Al cinema: Halloween, di David Gordon Green (con un confronto con i film di John Carpenter e Rob Zombie)

220px-Halloween_(2018)_posterCon una mossa di marketing ardita al punto da sfiorare l’avanguardia, a fine Ottobre è uscito Halloween, ennesimo sequel del celebre franchise inaugurato da John Carpenter nel 1978. Una scelta che, sebbene non spicchi proprio per originalità, sicuramente ha premiato il film di David Gordon Green con l’incasso di apertura migliore di tutto il lungo franchise dedicato a Michael Myers, a testimoniare la curiosità generata da questa operazione. Green, infatti, decide di ignorare tutto quanto realizzato negli ultimi quarant’anni, ritornando alle radici dei personaggi e della storia; tutti i sequel, i reboot, i remake, i sequel di remake e remake di sequel vengono dimenticati, come se non fossero mai esistiti, per realizzare un sequel diretto del film capostipite, cancellando con un colpo di spugna una continuity elefantiaca e all’interno della quale è sempre più complicato orientarsi.

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Confronti: quando la colonna sonora è più celebre del film

ostCi sono colonne sonore e canzoni scritte per il cinema che hanno fatto la storia, contribuendo al successo di autentici capolavori della settima arte. Qualche esempio? Over the Rainbow cantata da Judy Garland e scritta da Harold Arlen e E.Y. Harburg per Il mago di Oz. Oppure la splendida Raindrops Keep Fallin’ on My Head, del genio Burt Bacharach su testo di Hal David e cantata da B.J. Thomas per il film Butch Cassidy. O ancora, per passare alle colonne sonore strumentali, la Marcia imperiale composta da John Williams per L’impero colpisce ancora o l’immortale main theme, ispirato all’urlo del coyote, musicato da Ennio Morricone per Il buono, il brutto, il cattivo.

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Confronti: quando la spia è donna (Atomica bionda vs. Red Sparrow)

spie 1In poco meno di un anno abbiamo avuto nelle sale due film ambientati nel mondo dello spionaggio e con protagoniste femminili. Un revival di temi già affrontati in tutte le salse nel mondo della settima arte, in un genere, quello della spy-story, che tuttavia aveva abituato a personaggi maschili, con le donne relegate a mera comparsa o a femme fatale di turno (vedi il caso paradigmatico di 007 e delle Bond Girls).

Non che nella storia del cinema non vi siano state in precedenza opere di spionaggio (anche celebri e risalenti) con protagoniste appartenenti al gentil sesso: dalla Mata Hari di Greta Garbo (nell’omonima pellicola del 1931, che era stata preceduta da due film muti – uno dei quali con la “vamp” ante-litteram Asta Nielsen – e che è stata seguita da una serie di altre opere dedicate alla celebre spia olandese) alla Nikita diretta da Luc Besson.

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Confronti: La notte del giudizio 1, 2 e 3 (e oggi esce il quarto)

la notte del giudizio 07Oggi esce nei cinema italiani il quarto capitolo della serie di The Purge, un prequel intitolato La prima notte del giudizio. In molti ricorderanno la curiosità destata dai primi tre film quando uscirono nelle sale negli anni scorsi, soprattutto il primo, che sviluppava un’idea a suo modo originale. Ci sono quei registi che costruiscono il proprio successo (e una carriera) anche soltanto su una buona idea, e James DeMonaco è uno di questi, dato che nel suo passato (prevalentemente) di sceneggiatore non aveva portato a casa grandi risultati.

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Confronti: il ’68 e la contestazione studentesca nei film della New Hollywood

maggio 68 1Quale occasione migliore della ricorrenza dei cinquant’anni del maggio francese per proporre una carrellata di film che affrontano il tema della contestazione studentesca di quegli anni? Una questione che è stata analizzata dal cinema europeo di fine anni Sessanta e inizio anni Settanta, ma anche – ed anzi soprattutto – dal cinema americano, in quel periodo investito dalla rivoluzione della New Hollywood e che proprio per tale motivo vedeva in un tema di questo tipo la possibilità di una cesura contenutistica rispetto al generale (con poche eccezioni) conformismo sociale del cinema classico.

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100 di questi Bergman: due film sull’amore e i suoi demoni

young ingmar_bergmanIl nostro viaggio alla scoperta dei demoni interiori di Bergman procede e va a intercettare nel catalogo MUBI due pellicole anni ’50, unite tra di loro per il fatto di avere la parola “amore” nel titolo: si tratta del film drammatico Un’estate d’amore (Sommarlek) del 1951 e della commedia Una lezione d’amore (En lektion i kärlek) del 1954. Tranquillizzatevi subito, con Ingmar il Tenebroso non c’è mai nulla di sdolcinato e ruffiano (per storie più felici rivolgersi a Hollywood, California); l’amore qui raccontato è tormentato, lacerato, diviso, sconfitto. Anche quando il tono è quello della commedia, non c’è mai troppo da star allegri…

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Speciale Russia (Confronti): tre film sulla battaglia di Stalingrado (a 75 anni dalla sua conclusione)

stalingrad pic 2Prosegue il nostro Speciale dedicato alla Madre Russia, e devo dire che sta portando anche una discreta fortuna, visto che una settimana dopo che lo abbiamo cominciato l’Italia non si è qualificata per il mondiale che si terrà a giugno proprio da quelle parti. Ad ogni modo, in questi giorni ricorrono alcuni importanti anniversari legati al Paese che fu degli zar, due dei quali riguardano uno dei più grandi registi sovietici (forse il più grande in assoluto): Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Il 22 gennaio, infatti, si sono celebrati i 120 anni dalla nascita del Maestro di Riga (attuale capitale della Lettonia, ma al tempo facente parte dell’Impero zarista), mentre l’11 febbraio ricorreranno i 70 anni dalla sua scomparsa, essendo egli morto pochi giorni dopo il suo cinquantesimo compleanno. Ma soprattutto, oggi si celebrano i 75 anni dalla fine della battaglia di Stalingrado, uno degli avvenimenti bellici più importanti della Storia del Novecento.  Continua a leggere “Speciale Russia (Confronti): tre film sulla battaglia di Stalingrado (a 75 anni dalla sua conclusione)”

Confronti: Il cinema australiano tra bianchi e indigeni

Film australiani 11Oggi agli antipodi si festeggia  l’Australia Day e per la precisione si tratta del 230° anniversario dello sbarco della Prima Flotta, ovvero le navi che portarono i primi coloni e prigionieri ad abitare stabilmente il continente. È una festa un po’ controversa, dal momento che gli aborigeni la appellano “Invasion Day” o comunque utilizzano epiteti meno celebrativi. Del resto, qualche ragione di lamentela ce l’hanno. Avete presente quello che in America è stato fatto agli indiani? Bè, probabilmente agli aborigeni è andata peggio. Ma non sono qui per tediarvi con la Storia bensì con il cinema. Continua a leggere “Confronti: Il cinema australiano tra bianchi e indigeni”

Confronti: Philip Marlowe secondo Hawks e Altman (Il grande sonno vs. Il lungo addio)

marlowe 1Il personaggio di Philip Marlowe fu creato dallo scrittore americano Raymond Chandler sul finire degli anni Trenta. Il primo romanzo che vede protagonista il celebre detective privato è Il grande sonno, del 1939, cui seguiranno altri otto tra romanzi e racconti, che andranno a perfezionare quel sotto-genere del poliziesco chiamato hard-boiled, creato negli anni Venti da Dashiell Hammett. Un genere letterario in cui l’attenzione narrativa si spostava dalle indagini compiute mediante l’analisi deduttiva del luogo del crimine, alla costruzione di un protagonista dalle tinte fosche, un detective che compiva la sua missione finendo spesso invischiato in oscure trame in corso di svolgimento. Tale è il personaggio di Philip Marlowe, i cui libri sono stati oggetto di una decina di trasposizioni cinematografiche, alcune delle quali sono diventate dei capisaldi del genere noirContinua a leggere “Confronti: Philip Marlowe secondo Hawks e Altman (Il grande sonno vs. Il lungo addio)”