Speciale Oscar 2019: A Star is Born, di Bradley Cooper

54058A me piace moltissimo Lady Gaga, fin dal momento del suo debutto avvenuto ormai quasi dieci anni fa. Dal basso della mia bovina ignoranza sull’argomento “musica” mi sembra che abbia una voce meravigliosa e che sia riuscita a ritagliarsi uno stile perfettamente riconoscibile e molto accattivante, almeno per me; mi diverto sempre molto a guardare i suoi video, che riservano sempre qualche sorpresa soprattutto per il suo stile istrionico e perennemente sopra le righe, e in macchina canto sempre ad alta voce le sue canzoni quando passano dall’iPod. Poi è arrivato American Horror Story: Hotel, un paio di anni fa, e sono gelato. La quinta stagione della serie tv presentava, tra le altre cose, il debutto attoriale di Lady Gaga, che ho visto recitare male come poche altre persone nella vita. Questo dovrebbe spiegare come mai io fossi così combattuto nel momento in cui è stato rivelato che la cantante avrebbe interpretato il ruolo da protagonista in A Star is Born, debutto anche di Bradley Cooper dietro la macchina da presa. Però, vuoi la verità? Secondo me è stata bravissima.

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Speciale Oscar 2019: BlacKkKlansman, di Spike Lee

54849Negli ultimi due anni sono stati davvero in tanti, direi quasi sospettosamente tanti, a realizzare film ambientati nel passato che avessero come scopo reale quello di parlare dell’America contemporanea criticandone, in particolare, la politica del suo Presidente. Al coro si aggiunge ora la voce roboante di Spike Lee, che dirige un film potente come se ne vedono purtroppo pochi, dimostrando di avere ancora molto da dire e di sapere ancora molto bene come farlo. Come molti di quelli che l’hanno preceduto in quest’operazione, Lee guarda al passato per parlare del presente, scegliendo di raccontare un episodio forse minore della storia recente statunitense ma che gli apre infinite possibilità di polemica; e in BlacKkKlansman non se ne lascia scappare neanche una.

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Al cinema: Aquaman, di James Wan

53659Tra i molti elementi che differenziano i personaggi protagonisti dei film Marvel e quelli Dc c’è sicuramente la loro origine e il modo in cui sono trattati nel corso delle rispettive storie. In dieci anni di universi condivisi, quasi tutti i protagonisti dei film Marvel sono stati comuni esseri umani entrati in contatto con forze aliene, tecnologiche o soprannaturali che ne hanno condizionato la natura e il destino, donando loro grandi poteri e grandi responsabilità. Tony Stark è un milionario con l’armatura, Steve Rogers un ometto anemico potenziato da un siero sperimentale, Bruce Banner uno scienziato contaminato dalle radiazioni, Scott Land un criminale da quattro soldi dotato di una divisa, Stephen Strange un neurochirurgo istruito sulle arti magiche, e così via. Anche gli esseri più alieni rispetto all’umanità, come Thor o i Guardiani della Galassia, sono stati resi sempre umani, fin troppo umani, forse, come se non fossimo in grado di sopportare di essere messi in confronto con modelli così assolutamente perfetti rispetto a noi. Al contrario, la Dc, nel suo universo, sceglie di abbracciare la natura superiore dei suoi personaggi, e Aquaman segue proprio questo percorso, discostandosi nettamente da quello che è il modello di supereroe imposto dalla concorrenza e inconsciamente seguito da tutti.

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Quell’assurda decina: #8 – A Scanner Darkly – Un Oscuro Scrutare, di Richard Linklater

220px-A_Scanner_Darkly_PosterImmagina un film così ipnotico da sfumare sempre di più il limite tra la realtà e il sogno, privandoti di ogni punto di riferimento all’interno del suo mondo alienante e sconvolgente. Un mondo dove la realtà che ti crei sinteticamente nel tuo cervello diventa più vera di quella che puoi sperimentare con i tuoi sensi, così anestetizzati da non riuscire più a distinguere un’allucinazione da una percezione, un pensiero da un fatto. Direttamente da uno dei capolavori di Philip K. Dick, Richard Linklater realizza A Scanner Darkly – Un Oscuro Scrutare, un delirante thriller visionario che parte da presupposti molto semplici per mettere in scena la lenta dissoluzione dell’identità individuale a opera di droghe e tecnologie sempre più invadenti e disumanizzanti in un futuro così vicino da essere già presente, come testimonia la sua natura semiautobiografica.

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Quell’assurda decina: #6 – Il Cigno Nero, di Darren Aronofski

locandinaNel giorno del suo compleanno il principe di un regno lontano va a caccia con i suoi amici, e inseguendo uno stormo di cigni selvatici giunge a un lago in mezzo al bosco. Quando cala la notte, i cigni si trasformano in splendide fanciulle, tra cui emerge Odette, una principessa rapita dal malvagio stregone Rothbart e vittima di una maledizione che solo una dichiarazione d’amore potrà spezzare; il principe, già innamorato di lei, la invita quindi a partecipare al ballo a corte durante il quale annuncerà al mondo la sua promessa sposa. A presentarsi a palazzo, però, non è Odette, ma Rothbart, accompagnato dalla figlia Odile trasformata in Odette con la magia. Il principe si accorge troppo tardi dell’inganno, e dopo una disperata corsa nel bosco giunge al lago appena in tempo per vedere Odette un’ultima volta prima che la ragazza muoia tra le sue braccia. Questa, in sintesi, è la trama de Il Lago dei Cigni, uno dei balletti più amati e conosciuti al mondo, al centro anche dell’acclamato Il Cigno Nero, diretto nel 2010 da Darren Aronofski con Natalie Portman e Mila Kunis, un film che riprende ed estremizza alcuni temi del balletto ambientandoli nel mondo ipercompetitivo della danza classica.

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Al cinema: Widows – Eredità Criminale, di Steve McQueen

Widows_(2018_movie_poster)Cinque anni dopo l’incredibile successo di 12 Anni Schiavo, che vinse l’Oscar come Miglior Film nel 2014 e gli valse una nomination come Miglior Regista, Steve McQueen torna al cinema alzando ancora di più una posta in gioco che si era già dimostrata molto alta nelle sue opere precedenti. Con Widows – Eredità Criminale, McQueen firma la sua opera più ambiziosa, una sorta di film fiume intende abbracciare una dimensione vastissima e ampliare il proprio orizzonte in modo esponenziale; un intento che però, purtroppo, non raggiunge in pieno il suo obiettivo.

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Al cinema: First Man – Il Primo Uomo, di Damien Chazelle

locandinaQuando è stata diffusa la notizia che Damien Chazelle avrebbe diretto il biopic su Neil Armstrong si è scatenata l’ilarità generale: dopo ben tre film musicali, le malelingue dissero che il regista Premio Oscar per La La Land avesse sbagliato Armstrong e si ritrovasse ora costretto a raccontare la storia di un astronauta invece di quella di un jazzista. Mentre tutti ridevano, però, Chazelle ha lavorato, e il risultato è First Man, un film capace di segnare un punto fisso all’interno della sua filmografia funzionando come spartiacque tra una produzione segnata dal cinema di genere, quello musicale, e una invece interessata a raccontare storie molto diverse sebbene con un occhio di riguardo agli elementi che hanno reso perfettamente riconoscibili i suoi film, primo tra tutti l’attenzione maniacale rivolta al sonoro.

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Al cinema: Halloween, di David Gordon Green (con un confronto con i film di John Carpenter e Rob Zombie)

220px-Halloween_(2018)_posterCon una mossa di marketing ardita al punto da sfiorare l’avanguardia, a fine Ottobre è uscito Halloween, ennesimo sequel del celebre franchise inaugurato da John Carpenter nel 1978. Una scelta che, sebbene non spicchi proprio per originalità, sicuramente ha premiato il film di David Gordon Green con l’incasso di apertura migliore di tutto il lungo franchise dedicato a Michael Myers, a testimoniare la curiosità generata da questa operazione. Green, infatti, decide di ignorare tutto quanto realizzato negli ultimi quarant’anni, ritornando alle radici dei personaggi e della storia; tutti i sequel, i reboot, i remake, i sequel di remake e remake di sequel vengono dimenticati, come se non fossero mai esistiti, per realizzare un sequel diretto del film capostipite, cancellando con un colpo di spugna una continuity elefantiaca e all’interno della quale è sempre più complicato orientarsi.

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Quell’assurda decina: #2 – Swiss Army Man – Un Amico Multiuso, di Daniel Kwan e Daniel Scheinert

53561Il cinema indipendente riserva sempre molte sorprese, soprattutto se si cercano titoli bizzarri, surreali o, comunque, lontani dalle solite logiche di marketing della grande distribuzione hollywoodiana. Swiss Army Man non è certamente il più estremo del gruppo, ma unisce un soggetto quantomeno atipico a una messinscena tanto sontuosa quanto divertita e goliardica che lo rende un piccolo gioiello da riscoprire; non è neanche male che, per una volta, abbia fatto sembrare Daniel Radcliffe un buon attore.

Presentato al Sundance nel 2016, dove ha spiccato per singolarità e originalità, il film racconta la storia di Hank (Paul Dano), che, disperso su un’isola deserta, medita il suicidio per non morire lentamente di inedia. A salvarlo è Manny, il cadavere di un ragazzo che la risacca porta a riva e che si dimostra straordinariamente utile: manipolando il suo corpo, infatti, Hank riesce a trovare un modo per sopravvivere, mentre il suo attaccamento alla vita rianima lentamente anche Manny, che riscopre cosa significhi essere vivi.

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