, è diventato oggi un cavallo di battaglia. Un’ambientazione vintage che fa sorridere, commuovere, apprezzare lo sforzo che si è fatto per realizzare il film.

Effetti speciali: appunto speciali. Come il filo che regge gli astronauti nella passeggiata spaziale che dall’astronave li portava alla base Gamma 1. Ma non si potevano fermare più vicino? O avevano finito il carburante?

Oggetti di uso comune: qui si vede davvero di tutto. Oggetti abitualmente utilizzati negli anni 60, mischiati a strumenti avveniristici, già poco credibili all’epoca. Notare gli attrezzi della palestra, oppure le automobili dal tettuccio trasparente a bulbo e la doppia coda che sembrano degli aeroplani. O una batmobile?

Vestiti, acconciature e trucchi. Un periodo neanche troppo rivisitato. Vedere le tute con le strisce dell’equipaggio della Gamma 1 oppure i capelli delle donne. L’apogeo del kitsch viene raggiunto con il balletto del Proteo Theatre. Ma gli spettatori del teatro avranno pagato il biglietto per assistere alla coreografia?

Armi: niente raggi laser ma lanciafiamme con un’autonomia notevole vista le dimensioni delle pistole. Buona l’idea, male che vada, tra una scena e l’altra, uno poteva accendersi una sigaretta.

Pubblicità: felice intuizione di quello che ci sarebbe toccato in futuro. Invasiva e di pessimo gusto. Comunque, piuttosto che la pupa cibernetica aridateme Ciccio bello!

Cibo: succulento e sostanzioso anche a bordo della Gamma 1. Molto trattoria romana anni 60, da Checco dello Scapicollo.

Telecomunicazioni. Qui il futuro è davvero molto lontano dal nostro presente.  Telefono a schermo (nemmeno esisteva l’idea del cellulare) oppure telefono con filo del comandante Mike Halstead, che ricorda tanto, troppo, i telefoni dell’epoca. Infine, una importante comunicazione viene consegnata al comandante da un sottoposto tramite un foglietto di carta. Fortuna che era urgente.

Le scene d’azione abbondano e si segnalano combattimenti molto “fisici”. Da segnalare uno scontro tra il personale della Gamma 1 e le amazzoni di Nurmi, particolarmente spettacolare. Saranno pure donne ma pestano come lottatrici di wrestling.

Citazioni e anticipazioni:

Stanley Kubrick si è ispirato a una scena del film per realizzarne una analoga, presente in Shining, quella del sangue che esce dall’ascensore. Non è un caso, perché i due registi si conoscevano e per poco Antonio Margheriti non ha collaborato alla realizzazione di 2001: Odissea nello spazio.

Margheriti a sua volta ha preso l’idea della miniaturizzazione degli esseri umani dal film Dr. Cyclops, diretto da Ernest B. Schoedsack nel 1940, e la scena nella sala degli specchi dalla Signora di Shanghai di Orson Welles.

Location:

L’Eur, il quartiere all’epoca più futuribile dell’intera capitale, è stato utilizzato per girare il fallito rapimento del professor Anton Fryd (Aldo D’Ambrosio), per l’esattezza sulla passeggiata del Giappone tra il laghetto e la piscina delle Rose. Sempre nel medesimo quartiere, in una villa presente in Largo dell’Artide 18, è stata realizzato il tentativo del rapimento di un bambino, sventato dall’intervento della madre.

L’albergo dove il comandante Mike Halstead si riposa dopo aver sconfitto Nurmi è (o è il caso di dire era) l’Hotel Americana di Roma, situato in via Corrado Barbagallo 20, attualmente gestito da un ordine religioso.

Gran finale: Che più gran finale non si può. Spettacolare battaglia con esplosione purificatrice. L’ultima inquadratura, invece, è riservata a un bacio in primo piano tra Mike Halstead e Connie Gomez. Perché l’amore trionfa sempre.

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I criminali della galassia (1965, Italia, 88 min)

Regia: Antonio Margheriti

Sceneggiatura: Renato Moretti, Ivan Reiner

Fotografia: Riccardo Pallottini

Musiche: Angelo Francesco Lavagnino

Interpreti principali: Tony Russell/Anthony Russo (Mike Halstead), Massimo Serato (Nurmi), Jane Fate/Lisa Gastoni (Connie Gomez)

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