touch of modern: L’aereo più pazzo del mondo, di Zucker-Abrahams-Zucker

Ted Striker (Robert Hays) è un ex pilota militare, che tira a campare facendo il taxista. Lo choc subito, una missione bellica finita tragicamente, ha distrutto la sua vita e la relazione sentimentale con Elaine Dickinson (Julie Hagerty), un’assistente di volo della Trans American.

Di fronte alla decisione della donna di lasciarlo, Ted, pur di riconquistarla, decide di imbarcarsi sul medesimo aeroplano, un Boeing 707 diretto a Chicago. Durante il volo, ai tre piloti del velivolo e a parte dei passeggeri viene servito del pesce che provoca una grave intossicazione alimentare. In capo a poco tempo, l’aereo rimane senza piloti in grado di portarlo a destinazione.

Elaine decide, quindi, di contattare la torre di controllo di Chicago, dove il supervisore Steve McCroskey (Lloyd Bridges) le dice di attivare il pilota automatico, in realtà un pupazzo gonfiabile di nome Otto. Tuttavia, il pilota automatico non è in grado di far atterrare il velivolo, serve un vero pilota, ed Elaine alla fine si decide a chiedere aiuto proprio a Ted Striker.

Quando McCroskey scopre chi è alla guida del velivolo, contatta Rex Kramer (Robert Stack), ex commilitone e superiore di Striker, diventato pilota commerciale, per aiutarlo a far atterrare l’aeroplano. Tuttavia, gli ordini perentori di Kramer ottengono il risultato opposto: Striker demoralizzato rinuncia a pilotare il velivolo.

A risolvere l’impasse provvede il medico che si trova a bordo dell’aereo, il Dottor Rumack (Leslie Nielsen), il quale, raccontando a Ted un episodio della guerra, riesce a infondergli fiducia. Così rincuorato, Striker riesce a far atterrare l’aeroplano, senza conseguenze per i passeggeri.

Signore e Signori, allacciate le cinture di sicurezza per favore, perché state per leggere la recensione del film che può essere definito “la madre di tutti i film demenziali”: Airline o, in lingua italiana, L’aereo più pazzo del mondo, ovvero l’opera che ha inaugurato un genere cinematografico, che ha avuto (e in parte ha tuttora) una larga fortuna.

A dirla tutta L’aereo più pazzo del mondo non è in assoluto l’opera prima, perché Jim Abrahams e i fratelli David e Jerry Zucker, ovvero gli sceneggiatori e registi di un tal folle capolavoro, avevano già realizzato nel 1977 il film comico a episodi Ridere per ridere (Kentucky Fried Movie), scritto da loro stessi e diretto da John Landis, ma sicuramente è con questo lungometraggio che vengono canonizzate quelle regole e caratteristiche che fanno di un film un’opera appartenente a un simile genere.

Pronti? Perché una volta decollati non si può più tornare indietro. Bisogna arrivare a Chicago, ehm, a fine pagina.

Ebbene incominciamo questo folle viaggio, parlando proprio dei molti Padri Ig-Nobili dell’opera.

Galeotto fu il film e chi lo diresse. Stiamo parlando di Ora Zero, girato nel 1957 e diretto da Hall Bartlett, opera alla quale il formidabile terzetto si è ispirato, abbastanza pedissequamente, per realizzare L’Aereo più pazzo del mondo. Infatti, Jim Abrahams e i fratelli David e Jerry Zucker avevano progettato un remake in chiave umoristica del film, tanto che avevano comprato i diritti della pellicola dalla Paramount Pictures.

Ma negli anni Settanta erano stati anche realizzati numerosi disaster movie, ad esempio la celebre serie Airport, basata su una incredibile quanto sfortunata successione di eventi (esplosioni, collisioni in volo, dirottamenti, inabissamenti, sabotaggi). Perché allora non prendere in giro le situazioni assurde e il forzato lieto fine, quando tutta la vicenda lasciava invece intendere una conclusione a dir poco funesta? Su questo punto la casa Paramount insisterà proprio perché la storia sia ambientata su un aereo di linea, uno dei tanti che solcavano il cielo degli States (con grande gioia dei passeggeri e delle compagnie aeree).

Come prevedibile la sceneggiatura non ha incontrato subito il favore delle Major, ma, per fortuna, John Landis aveva suggerito ai tre sceneggiatori di “farsi le ossa”, realizzando un’alta opera: Ridere per ridere. Una buona idea, perché l’esperienza acquisita si rivelerà, infatti, molto utile quando rimetteranno mano ad Airline.

Ma se la storia di suo era abbastanza folle, i protagonisti e i personaggi non erano da meno.

Il terzetto era convinto che il pubblico avrebbe trovato il film ancora più divertente se avesse visto sul grande schermo parti comiche interpretate da attori noti per ruoli drammatici, una decisione che suscitò più di qualche perplessità da parte della casa di produzione, ma che si rivelerà essere una scelta vincente.

Per il ruolo della figura carismatica del comandante, il capitano Clarence Oveur, era stato scelto proprio Peter Graves, all’epoca famoso per il ruolo del padre adottivo di Joey, nella serie televisiva Furia (1955-1960), e di James Phelps nelle serie televisiva Mission Impossible (1967-1973).

Ma soprattutto un grande contributo al successo dell’opera lo ha fornito Leslie Nielsen, attore fino ad allora celebre per ruoli drammatici da coprotagonista in opere di tutto rispetto come Il Pianeta Proibito (1956) o L’avventura del Poseidon (1972).

Nielsen, che desiderava da tempo debuttare come attore comico, si rivelerà perfetto in tal ruolo, basando la sua cifra stilistica nella capacità di restare assolutamente serio pur trovandosi ad agire in contesti a dir poco paradossali.

E questo film segnerà l’inizio di una lunga collaborazione tra l’attore e i registi che darà vita a serie di successo come la serie televisiva Quelli della pallottola spuntata (1982) e la trilogia di Una pallottola spuntata (1988-1994).

Memorabile anche la partecipazione dell’attrice Barbara Billingsley nel ruolo di Jive Lady, una tipica e raffinata donna Wasp, la quale nel film non aveva esitato ad esprimersi in jive, uno incomprensibile slang della comunità afroamericana, rispondendo in questo linguaggio a due allibiti passeggeri che mai avrebbero pensato di incontrare una persona, di tutt’altro colore della pelle, in grado di comprenderli. Nella versione italiana, la difficoltà è stata superata utilizzando il dialetto napoletano con un risultato comico di uguale forza e stupore da parte del pubblico.

E arriviamo ai due protagonisti principali ovvero a Robert Hays e Julie Hagerty. Due attori non di primissimo piano, rimasti famosi per aver interpretato il film, che hanno mostrato sul set un buon grado di affiatamento, fondamentale per il successo di un’opera corale. Una deliziosa coppia di svitati, che suscita empatia nel pubblico. Quanti si sono riconosciuti nel povero Ted Striker che si rovescia addosso bicchieri su bicchieri e nella delicata Elaine che deve affrontare situazioni più grandi di lei?

Come tutti i film legati all’epoca della Nuova Hollywood (e a seguire), anche in questo lungometraggio abbondano le citazioni e i rimandi ad altre opere cinematografiche. Sono così tanti che ho scelto di riportarne solo alcuni.

Il primo, in ordine, si trova nei titoli di testa, una parodia dello Squalo dove si vede il timone verticale dell’aereo muoversi come se fosse la pinna di un pescecane, solcando un mare di nubi al posto delle onde dell’Oceano, e accompagnato dal celebre tema incalzante della colonna sonora del film.

Altra citazione è la partecipazione di Kareem Abdul-Jabbar, celebre giocatore di basket, punta di diamante dei Los Angeles Lakers, nei panni del copilota Roger Murdock, scambiato da un noioso ragazzino per il grande Kareem Abdul-Jabbar. Nel film Zero Hour, il medesimo ruolo era stato attribuito a Elroy “Crazylegs” Hirsch, un giocatore di football americano, che ha giocato per i Chicago Rockets e i Los Angeles Rams, il cui soprannome deriva dal suo insolito stile di corsa.

Facilmente riconoscibile è La Febbre del sabato sera, dove una fumosa bettola si trasforma in una discoteca con tanto di palla stroboscopica e i loschi clienti ballano al ritmo di Stayin’ Alive dei Bee Gees, ma l’elenco sicuramente potrebbe continuare.

In conclusione, L’aereo più pazzo del mondo ha saputo dare vita a un genere fortunato (non sempre di buona qualità) dove non si esita a prendere in giro chiunque, l’era del politicamente corretto non era ancora nata. La reazione decisamente sopra le righe del comandante Rex Kramer, infastidito da questuanti di vario genere ne rappresenta l’esempio più eclatante, assieme alla parodia del tecnico gay della torre di controllo.

Come accennato, il punto di forza dell’opera e delle opere successive non risiede nella storia, spesso abbastanza banale, ma nel contrasto tra la recitazione seria ed impostata degli attori e quanto loro dicono o fanno o quanto accade attorno a loro. Tale contrasto non poteva allora e non può oggi non suscitare l’ilarità del pubblico.

Certo, a quarant’anni di distanza, certe battute, certe situazioni non fanno più ridere o ridere così tanto come lo facevano a suo tempo, la parodia del tecnico gay oggi suona banale e offensiva, ma la scena della donna che viene calmata a forza di botte e la faccia della bambina malata che agonizza senza la flebo sono tutt’ora irresistibili. Alla faccia dei difensori del politicamente corretto.

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L’Aereo più pazzo del mondo (USA, 1980, 88′)

Regia e Sceneggiatura: Zucker-Abrahams-Zucker

Fotografia: Joseph F. Biroc

Musiche: Elmer Bernstein, Stephen Sondheim

Interpreti principali: Robert Hays, Julie Hagerty, Lloyd Bridges, Robert Stack, Leslie Nielsen, Peter Graves, Kareem Abdul-Jabbar, Barbara Billingsley

6 pensieri riguardo “touch of modern: L’aereo più pazzo del mondo, di Zucker-Abrahams-Zucker

  1. Non raggiunge il livello della serie Una Pallottola Spuntata ma questo film sarà sempre nel mio cuore, come quasi tutti quelli con Leslie Nielsen. E’ sempre bello sentirne parlare, grazie!

  2. Spettacolo! Ammetto che non sia il mio preferito all’interno del genere, ma lo riguardo sempre quando mi capita. Non avevo assolutamente idea della carriera di Leslie Nielsen come attore drammatico, l’ho sempre e solo conosciuto come attore comico; credo di averne una visione un po’ superficiale, cercherò i film che hai citato per approfondire anche questo suo lavoro.

  3. Geniale l’idea di usare un serissimo Leslie Nielsen in un film delirante come questo, per me una delle migliori commedie statunitensi mai fatte! Meglio anche di Top Secret!, altro film sfornato dalla premiata ditta ZAZ in quel periodo. :–D

  4. Ah proposito! Mi sono dimenticato di scrivere che nella prima versione cinematografica circolata in Italia, il dialogo in napoletano dei due attori neri era sottotitolato in lingua italiana e, per di più, era stato tradotto in un testo edulcorato, fattore che rendeva la scena ancora più divertente.

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