Quell’assurda decina: #7 – Blancanieves, di Pablo Berger

Siamo in una Spagna luminosa e biancheggiante, Sevilla, nacchere e chitarra. Perché il film è un bianco e nero muto, girato nel 2012 e CON DENTRO DEI NANI!

Antonio Villalta è un toreador (toricidio) ricco e figo, con una moglie gnocca e incinta. Ma in seguito a un incidente nell’arena si risveglia tetraplegico e vedovo, perché la moglie è morta contemporaneamente dando alla luce Carmen. Un’infermiera ambiziosa lo accudisce e sposa, divenendo matrigna della bambina, la quale è amata solo dalla nonna. Che ovviamente MUORE!

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Quell’assurda decina: #6 – Il Cigno Nero, di Darren Aronofski

locandinaNel giorno del suo compleanno il principe di un regno lontano va a caccia con i suoi amici, e inseguendo uno stormo di cigni selvatici giunge a un lago in mezzo al bosco. Quando cala la notte, i cigni si trasformano in splendide fanciulle, tra cui emerge Odette, una principessa rapita dal malvagio stregone Rothbart e vittima di una maledizione che solo una dichiarazione d’amore potrà spezzare; il principe, già innamorato di lei, la invita quindi a partecipare al ballo a corte durante il quale annuncerà al mondo la sua promessa sposa. A presentarsi a palazzo, però, non è Odette, ma Rothbart, accompagnato dalla figlia Odile trasformata in Odette con la magia. Il principe si accorge troppo tardi dell’inganno, e dopo una disperata corsa nel bosco giunge al lago appena in tempo per vedere Odette un’ultima volta prima che la ragazza muoia tra le sue braccia. Questa, in sintesi, è la trama de Il Lago dei Cigni, uno dei balletti più amati e conosciuti al mondo, al centro anche dell’acclamato Il Cigno Nero, diretto nel 2010 da Darren Aronofski con Natalie Portman e Mila Kunis, un film che riprende ed estremizza alcuni temi del balletto ambientandoli nel mondo ipercompetitivo della danza classica.

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Al cinema: First Man – Il Primo Uomo, di Damien Chazelle

locandinaQuando è stata diffusa la notizia che Damien Chazelle avrebbe diretto il biopic su Neil Armstrong si è scatenata l’ilarità generale: dopo ben tre film musicali, le malelingue dissero che il regista Premio Oscar per La La Land avesse sbagliato Armstrong e si ritrovasse ora costretto a raccontare la storia di un astronauta invece di quella di un jazzista. Mentre tutti ridevano, però, Chazelle ha lavorato, e il risultato è First Man, un film capace di segnare un punto fisso all’interno della sua filmografia funzionando come spartiacque tra una produzione segnata dal cinema di genere, quello musicale, e una invece interessata a raccontare storie molto diverse sebbene con un occhio di riguardo agli elementi che hanno reso perfettamente riconoscibili i suoi film, primo tra tutti l’attenzione maniacale rivolta al sonoro.

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Quell’assurda decina: #1 – The Lobster, di Yorgos Lanthimos

the lobster 1Il primo film in lingua inglese di Yorgos Lanthimos è una pellicola distopica pura, con un minimo appiglio al fantasy, molto suggestiva e dal taglio fortemente autoriale. È una pungente satira della vita di coppia, nascosta dietro lo scenario surreale di un futuro in cui la vita da single è bandita, fino a ritenerla una pratica inumana che merita la trasformazione del trasgressore in animale.

Siamo in un futuro distopico in cui i single vengono catturati e portati in un hotel in cui devono trovare un partner entro un termine di quarantacinque giorni. Se non lo fanno, sono condannati ad essere trasformati in un animale a loro scelta. David, il protagonista, giunge nell’hotel dopo che la moglie lo ha lasciato. Dopo aver fatto amicizia con due uomini, anch’essi single, David prova a trovare una compagna, invano.

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Al cinema: La profezia dell’armadillo, di Emanuele Scaringi

armadillo 1Dove sono finiti tutti i fan di Zerocalcare? Il primo film tratto da un’opera del celebre e celebrato fumettista aretino aveva generato grosse aspettative e prometteva di fare il botto nelle sale, esattamente come accade in libreria per ogni nuova graphic novel di Michele Rech in arte Zerocalcare. Nulla di tutto ciò è avvenuto: nel primo weekend La profezia dell’armadillo non è arrivato nemmeno a 150.000 euro di incassi, pur essendo stato proiettato in quasi 180 sale (il che vuol dire poco più di 800 euro di media-sala, un risultato assolutamente deludente per un film di richiamo nei primi giorni dall’uscita). Nella seconda settimana il film non è andato meglio, facendo lievitare i ricavi complessivi a poco più di 250.000 euro. Insomma, la Fandango di Procacci con La profezia dell’armadillo sembra aver fatto un clamoroso buco nell’acqua.

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Al cinema: Sulla Mia Pelle, di Alessio Cremonini

locandinaHo sempre avuto un rapporto complicato con la vicenda di Stefano Cucchi, soprattutto per motivi autobiografici: mio padre è maresciallo dei carabinieri, per cui ho sempre vissuto quasi in prima persona il lavoro delle forze dell’ordine e cosa questo comporti, soprattutto in termini di fatica (tanta) e soddisfazioni o riconoscimenti (prossimi allo zero). Ho sempre fatto fatica a conciliare le oggettive responsabilità della morte di Stefano con l’immagine che, dal mio punto di vista privilegiato, ho dei carabinieri e del loro lavoro, che dovrebbe essere quello di difendere e proteggere i cittadini comuni offrendo loro aiuto nel momento del bisogno; se questo viene a mancare, cosa ci resta? Parte di queste riflessioni si ritrovano anche in Sulla Mia Pelle, il film di Alessio Cremonini presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti, e ora distribuito al cinema o disponibile su Netflix, a scelta.

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Al cinema: Lucky, di John Carroll Lynch

lucky 1Quando, prima dell’inizio del film, tra un trailer e l’altro, hanno proiettato la pubblicità della Amplifon, un sospetto sul target avrebbe dovuto sorgermi. Lucky è essenzialmente la storia di un novantenne a cui tutti vogliono bene nel paesino in cui abita. Vive da solo, trascinandosi stancamente tra le routine quotidiane. Ogni sua giornata diventa così un rito, che inizia con la ginnastica mattutina e prosegue con la frequentazione di vari locali del posto, con le immancabili parole crociate al seguito.

Opera prima da regista dell’attore John Carroll Lynch, Lucky è essenzialmente l’omaggio di un caratterista ad uno dei più grandi caratteristi americani, il mitico Harry Dean Stanton, scomparso l’anno scorso a novantuno anni di età.

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contemporary stuff: A proposito di Schmidt, di Alexander Payne

about schmidt 3Mescolare dramma (umano) e commedia non è mai semplice. Ci sono le black comedy piuttosto che le commedie agrodolci, ma ci sono anche dei veri e propri ibridi, come quest’opera di Alexander Payne, vero esperto nel trattare soggetti altrui traendone sceneggiature non originali di grande spessore, come dimostrano i due Oscar vinti proprio in questa categoria (non però per About Schmidt, per il quale Payne si aggiudica – insieme a Jim Taylor – il Golden Globe per la miglior sceneggiatura).

Nel caso di questo suo terzo lungometraggio, il regista-sceneggiatore di Omaha si basa sul romanzo omonimo di Louis Begley, dipingendo un affresco crudo e diretto del fallimento della classe media americana, quella che si crogiola nel mito della produttività e della villetta con giardino, ma che quando giunge il momento dello showdown, della resa dei conti esistenziale, manifesta tutta la propria povertà sostanziale.

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Speciale Venezia 75: Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, di Roy Andersson

locandinaUna sorta di fissità riflessiva si aggira per l’Europa: c’è un filo ma è abbastanza esile, e sono le peripezie di due tizi, venditori di scherzi con l’esplicito intento di far sorridere la gente, soprattutto denti da vampiro, sacchetti delle risate e una maschera orribile. Anche extralunghi eh. I due sono triiiiisti, venditori porta a porta, che bisticciano e tornano ricorsivamente, vivono in un triiiste affittacamere per persone sole e non vendono mai una cippa. I quadri sono fissi, composti in maniera rigorosa assai e pittorica, la telecamera inquadra 39 (non le ho contate) scenette d’autore, di diverso peso e durata: le prime sulla morte, ma oltre a loro ci sono l’insegnante di tango e il suo prediletto che le leva le mani di dosso, entrambi tornano sullo sfondo di un’altra scena, e poi il capitano di marina che non trova il suo appuntamento, e ben due scene spaziali (no nel senso di 2001 eh), nell’andirivieni temporale: quella alla locanda di Lotte la zoppa di Goteborg (un bacio per un bicchierino) e soprattutto quella di Carlo XII di Svezia, che entra in un bar (splash) di periferia, finestroni larghi, slot machine e fuori tralicci e fabbriche abbandonate. Passa l’esercito dell’800, diretto alla guerra contro la Russia, gli astanti sono perplessi, per 6 minuti scorrono reparti di soldati fuori dalla vetrina.

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