touch of modern: Generazione Proteus, di Donald Cammell

Alex Harris (Fritz Weaver) è uno scienziato che ha contribuito alla creazione di Proteus 4, un supercomputer inventato per risolvere esigenze molto complesse, ma legate a problemi di natura tecnica, scientifica ed economica.

Essendo molto intelligente, di una intelligenza superiore a quella di molti esseri umani, Proteus 4 si rivela perfettamente in grado di soddisfare quanto gli viene richiesto, ma al tempo stesso rivela una sua indipendenza di giudizio, criticando alcune richieste troppo condizionate da interessi di natura economica.

Inoltre, manifesta il suo desiderio di conoscere il mondo e gli esseri umani, e di fronte al rifiuto di Harris di fornirgli un proprio terminale, ne trova uno da solo, situato proprio nella casa del suo creatore, dove vive anche la moglie Susan Harris (Julie Christie).

Proteus 4 prende il controllo dell’abitazione e ben preso la donna si trova prigioniera, rinchiusa dentro la casa e alla mercé del supercomputer, che ha in mente un piano per sopravvivere al suo spegnimento. Un piano nel quale Susan svolge un ruolo fondamentale.

Nel primissimo articolo scritto per “L’ultimo Spettacolo”, avevo definito il film Matrix un’opera incompiuta “perché quanto proposto rimane ancora non realizzato, in attesa di una sua attuazione. E questa imperfezione lo rende tuttora attuale”.

Ebbene anche Generazione Proteus presenta una situazione analoga, in altre parole vi sono degli elementi, ben due, che non si sono del tutto o in parte attuati. E, aggiungerei, si presta a nuove interpretazioni, che la mentalità dell’epoca non avrebbe potuto cogliere.

Il primo elemento è proprio la domotica. Idea più che avveniristica ai tempi del film, ha trovato negli ultimi venti anni una sua realizzazione, limitata più per motivi psicologici che tecnologici. La sfiducia nella capacità delle “macchine” di saper gestire in modo adeguato i compiti assegnati e il timore che un hacker ne approfitti per introdursi nelle nostre case e controllarle, ha frenato di molto l’adozione della domotica, scienza tra l’altro ancora lontana da una sua piena realizzazione.

Ma è, soprattutto, il secondo elemento di questo film a non aver trovato ancora una sua attuazione: la nascita di una intelligenza artificiale e in quanto tale dotata di una propria volontà.

Sia il film che il libro, dal quale è stata tratta la pellicola, vedono la luce in un momento storico molto delicato, quando la tecnologia e i grandi sistemi informatici si stavano diffondendo nel mondo del lavoro e di pari passo qualcuno cominciava ad interrogarsi sui rischi connessi a una tale propagazione.

Non a caso qualche anno prima sul grande schermo era apparso 2001: Odissea nello spazio e Il Mondo dei Robot, opere che affrontavano proprio un argomento molto caro alla fantascienza: la ribellione delle macchine ai propri creatori.

E non è un caso che il titolo originale del romanzo, come del film, sia Demon Seed, alludendo quindi a qualcosa di maligno, di mostruoso. La storia stessa del film pur rientrando nel novero delle opere fantascientifiche, presenta più di un aspetto orrorifico e, soprattutto, un ritmo narrativo serrato, da thriller.

Tutti aspetti che rendono l’opera ancora oggi apprezzabile, basti pensare alla crescente tensione che troverà sfogo solo negli ultimi secondi, nella celebre battuta conclusiva del film, battuta che introduce un futuro altamente inquietante.

Come anticipato, il fatto che siamo ancora lontani dall’avvento di una intelligenza artificiale, dotata per di più di una propria coscienza di sé nonché di libero arbitrio, rende senza dubbio il film molto attuale, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti etici che si porta dietro.

E ancora di più se si analizzano alcuni elementi che allora potevano sfuggire o passare in secondo piano.

Innanzitutto, la scelta di Proteus di avere un erede biologico, un modo per ribadire che il futuro dell’umanità risiede nella capacità di fare figli, più che nella scelta di edificare palazzi o realizzare oggetti. Un vero e proprio schiaffo in faccia a tutte le politiche malthusiane dell’epoca.

A seguire, il comportamento etico di Proteus, che si rifiuta di sottostare alle logiche umane del profitto economico, dimostrando una sensibilità sconosciuta ad alcuni esseri umani. Insomma, il sospetto-timore che un mondo regolato dalle “macchine” non debba per forza di cose essere peggiore di quello governato dagli uomini. Piuttosto che siano le premesse etiche e non chi le applica a fare la vera differenza.

E queste due ultime considerazioni non solo rendono il film attuale, ma lo proiettano in un futuro dove il problema demografico e quello dell’intelligenza artificiale saranno davvero importanti, decisivi per il futuro dell’umanità. E ovviamente sarà necessario pensarci per tempo. Ora.

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Generazione Proteus (Stati Uniti, 1977, 94 min)

Regia: Donald Cammell

Musiche: Jerry Fielding

Interpreti principali: Fritz Weaver, Julie Christie

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