touch of modern: La farfalla sul mirino, di Seijun Suzuki

La vita professionale di Goro Hanada (Joe Shishido), il killer numero tre della yakuza, la mafia giapponese è ben retribuita ma un pochino noiosa. Lui riceve un incarico e lo esegue alla perfezione, superando ostacoli e imprevisti che metterebbero in difficoltà gli altri professionisti del crimine. Non a caso si trova ai vertici della lista dei criminali che lavorano per la yakuza.

Ma come ogni travet che si rispetti, a casa lo attende una moglie, Mami Hanada (Mariko Ogawa), casalinga disperata, che per riempirsi le giornate non esita a svuotargli il portafoglio, spendendo i soldi da lui guadagnati con il sudore della fronte. Lei, dopotutto, si annoia, il marito è spesso fuori per lavoro ed è disturbata dalla passione ossessiva del coniuge per l’odore del riso “la cosa più lo soddisfa al mondo”, un’infatuazione ai limiti del feticismo.

Insomma, un noioso lavoro di successo se non fosse che Goro Hanada viene avvicinato da Misako (Annu Mari), una donna misteriosa e ossessionata dalla morte, per un lavoro particolarmente difficoltoso: avrà a disposizione appena qualche secondo per uccidere il suo uomo. Hanada è indeciso. Non è solo la complessità della missione a farlo esitare, ma il comportamento di Misako che sembra una malata di mente. La ragazza vive in una casa decorata da farfalle, un’ossessione che lo spinge ad affermare che “Questo posto fa orrore, sei un mostro”.

Ma questa volta la missione fallisce, perché, mentre sta per premere il grilletto, una farfalla si posa sul mirino del suo fucile. Il peso seppur leggerissimo dell’insetto sposta la canna dell’arma e Hanada manca il bersaglio. Aver mancato il suo bersaglio rappresenta per lui una vera disgrazia: ha perso il suo onore e livello gerarchico, ora non è più il Killer numero tre.

Per espiare questo insuccesso deve affrontare cinque killer di cui uno è il famoso numero uno, il Fantasma (Kôji Nanbara), di cui nessuno conosce il volto. Insomma, il cacciatore è diventato ora una preda.

Goro riesce a ucciderne quattro, superando combattimenti tanto surreale quanto spettacolari, ma viene sconfitto dal Fantasma, che lo sfida a un singolare duello a distanza. Rifugiatosi nell’appartamento di Misako, dovrà scoprire in quale palazzo è nascosto il suo avversario, che lo controlla e lo tempesta di telefonate.

Inizia così un duello a distanza, raccontato da inquadrature oniriche, destrutturate, surreali, come la città e i palazzi utilizzati per la parte finale della storia, ridotti alle loro linee essenziali, righe verticali bianche e nere, un sacrario che prelude a un tragico epilogo.

Quando appare al cinema nel 1967, “La farfalla sul mirino”, l’opera più celebre del regista giapponese Seijun Suzuki, non venne apprezzata né dalla critica né dal pubblico. Un insuccesso che spinse la casa di produzione Nikkatsu a licenziare il regista, accusato del fallimento dell’opera. Soltanto nel 1977, dopo un’estenuante causa con la casa di produzione, potrà tornare a girare dei film.

Eppure, sono state proprio queste tormentate vicende, assieme a una rilettura critica dell’opera, a decretare nel tempo il successo del film, diventato un’opera di culto e fonte d’ispirazione per altri registi come Quentin Tarantino.

Molte le soluzioni originali e controcorrente utilizzate da Seijun Suzuki a partire dalla decisione di utilizzare la pellicola in bianco e nero e dal tipo d’inquadrature, che introducono la scena dove si svolgerà l’azione, all’inizio spesso deserta, e l’uso non convenzionale della luce.

Non sono queste le uniche particolarità del film. In una intervista video Suzuki raccontò di aver scritto la sceneggiatura insieme a sei assistenti e all’attore Atsushi Yamatoya (killer numero quattro), di aver girato il film in soli venticinque giorni e di averlo montato in appena ventiquattrore. A livello di sceneggiatura, di aver scelto di non servirsi degli storyboard, ma di aver utilizzato le idee che gli venivano in mente poco prima di iniziare le riprese. Inoltre, parlò delle difficoltà incontrate con la censura, perché nel film sono presenti scene di nudo integrale, che la censura coprì in modo così maldestro da rendere incomprensibili certe scene. Insomma, La farfalla sul mirino rappresenta la summa professionale e creativa di un regista molto complesso, oggi tanto amato quanto criticato in passato.

___

La farfalla sul mirino (Koroshi no rakuin), di Seijun Suzuki

Giappone, 1967, 97 min.

Commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.