Al cinema: Doctor Sleep, di Mike Flanagan

downloadCerto che Mike Flanagan, quando si sceglie una scommessa, se la sceglie pesante. Dopo aver messo insieme una carriera di tutto rispetto sia al cinema che in televisione, Flanagan decide di gettarsi in un’impresa che avrebbe fatto tremare i polsi e gelare il sangue nelle vene a chiunque. Misurarsi con l’opera di Stephen King? Certo che no: prendere i fan e i cinefili di tutto il mondo per le corna. Non è un mistero che Shining, più che un film cult, sia diventato nel corso del tempo un monumento al cinema stesso, venerato dagli amanti del cinema come una religione, quasi; non sorprende quindi che la notizia di un film che avrebbe dato un seguito al capolavoro di Stanley Kubrick sia stata accolta con scetticismo (quando è andata bene) o come una blasfemia (troppo spesso). Poco importa che Doctor Sleep sia tratto da un romanzo di Stephen King, ad oggi l’unico ad avere effettivamente diritto di parola su Shining e la sua mitologia, e men che meno importava che Flanagan avesse già ampiamente dimostrato le sue capacità: Shining non si doveva toccare. C’era del fondamento in questi pregiudizi? Ovviamente no, e adesso andremo a vedere perché.

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Su Netflix: Nell’erba alta, di Vincenzo Natali

p-nell-erba-alta-film01Attendere un nuovo adattamento di un’opera di Stephen King ha sempre in sé un certo grado di morbosità, come spiare un incidente stradale particolarmente brutto. Ci deve essere una maledizione che perseguita le storie del Re – e a questo punto della sua prole – e impedisce loro di diventare film soddisfacenti che mantengano intatto lo spirito dei racconti originali. Proprio di un racconto si tratta stavolta, una novella scritta a quattro mani da Stephen King insieme al figlio Joe Hill, scrittore a sua volta e altrettanto dotato, una storia che si legge nel giro di un’ora e ha il potere di perseguitarti per lungo tempo; un risultato che, neanche a dirlo, il film tratto da Nell’Erba Alta non raggiunge, sebbene ci provi. Anzi, ci prova anche troppo, arrivando a complicare e snaturare una storia semplice e ossessionante come quella dei due Re.

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Al cinema: Martin Eden, di Pietro Marcello

Locandina Martin EdenFresco fresco di premio alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove si è portato a casa la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile, è da qualche giorno nelle nostre sale Martin Eden, film di Pietro Marcello liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Jack London. Ammetto che la curiosità non era tantissima e che sono andato a vederlo solo in seguito al premio vinto da Luca Marinelli, ma mi sono trovato di fronte a un buon film, solido e interessante, che ti consiglio di recuperare assolutamente. Nel frattempo, lasciando le polemiche sterili e assurde ad altri, ti dico la mia.

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contemporary stuff: Dark Crystal, di Frank Oz e Jim Henson

51bkwnrflaLAnother world. Another time. In the age of wonder.

Un incipit fulminante per quello che è diventato, nel tempo, un piccolo cult degli anni Ottanta, quel decennio così pop che stanno rivivendo oggi un fortunato revival. Un decennio che rivive non solo nei ricordi e nella nostalgia, ma anche nelle operazioni creative in grado di recuperare le storie nate in quella decade per esplorarne maggiormente il mondo e la mitologia; è quello che si propone di fare Dark Crystal: Age of Resistance, la serie di Netflix che debutterà venerdì sulla piattaforma, ampliando l’universo narrativo di Dark Crystal. Quale occasione migliore, quindi, per recuperare il film di Jim Henson e Frank Oz?

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contemporary stuff: Il Traditore, di Marco Bellocchio

locandinaIo non amo i film sulla mafia, non perché pensi che non siano importanti, ma semplicemente perché mi fanno stare male. Sono storie che hanno il potere di accendere tutta la rabbia e l’odio che c’è in me, e che mi portano a pensare che una soluzione in stile Dexter non sarebbe poi così male come idea. Sono però storie fondamentali, che è necessario conoscere, soprattutto in un Paese come il nostro in cui anche, e soprattutto, la storia recente è spesso sconosciuta e ignorata, trascurando in modo imperdonabile eventi e personaggi che ancora oggi gettano la loro ombra sull’attualità, la cronaca e, purtroppo, la politica italiana. Questo è già un merito che Bellocchio deve vedersi riconosciuto parlando di Il Traditore, al quale si aggiungono, ovviamente, i pregi inconfutabili di un film bellissimo, tecnicamente impeccabile e impreziosito da un’interpretazione perfetta da parte della sua star.

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Al cinema: Edison – L’uomo che illuminò il mondo, di Alfonso Gomez-Rejon

downloadSono uno spettatore semplice: vedo dei nomi sul cartellone, compro il biglietto e guardo il film. Questa abitudine, vedere dei film senza sapere altro che i nomi dei coinvolti, porta a volte a discrete sorprese, altre a cocenti delusioni, e a volte ancora verso film che non sai bene come giudicare: belli, sì, che ti intrattengono, ma che non riescono a toglierti di mente l’idea che si poteva fare di più. È esattamente questa l’impressione che mi ha lasciato Edison – L’uomo che illuminò il mondo, autoesplicativo titolo italiano scelto al posto del ben più evocativo The Current War, un biopic molto tradizionale che si concentra su uno degli snodi fondamentali della storia, che ha plasmato il mondo per come lo conosciamo oggi.

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Fly Me to the Moon: #5 – La Storia della Principessa Splendente, di Isao Takahata

La-storia-della-Principessa-Splendente-poster-italianoCambiamo le carte in tavola e invertiamo la direzione: e se per una volta non fossimo noi a voler raggiungere la Luna ma un suo abitante a sognare la Terra? Il risultato potrebbe essere una fiaba dolce e delicata, fragile come un fiore di ciliegio e malinconica come una melodia suonata al koto; è La Storia della Principessa Splendente, l’ultimo film di Isao Takahata realizzato sotto l’egida dello Studio Ghibli, in cui l’autore ha dato fondo a tutto il suo talento per realizzare quello che non può non essere considerato il suo capolavoro. Ispirato da una celebre fiaba tradizionale giapponese, la storia di una principessa lunare che scende sulla Terra non è del tutto nuova nel panorama dell’animazione giapponese (basti pensare al famigerato Sailor Moon, che parte dalla medesima premessa, ma anche a moltissimi altri manga e anime), ma il film di Takahata si distingue per una grande fedeltà al testo originale e, soprattutto, per la raffinata eleganza della messa in scena, caratterizzata da un’animazione originale e suggestiva.

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Al cinema: Toy Story 4, di Josh Cooley (recensione espresso)

ToyStory4-Locandina-2Nel 1995, Toy Story ha fatto la storia dell’animazione: primo film realizzato interamente in computer grafica, ha aperto la strada a una rivoluzione che ha cambiato radicalmente l’immaginario animato. Allo stesso tempo, la storia dei giocattoli che cercano di ritornare dal loro bambino si è scavato un posto inalienabile nei cuori di tutti i fan, diventando probabilmente il franchise Pixar più amato di sempre. Per cui la domanda che frullava in testa a tutti era: è necessario un quarto capitolo? La risposta, piuttosto ovvia, è: chiaramente no.

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Fly Me to the Moon: #3 – Moon, di Duncan Jones

47314E se smettessimo di sognare la Luna, e finalmente riuscissimo ad arrivarci non solo come visitatori, ma in modo stabile? Non solo, cosa succederebbe se scoprissimo che la panacea ai peggiori mali del mondo, principalmente la crisi energetica, si trovasse proprio sulla superficie del nostro satellite, lontano, certo, ma relativamente a portata di mano? Da questo esile spunto narrativo parte Duncan Jones nel dirigere Moon, il suo lungometraggio di debutto, un film che rientra in quel filone della fantascienza introspettiva che viaggia lontano nello spazio per ritornare all’uomo e a tutto ciò che lo rende tale (và che bella frase, non l’avevo neanche pianificata, è uscita da sola).

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