Al cinema: La caduta dell’impero americano, di Denys Arcand

Le persone intelligenti non succedono (???) nella vita, comprendendone la vacuità, mentre quelle stupide possono credere nel fatto che un aspirapolvere generi la felicità, e vivere meglio. La tesi questa esposta nel prologo da PierPiero, anzi no, Pierre-Paul, a una sua quasi ex che lo guarda con gli occhi stralunati. Stacco. PP è laureato in filosofia e cita classici random, fa il fattorino e il volontario, non nega mai due spicci ai barboni, che costellano le lisce strade di Montréal siccome le margherite il prato. Durante una consegna si trova col furgone dove c’è appena stata una rapina, due cadaveri e due borsoni pieni di canadian-dollah. Rapido sguardo periferico, prende i soldi e scappa. A questo punto ha alcune decine di milioni di $, dapprima prova a metterli in un cassetto.

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Al cinema: L’uomo fedele, di Louis Garrel

In un prologo fulminante Marianne notifica ad Abel, con il quale convive, a) che è incinta; b) che lui non è il padre ma è Paul, un comune amico; c) che sposerà Paul e lui deve andarsene; d) che cresceranno i carciofi a Mimongo (no questo no). Lui non sbrocca e abbozza: AH. Sbalzo temporale, anni dopo (9), Paul è morto, al funerale Abel e Marianne si ritrovano a considerare se tornare insieme. Ma le variabili sono aumentate, perché ora abbiamo anche Eve, sorella minore di Paul, la quale è sempre stata innamorata di Abel e fa una formale dichiarazione di guerra a Marianne per conquistarlo. Nonché Joseph, figlio ottenne di M e P, che sostiene la madre sia un’avvelenatrice. Un bel casino, e dopo neanche 10 min di film. Continua a leggere “Al cinema: L’uomo fedele, di Louis Garrel”

Al cinema: Dolceroma, di Fabio Resinaro

In questo cinema, un pomeriggio di un giorno feriale, ci siamo io e la corte dei miracoli, anzi evidentemente ne faccio parte. Serio, gente con delle grinte che forse nemmeno trovi nei cinema porno. Siamo in 7. Di questi, 3 abbandoneranno la sala prima della fine.

Il film parte con un flash avantendietro, la voce narrante è del protagonista, Andrea, scrittore spiantato che come vita fa il pulitore di morti all’obitorio, sognando il momento in cui potrà essere non solo protagonista ma artefice/manipolatore delle vite degli altri. Il momento sembra arrivare quando Oscar Martello (nientepopodimeno che Luca Barbareschi, produttore sia nella finzione che del film di essa fuori), un produttore della casa di produzione Incudine (sic) lo chiama a Roma per girare un libro dal suo film. Ehm. Forse il contrario.

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Al cinema: Sofia, di Meryem Benm’Barek

All’ingresso della sala mi chiedono se so che il film è in lingua originale. Capisco il loro scrupolo, rispondo “Meglio!”, vorrei comunque cinema dove piuttosto la cassiera si scusa perché il film NON è in lingua originale. Passano 30 secondi di film prima che Sofia, durante una cena in cui genitori e zii parlano di un investimento TBD, si renda conto che le si sono appena rotte le acque e di essere incinta (negazione di gravidanza). E a quel punto salta su Pozzetto a dire “Ellamadonna!”. Invece no, perché siamo a Casablanca e la cugina Lena la porta in ospedale. Però però col cazzo che puoi partorire in Marocco se non c’è il padre, e i rapporti fuori dal matrimonio sono punibili col carcere. Trafila burocratica, ti facciamo partorire ma deve saltar fuori il padre. Sofia ha vent’anni e della famiglia è il brutto anatroccolo – anche perché con tutto quel che le succede tiene due occhiaie tante per tutto il film.

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contemporary stuff: Mad Max Fury Road: Black and Chrome Edition, di George Miller

Quando ho scoperto che esisteva una versione cromata del film più tamarro del 2015 copiosamente ho cominciato a sbavare, con gli occhi a forma di cuore. Suppergiù come quando guardi una teglia di lasagne al forno (Sì, cromate e in b/n). Perché è tipo la sublimazione della tamarria di George Miller – che dà chiaramente alla testa (come la besciamella. Che è bianca. Coincidenze? Noi di US crediamo proprio di no u_u).

Futuro apoca-post-atomic-whathever, fra un po’, deserto argentato. Mad Max è tornato, e un sacco di stronzi che sono andati al cinema a vederlo e usciti urlando UAAAAARGH incensandolo sui soscial non avevano la più pallida idea dei film precedenti, e pensando che questo regista, questo Miller, fosse uno che arrivava dai cartoni animati. Maledetti, quando voi… al liceo scopavate io guardavo Mad Max. Ok non bisognerebbe essere intolleranti, ma sono di cattivo umore. Il buon Miller, oltre ai cartoni animati coi pinguini, è dal 1998 che cerca di fare questo film.

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Al cinema & Speciale Oscar 2019: Cold war, di Paweł Pawlikowski

Siamo in Polonia, nel 1949, e per terra c’è un sacco di fango ciac ciac. Il che già è tutto diverso dal trailer, insopportabile, con due tizi in abito da sera, lui che suona il piano e lei che canta, su basi jazz, ma languidamente. Ma è un processo, ci si arriva. Nel fango e nella pauta (sì, la PAUTA!) un direttore di coro sta cercando… il coro, letteralmente. Stanno mettendo insieme un gruppo folcloristico di giuovani che balli e canti le arie contadine. Fanno audizioni. Il  direttore è Wiktor, ha l’aria malinconica.

Nel coro entra Zula, una bella topa di cui si capisce e si dice che già tutti si innamorano. Partono le camporelle tra Wiktor e Zula, lei gli confessa che lo deve spiare (si sottende che Wiktor sia comunista, ma per chi sta sopra not enough). Il coro intanto è diventato una macchina da propaganda (probabilmente una Trabant), costretto a inframmezzare i canti di campagna a quelli sul grande leader Stalin, coi baffoni sullo sfondo.

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Al cinema & Speciale Oscar 2019: Green book, di Peter Farrelly

Un nero raffinato pianista che wow e un grezzo elettore grillino dalle mani grosse e il cuore grande, in viaggio per l’America di quando i nigga li gonfiavano di botte, impareranno a conoscersi e rispettarsi e amicizia e bla. Ecco, questo è tutto il film, e lo si poteva dire dopo aver visto il trailer. E nemmeno tutto eh! Metà.

Al netto di questa mia polemica sulla prevedibilità dei film – da un lato mi sono reso conto che ormai i film che trovo belli sono quelli che un po’ di stupore lo tirano fuori, dall’altro che sono un cagacazzo, e o sto zitto sempre o ho da ridire su tutto, c’est pourquoi finisce che nessuno mi sopporta :/

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Al cinema: Capri-Revolution, di Mario Martone

Capri è bella ma, nel 1914, ci vivrei. C’è un sole grosso così che rende il mare brillocco e Lucia, che guarda le pecore della famiglia, dietro la montagna. Da lì nota, e noi con lei, un gruppo di giovinastri nudo sulla scogliera che fa il saluto al sole o qualcosa del genere. Non dicono Ommmm solo perché non era ancora à la page. Facile immaginare la perplessità di una capraia nel 1914 di fronte a una scena del genere. Non che ora li riterremmo del tutto dritti.

Comunque, sull’isola c’è una comune di youngsters internazionali, capitanata dal pittore e filosofo e un sacco di altre cose Seybu; medico, musico (imprenditore! Operaio!), che quando non guida gli altri se la gira per l’isola, un po’ un incrocio tra Cristo e un qualche amico di Thor/Loki.

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Quell’assurda decina: #7 – Blancanieves, di Pablo Berger

Siamo in una Spagna luminosa e biancheggiante, Sevilla, nacchere e chitarra. Perché il film è un bianco e nero muto, girato nel 2012 e CON DENTRO DEI NANI!

Antonio Villalta è un toreador (toricidio) ricco e figo, con una moglie gnocca e incinta. Ma in seguito a un incidente nell’arena si risveglia tetraplegico e vedovo, perché la moglie è morta contemporaneamente dando alla luce Carmen. Un’infermiera ambiziosa lo accudisce e sposa, divenendo matrigna della bambina, la quale è amata solo dalla nonna. Che ovviamente MUORE!

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