touch of modern: Il nostro agente Flint, di Daniel Mann

Il mondo è in pericolo: tornado, slavine, eruzioni, tempeste flagellano il pianeta senza che nessuno possa fare nulla per impedirlo. Autore di tali e tanti disastri è Galassia, un’organizzazione criminale mondiale guidata da tre scienziati: il dottor Krupov (Rhys Williams), il dottor Wu (Benson Fong) e il dottor Schneider (Peter Brocco).

Convinti di poter migliorare la qualità della vita degli abitanti del pianeta e delusi dal comportamento egoistico dei vari governi, usano la tecnologia in loro possesso per scatenare eventi disastrosi e in questo modo costringere i governanti a sottomettersi al loro volere, rinunciando alle armi e all’energia nucleare.

Il compito di contrastare questa organizzazione è affidato al ZOWIE (Zonal Organization World Intelligence Espionage), guidato da Cramden (Lee J. Cobb), il quale, tuttavia, dopo l’ennesimo fallimento chiede ai rappresentanti delle nazioni di indicare una persona alla quale affidare la missione. Il cervello elettronico, letti i nomi e fatte le dovute operazioni di calcolo, presenta il nome del candidato: l’agente Derek Flint (James Coburn).

Cramden non vorrebbe proprio affidargli l’incarico, nonostante i votanti insistano, elencando le sue innumerevoli competenze, ma l’intervento telefonico del Presidente degli Stati provvede a fargli cambiare idea: Flint è l’agente segreto al quale verrà affidata la missione di sgominare Galassia.

Ma è proprio Derek Flint a non voler accettare l’incarico, si è ritirato a vita privata, tuttavia il tentativo di ucciderlo da parte del capo della IV° sezione di Galaxy, Gila (Gila Golan) gli fa cambiare opinione. Il dardo avvelenato destinato a lui colpisce Cramden, un gesto che lo spinge ad accettare la missione.

Inizia così un viaggio che vedrà il nostro uomo prendere il volo alla volta di Marsiglia per gustare in una bettola la famosa Bouillabaisse, da lì a Roma in una fabbrica di cosmetici, Exotica, dove incontrerà Gila e il suo glaciale ed azzimato assistente, Malcolm Rodney (Edward Mulhare), per giungere, infine, più morto che vivo, nell’isola di Galassia.

Il nostro agente Flint è un tipico film di spionaggio degli anni ’60, nato sulla lunga scia dei film ispirati al personaggio di 007, dal quale si distingue per una serie di caratteristiche tipiche dell’opera stessa e del sottogenere, gli spy movies.

Rispetto a James Bond, che si può definire un agente segreto molto abile e fortunato, dotato di gadget incredibili ma reali (o quasi), Derek Flint è una specie di superuomo che sa tutto ed è in grado di fare tutto, dispone di oggetti incredibili e versatili come un orologio sveglia e un accendino ricetrasmittente molto versatile.

Come 007 ha una pistola Walter PPK e veste in modo elegante, ma rispetto alla più celebre spia è un signore di (quasi) mezza età, dato che ha i capelli brizzolati, ma non si può definire in disarmo. Vive in un appartamento con arredamenti di ultimo grido ultra-kitsch, dove premendo un pulsante è possibile cambiare suppellettili, in compagnia di quattro belle donne, sempre pronte a compiacerlo e ad accudirlo in ogni sua esigenza, conosce le arti marziali e la scherma, s’intende di danza classica e, se serve, di chirurgia.

La tecnologia, d’altronde, è ben presente in questo film come negli altri del genere spionistico. Ovviamente quella del periodo, come, ad esempio, un rapidissimo servizio di posta pneumatica, enormi cervelli elettronici a schede perforate, ricetrasmittenti che prendono ovunque e un monumentale telefono rosso che Cramden si porta dappertutto per comunicare con il Presidente, del quale tuttavia non si sente mai la voce.

E a proposito di tecnologia, nei film dell’epoca non mancavano gli Scienziati criminali, in questo caso ne abbiamo tre che assomigliano, però, a dei medici della mutua, con tanto di penne nel taschino, i quali hanno stabilito la loro base in un’isola, Galassia, molto simile a un paradiso terrestre.

Un luogo pieno di belle donne (quasi una fissazione del genere cinematografico, verrebbe da dire!), con una vegetazione lussureggiante e una cascata che si getta nel mare, che tuttavia nasconde un cuore industriale, uno stabilimento pieno di tubi e macchinari misteriosi, in grado di sprigionare un’energia potentissima. Il riferimento è alle installazioni HAARP, un topos delle teorie del complotto, strumentazioni, che darebbero la possibilità a chi le controlla di alterare e/o manipolare, su scala globale, il clima.

Ma ci sono altri fattori che rendono questo film apprezzabile. Innanzitutto, i diorami realizzati con molta cura, realistici, come la diga che crolla, la stessa isola di Galassia oppure il set di una strada di Roma 60 un po’ di maniera, quello di una bucolica campagna romana – con tanto di rovine – e un fumoso locale marsigliese.

A seguire una bella colonna sonora, realizzata da Jerry Goldsmith, ben diversa da quelle del periodo, ben più curata, che si presenta accompagnando i titoli di testa del film, in stile 007, senza tralasciare una maggiore cura nelle inquadrature che compongono le varie scene del film.

Infine, una trama articolata, ricca di scene d’azione, tipo la scazzottata nel malfamato ristorante e il combattimento finale nella base con riprese spettacolari con l’immancabile finale catartico.

Perché, è bene ricordarlo, alla fine il bene tronfia sempre, soprattutto se circondato da cinque belle donne.

Piuttosto, secondo voi, chi sarà stata mai la quinta conquista del nostro agente Flint?

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Our Man Flint (1966, USA, 108 min)

Regia: Daniel Mann

Sceneggiatura: Hal Fimberg, Ben Starr

Fotografia: Daniel L. Fapp

Musiche: Jerry Goldsmith

Interpreti principali: James Coburn (Derek Flint), Lee J. Cobb (Cramden), Gila Golan (Gila), Edward Mulhare (Malcolm Rodney)

2 pensieri riguardo “touch of modern: Il nostro agente Flint, di Daniel Mann

  1. Non conoscevo questo film, ma ora che ho iniziato a lavorare su 007 naturalmente viene fuori molto spesso, quindi penso che dovrò vederlo. Grazie per la recensione, ora so cosa mi aspetta 🙂

Commenti

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