contemporary stuff: I Cormorani, di Fabio Bobbio

Quanti film sull’adolescenza abbiamo già visto? Tanti, direi; forse troppi, soprattutto visto quanti di questi riescono effettivamente a cogliere il soggetto che intendono rappresentare. L’errore è piuttosto comune: un regista decide di fare un film sui giovani perché “li capisce”, salvo poi scoprire, a film ultimato, di non avere capito niente, ed ecco quindi arrivare i cliché, i luoghi comuni, sempre gli stessi personaggi a parlare sempre delle stesse dinamiche con parole molto simili ogni volta. Forse il problema è proprio questo, di voler sempre parlare, raccontare, spiegare, quando in realtà sarebbe sufficiente fermarsi a osservare; ed è qui che arriva Fabio Bobbio con I Cormorani, il suo film di debutto.

I Cormorani non ha una vera e propria trama, dal momento che si limita a seguire i suoi due protagonisti, i giovani Matteo e Samuele, mentre passano una sonnacchiosa estate tra i campi fuori città, il supermercato e la fiera. Non c’è la volontà di imbastire un racconto, e anzi, i momenti in cui un filo di trama vera e propria fa capolino rappresenta anche il momento più debole della pellicola, quanto di testimoniare questo momento così impalpabile e fuggente nella vita dei due ragazzi: Matteo e Samuele non sono più bambini ma non sono nemmeno ancora adolescenti, sono a tutti gli effetti entità in divenire che nelle lunghe giornate passate nell’ozio e senza alcuna supervisione iniziano a scoprirsi e a svelare i misteri che ancora si celano intorno a loro. Bobbio sceglie di non raccontare il passaggio dall’infanzia all’età adulta, rifiutando l’illusione di poter ricondurre a un evento significativo quello che è a tutti gli effetti un processo, un lungo percorso individuale; non mostra un prima e un dopo, ma solo il durante, una parte di quello stesso percorso che il diventare grandi.

È un film di zone liminari, quindi, metaforiche e reali. Matteo e Samuele vivono di tempi e spazi sospesi, in cui lo scorrere dei giorni è quasi annullato in un eterno presente idilliaco dove solo loro esistono con poche eccezioni a turbare la loro tranquillità. Un autoisolamento al di fuori di qualsiasi civiltà, sembrerebbe, in un luogo – nonluogo che è quello di posti anonimi e spersonalizzati come la campagna o il centro commerciale, ma che è anche e soprattutto quello dentro di loro e che proprio in questi luoghi riesce a far risuonare le proprie esigenze con maggiore chiarezza. I due ragazzi scoprono così il loro tempo, nella solitudine spezzata solo dalla reciproca compagnia e nel ripetersi di giornate sempre uguali scandite dai piccoli rituali attraverso i quali si approcciano ai misteri che segneranno il loro ingresso in un’età più adulta, come la curiosità eccitata con cui spiano di nascosto una prostituta.

Una curiosità che si rivolge interamente verso la definizione di un punto di arrivo per questo percorso di crescita attraverso piccole tappe fondamentali, come il primo imbarazzato approccio al sesso, quando chiedono alla prostituta di spogliarsi per loro, o la ricerca di un modello di mascolinità a cui ispirarsi, trovato, in mancanza d’altro, davanti al punching ball di una fiera, compulsivamente preso a pugni per dimostrare la propria forza. Sono momenti in cui Samuele e Matteo iniziano a plasmare la loro futura identità, ma, appunto, solo dei momenti, delle fughe in avanti prima di tornare a nascondersi nell’isolamento autoimposto della campagna dove indulgere ancora in fantasie infantili, bisticciare per gioco e scambiarsi confidenze sussurrate sebbene nessuno sia a portata d’orecchio per sentirli. Ecco allora che il film stesso si chiude con un’altra immagine potentemente simbolica, salutando i due ragazzi in sella a un toro meccanico della fiera, un’attrazione che è insieme un gioco e una dimostrazione di forza a cavallo tra un passato infantile che non sono ancora pronti ad abbandonare e una maturità futura che prima o poi raggiungeranno; nel frattempo, però, ci saranno ancora infinite giornate dorate da trascorrere sonnecchiando, tra un gelato e una nuotata, segreti confessati e lunghissimi silenzi d’intesa.

Bobbio sceglie quindi di non raccontare ma di mostrare, e lo fa con un film dall’impostazione chiaramente documentaristica. La messa in scena è minima, e la macchina da presa si limita a seguire costantemente Matteo e Samuele, che infatti vediamo per lo più di spalle, mentre vivono le loro giornate estive con un risultato talvolta quasi voyeristico, non al punto da sentirsi a disagio ma abbastanza da percepire di star partecipando a qualcosa di sacro, di importante, irripetibile in tutti i sensi. Il montaggio placido ben si sposa con il tono languido del film, così che le lunghe e monotone giornate dei ragazzi vengono raccontate con inquadrature lunghissime, veri e propri piani sequenza in cui a dominare sono i due protagonisti e la loro genuina complicità, arricchiti da una splendida fotografia che sa di nostalgia e spensieratezza. L’effetto realtà è dunque immediato, un’illusione costruita attentamente e rafforzata, paradossalmente, anche dagli errori degli attori che Bobbio sceglie di mantenere nel montaggio finale, come l’istintivo sguardo in camera che a un certo punto Matteo rivolge al regista dopo aver inavvertitamente bagnato l’obiettivo: quello che in un film di fiction avrebbe fatto crollare la scena, qui ha invece l’effetto di corroborare la genuinità degli attori e di ciò che stavano facendo, in una velleità di realismo ottimamente raggiunta e mantenuta.

I Cormorani riesce quindi ad essere un film incredibilmente intimo e universale allo stesso tempo, il ritratto dolce e poetico di un’età sfuggente e indefinibile in cui tutto è ancora potenzialità in attesa solo di trovare il modo di esprimersi. Bobbio trova il modo di creare un’immersione completa nella preadolescenza, nei suoi misteri e nei suoi segreti, usando pochissime parole ma sfruttando invece le azioni, la presenza scenica dei due ragazzi protagonisti e la loro estrema fisicità, ottenendo il ritratto più sincero e spontaneo della giovinezza che mi sia capitato di vedere da molto tempo. Se, come spero, ti ho incuriosito a vedere questo film, lo trovi su Amazon Prime Video.

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I Cormorani (2016, Italia, 89′)

Regia e sceneggiatura: Fabio Bobbio

Fotografia: Stefano Giovannini

Musiche: Ramon Poro e Paolo Spaccamonti

Interpreti principali: Matteo Turri (Matteo), Samuele Bogni (Samuele).

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