Quell’assurda decina: #5 – Piccoli omicidi, di Alan Arkin

piccoli omicidi 2La commedia fu un genere poco battuto dagli autori della New Hollywood, un po’ perché predominavano i toni disillusi e tragici del dramma, un po’ perché nell’età classica il genere aveva raggiunto vette con cui difficilmente ci si poteva confrontare. Eppure anche nella commedia sussistevano i margini per portare un po’ d’innovazione, come fece Alan Arkin adattando un’opera teatrale di Jules Feiffer, la quale, presentata a Broadway una prima volta, aveva avuto un’accoglienza a dir poco tiepida, salvo poi essere riproposta, dopo l’iniziale rigetto, in seguito al successo nei teatri d’oltreoceano.

Piccoli omicidi è una black comedy surreale e grottesca che prende di mira la società americana e la violenza nelle metropoli. Fin dall’inizio assistiamo al pestaggio (per la maggior parte fuori campo) del protagonista Alfred da parte di teppistelli che lo provocano mentre sta svolgendo il suo lavoro di fotografo (di escrementi, come si verrà a sapere in seguito).

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Quell’assurda decina: #2 – Swiss Army Man – Un Amico Multiuso, di Daniel Kwan e Daniel Scheinert

53561Il cinema indipendente riserva sempre molte sorprese, soprattutto se si cercano titoli bizzarri, surreali o, comunque, lontani dalle solite logiche di marketing della grande distribuzione hollywoodiana. Swiss Army Man non è certamente il più estremo del gruppo, ma unisce un soggetto quantomeno atipico a una messinscena tanto sontuosa quanto divertita e goliardica che lo rende un piccolo gioiello da riscoprire; non è neanche male che, per una volta, abbia fatto sembrare Daniel Radcliffe un buon attore.

Presentato al Sundance nel 2016, dove ha spiccato per singolarità e originalità, il film racconta la storia di Hank (Paul Dano), che, disperso su un’isola deserta, medita il suicidio per non morire lentamente di inedia. A salvarlo è Manny, il cadavere di un ragazzo che la risacca porta a riva e che si dimostra straordinariamente utile: manipolando il suo corpo, infatti, Hank riesce a trovare un modo per sopravvivere, mentre il suo attaccamento alla vita rianima lentamente anche Manny, che riscopre cosa significhi essere vivi.

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Al cinema: Venom, di Ruben Fleischer

54617Con il panorama cinematografico sempre più invaso da supereroi fagocitati in continuity sempre più lunghe e affollate, è rinfrescante, quasi, trovare un prodotto che non sia legato ad altre decine di film masi mantenga perfettamente in piedi da solo. Al tempo stesso, è quasi palpabile il panico dei produttori, che vedono sempre più assottigliarsi il numero di eroi di cui ancora non esiste una trasposizione filmica; in preda a delirio creativo compulsivo, ecco quindi rispolverare il personaggio di Venom, già sfruttato al cinema nel 2007 come villain del controverso Spider-Man 3 di Sam Raimi e ora protagonista di un film tutto suo. Giunti a questo punto, però, il pubblico è piuttosto smaliziato, per cui una decisione urgeva di essere presa: seguire il modello spensierato del Marvel Cinematic Universe, o aderire a quello più sofferto inaugurato l’anno scorso con Logan? La risposta sembrava ovvia, dal momento che il protagonista è un antieroe, per tacere della sua natura mostruosa, ma Ruben Fleischer ci prende tutti contropiede realizzando una commedia. Go figure.

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Al cinema: La profezia dell’armadillo, di Emanuele Scaringi

armadillo 1Dove sono finiti tutti i fan di Zerocalcare? Il primo film tratto da un’opera del celebre e celebrato fumettista aretino aveva generato grosse aspettative e prometteva di fare il botto nelle sale, esattamente come accade in libreria per ogni nuova graphic novel di Michele Rech in arte Zerocalcare. Nulla di tutto ciò è avvenuto: nel primo weekend La profezia dell’armadillo non è arrivato nemmeno a 150.000 euro di incassi, pur essendo stato proiettato in quasi 180 sale (il che vuol dire poco più di 800 euro di media-sala, un risultato assolutamente deludente per un film di richiamo nei primi giorni dall’uscita). Nella seconda settimana il film non è andato meglio, facendo lievitare i ricavi complessivi a poco più di 250.000 euro. Insomma, la Fandango di Procacci con La profezia dell’armadillo sembra aver fatto un clamoroso buco nell’acqua.

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Al cinema: Gli Incredibili 2, di Brad Bird

54507C’è voluto il suo tempo, ma alla fine lo abbiamo avuto! Dopo aver atteso pazientemente che la Pixar smettesse di dare seguiti e cercare di creare franchise (raramente proseguite oltre un secondo, deludente, capitolo) da storie già perfettamente concluse, finalmente abbiamo sentita la notizia che stavamo aspettando: Gli Incredibili, uno dei pochi a prestarsi effettivamente a una serializzazione anche in virtù del suo finale aperto, avrebbe avuto un sequel. L’eccitazione è stata tanta, e così anche la preoccupazione: dopotutto si sarebbe trattato di proseguire una storia rimasta ferma per ben 14 anni, una storia, tra l’altro, molto ben scritta e interessante oltre che divertente. Oggi possiamo dire che Gli Incredibili 2 è assolutamente all’altezza del primo capitolo, riuscendo, forse, addirittura a superarlo sotto alcuni aspetti.

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contemporary stuff: A proposito di Schmidt, di Alexander Payne

about schmidt 3Mescolare dramma (umano) e commedia non è mai semplice. Ci sono le black comedy piuttosto che le commedie agrodolci, ma ci sono anche dei veri e propri ibridi, come quest’opera di Alexander Payne, vero esperto nel trattare soggetti altrui traendone sceneggiature non originali di grande spessore, come dimostrano i due Oscar vinti proprio in questa categoria (non però per About Schmidt, per il quale Payne si aggiudica – insieme a Jim Taylor – il Golden Globe per la miglior sceneggiatura).

Nel caso di questo suo terzo lungometraggio, il regista-sceneggiatore di Omaha si basa sul romanzo omonimo di Louis Begley, dipingendo un affresco crudo e diretto del fallimento della classe media americana, quella che si crogiola nel mito della produttività e della villetta con giardino, ma che quando giunge il momento dello showdown, della resa dei conti esistenziale, manifesta tutta la propria povertà sostanziale.

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Speciale Venezia 75: Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, di Roy Andersson

locandinaUna sorta di fissità riflessiva si aggira per l’Europa: c’è un filo ma è abbastanza esile, e sono le peripezie di due tizi, venditori di scherzi con l’esplicito intento di far sorridere la gente, soprattutto denti da vampiro, sacchetti delle risate e una maschera orribile. Anche extralunghi eh. I due sono triiiiisti, venditori porta a porta, che bisticciano e tornano ricorsivamente, vivono in un triiiste affittacamere per persone sole e non vendono mai una cippa. I quadri sono fissi, composti in maniera rigorosa assai e pittorica, la telecamera inquadra 39 (non le ho contate) scenette d’autore, di diverso peso e durata: le prime sulla morte, ma oltre a loro ci sono l’insegnante di tango e il suo prediletto che le leva le mani di dosso, entrambi tornano sullo sfondo di un’altra scena, e poi il capitano di marina che non trova il suo appuntamento, e ben due scene spaziali (no nel senso di 2001 eh), nell’andirivieni temporale: quella alla locanda di Lotte la zoppa di Goteborg (un bacio per un bicchierino) e soprattutto quella di Carlo XII di Svezia, che entra in un bar (splash) di periferia, finestroni larghi, slot machine e fuori tralicci e fabbriche abbandonate. Passa l’esercito dell’800, diretto alla guerra contro la Russia, gli astanti sono perplessi, per 6 minuti scorrono reparti di soldati fuori dalla vetrina.

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Speciale Venezia 75: Gloria – Una Notte d’Estate, di John Cassavetes

immIl decennio più pop della nostra storia moderna si inaugura, alla Mostra di Venezia, con la premiazione di un film decisamente particolare, diviso tra l’intrattenimento e il prodotto autoriale, tra la commedia e il dramma di denuncia. John Cassavetes dirige per l’ennesima volta la moglie Gena Rowlands in un buddie movie sui generis, con una coppia assolutamente disfunzionale costretta a fuggire rocambolescamente tra le vie di una New York malfamata e ben lontana dallo splendore del sogno americano; un soggetto non troppo originale, in realtà, ma trattato in modo tale da rendere Gloria – Una Notte d’Estate una storia ancora fresca e interessante grazie alla brillante sceneggiatura e all’atmosfera divisa tra un disincantato realismo e un fiabesco di stampo quasi disneyano.

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Al cinema: L’Isola dei Cani, di Wes Anderson

isola_cani_locWes Anderson è arrabbiato. Ma non irritato, proprio furioso come una pantera e pronto a fare del male fisico, se ne avesse la possibilità. Per fortuna, però, è un artista, e riesce a incanalare in modo costruttivo questa animosità nel suo lavoro, producendo un film altrettanto arrabbiato e disilluso che segna un notevole passo avanti all’interno del suo già notevole personale percorso artistico. L’Isola dei Cani (Isle of Dogs) allarga enormemente lo sguardo del regista, che si allontana dai microcosmi disfunzionali che aveva messo in scena nelle sue opere precedenti per parlare di un mondo globale che va alla deriva attraverso una fiaba.

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