touch of modern: Il clan dei siciliani, di Henri Verneuil

Il clan dei siciliani 01Non nutro un grande interesse per il poliziesco francese e fino a qualche anno fa anche il “crime film” mi faceva storcere il naso, nondimeno con il tempo ho iniziato ad approcciarmi al genere e così sono giunto a questa pellicola d’epoca, tratta da un romanzo di Auguste Le Breton.

Protagonista è un criminale francese, Roger Sartet, interpretato dal sempre bel pischello Alain Delon. Un bel giorno si intrufola nel potente clan malavitoso dei Manalese, siciliani come il titolo lascia intuire. Prima che nelle grandi produzioni di Hollywood (da Il padrino a Quei bravi ragazzi), quindi, la mafia italiana espatriata è al centro della trama, ma si muove in questo caso non nell’ambiente delle metropoli americane, cui siamo abituati, ma in quello delle città e delle campagne d’Oltralpe. Continua a leggere “touch of modern: Il clan dei siciliani, di Henri Verneuil”

touch of modern: Dersu Uzala, di Akira Kurosawa

Dersu Uzala 01Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure è una riuscita co-produzione sovietico-giapponese. La storia fu oggetto di un film già in precedenza (1961), ma questa volta l’URSS decide di puntare in alto e affida la regia al mattatore Kurosawa, facendo centro e aggiudicandosi l’Oscar per il miglior film straniero.
La vicenda è tratta dai libri autobiografici dell’esploratore Arsen’ev, che conobbe personalmente il cacciatore indigeno Dersu e compì con lui una serie di peregrinazioni nella zona dell’estremo oriente siberiano.
Il regista giapponese per una volta si allontana dal tema a lui più congeniale, il passato feudale del suo Paese, per consegnarci un capolavoro di lirismo. Continua a leggere “touch of modern: Dersu Uzala, di Akira Kurosawa”

touch of modern: La collina dei conigli, di Martin Rosen

La collina dei conigli 01Se dovessi descrivere questo film d’animazione con un solo termine, sarebbe “disturbante”. Credo che nessuna parola possa rendere meglio l’idea della sensazione che trasmette. Sulla carta non è uno di quei prodotti animati per adulti, tipo South Park o Valzer con Bashir. Tuttavia, non so se avrei il coraggio di far vedere questa pellicola ad un bambino.

La storia, tratta da un racconto che non ho letto ma che ho inteso essere altrettanto inquietante, narra di un gruppo di conigli che devono abbandonare il luogo in cui vivono abitualmente e trovare una nuova tana. Tutto inizia con un breve prologo che riporta la leggenda di una specie di dio-coniglio o coniglio-Adamo, insomma, il capostipite, il coniglio prototipo, il mito su cui si fondano tutti i conigli. Continua a leggere “touch of modern: La collina dei conigli, di Martin Rosen”

touch of modern: La figlia di Ryan, di David Lean

lafigliadiryan4Esattamente cento anni fa nasceva in Connecticut Robert Mitchum, icona del cinema classico hollywoodiano, scomparso nel 1997 a quasi ottant’anni di età.

Volto noto di molti western (La magnifica preda, El Dorado) e film di guerra (Duello nell’Atlantico, Il giorno più lungo), Mitchum deve la sua fama ad un altro genere, il noir, che lo vide assoluto protagonista tra gli anni Quaranta e, soprattutto, Cinquanta, a metà dei quali la sua carriera conoscerà l’apice, in corrispondenza dell’interpretazione del protagonista de La morte corre sul fiume, di Charles Laughton (1955).  Continua a leggere “touch of modern: La figlia di Ryan, di David Lean”

touch of modern: Nato il quattro luglio, di Oliver Stone

nato il 4luglioDei poco più di sessanta lungometraggi che parlano della guerra in Vietnam, Born on the Fourth of July si colloca nel quartile più recente, essendo uscito sul finire del 1989, al termine di un lustro in cui si erano contati ben 24 film che affrontavano il tema del conflitto nello Stato indocinese. Lo stesso Oliver Stone, soltanto tre anni prima, aveva girato un altro film sul Vietnam, Platoon, che aveva avuto un grande successo di critica e di pubblico (oltre a vincere quattro Oscar, tra cui miglior film e miglior regia). E ne farà un altro nel 1993, Tra cielo e terra, completando quella che viene considerata una trilogia. Il regista newyorkese aveva peraltro esordito dietro la macchina da presa proprio con un cortometraggio sul Vietnam, girato nel 1971, pochi anni dopo il suo rientro da quei luoghi in cui egli stesso aveva combattuto. Continua a leggere “touch of modern: Nato il quattro luglio, di Oliver Stone”

touch of modern: Accattone, di Pier Paolo Pasolini

accattone_locandina_opereprimeL’esordio di un regista ne determina indelebilmente la cifra stilistica, anche se poi i geni sanno rinnovarsi, non hanno un luogo fisso ma percorrono instancabilmente storie e generi per finire sempre altrove. Pier Paolo Pasolini, controverso intellettuale di sinistra (della vecchia sinistra ormai estinta), esordì rappresentando il suo tòpos culturale di riferimento, le borgate romane degli anni Sessanta. C’è un legame affettivo, difficilmente spiegabile mediante concetti e ragionamenti, tra questo illustre romano d’adozione e le periferie più derelitte della capitale: è amore, è morbosa attrazione; è senso di giustizia, è fascino del marcio, poesia del degrado. Forse un mix di tutto questo, sta di fatto che già negli anni ‘50 Pasolini aveva portato alle stampe i suoi celebri romanzi sugli emarginati e i sottoproletari, Ragazzi di vita e Una vita violenta, entrambi successi editoriali di Garzanti.

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touch of modern: Manhattan, di Woody Allen

manhattan-posterNew York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata

C’è un fiore all’occhiello nella distribuzione cinematografica italiana; si chiama Il cinema ritrovato ed è un progetto a lungo termine di Cineteca Bologna iniziato nel 2013, mediante il quale vengono proiettati in sala capolavori del passato in versione finemente restaurata. Questo mese è toccato a un caposaldo del cinema metropolitano newyorkese, uno dei più grandi film usciti dalla mente di quel brillante, spiritoso, sarcastico, controverso, idiosincratico, geniale artista qual è Woody Allen. Sto parlando naturalmente del mitico Manhattan, atto d’amore verso la “city that never sleeps” con tutte le sue nevrosi da formicaio, città-simbolo dell’immaginario moderno col suo skyline profondamente americano amalgamato a scorci che hanno qualcosa di romanticamente europeo.

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touch of modern: Pulp Fiction, di Quentin Tarantino

pulp fictionCi vogliono trenta minuti, ce ne metterò dieci.

Inizio con questa citazione tratta dal frasario di Mr. Wolf perché non basterebbe un libro di 500 pagine per parlare a dovere di Pulp Fiction. E siccome un post di un blog non è sicuramente la sede adatta per dilungarsi oltre misura, proverò a fare come il personaggio interpretato da Harvey Keitel.

Cercando Pulp Fiction su Google escono fuori circa 16,5 milioni di risultati (in continuo aumento). Se si circoscrive la ricerca, inserendo le virgolette prima di Pulp e dopo Fiction, i risultati sono comunque oltre 11 milioni, segno che nel settanta per cento dei casi gli esiti della ricerca mostrano le due parole scritte assieme. Tutto ciò per dire che è molto difficile dire qualcosa di originale su Pulp Fiction, su cui è già stato detto di tutto, eppure ci proverò, in quanto lo abbiamo selezionato – quasi inevitabilmente – tra le migliori palme d’oro scelte per lo speciale dedicato alla settantesima edizione del Festival di Cannes. Continua a leggere “touch of modern: Pulp Fiction, di Quentin Tarantino”

touch of modern: Paris, Texas, di Wim Wenders

paris texas Non ricordo nemmeno che cosa è accaduto. C’è come un vuoto. Ed è un vuoto che non si può più riempire…

Un campo lungo cattura, tra le classiche guglie rocciose di un deserto americano, il puntino rosso in movimento di un cappellino da baseball. Un po’ come la Plymouth spielberghiana di Duel, quel dettaglio scarlatto staglia attirando tutta la nostra attenzione; a indossarlo è un uomo che vagabonda come sonnambulo in quel paesaggio western, un camminatore senza meta alla Forrest Gump. Lo spilungone Travis ha il completo gessato e la cravatta impolverati, la barba lunga e nera, il profilo da topo spaventato di Harry Dean Stanton. Sulle note languide di una bottleneck guitar, il regista tedesco Wim Wenders ci introduce così nel piccolo mondo periferico e desertico di Paris, Texas: si tratta per noi dell’undicesima Palma d’Oro che trattiamo nel nostro Speciale dedicato alla settantesima edizione del Festival di Cannes.

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touch of modern: Apocalypse Now, di Francis Ford Coppola

Apocalypse Now 01“L’orrore… L’orrore!”

Prosegue il nostro speciale dedicato ai 70 anni del Festival di Cannes, con Apocalypse Now. Il film si aggiudicò la Palma d’oro alla 32° edizione ma, oltre a questo, guadagnò un posto nell’Olimpo del cinema di guerra con la sua visione spietata, grottesca, a tratti surreale del conflitto in Vietnam. La storia è ispirata a quella del romanzo “Cuore di tenebra”, di Joseph Conrad ma, a parte l’idea di base e qualche frase sparsa, prende una strada tutta sua.

Commentare e soprattutto analizzare un film come questo, su cui si è detto di tutto, sarebbe velleitario. Mi limiterò a fare una carrellata di osservazioni e ricordi. Il tema, per chi non lo conoscesse? In due righe: il capitano Willard (Martin Sheen) viene incaricato di trovare il colonnello Kurtz, sparito misteriosamente nella jungla del Vietnam durante la guerra.  Continua a leggere “touch of modern: Apocalypse Now, di Francis Ford Coppola”