Speciale Vacanze – Vacanze romance: Moonrise Kingdom, di Wes Anderson

MK_00Sesta tappa del nostro Speciale Vacanze, bastano i primi minuti di visione e ogni indizio porta a una inequivocabile soluzione: ci troviamo in un film di Wes Anderson, immersi nel mondo colorato e nostalgico di questo geniale cineasta texano (già, texano: ammettilo, anche tu l’avresti detto inglese), pregno di memorabilia. Quello di Anderson è un cinema degli oggetti; sui titoli di testa di questo Moonrise Kingdom, la cinepresa scruta orizzontalmente gli interni di una casa che sembra una fiera vintage, un set costruito come fosse la sezione di quelle case giocattolo anni ’70, mentre un giradischi portatile color turchese suona Purcell nell’interpretazione di Benjamin Britten con i commenti didattici di una voce che spezzetta la sinfonia spiegando l’ingresso di ottoni, archi etc. Tre bambini con le gote rosse, ciuffo brillantinato e camicia a scacchi – quasi fosse una vecchia cartolina pubblicitaria della Coca Cola – ascoltano sdraiati, in una delle tante inquadrature perfettamente simmetriche. Quello di Anderson e del suo direttore della fotografia Robert Yeoman è un paesaggio policromo immediatamente caro agli spettatori, che nella fandom più sfrenata vedono perfino “luoghi che potrebbero stare in un suo film”.

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Al cinema: Spider-man: Homecoming, di Jon Watts

spidermanhomecoming01Quando un filone si esaurisce arriva il tempo del riciclo, e quando si è già riciclato parrebbe saggio cambiare soggetto. Eppure anche un buon reboot di secondo grado può essere capace di scrollarsi di dosso ogni etichetta e lasciare il segno della propria personalità; del resto, chi avrebbe scommesso un centesimo sul Batman di Nolan dopo l’illustre precedente di Burton e quello molto più infelice di Schumacher? Ecco, lo Spider-man di Jon Watts ha avuto vita dura fin dal suo lancio sul mercato (che come è noto avviene ben prima della proiezione nelle sale) anche perché aveva sul solco non soltanto le tracce della ottima trilogia di Sam Raimi ma anche (e soprattutto, per affinità) quelle lasciate da Marc Webb, già tarato su una dimensione più teen col simpatico personaggio di Andrew Garfield.

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contemporary stuff: Animali notturni, di Tom Ford

animalinotturni01Anziane danzatrici dai ventri molli e sproporzionati si muovono nude, al ralenti, sopra delle piattaforme; è l’installazione di un’arte performativa tendente al trash, opera dell’artista insonne e depressa Susan, ed è la sequenza con la quale si apre questo secondo lungometraggio di Tom Ford, stilista con vincenti ambizioni cinematografiche. Animali notturni si ispira al romanzo Tony & Susan di Austin Wright ed è un noir che bilancia la tensione del thriller più puro a quella emotiva legata alle relazioni amorose che si fanno complicate; è pure uno sguardo in tralice sull’universo fasullo, egocentrico e opportunista degli artisti, dal quale è possibile desumere un sottile collegamento con il mondo delle passerelle a cui è abituato Ford.

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Speciale Vacanze – Vacanze suspense: Lo squalo, di Steven Spielberg

Jaws-movie-posterAlla seconda tappa del nostro Speciale Vacanze troviamo un film che è davvero difficile non aver mai visto (in tal caso, fortunosa innocenza: ma affrettatevi a rimediare). Lo Squalo, molto semplicemente, è la sua colonna sonora. Quell’incedere drammatico di due sole note gravi ancora incute terrore nei bagnanti di ogni latitudine; a proposito della immortale soundtrack per la quale John Williams vinse un meritatissimo Oscar, ed anzi in particolare del suo main theme, possiamo affermare apoditticamente che si tratta dell’esempio di sposalizio più totale e perfetto tra un film e la sua colonna sonora, la quale è riuscita subito a sfondare i confini del film come quelli dell’immaginario marino per dilagare in ogni piega del quotidiano, nazional-popolare compreso (quel zan-zan-zan-zan può attagliarsi perfettamente anche a una prof che sta scegliendo l’interrogato di turno, per dire).

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contemporary stuff: Il gusto degli altri, di Agnès Jaoui

le goute des autres locandinaFin dalla prima sequenza è chiaro come Il gusto degli altri abbia una curiosa irregolarità narrativa, non proprio obliquamente surreale ma quasi un gioco di scompaginamento dei punti di vista. La regista francese Agnès Jaoui fa iniziare il film prima dei titoli di testa in media res cogliendo, come farebbe l’attenzione di un passante occasionale, un frammento di discorso al tavolino di un locale, per poi catturarne un altro poco più in là. Mancano i riferimenti logici rudimentali e lo spettatore è spiazzato per i primi cinque minuti, cioè fino all’ultimo istante della chiosa dell’incipit, in cui il quadro si fa più nitido. Ciò che colpisce di questa divertente commedia francese del 2000 è infatti, più che la storia in sé, la conduzione originale della stessa. Continue reading “contemporary stuff: Il gusto degli altri, di Agnès Jaoui”

touch of modern: Accattone, di Pier Paolo Pasolini

accattone_locandina_opereprimeL’esordio di un regista ne determina indelebilmente la cifra stilistica, anche se poi i geni sanno rinnovarsi, non hanno un luogo fisso ma percorrono instancabilmente storie e generi per finire sempre altrove. Pier Paolo Pasolini, controverso intellettuale di sinistra (della vecchia sinistra ormai estinta), esordì rappresentando il suo tòpos culturale di riferimento, le borgate romane degli anni Sessanta. C’è un legame affettivo, difficilmente spiegabile mediante concetti e ragionamenti, tra questo illustre romano d’adozione e le periferie più derelitte della capitale: è amore, è morbosa attrazione; è senso di giustizia, è fascino del marcio, poesia del degrado. Forse un mix di tutto questo, sta di fatto che già negli anni ‘50 Pasolini aveva portato alle stampe i suoi celebri romanzi sugli emarginati e i sottoproletari, Ragazzi di vita e Una vita violenta, entrambi successi editoriali di Garzanti.

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touch of modern: Manhattan, di Woody Allen

manhattan-posterNew York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata

C’è un fiore all’occhiello nella distribuzione cinematografica italiana; si chiama Il cinema ritrovato ed è un progetto a lungo termine di Cineteca Bologna iniziato nel 2013, mediante il quale vengono proiettati in sala capolavori del passato in versione finemente restaurata. Questo mese è toccato a un caposaldo del cinema metropolitano newyorkese, uno dei più grandi film usciti dalla mente di quel brillante, spiritoso, sarcastico, controverso, idiosincratico, geniale artista qual è Woody Allen. Sto parlando naturalmente del mitico Manhattan, atto d’amore verso la “city that never sleeps” con tutte le sue nevrosi da formicaio, città-simbolo dell’immaginario moderno col suo skyline profondamente americano amalgamato a scorci che hanno qualcosa di romanticamente europeo.

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Cannes 70: calendario dei film che puntano alla Palma d’Oro

cannesDunque ci siamo: oggi inizia il festival cinematografico più prestigioso d’Europa, la Costa Azzurra è già in fermento. Vorremmo davvero potervi dire che saremo lì a Cannes a seguire per voi l’evento e invece… rien de rien, siamo gente del popolo e sbirceremo come tutti le varie news dalla rete (del resto siamo quelli de “L’ultimo spettacolo”, mica quelli della “prima”). Ciò che possiamo fare è dare insieme a voi uno sguardo famelico al ghiotto programma della selezione denominata propriamente Compétition, ovvero i film che puntano alla Palma d’Oro, pur consapevoli che molti di essi varcheranno le Alpi con mooolta calma, magari passando come meteore nelle piccole sale d’essai. Ma bando alle solite lamentele sulla distribuzione italiana (oggi meglio di ieri, dai, concediamoci ‘sto incoraggiamento), sfogliamo un po’ il calendario dei 19 film in concorso nella Competizione ufficiale:

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touch of modern: Paris, Texas, di Wim Wenders

paris texas Non ricordo nemmeno che cosa è accaduto. C’è come un vuoto. Ed è un vuoto che non si può più riempire…

Un campo lungo cattura, tra le classiche guglie rocciose di un deserto americano, il puntino rosso in movimento di un cappellino da baseball. Un po’ come la Plymouth spielberghiana di Duel, quel dettaglio scarlatto staglia attirando tutta la nostra attenzione; a indossarlo è un uomo che vagabonda come sonnambulo in quel paesaggio western, un camminatore senza meta alla Forrest Gump. Lo spilungone Travis ha il completo gessato e la cravatta impolverati, la barba lunga e nera, il profilo da topo spaventato di Harry Dean Stanton. Sulle note languide di una bottleneck guitar, il regista tedesco Wim Wenders ci introduce così nel piccolo mondo periferico e desertico di Paris, Texas: si tratta per noi dell’undicesima Palma d’Oro che trattiamo nel nostro Speciale dedicato alla settantesima edizione del Festival di Cannes.

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Al cinema: Guardiani della Galassia vol. 2, di James Gunn

gotg2In una recente intervista James Gunn afferma che Guardiani della Galassia Vol. 2 è stata di gran lunga l’esperienza più libera e appagante della sua carriera registica, una rielaborazione del fumetto (che oggi spacciano per fondamentale, ma è sempre stato di nicchia) pensata e scritta interamente da lui con a disposizione budget pressochè illimitato e carta bianca su ogni scelta da parte di Kevin Feige. Queste fortunate premesse creative, sull’onda del successo planetario del primo Guardiani della Galassia, hanno dato vita a quello che probabilmente è il più bel prodotto MCU uscito da quel lontano 2008 in cui l’Iron Man di Favreau indossò l’armatura di ferro riavviando il franchise. L’ho sparata troppo grossa? Forse. Mi avrà contagiato quella verde strafiga di una Gamora col suo cannone da navicella spaziale caricato in spalla.

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oldies but goldies: La dolce vita, di Federico Fellini

Marcello! Come here! Hurry up!

Ladolcevita_locandinaCi voleva il genio visionario di Fellini per omaggiare degnamente il fascino contradditorio della Roma indolente di fine anni Cinquanta, dalle borgate ai folleggianti club notturni, raffinata e mignotta, pagana e bigotta, forse più mito americano che realtà nostrana. Il nostro Speciale sul 70° Festival di Cannes pesca dal suo forziere un’altra pregiatissima Palma d’Oro italiana – dopo aver già affrontato la Palma delle Palme firmata da Visconti – uno dei capolavori di Federico Fellini, forse il più grande regista italiano mai esistito e certamente tra i più eccelsi cineasti a livello mondiale; La dolce vita è una celebrazione dolceamara dello stile di vita esagerato, snob, ridicolo e fanfarone del jet-set col suo ronzante nugolo di paparazzi, una storia sceneggiata senza soluzione di continuità in cui il popolino romano, devoto tanto alle star quanto alle statue, fa le sue incursioni pagliaccesche con i consueti, impagabili caratteristi dell’universo felliniano.

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