i migliori film del 2021 (secondo noi)

Pensavamo tutti (o quasi) che il 2021 avrebbe potuto essere l’anno della rinascita e della ripartenza, e invece questi ultimi giorni in particolare ci hanno detto tutt’altro.

Lo è stato (un anno della ripartenza), almeno in parte, per i cinema, che dopo alcuni mesi di chiusura sono partiti prima timidamente e poi a spron battuto, programmando negli ultimi mesi un numero di film che raramente si era visto anche negli anni pre-pandemia. Come a voler esorcizzare la situazione richiamando nelle sale il maggior numero possibile di spettatori puntando su un’offerta senza precedenti, che potesse fronteggiare quella smisurata delle piattaforme di streaming.

Invece è arrivata Omicron a spaventare nuovamente tutti, anche se stavolta i cinema non si fermano, pur allargando le limitazioni e le prescrizioni (tra cui la famosa mascherina ffp2).

Ad ogni modo, da un punto di vista strettamente cinematografico non si può dire che sia stato un brutto anno, sia per quantità che per qualità.

E così, per quanto ci riguarda, proviamo a indicare, come di consueto, le nostre personali preferenze riguardo i film distribuiti in Italia (al cinema o in streaming) nel corso del 2021, senza gerarchie ma in rigoroso ordine alfabetico.

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Andrea

Diabolik, dei Manetti Bros.

Un’opera che va oltre il genere affrontato, il noir, per catturare l’attenzione di un vasto pubblico e non solo dei fan della celebre coppia criminale. Notevole lavoro di ricostruzione storica a tutto campo, mentre a livello tecnico sono utilizzate particolari inquadrature per velocizzare la situazione. Molto bravi gli attori, in particolare Miriam Leone, che assomiglia a Eva Kant o forse è l’opposto?

Una donna promettente, di Emerald Fennell

Atipico revenge movie dove la vendetta per una violenza subita viene portata avanti dalla più cara amica della vittima. Tra gli attori spicca Carey Mulligan, che interpreta molto bene il doppio ruolo della ragazza disincantata e insieme quello della vendicatrice. Buona la scelta delle inquadrature, delle luci e della musica e ovviamente la storia, costruita con un ritmo uniforme e con un finale a sorpresa.

Riders of Justice, di Anders Thomas Jensen

Un revenge movie insolito perché il compito di portare avanti la vendetta per una violenza subita è affidata a un parente della vittima. È, inoltre, un’opera ricca di scene di azione che al tempo stesso affronta temi molto seri come il bullismo, le malattie mentali, gli abusi sessuali nonché la difficoltà ad elaborare un lutto improvviso oppure trovare dei punti di contatto tra genitori e figli. Temi che vengono sdrammatizzati dalle massicce dosi di humor nero, distribuite nell’opera dagli stessi protagonisti.

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Daniele

Un Altro Giro, di Thomas Vinterberg

Un film dalla doppia anima goliardica ed esistenziale in cui l’alcol diventa il catalizzatore per far emergere tutte le repressioni di un gruppo di uomini incastrato in una quotidianità fin troppo monotona ed esasperare quanto di positivo e negativo si nasconde dentro di loro. Il finale è perfetto.

Dune, di Denis Villeneuve 

Villeneuve alla prova del nove della sua cinematografia. L’adattamento non è perfetto, ma era troppo tempo che non si assisteva a un’epica simile al cinema e non veniva offerto un blockbuster fantascientifico che osasse una strada differente dallo stile Marvel.

The Father, di Florian Zeller

Un film sensibile e toccante in cui la lotta contro il morbo di Alzheimer è mostrato dall’interno del malato che vede il mondo intorno a sé impazzire. Caratterizzato da un costante non sequitur narrativo in cui le varie scene non si collegano mai l’una all’altra, The Father ti fa a pezzi con un Anthony Hopkins più fragile e vulnerabile che mai.

Freaks Out, di Gabriele Mainetti

Unico italiano in lista, è una fiaba dark dall’estetica incantevole in cui fantasy e orrore, commedia e grottesco, magia e violenza si mescolano per dare vita a un prodotto assolutamente originale nel panorama cinematografico italiano – e che anche all’estero, mi sembra, ormai si vede raramente. Qualche inciampo nello sviluppo narrativo, ma molto divertente e con effetti speciali decisamente all’altezza.

West Side Story, di Steven Spielberg

Spielberg si imbarca in una missione apparentemente impossibile, ossia realizzare un remake del cult del 1961; una sfida difficilissima che vince con un film non solo all’altezza dell’originale, ma che riesce ad apparire allo stesso tempo filologicamente rigoroso e dolorosamente attuale nella rappresentazione dei conflitti sociali che dilaniano la New York degli anni Cinquanta. Ansel Elgort e Rachel Zegler sono esplosivi nei ruoli di Tony e Maria, le coreografie trascinanti e la messa in scena sontuosa con un tripudio cromatico soprattutto nelle scene di ballo. Il modo migliore per chiudere questo anno cinematografico.

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Marco

Annette, di Leos Carax

Cosa siamo disposti a perdonare a Leos Carax? Quasi tutto, o dipende, qui tira fuori il musical, a onor del vero più contenuto del suo solito (probabilmente per la produzione mainstream) con la bambola di legno e Adam Driver ormai nel ruolo di qualsiasi cosa (serio, ho paura di cosa gli vedremo fare prossimamente).

Drive My Car, di Ryūsuke Hamaguchi

Un interminabile film giapponese, che arriva molto lentamente in macchina e senza scossoni, con delle tranquille venature di creepy postumo alla Murakami (che sono tanti, quindi vale sempre). Come valgono sempre i giapponesi, quando arrivano, sì ma con calma.

Freaks Out, di Gabriele Mainetti

Dai che andiamo col cinema italiano che tenta e non so se riesca ad essere internazionale, mischiando Garrone e Tarantino (ah così, proprio a caso eh) e un sacco d’altre cose e citazioni varie, hanno l’aria di divertirsi loro e pure io, ‘na cifra. Mi era quasi simpatico perfino Castellitto.

Petite Maman, di Celine Sciamma

A Celine Sciamma invece si perdona il fatto di continuare a scrivere Celine Sciamma enorme dappertutto, perché il film è curioso e originale e delicato, e ormai non capita più, dice quel che deve e chiude lavorando di sottrazione, per una volta – si possono fare film belli anche NON lunghi 179 minuti.

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Paolo

Don’t Look up, di Adam McKay

Per me il film migliore dell’anno, una parabola efficace sull’autodistruzione del genere umano. Che sia pandemia o una super cometa, siamo e resteremo imbelli come i burattini di McKay, in un teatro dell’assurdo sempre meno allegorico e sempre più tremendamente vicino alla realtà… Ottima coppia Lawrence-DiCaprio.

È stata la mano di Dio, di Paolo Sorrentino

È stata la mano di Dio: può darsi, forse solo l’Onnipotente poteva riuscire a farmi piacere (e tanto!) un film di uno dei registi che apprezzo meno. Sarà anche la mia passione per questi amarcord nostalgici, pieni di colore e calore umano; felliniano? Sì, ma anche molto molto personale, a beneficio di un grande film italiano.

Encanto, di Byron Howard e Jared Bush

Vorrei direi di più ma mi viene solo da dirvi che “ho pianto mezz’ora”. Cioè uno di quei film che arrivano dritti al cuore come una freccia, insieme a un impianto scenografico pittorico da togliere il fiato.

Love and Monsters, di Michael Matthews

Beh, guardatevi la mia recensione e capirete :p

***

Vincenzo

City Hall, di Frederick Wiseman

Che dire? Un Wiseman in purezza. 4 ore e mezza di documentario sul funzionamento del Comune di Boston e nulla può sembrare più naturale e interessante. Una strizzata d’occhio al progressismo liberal di Martin Walsh, sindaco della metropoli del New England per otto anni, quattro dei quali nell’era Trump (di cui viene a costituire un’antitesi). Mica per niente City Hall è stato il film dell’anno per i Cahiers du Cinéma. Ma del 2020, perché da noi è arrivato un anno dopo (ma per fortuna è arrivato, e anche in sala, cosa non scontata per film come questi).

Dau. Natasha, di Ilya Khrzhanovskiy, Jekaterina Oertel

All’inizio può sembrare una riedizione del Dogma fuori tempo massimo. Ma con il passare dei minuti il film cresce esponenzialmente e diventa sempre più solido, regalando peraltro una delle scene più potenti sul clima nell’Unione Sovietica di Stalin (quella dell’interrogatorio dell’ufficiale del Kgb). Un grande film che fa parte di un esperimento a suo modo straordinario (il progetto DAU), in cui si fondono storia, finzione, immersione.

The Father – Nulla è come sembra, di Florian Zeller

Giocare con lo spazio e con il tempo, con la percezione e con la cognizione, senza chiamarsi Nolan, senza fare fantascienza estrema, bensì affrontando un tema di drammatica attualità, in molte famiglie, come quello degli anziani affetti da demenza senile o da malattie come l’Alzheimer. Straordinaria l’idea e come viene messa in scena, pur nell’ambito necessariamente limitato del film di derivazione teatrale. Come straordinari sono Anthony Hopkins e Olivia Colman.

Judas and the Black Messiah, di Shaka King

Cinema dell’indignazione che getta il sasso (o, per meglio dire, il macigno), ma non nasconde la mano (le colpe e i toni esasperati di entrambi gli schieramenti), per una vicenda che è una delle tante antesignane dell’attuale clima di estrema polarizzazione politico-sociale, un tempo tenuta a bada con metodi discutibili e oggi non più tollerabili (come insegna il processo all’agente che ha ucciso George Floyd). E che ci fanno capire quanto radicato sia l’odio e quanto sia difficile estirparlo anche a distanza di generazioni. O a distanza di millenni, come la metafora cristologica del titolo vuole suggerirci.

Quo Vadis, Aida?, di Jasmila Zbanic

La guerra nell’ex Jugoslavia e, in particolare, il massacro di Srebrenica, visti attraverso lo sguardo di una insegnante divenuta traduttrice per il contingente ONU e che finisce dunque per trovarsi calata in un duplice ruolo: quello istituzionale, che le consente di assistere da un punto di vista privilegiato al fallimento dell’ONU e dell’idea di una missione “cuscinetto” in un contesto di prevaricazione; e soprattutto quello di madre, che la porta a mettere la sopravvivenza dei suoi figli davanti a ogni cosa.

6 pensieri riguardo “i migliori film del 2021 (secondo noi)

  1. Ho visto pochi film tra quelli presenti nelle vostre liste. Quello che mi è piaciuto di più è Father, uno dei pochissimi film che ho visto al cinema nel 2021. Oscar più che meritato per Hopkins. Ma uno dei film che più mi ha stupito è stato Pig, con Nicolas Cage. Non so se qualcuno di voi l’ha visto dal momento in cui nessuno lo ha menzionato. Se così non fosse ve lo consiglio vivamente.

    1. The Father grandissimo film… l’ho visto due volte e nonostante alla seconda si perda l’effetto sorpresa destabilizzante della prima visione, ho confermato il giudizio ultrapositivo…
      Pig invece mi manca, raccolgo la tua segnalazione…

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