touch of modern: Matrix, dei fratelli Wachowski (un bilancio, a vent’anni dall’uscita)

[Diamo il benvenuto ad Andrea Coco, che da oggi si unisce alla comunità di autori di questo blog collettivo. Andrea ha un interesse particolare per l’home video, con riferimento al quale cura una rubrica sul sito del critico cinematografico Professor Valerio Caprara. Il suo primo articolo scritto per questo blog tratta un’opera di cui si è già parlato, su queste pagine, in occasione della top 20 dedicata al genere fantascienza che abbiamo redatto l’anno scorso. Tuttavia, la vedremo oggi sotto un profilo diverso, tracciando una sorta di bilancio di un film che quest’anno ha compiuto i vent’anni dall’uscita nelle sale. Buona lettura.]

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touch of modern: Un uomo da marciapiede, di John Schlesinger

Premiato con tre oscar di peso (miglior film, regia e sceneggiatura non originale), Midnight cowboy è un film a suo modo epocale, una delle pellicole che diedero il via all’esperienza della New Hollywood, la corrente che rivoluzionò il cinema americano tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Coevo del più celebre e celebrato Easy Rider, i due film apparirono sul grande schermo a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro: il 12 maggio del 1969 l’opera di Dennis Hopper sbarcava a Cannes, tra le pellicole in concorso; tredici giorni dopo, il 25 maggio dello stesso anno, esattamente cinquant’anni fa, si teneva a New York City la premiere di Midnight Cowboy.

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touch of modern: Easy Rider, di Dennis Hopper

Esattamente cinquant’anni fa, il 12 maggio del 1969, al ventiduesimo Festival di Cannes veniva presentato Easy Rider, quello che diventerà il road movie per eccellenza, un film assolutamente rivoluzionario ed epocale.

Se molti fanno risalire la nascita della Nuova Hollywood ai precedenti Il laureato e Gangster story, con Easy Rider si cancella quanto meno qualsiasi dubbio sul fatto che il cinema americano sia profondamente cambiato e che sul classicismo hollywoodiano si sia definitivamente abbassata la saracinesca.

Il viaggio on the road dei due protagonisti, su quei chopper che hanno fatto epoca, è compiuto verso est (dalla California alla Florida), anziché verso ovest, chiudendo così emblematicamente la tradizione del western e dei pionieri.

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touch of modern: Omicidio a luci rosse, di Brian De Palma

Febbraio è stato il mese degli Oscar, ma è stato – almeno nella blogosfera – anche il mese del doppio per un’iniziativa lanciata dal blog Letture Pericolose e ripresa, tra gli altri, da nonquelmarlowe, Il Zinefilo e Cinecivetta. Sì, ok, febbraio è finito, ma qui si era impegnati con gli Oscar e comunque – come è giustamente stato fatto notare – perché non raddoppiare il mese del doppio?

Quando si pensa al tema del doppio nel mondo del cinema non può non venire in mente Hitchcock, ma anche – e forse soprattutto – non può non venire in mente Brian De Palma, uno che di Hitchcock era discepolo fedele, uno che sul tema del doppio ci ha costruito mezza carriera. Tra i film dedicati dal regista di origine italiana a questo tema non può non emergere quella che è anche una delle sue opere più interessanti, Omicidio a luci rosse.

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touch of modern: Cani arrabbiati, di Mario Bava

caniarrabbiati_locandinaUna eterna maledizione stabilisce che molti grandi artisti debbano venir compresi solo dopo, da morti. Un altro adagio ancora più antico recita che nemo propheta in patria. Insomma il geniale effettista, direttore della fotografia e provetto regista Mario Bava le ha provate tutte per accontentare la severa critica italiana, ma ha sempre trovato più sopracciglia alzate che applausi. Oggi, grazie a una riesumazione globale e massiva del cinema di genere da parte della cinefilia più militante, perorata da potentissimi tycoon del calibro di Quentin Tarantino, lui come numerosi altri prìncipi del cinema di serie B è stato assurto al rango di vero e proprio oggetto di culto.

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touch of modern: Nuovo Cinema Paradiso, di Giuseppe Tornatore

nuovo cinema paradisoCorreva l’anno 1988, alla tivù catodica davano ancora gli spot della Standa e trasmettevano OK, il prezzo è giusto!. Il cinema italiano galleggiava, tenuto sveglio dalle mitiche sberle di Bud Spencer e Terence Hill, dal trasformismo comico di Carlo Verdone e ben poco altro sopra le melme del trash più avvilente. In questo nostrano grigiore usciva, schiacciato tra i successi di botteghino americani de Una pallottola spuntata e Chi ha incastrato Roger Rabbit?, un fiorellino di nostalgia intitolato Nuovo Cinema Paradiso, diretto dal giovane rampante Giuseppe Tornatore. Sulle prime fu un flop clamoroso, colpevole anche la durata di 155 minuti; ci pensò in seguito Franco Cristaldi, produttore più che avveduto, a rendere il boccone più digeribile  confezionandolo per i festival con una versione di 123 minuti. E fu trionfo.

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touch of modern: L’ultimo spettacolo, di Peter Bogdanovich

ben johnsonCi sono attori che rappresentano la quintessenza di un cinema che ormai non esiste più, fatto di volti segnati dal tempo e intrisi di umana dignità.

A cinquant’anni di età Ben Johnson prendeva parte ad una pietra miliare del genere western come Il mucchio selvaggio e il suo viso era quello di un autentico protagonista dell’epoca della frontiera. A vederlo, gli avresti dato almeno dieci anni in più, non come quei cinquantenni di oggi che arrivano a quell’età da fighetti imbalsamati e ritoccati. Una generazione, quella di Johnson, oggigiorno (ahimé) per lo più dimenticata. Di quelli che facevano la gavetta e che si conquistavano il posto a suon di cadute da cavallo e giornate passate sotto il sole cocente.

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touch of modern: The Elephant Man, di David Lynch

the elephant man 1Al suo secondo lungometraggio David Lynch porta sul grande schermo la storia vera (con qualche licenza) di John Merrick, chiamato l’uomo elefante per le orribili deformazioni fisiche che lo rendono un essere ripugnante alla visione: la neurofibromatosi da cui è affetto gli ha infatti causato l’insorgenza di alcune grosse escrescenze tumorali sul cranio, sulla schiena e in altre parti del corpo.

Il dottor Frederick Treves, medico del London Hospital, lo sottrae allo sfruttamento circense da parte del cinico Bytes, facendolo ricoverare nella sua struttura. Ma ben presto lo stesso medico si renderà conto che la condizione di John agli occhi della gente non è cambiata per nulla: da attrazione per il popolo, John si è infatti soltanto trasformato in argomento di discussione della classe borghese della Londra vittoriana, affetta da un perbenismo ipocrita cui solo qualche raro illuminato sfugge con sincerità (tra questi l’attrice teatrale Kendal, interpretata da Anne Bancroft).  Continua a leggere “touch of modern: The Elephant Man, di David Lynch”

touch of modern: Bande à part, di Jean-Luc Godard

bande a part 1Il settimo lungometraggio di Jean-Luc Godard – uscito in patria nel 1964 e apparso in qualche sala italiana in quello stesso periodo con lo strambo nome di Separato magnetico – è di recente tornato nei cinema italiani, oltre cinquant’anni dopo la premiere, in versione restaurata in lingua originale con sottotitoli (e il fatto che a un mese di distanza da qualche parte sia ancora proiettato è sicuramente una bella notizia). È il film successivo ad un capolavoro come Il disprezzo, il che può spiegare sia la pigrizia nella distribuzione italica di quel tempo, sia il fatto che Godard stesso nutrisse un certo disappunto verso questa sua opera, da egli ritenuta sostanzialmente non riuscita.

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