books about movies: The Dark Side, di Paolo Braga, Giulia Cavazza, Armando Fumagalli

Nei film, al cinema e in televisione, i personaggi principali si dividono in Eroi (i buoni) e Antagonisti (i cattivi). I primi vincono, mentre i secondi sono destinati a perdere. I buoni sono belli, i cattivi invece brutti (in tutti i sensi). O così è stato nell’immaginario collettivo fino a non molto tempo fa. Perché in questi ultimi decenni nelle produzioni cinetelevisive i “cattivi” hanno oramai conquistato uno spazio tutto loro, una pari dignità letteraria. In un certo senso hanno vinto, perché sono bravi quanto i loro avversari, altrettanto simpatici e dotati (ebbene sì!) di una morale altrettanto valida.

Questo libro, The Dark Side, pubblicato dalla casa editrice Dino Audino, vuole raccontare come la sfera del negativo abbia conquistato un crescente spazio nella sceneggiatura cinematografica e televisiva, fino a ribaltare uno scenario consolidato. Un saggio che ha colmato un vuoto editoriale lasciato dai principali manuali di storytelling, che all’argomento hanno dedicato pochissimo spazio.

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touch of modern: Una poltrona per due, di John Landis

Ci sono tre cose che non mancano mai la sera della Vigilia di Natale: la cena, i regali e il film Una poltrona per due. Ebbene sì, il celebre lungometraggio è diventato, da tempo, un appuntamento televisivo fisso, un rito al quale non ci si può sottrarre, perché “fa Natale” come il Presepe e l’Albero, i panettoni e i torroni. Un appuntamento giunto alla sua trentesima ricorrenza: la sera della vigilia del 1989 Italia 1 lo trasmette per la prima volta, riproponendolo negli anni a seguire in modo costante.

Parlare del film è, quindi, una cosa quasi inutile, perché così conosciuto e famoso da avere persino una pagina Facebook “Quanti giorni mancano a Una poltrona per due” dove il countdown inizia con largo anticipo, già un anno prima, scandito e accompagnato dai commenti dei followers. Semmai, quello che desidero evidenziare in queste poche righe sono solo alcuni dei motivi che potrebbero spingere lo spettatore a vedere per l’ennesima volta quest’opera. Senza annoiarsi.

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books about movies: Mr. Laurel & Mr. Hardy, di John McCabe

Ancora oggi sono la coppia comica più famosa tra gli attori della slapstick comedy, quelli che più di tutti non solo non hanno avuto problemi con l’avvento del cinema sonoro – come è stato, ad esempio, per Buster Keaton – ma, anzi, ne hanno guadagnato in popolarità e carica umoristica. Stiamo parlando di Stan Laurel e Oliver Hardy, meglio noti in Italia come Stanlio e Ollio.

Eppure, nel nostro Paese sono tanto famosi per le loro opere quanto misconosciuti sotto il profilo umano e professionale, almeno fino all’uscita in Italia di questa biografia, pubblicata da Sagoma Editore e scritta da John McCabe.

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touch of modern: Vacanze di Natale, di Carlo Vanzina

Esistono film che, a prescindere dai meriti strettamente artistici, riescono a rappresentare alla perfezione un’epoca, un modo di essere. E tra questi Vacanze di Natale centra alla perfezione l’obiettivo: raffigurare sul grande schermo i magnifici anni Ottanta.

Questo non vuol dire che il decennio più controverso, tra quelli a noi vicini, sia rappresentato soltanto da ciò che si vede nel lungometraggio, ma che il film ha saputo ben raffigurare un certo spirito dell’epoca: ciò che alcuni volevano essere (e ci sono riusciti), altri avrebbero voluto essere (e non ce l’hanno fatta) o altri ancora avrebbero voluto che noi fossimo.

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Approfondimento: Blade Runner, un bilancio

[Da qualche giorno a questa parte, precisamente dallo scorso 21 novembre, possiamo dire che il futuro descritto in Blade Runner – il capolavoro di fantascienza diretto da Ridley Scott, uscito nelle sale nel lontano 1982 – non è più tale. Non è più futuro. Le vicende del film si svolgevano, infatti, il 20 novembre del 2019, una data ormai ineluttabilmente superata. E che è dunque diventata passato. L’occasione è ghiotta per cercare di stilare un bilancio di un’opera che ha cambiato il cinema di fantascienza. E per vedere come il mondo di oggi sia più o meno vicino a quello descritto dal genio visionario di Philip K. Dick e Ridley Scott.]

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contemporary stuff: La fabbrica di cioccolato, di Tim Burton

Esistono dei film che tengono lo spettatore desto, in tensione ad essere precisi, dall’inizio alla fine della proiezione. E senza che sia versata una goccia di sangue o sparse frattaglie per terra.

Non si tratta, necessariamente, di un film horror, dove lo spettatore si aspetta di restare sveglio e in tensione, magari ad occhi soc-chiusi dalla paura.

Si tratta, piuttosto, di opere che vanno a colpire in modo subdolo lo spettatore, il quale non si rilassa, non si distende sulla poltrona del cinema o di casa per godersi lo spettacolo.

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touch of modern: Barbarella, di Roger Vadim

La scena d’apertura è di quelle che non si dimenticano facilmente: uno spogliarello a gravità zero all’interno di una navicella spaziale. Ma niente di cui preoccuparsi, perché, non a caso, i titoli di testa del film coprivano qualsiasi dettaglio scabroso. E nessuno si è lamentato nel vedere un’esplosiva Jane Fonda interpretare la trasposizione cinematografica della celebre eroina sexy Barbarella, protagonista di un fumetto di fantascienza, creato dal francese Jean-Claude Forest e pubblicato per la prima volta nel 1962 sulla pruriginosa rivista V-Magazine. Il successo della striscia è arrivato quasi subito, grazie a un felice connubio tra un disegno ben curato e le avventure ambientate in un futuro lontano anni luce per quanto riguarda situazioni e costumi sessuali. E di lì a pochi anni sarebbe giunta la realizzazione del film, uscito in Italia il 22 ottobre 1968, una co-produzione italo-francese realizzata da Dino De Laurentiis e diretta da Roger Vadim.

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contemporary stuff: Hunger Games, di Gary Ross (un approfondimento)

Esistono film che, per svariati motivi, non vengono compresi appieno. Non sto parlando di fraintendimenti evidenti, ma di temi che attraversano l’opera e non sono colti dalla critica o dal pubblico. Qualcosa che sfugge perché chi ha realizzato il film ha scelto di lasciarli sottotraccia, perché l’attenzione degli spettatori è catturata da argomenti più evidenti e chi doveva farli notare, la critica, non li ha colti, più o meno involontariamente.

Un esempio “storico” è Mary Poppins. La gagliarda tata, impersonata da una splendida Julie Andrews, è quanto di più singolare ci possa essere in una Londra imperiale: frequenta emarginati, persone anticonvenzionali e ha una visione molto critica del capitalismo finanziario.

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touch of modern: Matrix, dei fratelli Wachowski (un bilancio, a vent’anni dall’uscita)

[Diamo il benvenuto ad Andrea Coco, che da oggi si unisce alla comunità di autori di questo blog collettivo. Andrea ha un interesse particolare per l’home video, con riferimento al quale cura una rubrica sul sito del critico cinematografico Professor Valerio Caprara. Il suo primo articolo scritto per questo blog tratta un’opera di cui si è già parlato, su queste pagine, in occasione della top 20 dedicata al genere fantascienza che abbiamo redatto l’anno scorso. Tuttavia, la vedremo oggi sotto un profilo diverso, tracciando una sorta di bilancio di un film che quest’anno ha compiuto i vent’anni dall’uscita nelle sale. Buona lettura.]

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