touch of modern: Cani arrabbiati, di Mario Bava

caniarrabbiati_locandinaUna eterna maledizione stabilisce che molti grandi artisti debbano venir compresi solo dopo, da morti. Un altro adagio ancora più antico recita che nemo propheta in patria. Insomma il geniale effettista, direttore della fotografia e provetto regista Mario Bava le ha provate tutte per accontentare la severa critica italiana, ma ha sempre trovato più sopracciglia alzate che applausi. Oggi, grazie a una riesumazione globale e massiva del cinema di genere da parte della cinefilia più militante, perorata da potentissimi tycoon del calibro di Quentin Tarantino, lui come numerosi altri prìncipi del cinema di serie B è stato assurto al rango di vero e proprio oggetto di culto.

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touch of modern: Nuovo Cinema Paradiso, di Giuseppe Tornatore

nuovo cinema paradisoCorreva l’anno 1988, alla tivù catodica davano ancora gli spot della Standa e trasmettevano OK, il prezzo è giusto!. Il cinema italiano galleggiava, tenuto sveglio dalle mitiche sberle di Bud Spencer e Terence Hill, dal trasformismo comico di Carlo Verdone e ben poco altro sopra le melme del trash più avvilente. In questo nostrano grigiore usciva, schiacciato tra i successi di botteghino americani de Una pallottola spuntata e Chi ha incastrato Roger Rabbit?, un fiorellino di nostalgia intitolato Nuovo Cinema Paradiso, diretto dal giovane rampante Giuseppe Tornatore. Sulle prime fu un flop clamoroso, colpevole anche la durata di 155 minuti; ci pensò in seguito Franco Cristaldi, produttore più che avveduto, a rendere il boccone più digeribile  confezionandolo per i festival con una versione di 123 minuti. E fu trionfo.

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touch of modern: L’ultimo spettacolo, di Peter Bogdanovich

ben johnsonCi sono attori che rappresentano la quintessenza di un cinema che ormai non esiste più, fatto di volti segnati dal tempo e intrisi di umana dignità.

A cinquant’anni di età Ben Johnson prendeva parte ad una pietra miliare del genere western come Il mucchio selvaggio e il suo viso era quello di un autentico protagonista dell’epoca della frontiera. A vederlo, gli avresti dato almeno dieci anni in più, non come quei cinquantenni di oggi che arrivano a quell’età da fighetti imbalsamati e ritoccati. Una generazione, quella di Johnson, oggigiorno (ahimé) per lo più dimenticata. Di quelli che facevano la gavetta e che si conquistavano il posto a suon di cadute da cavallo e giornate passate sotto il sole cocente.

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touch of modern: The Elephant Man, di David Lynch

the elephant man 1Al suo secondo lungometraggio David Lynch porta sul grande schermo la storia vera (con qualche licenza) di John Merrick, chiamato l’uomo elefante per le orribili deformazioni fisiche che lo rendono un essere ripugnante alla visione: la neurofibromatosi da cui è affetto gli ha infatti causato l’insorgenza di alcune grosse escrescenze tumorali sul cranio, sulla schiena e in altre parti del corpo.

Il dottor Frederick Treves, medico del London Hospital, lo sottrae allo sfruttamento circense da parte del cinico Bytes, facendolo ricoverare nella sua struttura. Ma ben presto lo stesso medico si renderà conto che la condizione di John agli occhi della gente non è cambiata per nulla: da attrazione per il popolo, John si è infatti soltanto trasformato in argomento di discussione della classe borghese della Londra vittoriana, affetta da un perbenismo ipocrita cui solo qualche raro illuminato sfugge con sincerità (tra questi l’attrice teatrale Kendal, interpretata da Anne Bancroft).  Continua a leggere “touch of modern: The Elephant Man, di David Lynch”

touch of modern: Bande à part, di Jean-Luc Godard

bande a part 1Il settimo lungometraggio di Jean-Luc Godard – uscito in patria nel 1964 e apparso in qualche sala italiana in quello stesso periodo con lo strambo nome di Separato magnetico – è di recente tornato nei cinema italiani, oltre cinquant’anni dopo la premiere, in versione restaurata in lingua originale con sottotitoli (e il fatto che a un mese di distanza da qualche parte sia ancora proiettato è sicuramente una bella notizia). È il film successivo ad un capolavoro come Il disprezzo, il che può spiegare sia la pigrizia nella distribuzione italica di quel tempo, sia il fatto che Godard stesso nutrisse un certo disappunto verso questa sua opera, da egli ritenuta sostanzialmente non riuscita.

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touch of modern: Il laureato, di Mike Nichols

il laureatoIl 21 dicembre del 1967, esattamente cinquant’anni fa, si teneva a New York, presso il Coronet sulla Third Avenue e il Lincoln Art Theater su Broadway, la premiere del film The Graduate, uscito il giorno successivo nel resto del Paese e che arriverà in Italia soltanto nel settembre del 1968.

Capostipite (insieme a Gangster Story di Arthur Penn) della New Hollywood, la corrente che farà rinascere il cinema americano dopo il declino dell’età classica, Il laureato è una pellicola inaspettatamente rivoluzionaria, che a mezzo secolo dalla sua uscita conserva ancora un’insolita freschezza.

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touch of modern: Il clan dei siciliani, di Henri Verneuil

Il clan dei siciliani 01Non nutro un grande interesse per il poliziesco francese e fino a qualche anno fa anche il “crime film” mi faceva storcere il naso, nondimeno con il tempo ho iniziato ad approcciarmi al genere e così sono giunto a questa pellicola d’epoca, tratta da un romanzo di Auguste Le Breton.

Protagonista è un criminale francese, Roger Sartet, interpretato dal sempre bel pischello Alain Delon. Un bel giorno si intrufola nel potente clan malavitoso dei Manalese, siciliani come il titolo lascia intuire. Prima che nelle grandi produzioni di Hollywood (da Il padrino a Quei bravi ragazzi), quindi, la mafia italiana espatriata è al centro della trama, ma si muove in questo caso non nell’ambiente delle metropoli americane, cui siamo abituati, ma in quello delle città e delle campagne d’Oltralpe. Continua a leggere “touch of modern: Il clan dei siciliani, di Henri Verneuil”

touch of modern: Dersu Uzala, di Akira Kurosawa

Dersu Uzala 01Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure è una riuscita co-produzione sovietico-giapponese. La storia fu oggetto di un film già in precedenza (1961), ma questa volta l’URSS decide di puntare in alto e affida la regia al mattatore Kurosawa, facendo centro e aggiudicandosi l’Oscar per il miglior film straniero.
La vicenda è tratta dai libri autobiografici dell’esploratore Arsen’ev, che conobbe personalmente il cacciatore indigeno Dersu e compì con lui una serie di peregrinazioni nella zona dell’estremo oriente siberiano.
Il regista giapponese per una volta si allontana dal tema a lui più congeniale, il passato feudale del suo Paese, per consegnarci un capolavoro di lirismo. Continua a leggere “touch of modern: Dersu Uzala, di Akira Kurosawa”

touch of modern: La collina dei conigli, di Martin Rosen

La collina dei conigli 01Se dovessi descrivere questo film d’animazione con un solo termine, sarebbe “disturbante”. Credo che nessuna parola possa rendere meglio l’idea della sensazione che trasmette. Sulla carta non è uno di quei prodotti animati per adulti, tipo South Park o Valzer con Bashir. Tuttavia, non so se avrei il coraggio di far vedere questa pellicola ad un bambino.

La storia, tratta da un racconto che non ho letto ma che ho inteso essere altrettanto inquietante, narra di un gruppo di conigli che devono abbandonare il luogo in cui vivono abitualmente e trovare una nuova tana. Tutto inizia con un breve prologo che riporta la leggenda di una specie di dio-coniglio o coniglio-Adamo, insomma, il capostipite, il coniglio prototipo, il mito su cui si fondano tutti i conigli. Continua a leggere “touch of modern: La collina dei conigli, di Martin Rosen”