Contemporary stuff: Annette, di Leos Carax

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Era veramente  tanto tempo che non mi sentivo così guardando un film. Complice anche la  sala vuota, che ha fatto somigliare l’esperienza a una visione privata e mi ha permesso di godermi Annette in totale relax come sul divano di casa mia, mi sono concesso di lasciarmi assorbire e trascinare dal film facendomi coinvolgere come non mi accadeva da tantissimo tempo, al punto da pendere letteralmente dalle labbra di Leos Carax e della sua bizzarra creatura, un film curioso e strano che, sebbene a prima vista possa apparire spiazzante, si rivela in realtà un prodotto suggestivo e affascinante come pochi; sarà anche che si tratta del primo film di Carax che vedo, ma ho veramente amato Annette!

Il film segue Ann (Marion Cotillard) e Henry (Adam Driver), lei cantante lirica e lui stand-up comedian, entrambi di grande successo e molto innamorati; il loro amore si rivela però molto presto ben più superficiale di quanto ci si sarebbe aspettati, e nel momento di maggior crisi arriva una figlia, Annette, che, comprensibilmente, non solo non salva il rapporto ma ne esaspera la natura tossica. Quando la situazione degenera irreparabilmente, la bambina rivela di avere un dono, un dono che il cinico pare decide di mettere a frutto segnando inconsapevolmente la propria rovina. 

Non ho altre parole con cui definirlo, Annette è un film ipnotico, capace di catturati senza che tu te ne renda davvero conto se non nei momenti in cui la tensione esplode, e allora ti accorgi dell’investimento emotivo fuori scala che ormai hai siglato con Leos Carax. Ci sono stati momenti in cui ho trattenuto il fiato senza che me lo aspettassi, in cui sono letteralmente saltato sulla poltroncina del cinema, e per tutto il film non sono riuscito a distogliere un attimo lo sguardo dallo schermo, vittima come ero di un incantesimo che non mi sono nemmeno accorto stesse venendo lanciato. Carax costruisce un film che ti assorbe lentamente, un film artificioso che rifiuta qualsiasi pretesa di verosimiglianza e che proprio per questo prima ti incuriosisce e poi ti affascina irrimediabilmente; ben presto non si tratta più di scoprire come la storia si sviluppa (questo è piuttosto chiaro a tutti, credo), ma godere dell’onirica atmosfera del film, del divario ricercato tra la finzione esplicita della messa in scena e il realismo delle emozioni raccontate, movimenti dell’animo tra i più basilari a cui si potrebbe pensare e per questo davvero universali. 

Annette, la trama del film da non perdere al cinema | iO Donna

Proprio per la sua natura esplicitamente artificiale, che non solo non si preoccupa di nascondere ma, anzi, fa di tutto per esasperare, credo Annette potrebbe essere considerato, più che un film, un’opera moderna simile a quelle in cui recita Ann nella prima parte del film. Se un film, per sua natura, cerca costantemente di nascondere l’artificio, la mano del regista, il fuori scena e tutto ciò che potrebbe estrarre lo spettatore dall’illusione di realtà a cui sta assistendo, Annette al contrario mette questi elementi il più possibile in primo piano chiedendoti non solo di notarli, ma di apprezzarli come parte integrante di un’esperienza di visione che, tra le altre cose, imita il linguaggio dell’opera non solo nella presenza di un tappeto musicale ininterrotto, ma anche nell’organizzazione dello spazio filmico come un palcoscenico, un proscenio ideale sul quale i personaggi si susseguono per esibirsi nelle rispettive arie. La natura operistica del film finisce poi per sfumare il confine tra i palcoscenici, tra l’arte che racconta la vita e la vita che imita l’arte, attraverso il personaggio di Ann, osannata da un pubblico che ama vederla a teatro sacrificarsi costantemente in una sorta di catartico rituale artistico e condannata a ripetere questo rituale ancora una volta nella sua vita, andando a unirsi alla lunga tradizione di personaggi femminili a cui ha dato volto e corpo sul palcoscenico. 

Annette è dunque un’opera, e un’opera tragica che sembra voler mettere in scena una vicenda archetipica nella tradizione dei grandi drammaturghi che hanno popolato i palcoscenici mondiali raccontando, di volta in volta, gli abissi di abiezione di cui l’uomo è capace, e come nelle migliori opere tutto il punto della storia è rappresentato da un potente simbolo, in questo caso Annette stessa. Credo sia impossibile non rimanere quantomeno spiazzati durante la scena del parto di Ann, non tanto per il modo surreale in cui è messo in scena quanto per il fatto che a nascere non è una bambina ma una marionetta. A metà tra un personaggio e un oggetto di scena, Annette è a tutti gli effetti un pupazzo, e come tale viene trattata esaltando ulteriormente l’atmosfera estraniante del film e il suo totale rifiuto di realismo. Lungi dall’essere unicamente una scelta estetica, però, la natura di marionetta di Annette rappresenta alla perfezione quello che la bambina è per i genitori, dichiarando, al tempo stesso, la natura soggettiva del film che stiamo guardando: Annette è un oggetto perché sia Ann che Henry la usano per soddisfare i propri bisogni e raggiungere i propri scopi, la prima come tentativo disperato di salvare il matrimonio e il secondo per restare rilevante dopo il fallimento della propria carriera e ottenere un facile guadagno sfruttando un talento non suo. Entrambi vedono la figlia come un mezzo per ottenere qualcosa di egoistico, e nessuno la considera una vera e propria persona a eccezione dell’anonimo direttore d’orchestra (Simon Helberg), l’unico ad amarla incondizionatamente e ad avare a cuore il suo benessere. La natura metaforica della marionetta, sebbene piuttosto evidente fin dall’inizio, si esplicita ulteriormente nel finale, quando tutti i nodi vengono al pettine e Henry è chiamato a pagare per i suoi crimini. Solo quando ha perso tutto, l’uomo riesce finalmente a vedere davvero la figlia, in una scena alla Pinocchio in cui la marionetta giace inerme ai piedi della bambina che, finalmente, può gridare tutta la sua frustrazione al padre in un duetto veramente mozzafiato. 

Annette: Adam Driver e Marion Cotillard nelle nuove immagini dell'atteso  film di Leos Carax - NerdPool

Penalizzato, paradossalmente, da una colonna musicale non particolarmente memorabile, ma comunque coerente con la ricercata artificiosità della messa in scena, Annette è quindi uno splendido esperimento di opera contemporanea che riprende e rielabora i meccanismi del suo genere giocando, al tempo stesso, con le convenzioni del cinema in un riuscitissimo ibrido tra i due linguaggi. Corre forse il rischio di apparire pretenzioso, con la sua sfacciata autorialità che potrebbe passare per snobismo, per cui credo che gran parte dell’effetto che avrà su di te dipenderà da quanto sarai disposto a lasciarti catturare da Carax e da questo suo particolare stile; se però riuscirai a concedergli una possibilità di ammaliarti, non credo riuscirai a restare indifferente al fascino di questa fiaba così onirica e visionaria. 

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Annette (2021, Francia, Messico, USA, Svizzera, Belgio, Giappone, Germania, 139′)

Regia: Leos Carax

Sceneggiatura: Sparks, Leos Carax

Fotografia: Caroline Champetier

Musica: Sparks

Interpreti principali: Marion Cotillard (Ann Defrasnoux), Adam Driver (Henry McHenry), Simon Helberg (il direttore d’orchestra), Devyn McDowell (Annette).

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Un pensiero riguardo “Contemporary stuff: Annette, di Leos Carax

  1. inizio col dire che mi spiace sinceramente per i gestori dei cinema quando ciò accade, però quando hai una sala quasi vuota per te è davvero uno spettacolo, tipo proiezione privata, che però ha ben altri costi…
    premesso ciò, a me Annette non mi ha rapito come invece è accaduto a te, ma comunque l’ho trovato un film riuscito…
    ecco: invece a me la colonna sonora è piaciuta parecchio e in generale il film ha un sonoro pazzesco, vedasi (o per meglio dire sentasi) la scena dello spettacolo cabaret… e poi Adam Driver è straordinario…

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