Al cinema & Speciale Oscar 2018: Chiamami col tuo nome, di Luca Guadagnino

locandinaGaebrey! Stare lì a grattarsi la panza, ma con costanza, e ad aspettare che Mafalda ci porti l‘orzata, questa è l’estate di Elio&family, una non molto simpa famiglia di ebrei italoamericani nella loro villa decadente nei pressi di Crema, “da qualche parte nel nord Italia”. 1983, il padre professore di archeologia ogni estate accoglie uno studente jewish americano a finire la tesi or whatever. Arriva praticamente Capitan America, nella persona di Oliver, grande grosso ciula e balosso. No vabbè, Oliver è un figo, è intelligente, ha delle braghette corte proprio 80s e Elio gli deve cedere la stanza.

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Al cinema: Corpo e anima, di Ildikò Enyedi

locandinaQuindi volevo comprare questo zaino con degli animali con le corna. Ci sono, nel film, non sullo zaino, due cervi in un bosco con la neve. Va da sé che tutto appaia tanto bello quanto freddo. Alt, siamo ora proiettati in un macello circa mah a Buda, o a Pest, nel pieno svolgersi delle operazioni. Meuuuuh TLAC! Sangue e merda dappertutto (pulp, molto pulp, pure troppo –  arduacit.), ex animali appesi ai ganci e sgozzati, inquadratura dall’altro di testa ribaltata, tutto ribolle e gorgoglia. In quest’allegro ambiente da industria fordista dell’abbattimento (non so come mai, ormai vedo solo film dove scorticano o sviscerano bestie :/ ) Endre, il direttore, nota Maria.

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Al cinema & Speciale Russia: Loveless, di Andrej Zvjagincev

large_mv5bnjuzmdc1y2ity2njnc00mgzklthkzmetntuwnmqyntdintjmxkeyxkfqcgdeqxvynzuzntq2mjq_-_v1_Non c’è un solo, ma uno eh! Raggio di sole per tutto film. Vedi cosa può voler dire. In una periferia borghese di Mosca, ci sono i rami secchi e un fiume e un bambino torna a casa. Quando ci arriva, ti chiedi come fatto abbia questo bambino, Aliosha, ad arrivare vivo a 12 anni. Dentro ci sono il padre e la madre che litigano e si odiano e non si sopportano, e discutono di tutto e di chi dovrà tenere il bambino una volta separati. Nel senso che ognuno vuol smollarlo all’altro. La casa è in vendita, Aliosha sente tutto, e non c’è un cazzo di nessuno che abbia mai il minimo gesto nei suoi confronti d’affetto. Pure la nonna lo odia! Intanto la madre, Zhenya, s’era visto da subito ha un gran bel culo, e passa le sue giornate a spettegolare in centri estetici e a pensare al suo nuovo boy, un tizio sui 50 ricco e col gippone ma tranquillo, di cui si sente innamorata, non lo era mai stata. Continua a leggere “Al cinema & Speciale Russia: Loveless, di Andrej Zvjagincev”

Al cinema: L’insulto, di Ziad Doueiri

locandinaBBBeirut, c’è una manifestazione della destra cristiana. Il Libano è un casino infame, dove chiunque fa un po’ quel che cazzo gli pare perché tanto non c’è un vero e proprio esercito, per cui sta in equilibrio tra tutto il caos dei dintorni, e a volte manco quello. Comunque, Tony torna dalla manifesta, lui ha un’officina, una moglie incintenorme che è figa e ragionevole, per cui non si capisce proprio perché stia con lui, dei tatuaggiozzi da vero cinghiale; ed è incazzato nero coi palestinesi. In Libano è pieno di palestinesi, in fuga dalla p o Palestina, trattati come mezzi cittadini, e Yasser lavora come capocantiere. Lui ha una moglie libanese ed è un sacco bravo nel mestiere so’. Da una discussione su un tubo che cola sulla strada, Yasser insulta Tony, poi Tony strainsulta Yasser dicendogli che Sharon doveva sterminarli, poi Yasser da un pugno a Tony. Continua a leggere “Al cinema: L’insulto, di Ziad Doueiri”

Speciale Russia: Festival del Cinema Russo

mv5bzjyzodflmdqtmzi5mi00mzcxltkzytutodllnjjjytnhodnlxkeyxkfqcgdeqxvynte5mtmxndc-_v1_Non di solo Eisenstein (oh, per me, ognuno lo scrive come vuole) e Dziga L’uomo con la macchina da presa Vertov vive ovviamente il cinema in Russia, o di Sokurov in tournée pianosequenziale con le sue elegie nei vari cinefestival europei. A volte nelle grandi città italiane (questa è una cit. da Troppo bbbbelli con Costantino e Daniele, chevvelodicoaffare) partono rassegne a caso di film GRATUITI! Ora, occorre stare parecchio attenti, per accalappiarle, perché il cinema gratis è come la mirra nel presepe, che non s’è mai capito bene che cazzo fosse (?). Continua a leggere “Speciale Russia: Festival del Cinema Russo”

Al cinema: Manifesto, di Julian Rosefeldt

locandinaMi aspettavo una roba tipo Cate Blanchett che fa Karl Marx. Invece non proprio, ma interpreta qualsiasi cosa, incluso un barbone tra Marx e Babbo Natale, e forse è l’unico personaggio fuori dalle righe – non è che puoi dirle di impersonare proprio TUTTI. Ora fammi un cane (Cane Blanchett). E così via. L’idea di questo Julian Regista, in realtà artista e solo contingentemente regista che inizialmente ne aveva fatto una installazione con un salone e 13 schermi da cui arrivava ogni segmento, tutti contemporaneamente, è prendere Cate e farle declamare, recitare, leggere, prosaicizzare, interiorizzare, estratti vari di manifesti vari, soprattutto del periodo bello (bello per i manifesti, storicamente parlando orribile) a cavallo tra fine XIX e inizio XX secolo, ma anche altri. Continua a leggere “Al cinema: Manifesto, di Julian Rosefeldt”

Al cinema: Finché c’è prosecco c’è speranza, di Antonio Padovan

54272In questo multisala ma fichetto, con un sacco di sale e scale, c’era da scegliere e mi sono proprio detto: “Checce frega de Blade Runner noi c’avemo Battiston! BATTISTOOOON! ecc.” Per cui c’è Battiston che fa il commissario nel trevigiano, paesini tra Treviso e Venezia, e mentre svolge le indagini continua ad affettare salami e aprire bottiglie. Un vecchio conte produttore di prosecco muore suicida, una serie di omicidi contemporaneamente inizia, il commissario StuckyStucchi? indaga, e capisce subito come tutto si avvoltoli intorno a un cementificio colla ciminiera col pennacchio e un’altra serie, questa volta di morti di cancro.

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Al cinema: Safari, di Ulrich Seidl

locandina1Una coppia di teutociccioni anzianotti si spalma crema sotto un sole africano, e posa di fronte all’occhio della camera. Siamo in I guess Namibia, i due fanno parte di un gruppo di turisti cacciatori, coppie, giovani, vecchi, famiglie. Pagano un botto, siamo austriaci danarosi, per essere portati dalle guide del posto in prossimità delle prede, leoni, gnu, zebre, nomi-di-bestie-che-ignoro, impala, tutto e tutti con un listino prezzi, poi prendersi tutto il tempo che serve per mirare e PAM! Da vicino si seguono le fasi della caccia, varie battute, il rituale dei complimenti dopo e della messinscena del cadavere dell’animale, la testa alzata e rivolta all’obiettivo per la foto ricordo insieme al sorriso dell’uccisore.

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Al cinema: A Ciambra, di Jonas Carpignano

locandinaDopo un uomo e un prologo in un cavallo, che ritorneranno spesso a cloppete cloppete in corso d’opera, esplode la giostra del disagio. Tutti, per tutto il film, che poi sarebbe anche quello da mandare agli Oscar come miglior film italiano, continueranno a chiamare PioPioPio, solo che lo dicono in calabrese stretto – quasi tutto è sottotitolato, e diventa Piewpiewpiew, in continuazione un pigolio, i bambini e gli adulti. Pio è il protagonista, un quattordicenne in una famiglia di 15 (no dico QUINDICI) zingheri che vive nella comunità?Palazzoni? Cazzo é? Che si chiama A Ciambra, e sta a Gioia Tauro (sono andato pure a vedere su maps). L’impatto è uno shock, la famiglia urla tutta insieme (e quello è quando son tranquilli), quando arriva la pula Pio ha il compito di staccare i fili che rubano la corrente, i bambini di 5 anni fumano, Pio fuma più sigarette di Clark Gable, beve, vive un incrocio e tensione perenne tra l’età sua e i problemi ipercomplessi da affrontare (trovare 9000 euro). Continua a leggere “Al cinema: A Ciambra, di Jonas Carpignano”

contemporary stuff: La canzone del mare, di Tomm Moore

53321C’è un incredibile prologo sfumato acquerello che rende i colori sfocati dei ricordi d’infanzia negli occhi di un bambino. In cui si vede uno spazio senza contorni e un nucleo, la madre va. 6 anni dopo, un padre vive in un faro bello e triste, insieme a Ben, il bambino di cui, e Saoirse, la sorellina muta che per Ben ha ucciso la madre nascendo. La bambina scopre una conchiglia e un mantello della madre, e si trasforma in una foca. Essì, in Irlanda capita. Perché i folletti spiegano come lei sia una selkie, (è di famiglia, cioè) colei che può richiamare dalla pietra le creature a cui la strega-civetta Macha aveva risucchiato le emozioni. Parte il viaggio, a ritroso, di Ben e Saoirse che sono stati deportati nella casa in smoggosa città della brutta nonna e devono tornare all’amato faro insieme al fedele . Continua a leggere “contemporary stuff: La canzone del mare, di Tomm Moore”