contemporary stuff: Zombie contro Zombie, di Shinichiro Ueda

Notte di Halloween, appuntamento classico con i film dell’orrore…Dolcetto o seghetto?

Vampiri, licantropi, zombie, mostruosità varie e tanta paura.

Ma dobbiamo proprio…spaventarci?

Deprimerci alla vista di tanto sangue (finto)?

E se volessimo, invece, visti i tempi, farci una bella risata liberatoria?

Sempre nel solco dell’horror, ovviamente!

Il film c’è e si chiama Zombie contro Zombie, un piccolo capolavoro del cinema indipendente nipponico, che ha riscosso premi e conquistato il pubblico di mezzo mondo.

E questo risultato da solo rappresenta già un valido motivo per vederlo, perché è la dimostrazione vivente di come sia possibile riscuotere successo con un budget modesto, appena 27.000 dollari, girando un lungometraggio in collaborazione con una scuola di cinema di Tokyo, la Enbu Seminar, ricorrendo ad attori in parte sconosciuti.

Ma un budget modesto non vuol dire che l’opera debba essere per forza di cose un prodotto mediocre, le tecniche di ripresa dimostrano semmai il contrario: l’utilizzo del piano sequenza nella prima parte del film, la costruzione narrativa divisa in più capitoli, temporalmente scollegati fra loro, e l’utilizzo della riflessività lasciano intendere che ci troviamo di fronte a un piccolo capolavoro.

Come dicevo, a livello narrativo il film si divide in tre parti.

Nella prima assistiamo alla problematica realizzazione di uno scalcinato b-movie, girato in un inquietante impianto abbandonato.

Il regista Higurashi (Takayuki Hamatsu) è isterico: fa ripetere più volte alla graziosa Chinatsu (Yuzuki Akiyama) la scena in cui sta per essere sbranata da Ko (Kazuaki Nagaya), il suo bel fidanzato trasformato in uno zombie, nonché attore di punta tra le adolescenti nipponiche.

Ma all’improvviso sul set appaiono dei veri zombie, perché sul luogo incombe una maledizione: pare che in quell’edificio siano stati effettuati dei lugubri esperimenti scientifici. Gli attori e la troupe vorrebbero fuggire, ma Higurashi si oppone: finalmente Chinatsu ha stampato sul volto la maschera di terrore adatta alla scena. Bisogna continuare le riprese ad ogni costo e imperterrito grida: non fermate le telecamere!

Come è facile intuire la storia ha un epilogo tragico.

Scorrono i titoli di coda, il mediocre b-movie dalle immagini tutt’altro che nitide e dall’inquadratura ballerina sembrerebbe finito e invece…inizia la seconda parte dell’opera: si torna indietro di un mese.

Alla genesi del film.

La dirigente (Yoshiko Takehara) di un’emittente televisiva vuole aprire un canale tematico dedicato agli zombie e contatta Higurashi per affidargli la realizzazione di un film di 30 minuti, un cortometraggio da girare in diretta con un solo ciak, niente tagli e tutto in piano sequenza.

Lui, dopo un attimo di stupore iniziale, accetta perché è consapevole di non avere molte altre opportunità di lavoro e solo a questo punto appaiono i titoli di testa dell’opera che si chiama Zombie contro Zombie oppure conosciuta a livello internazionale con il titolo One Cut of the Dead o nella versione giapponese con l’eloquente nome di Kamera wo tomeru na! (Non fermare la videocamera!).

Il pubblico assiste così al lavoro di preproduzione del cortometraggio, alla scelta del cast, alla definizione delle location e della troupe. Il lavoro procede senza particolari intoppi, a parte qualche mania da parte di alcuni attori – chi ha problemi con l’alcool chi invece con l’acqua -, fino a quando non giunge il momento di iniziare le riprese. Improvvisamente si viene a sapere che c’è stato un incidente nel quale è rimasto coinvolto l’attore che deve interpretare il regista. Non c’è modo di poterlo sostituire, tutto sembrerebbe perduto se non fosse per Higurashi, al quale viene in mente l’idea di interpretare lui quel ruolo.

Inizia così la terza ed ultima parte del film, dove è possibile vedere cosa sia cosa realmente successo sul set e come sia stato girato (parola davvero grossa) il film…ma non lo rivelo: perché merita di essere visto.

Insomma, il successo di Zombie contro Zombie risiede nella capacità del regista di spiazzare e al tempo stesso divertire lo spettatore, grazie a una innovativa struttura narrativa, e nella capacità di saper mettere alla berlina tutti i canoni estetici e narrativi del cinema horror, trasformando il film in una mordace presa in giro dell’industria cinematografica.

Un meta film al quadrato esplicitato nei titoli di coda (autentici), dove è possibile vedere la vera troupe che riprende la falsa troupe, formata da veri attori che riprende altri attori…veri.

Augurandovi una buona visione, vi lascio con il sottile dubbio che gli zombie non siano soltanto quelli mostrati nel film, ma anche quanti sono presenti in certe produzioni cinematografiche e…non solo.

___

One cut of the Dead – Kamera wo tomeru na! (Giappone, 2018, 96 min.)

Regia: Shinichiro Ueda

Sceneggiatura: Shinichiro Ueda

Colonna sonora: Suzuki Nobuhiro, Nagai Kailu

Interpreti principali: Takayuki Hamatsu, Kazuaki Nagaya, Yuzuki Akiyama, Harumi Shuhama, Yoshiko Takehara

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