contemporary stuff: Riders of Justice, di Anders Thomas Jensen

Le festività natalizie sono vicine e a Tallinn, in Estonia, un anziano signore con la barba bianca assieme alla sua giovane nipote stanno osservando una bicicletta rossa messa in vendita nello stand del mercatino di Natale della capitale. La ragazzina vorrebbe tanto avere una bicicletta in regalo, ma la preferirebbe blu e pur di averla di quel colore è disposta ad aspettare. Il nonno le fa presente che il Natale è ancora lontano e nulla è certo nella vita, forse la riceverà, forse no. Mentre i due se ne vanno via, il negoziante prende un cellulare, fa una telefonata e di lì a poco in una stazione ferroviaria danese qualcuno ruba una bicicletta di colore blu.

Mathilde (Andrea Heick Gadeberg) la proprietaria della bicicletta rimane così appiedata e si vede costretta a chiedere un passaggio in automobile alla madre, Emma (Anne Birgitte Lind), che tuttavia non glielo può concedere perché l’autovettura si è guastata. Madre e figlia decidono, pertanto, di prendersi una vacanza, di andare a fare un giro in centro a fare shopping utilizzando la metropolitana.

Nel medesimo istante, in una importante riunione aziendale Otto (Nikolaj Lie Kaas) e Lennart (Lars Brygmann) stanno presentando un algoritmo in grado di prevedere gli eventi. Otto è convinto che tutti gli eventi futuri siano il prodotto di una serie di avvenimenti precedenti, che tendiamo a classificare come delle coincidenze solo perché non disponiamo di sufficienti dati per rendercene conto. Il progetto non sembra riscuotere l’interesse dei presenti, e come non bastasse i commenti di Lennart peggiorano la situazione, tanto che i due sono licenziati in tronco, colpevoli per aver sprecato tempo e denaro in una inutile ricerca.

Otto sta tornando a casa in metropolitana, quando nota due personaggi loschi: un uomo tatuato seduto nella vettura e un altro uomo che all’improvviso si alza, getta il panino e la bevanda nel raccoglitore della spazzatura ed esce dal convoglio. Nella medesima stazione dove è sceso l’uomo, Mathilde ed Emma salgono sul treno, che è così affollato da spingere Otto a invitare con insistenza Emma a prendere il suo posto. Passano pochi minuti e il treno urta un altro convoglio, generando un impatto così violento da provocare la morte di Emma, seduta al posto di Otto.

La triste notizia viene comunicata al padre di Mathilde, Marcus (Mads Mikkelsen), un militare di professione che si trova in missione all’estero, il quale ritorna a casa per confortare la figlia, un compito ben più difficile delle missioni fino ad allora portate avanti, perché padre e figlia hanno idee antitetiche su tutto: religione, psicanalisi, regole sociali.

Nel frattempo, Otto si è convinto che lo scontro fra treni non fosse un incidente, ma un attentato pianificato per eliminare un testimone chiave (l’uomo tatuato), testimoniato in un processo contro Kurt Olesen (Roland Møller), il capo di una banda di delinquenti nota con il nome di “Riders of Justice”.

E per saperne di più, coinvolge prima Lennart e poi Emmenthaler (Nicolas Bro), un hacker che utilizzando un software di riconoscimento facciale riesce ad identificare l’uomo sceso dal treno pochi secondi prima del disastro: si chiama Aharon Nahas Shadid (Omar Shargawi), un egiziano che vive al Cairo. Otto e Lennart non sono affatto convinti di trovarsi di fronte alla persona giusta e spingono Emmenthaler ad abbassare la soglia limite della percentuale di successo del riconoscimento facciale al 95% e ad orientare la ricerca verso persone che vivano in Danimarca. Questa volta viene identificato Palle Olesen (Omar Shargawi), che Otto identifica come il passeggero seduto sul convoglio.

Otto, Lennart ed Emmenthaler decidono di andare a trovare Markus per raccontargli che Palle Olesen avrebbe organizzato l’attentato per togliere di torno un testimone nel processo contro suo fratello Kurt. Questa volta Markus, che nell’incontro precedente non gli aveva dato retta, gli crede e decide di vendicarsi: li ucciderà tutti e loro tre lo aiuteranno a realizzare il suo piano. Per prima cosa vanno a parlare con Palle, che li scaccia in malo modo, ma Markus è così furioso che lo uccide. Prima di andare via Lennart, ispezionando la casa, nota al piano superiore un ragazzo legato e imbavagliato, Bodashka (Gustav Lindh), che evita accuratamente di liberare. La morte di Palle è l’inizio di guerra fatta di imboscate e sparatorie dove Kurt si troverà di fronte ad un gruppo formato di elementi alquanto singolari, perfettamente in grado di controllare i suoi spostamenti.

Rispetto agli usuali revenge movie, Riders of Justice rappresenta una nuova interpretazione del genere (perché il compito di portare avanti la vendetta per una violenza subita è affidata a un parente della vittima), nonché un film ricco di scene di azione e di humor nero, che provvede a stemperare molte situazioni altrimenti troppo drammatiche.

È un’opera, infatti, che affronta problemi molto seri come il bullismo, le malattie mentali, gli abusi sessuali nonché la difficoltà ad elaborare un lutto improvviso oppure trovare dei punti di contatto tra genitori e figli. Ma questi temi vengono sdrammatizzati dalle massicce dosi di humor nero, distribuite nell’opera con incosciente leggerezza da Lennart ed Emmenthaler.

Ed è proprio al trio dei nerds (i due sopracitati più Otto) che questa opera deve il suo tocco profondo, umano, spesso assente nei Revenge-movie, fermo restando che tutti i personaggi sono ben caratterizzati ed interpretati da un cast all’altezza della situazione.

Un revenge movie insolito perché offre degli interessanti spunti di riflessione: il primo riguarda l’inutilità della vendetta, poiché non riporta in vita nessuno; il secondo che i risultati statistici possono anche essere infallibili, ma gli esseri umani possono sbagliare lo stesso perché condizionati dai loro condizionamenti mentali.

Infatti, sarà proprio Bodashka a spiegare a Lennart che l’uomo sul treno non poteva essere Palle perché lui e Palle quel giorno non si trovavano in Danimarca. Il sospettato, quindi, era davvero Aharon Nahas Shadid, un innocente turista egiziano, e l’intera operazione contro i Cavalieri della Giustizia era stata impostata basandosi su un errore d’identità. Una carneficina inutile, insomma.

Ma è troppo tardi per fare ammenda, perché i Riders, utilizzando le informazioni ottenute con la forza dal fidanzato di Mathilde, Sirius (Albert Rudbeck Lindhardt), stanno per attaccare la casa di Markus. L’attacco ha successo: Mathilde viene presa in ostaggio e Markus disarmato. Quando la situazione sembra volgere al peggio, Otto, Lennart, Emmenthaler e Bodashka tendono un’imboscata ai loro nemici, uccidendo i Cavalieri e salvando così padre e figlia.

Il giorno di Natale l’intero gruppo si riunisce a casa di Markus per festeggiare la Natività e scambiarsi i regali. Otto riceve una scacchiera, Emmenthaler uno strumento musicale – un corno, una sua vecchia passione di quando era bambino -, e Mathilde, che sembra essersi finalmente riavvicinata al padre, una nuova bicicletta di colore rosso.

E nel medesimo istante, a Tallin, la ragazzina vista all’inizio del film sta ricevendo in dono dal vecchio con la barba bianca la bicicletta blu di Mathilde. E la storia si conclude con la bambina che felice si muove nella strada con la sua tanta desiderata bicicletta.

E da parte mia colgo l’occasione per augurare a tutti i visitatori e ai collaboratori del blog Buon Natale, Buone Feste e Felice Anno Nuovo. Che il 2022 possa essere un anno migliore di quelli passati.

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Riders of Justice (Retfærdighedens ryttere)

Danimarca, 2020, 116 min

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