touch of modern: Una poltrona per due, di John Landis

Ci sono tre cose che non mancano mai la sera della Vigilia di Natale: la cena, i regali e il film Una poltrona per due. Ebbene sì, il celebre lungometraggio è diventato, da tempo, un appuntamento televisivo fisso, un rito al quale non ci si può sottrarre, perché “fa Natale” come il Presepe e l’Albero, i panettoni e i torroni. Un appuntamento giunto alla sua trentesima ricorrenza: la sera della vigilia del 1989 Italia 1 lo trasmette per la prima volta, riproponendolo negli anni a seguire in modo costante.

Parlare del film è, quindi, una cosa quasi inutile, perché così conosciuto e famoso da avere persino una pagina Facebook “Quanti giorni mancano a Una poltrona per due” dove il countdown inizia con largo anticipo, già un anno prima, scandito e accompagnato dai commenti dei followers. Semmai, quello che desidero evidenziare in queste poche righe sono solo alcuni dei motivi che potrebbero spingere lo spettatore a vedere per l’ennesima volta quest’opera. Senza annoiarsi.

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touch of modern: Santa Sangre, di Alejandro Jodorowski

Fenix è Cristo-like, e sta appollaiato su di un trespolo in una bianca stanza. Ha un’aquila tatuata sul petto e scende solo per mangiare pesce crudo, offerto da dottori e infermiere. Balzo indietro, da piccolo viveva in un circo con il padre, Orgo, grande grosso ciula e baloss, lanciatore di coltelli e capo della baracca, e la madre, Concha, trapezista e sacerdotessa di una chiesa non riconosciuta dedicata a una martire cui erano state amputate le braccia dai suoi stupratori – da cui il titolo, la piscina di acqua rossa davanti alla statua della santa. E a una ragazzina muta e mima, Alma, cui voleva gran bene. Ah, tra lo strepitio e le chitarre dei fedeli, la chiesa viene salvinianamente ruspata.

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touch of modern: Vacanze di Natale, di Carlo Vanzina

Esistono film che, a prescindere dai meriti strettamente artistici, riescono a rappresentare alla perfezione un’epoca, un modo di essere. E tra questi Vacanze di Natale centra alla perfezione l’obiettivo: raffigurare sul grande schermo i magnifici anni Ottanta.

Questo non vuol dire che il decennio più controverso, tra quelli a noi vicini, sia rappresentato soltanto da ciò che si vede nel lungometraggio, ma che il film ha saputo ben raffigurare un certo spirito dell’epoca: ciò che alcuni volevano essere (e ci sono riusciti), altri avrebbero voluto essere (e non ce l’hanno fatta) o altri ancora avrebbero voluto che noi fossimo.

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touch of modern: Barbarella, di Roger Vadim

La scena d’apertura è di quelle che non si dimenticano facilmente: uno spogliarello a gravità zero all’interno di una navicella spaziale. Ma niente di cui preoccuparsi, perché, non a caso, i titoli di testa del film coprivano qualsiasi dettaglio scabroso. E nessuno si è lamentato nel vedere un’esplosiva Jane Fonda interpretare la trasposizione cinematografica della celebre eroina sexy Barbarella, protagonista di un fumetto di fantascienza, creato dal francese Jean-Claude Forest e pubblicato per la prima volta nel 1962 sulla pruriginosa rivista V-Magazine. Il successo della striscia è arrivato quasi subito, grazie a un felice connubio tra un disegno ben curato e le avventure ambientate in un futuro lontano anni luce per quanto riguarda situazioni e costumi sessuali. E di lì a pochi anni sarebbe giunta la realizzazione del film, uscito in Italia il 22 ottobre 1968, una co-produzione italo-francese realizzata da Dino De Laurentiis e diretta da Roger Vadim.

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touch of modern: Matrix, dei fratelli Wachowski (un bilancio, a vent’anni dall’uscita)

[Diamo il benvenuto ad Andrea Coco, che da oggi si unisce alla comunità di autori di questo blog collettivo. Andrea ha un interesse particolare per l’home video, con riferimento al quale cura una rubrica sul sito del critico cinematografico Professor Valerio Caprara. Il suo primo articolo scritto per questo blog tratta un’opera di cui si è già parlato, su queste pagine, in occasione della top 20 dedicata al genere fantascienza che abbiamo redatto l’anno scorso. Tuttavia, la vedremo oggi sotto un profilo diverso, tracciando una sorta di bilancio di un film che quest’anno ha compiuto i vent’anni dall’uscita nelle sale. Buona lettura.]

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touch of modern: Un uomo da marciapiede, di John Schlesinger

Premiato con tre oscar di peso (miglior film, regia e sceneggiatura non originale), Midnight cowboy è un film a suo modo epocale, una delle pellicole che diedero il via all’esperienza della New Hollywood, la corrente che rivoluzionò il cinema americano tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Coevo del più celebre e celebrato Easy Rider, i due film apparirono sul grande schermo a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro: il 12 maggio del 1969 l’opera di Dennis Hopper sbarcava a Cannes, tra le pellicole in concorso; tredici giorni dopo, il 25 maggio dello stesso anno, esattamente cinquant’anni fa, si teneva a New York City la premiere di Midnight Cowboy.

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touch of modern: Easy Rider, di Dennis Hopper

Esattamente cinquant’anni fa, il 12 maggio del 1969, al ventiduesimo Festival di Cannes veniva presentato Easy Rider, quello che diventerà il road movie per eccellenza, un film assolutamente rivoluzionario ed epocale.

Se molti fanno risalire la nascita della Nuova Hollywood ai precedenti Il laureato e Gangster story, con Easy Rider si cancella quanto meno qualsiasi dubbio sul fatto che il cinema americano sia profondamente cambiato e che sul classicismo hollywoodiano si sia definitivamente abbassata la saracinesca.

Il viaggio on the road dei due protagonisti, su quei chopper che hanno fatto epoca, è compiuto verso est (dalla California alla Florida), anziché verso ovest, chiudendo così emblematicamente la tradizione del western e dei pionieri.

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touch of modern: Omicidio a luci rosse, di Brian De Palma

Febbraio è stato il mese degli Oscar, ma è stato – almeno nella blogosfera – anche il mese del doppio per un’iniziativa lanciata dal blog Letture Pericolose e ripresa, tra gli altri, da nonquelmarlowe, Il Zinefilo e Cinecivetta. Sì, ok, febbraio è finito, ma qui si era impegnati con gli Oscar e comunque – come è giustamente stato fatto notare – perché non raddoppiare il mese del doppio?

Quando si pensa al tema del doppio nel mondo del cinema non può non venire in mente Hitchcock, ma anche – e forse soprattutto – non può non venire in mente Brian De Palma, uno che di Hitchcock era discepolo fedele, uno che sul tema del doppio ci ha costruito mezza carriera. Tra i film dedicati dal regista di origine italiana a questo tema non può non emergere quella che è anche una delle sue opere più interessanti, Omicidio a luci rosse.

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touch of modern: Cani arrabbiati, di Mario Bava

caniarrabbiati_locandinaUna eterna maledizione stabilisce che molti grandi artisti debbano venir compresi solo dopo, da morti. Un altro adagio ancora più antico recita che nemo propheta in patria. Insomma il geniale effettista, direttore della fotografia e provetto regista Mario Bava le ha provate tutte per accontentare la severa critica italiana, ma ha sempre trovato più sopracciglia alzate che applausi. Oggi, grazie a una riesumazione globale e massiva del cinema di genere da parte della cinefilia più militante, perorata da potentissimi tycoon del calibro di Quentin Tarantino, lui come numerosi altri prìncipi del cinema di serie B è stato assurto al rango di vero e proprio oggetto di culto.

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