contemporary stuff: I Cormorani, di Fabio Bobbio

Quanti film sull’adolescenza abbiamo già visto? Tanti, direi; forse troppi, soprattutto visto quanti di questi riescono effettivamente a cogliere il soggetto che intendono rappresentare. L’errore è piuttosto comune: un regista decide di fare un film sui giovani perché “li capisce”, salvo poi scoprire, a film ultimato, di non avere capito niente, ed ecco quindi arrivare i cliché, i luoghi comuni, sempre gli stessi personaggi a parlare sempre delle stesse dinamiche con parole molto simili ogni volta. Forse il problema è proprio questo, di voler sempre parlare, raccontare, spiegare, quando in realtà sarebbe sufficiente fermarsi a osservare; ed è qui che arriva Fabio Bobbio con I Cormorani, il suo film di debutto.

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Al cinema: High Life, di Claire Denis

high_life_locLa settimana scorsa sono finalmente tornato al cinema, vedendo il mio primo film in sala da Febbraio; erano anni che non passavo così tanto tempo senza andare al cinema, ed è stata un’esperienza un po’ estraniante, il segno che effettivamente la vita sta tornando quella di prima, nonostante la mascherina che ho dovuto/scelto di tenere indosso per tutto il tempo. La sensazione di estraniamento dovuta all’essere in sala è stata pari solo a quella provocata dal film stesso, High Life, distribuito nel 2018 ma uscito in Italia solo ora, visto che siamo sempre sul pezzo e i prodotti più impegnativi li facciamo uscire quando possiamo essere più sicuri che nessuno li andrà a vedere, tipo in una combinazione tra post-pandemia globale e canicola agostana.

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Su Netflix: La Famiglia Willoughby, di Kris Pearn

La-famiglia-Willoughby-2020-film-posterC’è sempre un certo grado di scetticismo nel momento in cui Netflix presenta un film originale: una ormai lunga tradizione di amare e mediocri sorprese hanno raffreddato gli animi e reso diffidente anche lo spettatore più ottimista. Capita però a volte che, anche nel bel mezzo del periodo più nero della storia contemporanea, una piccola sorpresa arrivi a scaldare il cuore e ridare fiducia nel colosso dello streaming, una sorpresa passata magari per lo più in sordina, non molto pubblicizzata o chiacchierata. Questa è stata la sorte di La Famiglia Willoughby, un piccolo film d’animazione che ho scoperto davvero per caso ma che si è dimostrato un prodotto pregevole e sorprendente, soprattutto per il candore con cui affronta un argomento quantomeno controverso. Ma andiamo con ordine, e vediamo di cosa parla; attenzione, faccio spoiler!

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Al cinema: Frozen II – Il Segreto di Arendelle, di Chris Buck e Jennifer Lee

locandina1Tra i Classici Disney dell’ultimo decennio, Frozen è stato l’unico ad avere avuto la forza di imporsi come un vero e proprio cult, un autentico fenomeno che ancora oggi, a sei anni di distanza dall’uscita del film, resiste tenacemente. I personaggi del film sono ancora ovunque, le canzoni ancora celebri, il merchandise inesauribile; insomma, le principesse di Arendelle sono diventate delle vere icone pop, amate da un pubblico tanto vasto quanto eterogeneo. Il merito è essenzialmente della storia che le ha viste protagoniste, un film imperfetto, certo, ma che ha saputo parlare indifferentemente a bambini e adulti grazie al suo messaggio di autoaccettazione delle proprie capacità e differenze. Nel corso degli anni, la Disney ha cavalcato l’onda del consenso popolare con due cortometraggi, Frozen Fever e Le Avventure di Olaf, che hanno proseguito la storia dei protagonisti e ampliato la mitologia del loro mondo; fino a oggi. Frozen II – Il Segreto di Arendelle è il 58° Classico Disney, e si propone di replicare il successo del film originale riprendendone tutti gli elementi che lo hanno reso così amato, dimenticandone però il cuore, per quanto ghiacciato.

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Al cinema: Doctor Sleep, di Mike Flanagan

downloadCerto che Mike Flanagan, quando si sceglie una scommessa, se la sceglie pesante. Dopo aver messo insieme una carriera di tutto rispetto sia al cinema che in televisione, Flanagan decide di gettarsi in un’impresa che avrebbe fatto tremare i polsi e gelare il sangue nelle vene a chiunque. Misurarsi con l’opera di Stephen King? Certo che no: prendere i fan e i cinefili di tutto il mondo per le corna. Non è un mistero che Shining, più che un film cult, sia diventato nel corso del tempo un monumento al cinema stesso, venerato dagli amanti del cinema come una religione, quasi; non sorprende quindi che la notizia di un film che avrebbe dato un seguito al capolavoro di Stanley Kubrick sia stata accolta con scetticismo (quando è andata bene) o come una blasfemia (troppo spesso). Poco importa che Doctor Sleep sia tratto da un romanzo di Stephen King, ad oggi l’unico ad avere effettivamente diritto di parola su Shining e la sua mitologia, e men che meno importava che Flanagan avesse già ampiamente dimostrato le sue capacità: Shining non si doveva toccare. C’era del fondamento in questi pregiudizi? Ovviamente no, e adesso andremo a vedere perché.

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Su Netflix: Nell’erba alta, di Vincenzo Natali

p-nell-erba-alta-film01Attendere un nuovo adattamento di un’opera di Stephen King ha sempre in sé un certo grado di morbosità, come spiare un incidente stradale particolarmente brutto. Ci deve essere una maledizione che perseguita le storie del Re – e a questo punto della sua prole – e impedisce loro di diventare film soddisfacenti che mantengano intatto lo spirito dei racconti originali. Proprio di un racconto si tratta stavolta, una novella scritta a quattro mani da Stephen King insieme al figlio Joe Hill, scrittore a sua volta e altrettanto dotato, una storia che si legge nel giro di un’ora e ha il potere di perseguitarti per lungo tempo; un risultato che, neanche a dirlo, il film tratto da Nell’Erba Alta non raggiunge, sebbene ci provi. Anzi, ci prova anche troppo, arrivando a complicare e snaturare una storia semplice e ossessionante come quella dei due Re.

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Al cinema: Martin Eden, di Pietro Marcello

Locandina Martin EdenFresco fresco di premio alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove si è portato a casa la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile, è da qualche giorno nelle nostre sale Martin Eden, film di Pietro Marcello liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Jack London. Ammetto che la curiosità non era tantissima e che sono andato a vederlo solo in seguito al premio vinto da Luca Marinelli, ma mi sono trovato di fronte a un buon film, solido e interessante, che ti consiglio di recuperare assolutamente. Nel frattempo, lasciando le polemiche sterili e assurde ad altri, ti dico la mia.

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contemporary stuff: Dark Crystal, di Frank Oz e Jim Henson

51bkwnrflaLAnother world. Another time. In the age of wonder.

Un incipit fulminante per quello che è diventato, nel tempo, un piccolo cult degli anni Ottanta, quel decennio così pop che stanno rivivendo oggi un fortunato revival. Un decennio che rivive non solo nei ricordi e nella nostalgia, ma anche nelle operazioni creative in grado di recuperare le storie nate in quella decade per esplorarne maggiormente il mondo e la mitologia; è quello che si propone di fare Dark Crystal: Age of Resistance, la serie di Netflix che debutterà venerdì sulla piattaforma, ampliando l’universo narrativo di Dark Crystal. Quale occasione migliore, quindi, per recuperare il film di Jim Henson e Frank Oz?

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contemporary stuff: Il Traditore, di Marco Bellocchio

locandinaIo non amo i film sulla mafia, non perché pensi che non siano importanti, ma semplicemente perché mi fanno stare male. Sono storie che hanno il potere di accendere tutta la rabbia e l’odio che c’è in me, e che mi portano a pensare che una soluzione in stile Dexter non sarebbe poi così male come idea. Sono però storie fondamentali, che è necessario conoscere, soprattutto in un Paese come il nostro in cui anche, e soprattutto, la storia recente è spesso sconosciuta e ignorata, trascurando in modo imperdonabile eventi e personaggi che ancora oggi gettano la loro ombra sull’attualità, la cronaca e, purtroppo, la politica italiana. Questo è già un merito che Bellocchio deve vedersi riconosciuto parlando di Il Traditore, al quale si aggiungono, ovviamente, i pregi inconfutabili di un film bellissimo, tecnicamente impeccabile e impreziosito da un’interpretazione perfetta da parte della sua star.

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