contemporary stuff: Free Solo, di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi

Può un documentario rivelarsi contemporaneamente uno dei thriller più intensi mai proiettati sul grande schermo? Sì, se racconta la vita e le avventure di Alex Honnold, arrampicatore e alpinista californiano divenuto famoso a livello globale dopo aver scalato in Free Solo la parete di El Capitan, nel Parco nazionale di Yosemite, il 3 giugno del 2017.

Free Solo documenta la preparazione e il compimento di quella storica ascesa, un’impresa folle già solo per il fatto di essere potenzialmente fatale. Nel Free Solo, del resto, non c’è margine di errore. L’arrampicata avviene senza l’ausilio di corde o imbragature, con le sole scarpette e il sacchetto porta magnesite allacciato attorno alla vita.

Alcuni passaggi sono di enorme difficoltà, con le dita delle mani o le punte dei piedi che si ancorano su frammenti di roccia di pochi centimetri.

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Su Netflix: The Last Man on the Moon, di Mark Craig (recensione espresso)

In un mondo che celebra soltanto i primi, una volta tanto è bene fermarsi ad ascoltare gli ultimi, pur quando si tratta degli ultimi tra i primi.

The Last Man on the Moon è un documentario che racconta la storia dell’ultimo uomo che calpestò il suolo lunare, nel lontano 1972, a conclusione del programma Apollo, che tre anni prima aveva portato il primo uomo sul satellite terrestre. Ma se del primo tutti conosciamo il nome, difficile trovare qualcuno che sappia chi sia stato il Last Man on the Moon.

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Al cinema: Santiago, Italia, di Nanni Moretti

Io non sono imparziale.

Sono tra le poche parole che pronuncia Nanni Moretti in questo suo ultimo lungometraggio, un documentario che racconta del golpe in Cile del 1973. O, almeno, sono le poche parole che pronuncia se si escludono le domande rivolte dal regista a coloro che hanno vissuto sulla propria pelle quei drammatici eventi.

La macchina da presa, fino a quel momento impegnata ad inquadrare frontalmente gli intervistati in piano medio, si sposta perpendicolarmente mostrando il faccia a faccia – improvvisamente carico di tensione – tra il regista e un militare cileno internato in un carcere, ove sta scontando una condanna proprio per quei fatti.

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Al cinema: Funeralopolis – A Suburban Portrait, di Alessandro Redaelli

locandinaDunque. Io ero in questo cinema che attendevo di entrare, e cominciano ad arrivare punkabbestia, o non so che, ma tanto io mi metto davanti, e c’è un preciso momento in cui ho avuto l’impressione di trovarmi in prima fila solo (oh, aver gente accanto al cinema è insopportabile dai), con dietro tutte file di punkabbestia, o non so che. Il film è una specie di documentario, o non so che, il regista ha seguito per un anno e mezzo le vite di Vash(ish) e Felce.

Vash e Felce sono due rapper horrorcore, che non so cosa sia, direi una roba con barre del tipo vado a puttane/ti stupro il cane, mondo rapina/con l’eroina di Bresso, cioè no dico dai, Bresso, archetipica località dell’infinito (e infinitamente brutto) hinterland milanese (ciao a tutti quelli che leggono dall’hinterland milanese, vi si lovva), palazzoni popolari e disagio.

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Al cinema: Visages, villages, di JR e Agnès Varda

locandinapg1Ci sono una vecchia hippie, vestita arlecchinata e con un curioso caschetto bicromato, e uno che sembra Samuel dei Subsonica, paglietta hipster + occhiali da sole a celare lo sguardo, che si incontrano. Insieme, creano  un malefico ircocervo, L’HIPPIESTER! No 😦 Elencano anzi dapprincipio luoghi e modi in cui NON si incontrarono. Lei è Agnès Varda (89 yo), matriarca della nouvelle vague (sul manuale di storia del cinema Rondolino diceva che è iniziato tutto con Cléo de 5 à 7); una che montava con Resnais, tirava di coca con Godard (ahaha, no non credo) di cui comunque era best friend, e non solo JLG ma anche un sacco d’altri. Lui non canta Discoteca labirinto ma è JR (34 yo), fotografo di strada franco-tunisino che monta ritratti formato gigantografia sui muri vuoti delle città. Continua a leggere “Al cinema: Visages, villages, di JR e Agnès Varda”

Al cinema: Safari, di Ulrich Seidl

locandina1Una coppia di teutociccioni anzianotti si spalma crema sotto un sole africano, e posa di fronte all’occhio della camera. Siamo in I guess Namibia, i due fanno parte di un gruppo di turisti cacciatori, coppie, giovani, vecchi, famiglie. Pagano un botto, siamo austriaci danarosi, per essere portati dalle guide del posto in prossimità delle prede, leoni, gnu, zebre, nomi-di-bestie-che-ignoro, impala, tutto e tutti con un listino prezzi, poi prendersi tutto il tempo che serve per mirare e PAM! Da vicino si seguono le fasi della caccia, varie battute, il rituale dei complimenti dopo e della messinscena del cadavere dell’animale, la testa alzata e rivolta all’obiettivo per la foto ricordo insieme al sorriso dell’uccisore.

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Confronti: In Guns We Trust, l’America e le armi in Michael Moore e Gus Van Sant

American-Flag-GunsLa strage di Las Vegas di due settimane fa ha riportato sotto i riflettori, per l’ennesima volta, il tema del possesso e della circolazione delle armi negli Stati Uniti d’America. Il killer, Stephen Paddock, un pensionato di 64 anni, ha esploso centinaia di colpi da una suite del Mandalay Bay che aveva deliberatamente prenotato per avere un’area di tiro perfetta sul concerto di musica country che si stava tenendo sul Las Vegas Strip. Nella stanza sono state rinvenute più di venti armi automatiche e semiautomatiche, un vero e proprio arsenale da guerra. E così l’America piange le sue ennesime vittime, nella più sanguinosa carneficina di questo genere nella storia del Paese (poco meno di sessanta morti).  Continua a leggere “Confronti: In Guns We Trust, l’America e le armi in Michael Moore e Gus Van Sant”

Speciale Scuola: Essere e avere, di Nicolas Philibert

essere e avere 1Quando mia sorella, di professione insegnante elementare, mi disse, qualche tempo fa, che nel paesino di montagna vicino al luogo in cui sono cresciuto c’era una scuola formata da un’unica classe – dalla prima alla quinta, tutti insieme – beh, devo dire che dapprima faticavo a crederci e subito dopo a rappresentarmelo. Poi ho ricordato questo film del 2002 di Nicolas Philibert, un piccolo gioiellino di realismo scolastico, che narra proprio delle vicende di un maestro francese che opera in una scuola a classe unica di Saint-Étienne-sur-Usson, nel Massiccio Centrale. Siamo nell’Alvernia che fu di Vercingetorige e che oggi, con l’eccezione dei pochi grandi centri urbani, regala prevalentemente scenari rurali.

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Lo scrigno: Un incendio visto da lontano, di Otar Iosseliani

Un incendio visto da lontano 01Lo scrigno, ovvero quei film poco conosciuti che meritano un angolino di notorietà.

La “storia” qui raccontata è quella di un villaggio africano, nel quale si susseguono vicende quotidiane. Ho messo le virgolette perché in realtà non c’è una vera e propria storia – se non un pezzettino di Storia – e senza dubbio manca una trama. Il regista georgiano Otar Iosseliani utilizza un taglio fortemente documentaristico per mostrare allo spettatore l’avvicendarsi dei giorni in una piccola comunità del Senegal.  Continua a leggere “Lo scrigno: Un incendio visto da lontano, di Otar Iosseliani”