touch of modern: I criminali della galassia, di Antonio Margheriti

Quando si parla di cinema italiano degli anni Sessanta vengono in mente gli Spaghetti western oppure i film della Commedia all’italiana, eppure il decennio ha avuto una produzione cinematografica molto più articolata, seppure, per diversi motivi, passata in secondo piano. Oggi semisconosciuta, quasi dimenticata.

Mi sto riferendo ai film di spionaggio e, in particolare, ai film di fantascienza, che hanno avuto all’epoca un’intensa produzione. Non sono state sempre delle opere di qualità eccelsa, come, per esempio, La decima vittima di Elio Petri con Marcello Mastroianni e Ursula Andress, ma non per questo devono essere tutte ignorate.

Hanno senza dubbio risentito di una certa carenza di fondi e di alcuni topos, luoghi comuni legati alla fantascienza dell’epoca e… alla necessità di sfruttare più volte set, attori, mezzi, che ha finito per attribuire al genere cinematografico caratteristiche comuni, una specie di marchio di fabbrica.

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touch of modern: Conan il barbaro, di John Milius

Fin dal primo articolo uscito su “L’ultimo Spettacolo” avevo già preso la decisione che prima o poi avrei parlato di questo film. E non avrei potuto fare altrimenti, perché fa parte delle opere che ho scelto di inserire nella mia scheda personale assieme a Blade Runner ed Hellzapoppin.

Restava, quindi, da definire due parametri: “in quale momento” e “in che modo”. In altre parole, il periodo adatto e con quale chiave di lettura avrei affrontato l’analisi di un film molto conosciuto e studiato.

Il “quando” è stato risolto scegliendo questo periodo, perché lo vidi per la prima volta una sera d’estate in un cinema all’aperto. Ero con alcuni amici e siamo rimasti tutti così favorevolmente impressionati dal film che ci siamo trattenuti nell’arena per assistere alla seconda proiezione.

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touch of modern: Blow-Up, di Michelangelo Antonioni

Londra metà anni sessanta. Thomas (David Hemmings) è un apprezzato fotografo di moda, dal carattere scorbutico, che ha successo con le donne e gira la metropoli a bordo della sua Rolls Royce decapottabile alla ricerca di scoop e affari.

Tuttavia, non è del tutto soddisfatto della vita che conduce, ha la sensazione che la città non gli fornisca quegli stimoli necessari al suo lavoro, insoddisfazione che manifesta al suo amico Ron (Peter Bowles) durante un pranzo nel ristorante El Blason di Chelsea.

E in questo vagabondare inquieto alla ricerca d’ispirazione, Thomas giunge in un parco della periferia, dove nota una coppia di amanti. Preso dall’ispirazione, di nascosto scatta loro delle foto, ma la donna, Jane (Vanessa Redgrave), si accorge della sua presenza, lo avvicina e gli chiede di avere il rullino.

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touch of modern: Commando, di Mark L. Lester

John Matrix (Arnold Schwarzenegger) è un ex colonnello delle forze speciali, che vive con la figlioletta Jenny (Alyssa Milano) in una sperduta villetta sulle montagne. La sua tranquilla esistenza viene sconvolta dall’arrivo di un commando guidato da un ex commilitone, Bennet (Vernon Wells), che gli rapisce la figlia. Per riaverla dovrà aiutare l’ex dittatore di Valverde Arius (Dan Hedaya) a tornare al potere, uccidendo il presidente in carica. In un primo tempo, Matrix finge di accettare la proposta, ma al momento di prendere il volo per l’isola sfugge al suo accompagnatore e con l’aiuto di una assistente di volo, Cindy (Rae Dawn Chong), incontrata per caso in aeroporto, riesce ad eliminare i suoi avversari e a liberare la figlia.

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touch of modern: Una poltrona per due, di John Landis

Ci sono tre cose che non mancano mai la sera della Vigilia di Natale: la cena, i regali e il film Una poltrona per due. Ebbene sì, il celebre lungometraggio è diventato, da tempo, un appuntamento televisivo fisso, un rito al quale non ci si può sottrarre, perché “fa Natale” come il Presepe e l’Albero, i panettoni e i torroni. Un appuntamento giunto alla sua trentesima ricorrenza: la sera della vigilia del 1989 Italia 1 lo trasmette per la prima volta, riproponendolo negli anni a seguire in modo costante.

Parlare del film è, quindi, una cosa quasi inutile, perché così conosciuto e famoso da avere persino una pagina Facebook “Quanti giorni mancano a Una poltrona per due” dove il countdown inizia con largo anticipo, già un anno prima, scandito e accompagnato dai commenti dei followers. Semmai, quello che desidero evidenziare in queste poche righe sono solo alcuni dei motivi che potrebbero spingere lo spettatore a vedere per l’ennesima volta quest’opera. Senza annoiarsi.

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touch of modern: Santa Sangre, di Alejandro Jodorowski

Fenix è Cristo-like, e sta appollaiato su di un trespolo in una bianca stanza. Ha un’aquila tatuata sul petto e scende solo per mangiare pesce crudo, offerto da dottori e infermiere. Balzo indietro, da piccolo viveva in un circo con il padre, Orgo, grande grosso ciula e baloss, lanciatore di coltelli e capo della baracca, e la madre, Concha, trapezista e sacerdotessa di una chiesa non riconosciuta dedicata a una martire cui erano state amputate le braccia dai suoi stupratori – da cui il titolo, la piscina di acqua rossa davanti alla statua della santa. E a una ragazzina muta e mima, Alma, cui voleva gran bene. Ah, tra lo strepitio e le chitarre dei fedeli, la chiesa viene salvinianamente ruspata.

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touch of modern: Vacanze di Natale, di Carlo Vanzina

Esistono film che, a prescindere dai meriti strettamente artistici, riescono a rappresentare alla perfezione un’epoca, un modo di essere. E tra questi Vacanze di Natale centra alla perfezione l’obiettivo: raffigurare sul grande schermo i magnifici anni Ottanta.

Questo non vuol dire che il decennio più controverso, tra quelli a noi vicini, sia rappresentato soltanto da ciò che si vede nel lungometraggio, ma che il film ha saputo ben raffigurare un certo spirito dell’epoca: ciò che alcuni volevano essere (e ci sono riusciti), altri avrebbero voluto essere (e non ce l’hanno fatta) o altri ancora avrebbero voluto che noi fossimo.

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touch of modern: Barbarella, di Roger Vadim

La scena d’apertura è di quelle che non si dimenticano facilmente: uno spogliarello a gravità zero all’interno di una navicella spaziale. Ma niente di cui preoccuparsi, perché, non a caso, i titoli di testa del film coprivano qualsiasi dettaglio scabroso. E nessuno si è lamentato nel vedere un’esplosiva Jane Fonda interpretare la trasposizione cinematografica della celebre eroina sexy Barbarella, protagonista di un fumetto di fantascienza, creato dal francese Jean-Claude Forest e pubblicato per la prima volta nel 1962 sulla pruriginosa rivista V-Magazine. Il successo della striscia è arrivato quasi subito, grazie a un felice connubio tra un disegno ben curato e le avventure ambientate in un futuro lontano anni luce per quanto riguarda situazioni e costumi sessuali. E di lì a pochi anni sarebbe giunta la realizzazione del film, uscito in Italia il 22 ottobre 1968, una co-produzione italo-francese realizzata da Dino De Laurentiis e diretta da Roger Vadim.

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touch of modern: Matrix, dei fratelli Wachowski (un bilancio, a vent’anni dall’uscita)

[Diamo il benvenuto ad Andrea Coco, che da oggi si unisce alla comunità di autori di questo blog collettivo. Andrea ha un interesse particolare per l’home video, con riferimento al quale cura una rubrica sul sito del critico cinematografico Professor Valerio Caprara. Il suo primo articolo scritto per questo blog tratta un’opera di cui si è già parlato, su queste pagine, in occasione della top 20 dedicata al genere fantascienza che abbiamo redatto l’anno scorso. Tuttavia, la vedremo oggi sotto un profilo diverso, tracciando una sorta di bilancio di un film che quest’anno ha compiuto i vent’anni dall’uscita nelle sale. Buona lettura.]

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