contemporary stuff: Il gusto degli altri, di Agnès Jaoui

le goute des autres locandinaFin dalla prima sequenza è chiaro come Il gusto degli altri abbia una curiosa irregolarità narrativa, non proprio obliquamente surreale ma quasi un gioco di scompaginamento dei punti di vista. La regista francese Agnès Jaoui fa iniziare il film prima dei titoli di testa in media res cogliendo, come farebbe l’attenzione di un passante occasionale, un frammento di discorso al tavolino di un locale, per poi catturarne un altro poco più in là. Mancano i riferimenti logici rudimentali e lo spettatore è spiazzato per i primi cinque minuti, cioè fino all’ultimo istante della chiosa dell’incipit, in cui il quadro si fa più nitido. Ciò che colpisce di questa divertente commedia francese del 2000 è infatti, più che la storia in sé, la conduzione originale della stessa. Continue reading “contemporary stuff: Il gusto degli altri, di Agnès Jaoui”

touch of modern: Accattone, di Pier Paolo Pasolini

accattone_locandina_opereprimeL’esordio di un regista ne determina indelebilmente la cifra stilistica, anche se poi i geni sanno rinnovarsi, non hanno un luogo fisso ma percorrono instancabilmente storie e generi per finire sempre altrove. Pier Paolo Pasolini, controverso intellettuale di sinistra (della vecchia sinistra ormai estinta), esordì rappresentando il suo tòpos culturale di riferimento, le borgate romane degli anni Sessanta. C’è un legame affettivo, difficilmente spiegabile mediante concetti e ragionamenti, tra questo illustre romano d’adozione e le periferie più derelitte della capitale: è amore, è morbosa attrazione; è senso di giustizia, è fascino del marcio, poesia del degrado. Forse un mix di tutto questo, sta di fatto che già negli anni ‘50 Pasolini aveva portato alle stampe i suoi celebri romanzi sugli emarginati e i sottoproletari, Ragazzi di vita e Una vita violenta, entrambi successi editoriali di Garzanti.

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touch of modern: Manhattan, di Woody Allen

manhattan-posterNew York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata

C’è un fiore all’occhiello nella distribuzione cinematografica italiana; si chiama Il cinema ritrovato ed è un progetto a lungo termine di Cineteca Bologna iniziato nel 2013, mediante il quale vengono proiettati in sala capolavori del passato in versione finemente restaurata. Questo mese è toccato a un caposaldo del cinema metropolitano newyorkese, uno dei più grandi film usciti dalla mente di quel brillante, spiritoso, sarcastico, controverso, idiosincratico, geniale artista qual è Woody Allen. Sto parlando naturalmente del mitico Manhattan, atto d’amore verso la “city that never sleeps” con tutte le sue nevrosi da formicaio, città-simbolo dell’immaginario moderno col suo skyline profondamente americano amalgamato a scorci che hanno qualcosa di romanticamente europeo.

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Cannes 70: calendario dei film che puntano alla Palma d’Oro

cannesDunque ci siamo: oggi inizia il festival cinematografico più prestigioso d’Europa, la Costa Azzurra è già in fermento. Vorremmo davvero potervi dire che saremo lì a Cannes a seguire per voi l’evento e invece… rien de rien, siamo gente del popolo e sbirceremo come tutti le varie news dalla rete (del resto siamo quelli de “L’ultimo spettacolo”, mica quelli della “prima”). Ciò che possiamo fare è dare insieme a voi uno sguardo famelico al ghiotto programma della selezione denominata propriamente Compétition, ovvero i film che puntano alla Palma d’Oro, pur consapevoli che molti di essi varcheranno le Alpi con mooolta calma, magari passando come meteore nelle piccole sale d’essai. Ma bando alle solite lamentele sulla distribuzione italiana (oggi meglio di ieri, dai, concediamoci ‘sto incoraggiamento), sfogliamo un po’ il calendario dei 19 film in concorso nella Competizione ufficiale:

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touch of modern: Paris, Texas, di Wim Wenders

paris texas Non ricordo nemmeno che cosa è accaduto. C’è come un vuoto. Ed è un vuoto che non si può più riempire…

Un campo lungo cattura, tra le classiche guglie rocciose di un deserto americano, il puntino rosso in movimento di un cappellino da baseball. Un po’ come la Plymouth spielberghiana di Duel, quel dettaglio scarlatto staglia attirando tutta la nostra attenzione; a indossarlo è un uomo che vagabonda come sonnambulo in quel paesaggio western, un camminatore senza meta alla Forrest Gump. Lo spilungone Travis ha il completo gessato e la cravatta impolverati, la barba lunga e nera, il profilo da topo spaventato di Harry Dean Stanton. Sulle note languide di una bottleneck guitar, il regista tedesco Wim Wenders ci introduce così nel piccolo mondo periferico e desertico di Paris, Texas: si tratta per noi dell’undicesima Palma d’Oro che trattiamo nel nostro Speciale dedicato alla settantesima edizione del Festival di Cannes.

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Al cinema: Guardiani della Galassia vol. 2, di James Gunn

gotg2In una recente intervista James Gunn afferma che Guardiani della Galassia Vol. 2 è stata di gran lunga l’esperienza più libera e appagante della sua carriera registica, una rielaborazione del fumetto (che oggi spacciano per fondamentale, ma è sempre stato di nicchia) pensata e scritta interamente da lui con a disposizione budget pressochè illimitato e carta bianca su ogni scelta da parte di Kevin Feige. Queste fortunate premesse creative, sull’onda del successo planetario del primo Guardiani della Galassia, hanno dato vita a quello che probabilmente è il più bel prodotto MCU uscito da quel lontano 2008 in cui l’Iron Man di Favreau indossò l’armatura di ferro riavviando il franchise. L’ho sparata troppo grossa? Forse. Mi avrà contagiato quella verde strafiga di una Gamora col suo cannone da navicella spaziale caricato in spalla.

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oldies but goldies: La dolce vita, di Federico Fellini

Marcello! Come here! Hurry up!

Ladolcevita_locandinaCi voleva il genio visionario di Fellini per omaggiare degnamente il fascino contradditorio della Roma indolente di fine anni Cinquanta, dalle borgate ai folleggianti club notturni, raffinata e mignotta, pagana e bigotta, forse più mito americano che realtà nostrana. Il nostro Speciale sul 70° Festival di Cannes pesca dal suo forziere un’altra pregiatissima Palma d’Oro italiana – dopo aver già affrontato la Palma delle Palme firmata da Visconti – uno dei capolavori di Federico Fellini, forse il più grande regista italiano mai esistito e certamente tra i più eccelsi cineasti a livello mondiale; La dolce vita è una celebrazione dolceamara dello stile di vita esagerato, snob, ridicolo e fanfarone del jet-set col suo ronzante nugolo di paparazzi, una storia sceneggiata senza soluzione di continuità in cui il popolino romano, devoto tanto alle star quanto alle statue, fa le sue incursioni pagliaccesche con i consueti, impagabili caratteristi dell’universo felliniano.

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Oldies but Goldies: La foresta pietrificata di Archie L. Mayo

la-foresta-pietrificataRobert E. Sherwood, prolifico scrittore a tutto tondo ed esponente di spicco della Tavola Rotonda dell’Algonquin (circolo letterario newyorkese molto in voga negli anni ‘20),  vanta nel suo carnet una straordinaria produzione di reportage, biografie, testi teatrali e sceneggiature per il cinema che lo portarono a collezionare quattro Pulitzer e un Oscar (nel ’47, con la sceneggiatura de I migliori anni della nostra vita di Wyler). Tra i suoi lavori più acclamati figura certamente La foresta pietrificata (The Petrified Forest), dramma in due atti che debuttò nella Grande Mela nel 1935, che racconta con un certo fatalismo la Grande Depressione americana sul solco della tradizione western; acquistati i diritti, la Warner col suo eclettico uomo di punta Hal B. Wallis mise sotto contratto il regista Archie L. Mayo facendo adattare la piece da Charles Kenyon in tandem con l’allora emergente Delmer Daves.
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touch of modern: Underground, di Emir Kusturica

underground kusturicaSono così belle le tue bugie!

Qualche mese prima che gli accordi di Dayton chiudessero mestamente la terrificante carneficina dei Balcani (1992-1995) qualcuno aveva già scritto il necrologio della Jugoslavia con un film stilisticamente flamboyant e politicamente dissacrante. Si trattava di Underground del cineasta bosniaco naturalizzato serbo Emir Kusturica, per noi terzo titolo da annoverare tra le 12 migliori Palme d’Oro a Cannes. Vero “campione” da festival europeo, Kusturica all’epoca figurava già iridato del Leone d’Oro per la miglior opera prima nel 1981 con Ti ricordi di Dolly Bell? (Sjećaš li se Dolly Bell?) e di una precedente Palma nel 1985 con Papà è in viaggio d’affari (Otac na službenom putu).

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Speciale Cannes 70: le migliori Palme d’Oro

speciale cannes - Copia (5)Il 17 maggio ritorna in tutto il suo splendore il Festival di Cannes, che quest’anno è giunto alla sua 70esima edizione. Sul tappeto rosso della Croisette sfileranno i registi più acclamati (candidati nella Competition ufficiale) e quelli emergenti (per lo più candidati nelle altre sezioni, particolarmente in quella denominata Un Certain Regard). Come in tutti i festival del cinema, ogni categoria è in grado di suscitare gli interessi più diversi ma gli occhi di tutti sono puntati chiaramente al premio più prestigioso: chi vincerà la Palma d’Oro della settantesima edizione? Continue reading “Speciale Cannes 70: le migliori Palme d’Oro”

Confronti: Mezzogiorno di fuoco vs. Un dollaro d’onore

mezzogiorno_di_fuoco vs un dollaro d onoreTra i registi di spicco europei che nel corso del ‘900 solcarono l’Atlantico in cerca di fortuna figura il viennese Fred Zinnemann, che a trent’anni firmò il suo contratto con la Metro-Goldwyn-Mayer. Dopo una decennale gavetta a dirigere film a basso costo, Zinnemann iniziò a rifiutare soggetti di scarso rilievo cercando con determinazione la scalata verso la gloria, trovandola nel 1952 con l’immortale Mezzogiorno di fuoco (High Noon), western anticonvenzionale che schierava un maturo Gary Cooper e una giovane fascinosa Grace Kelly.
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