touch of modern: Atto di forza, di Paul Verhoeven

[In occasione dei 75 anni del mitico Arnold Schwarzenegger, che si festeggeranno il 30 luglio, vi proponiamo alcune recensioni di suoi film più o meno noti]

Quando recita in Total Recall, Arnold Schwarzenegger è nel pieno del suo tentativo di conversione dai ruoli pseudo-seriosi e drammatici della prima parte della sua carriera, esplosa con Terminator e consacrata dai cult anni Ottanta di Commando e Predator.

Nella filmografia dell’attore di origine austriaca, Atto di forza è infatti racchiuso tra due commedie pure, le prime due che Schwarzy girerà con Ivan Reitman: I gemelli e Un poliziotto alle elementari. E proprio in Atto di forza le istanze della commedia si rilevano con facilità, nonostante il film sia evidentemente ascrivibile al genere della fantascienza, ma di quella fantascienza scanzonata e semiseria che infarcisce lo script di battute e momenti faceti.

Ispirato a We Can Remember It For You Wholesale, racconto breve di Philip K. Dick, Atto di forza ricorda a tratti le atmosfere e alcuni temi di Do Androids Dream of Electric Sheep? che ispirò nel 1982 il ben più rigoroso Blade Runner: gli innesti di memoria, ovviamente, e i bassifondi delle città marziane sembrano proprio arrivare dal romanzo che ispirò il capolavoro di Ridley Scott. Ma solo quello, in realtà, perché la piega che prende Atto di forza è ben diversa, spostandosi ben presto sui binari dell’action e della spy story, con colpi e contro-colpi di scena mai troppo prevedibili.

Il film è il secondo lungometraggio americano di Paul Verhoeven, giunto dopo il successo di Robocop e dopo i film olandesi. Proprio come in Robocop, in Atto di forza entrano quindi momenti vagamente ascrivibili alla commedia, con uno Schwarzy che dimostra di sapersela cavare anche in queste operazioni ibride, dopo aver già degnamente affiancato De Vito ne I gemelli, che era una commedia tout court.

La mano degli autori di Alien (gli sceneggiatori Dan O’Bannon e Ronald Shusett) si vede eccome, per un film che pur essendo chiaramente derivativo della fantascienza anni Ottanta riesce comunque a ritagliarsi il suo peculiare spazio di cult movie (minore), anche grazie ad alcune memorabili scene pseudo-splatter che rivelano in modo evidente la natura analogica degli effetti visivi (per i quali il film ricevette il premio Oscar speciale), prima della definitiva svolta verso il digitale impressa da quegli anni Novanta che stavano appena cominciando.

Ma Atto di forza non è soltanto questo, ovviamente, potendo contare su un interessante sottotesto sociopolitico che dipinge le condizioni del sottoproletariato marziano e che rappresenta il tema della rivoluzione armata contro lo sfruttamento operato dalla classe dominante, nonché il tema della scarsità delle risorse (l’aria, sul pianeta rosso) e di come esse vengano controllate per sottomettere la popolazione. Temi importanti, ma che stanno necessariamente in secondo piano, visto che a prevalere è senza dubbio l’azione bruta e brutale, con scene decisamente poco politically correct che oggi difficilmente troverebbero spazio in un’opera ad altissimo budget (in quella più cinicamente memorabile, Schwarzy usa un povero passante come scudo umano durante una sparatoria).

E per finire, il grosso dubbio – rafforzato dalla battuta finale – che tutto sia stato soltanto un sogno o una grossa e articolata costruzione mentale, in quello che forse è il più grande merito del film di Verhoeven, la capacità di creare un incastro perfetto tra realtà e immaginazione, lasciando fino all’ultimo l’incertezza su cosa sia l’una e cosa sia l’altra.

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Total Recall (USA, 1990, 108 min)

5 pensieri riguardo “touch of modern: Atto di forza, di Paul Verhoeven

  1. Scene poco politically correct oggi impossibili ma che erano davvero divertenti e sono in parte responsabili del successo di questo genere di film. Chissà quanti si sarebbero aspettati che Schwarzenegger, dopo aver bucato lo schermo in film d’azione, fantasy e fantascienza, cercasse di reinventarsi con la commedia, eppure è proprio così che l’ho conosciuto io da bambino prima di vedere i suoi film più famosi. Diciamo che ha saputo accompagnarmi in tutte le fasi della mia vita, e anche per questo gli sono molto affezionato.

  2. credo anch’io di averlo conosciuto prima con le commedie… forse a causa della nostra giovane età, che ci teneva lontano da opere più “sanguinolente”… che poi questo in tv lo davano in continuazione, anche perché era distribuito da Berlusconi e quindi nelle reti fininvest (oggi mediaset) passava regolarmente…
    ma ciò nonostante Atto di forza e gli altri di Schwarzy di questo genere comunque “truce” li vidi ben più tardi (del resto è impensabile far vedere atto di forza a un bambino di 6 anni, quanti ne avevo nel 1990)…

  3. Alla fine “pillola blu pillola rossa” era già nell’aria! Ho amato parecchio questo film, mi resta nel ricordo la scena della goccia di sudore che scende sul volto di Edgemar…

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