Al cinema: La profezia dell’armadillo, di Emanuele Scaringi

armadillo 1Dove sono finiti tutti i fan di Zerocalcare? Il primo film tratto da un’opera del celebre e celebrato fumettista aretino aveva generato grosse aspettative e prometteva di fare il botto nelle sale, esattamente come accade in libreria per ogni nuova graphic novel di Michele Rech in arte Zerocalcare. Nulla di tutto ciò è avvenuto: nel primo weekend La profezia dell’armadillo non è arrivato nemmeno a 150.000 euro di incassi, pur essendo stato proiettato in quasi 180 sale (il che vuol dire poco più di 800 euro di media-sala, un risultato assolutamente deludente per un film di richiamo nei primi giorni dall’uscita). Nella seconda settimana il film non è andato meglio, facendo lievitare i ricavi complessivi a poco più di 250.000 euro. Insomma, la Fandango di Procacci con La profezia dell’armadillo sembra aver fatto un clamoroso buco nell’acqua.

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Al cinema: Sulla Mia Pelle, di Alessio Cremonini

locandinaHo sempre avuto un rapporto complicato con la vicenda di Stefano Cucchi, soprattutto per motivi autobiografici: mio padre è maresciallo dei carabinieri, per cui ho sempre vissuto quasi in prima persona il lavoro delle forze dell’ordine e cosa questo comporti, soprattutto in termini di fatica (tanta) e soddisfazioni o riconoscimenti (prossimi allo zero). Ho sempre fatto fatica a conciliare le oggettive responsabilità della morte di Stefano con l’immagine che, dal mio punto di vista privilegiato, ho dei carabinieri e del loro lavoro, che dovrebbe essere quello di difendere e proteggere i cittadini comuni offrendo loro aiuto nel momento del bisogno; se questo viene a mancare, cosa ci resta? Parte di queste riflessioni si ritrovano anche in Sulla Mia Pelle, il film di Alessio Cremonini presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti, e ora distribuito al cinema o disponibile su Netflix, a scelta.

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Al cinema: Lucky, di John Carroll Lynch

lucky 1Quando, prima dell’inizio del film, tra un trailer e l’altro, hanno proiettato la pubblicità della Amplifon, un sospetto sul target avrebbe dovuto sorgermi. Lucky è essenzialmente la storia di un novantenne a cui tutti vogliono bene nel paesino in cui abita. Vive da solo, trascinandosi stancamente tra le routine quotidiane. Ogni sua giornata diventa così un rito, che inizia con la ginnastica mattutina e prosegue con la frequentazione di vari locali del posto, con le immancabili parole crociate al seguito.

Opera prima da regista dell’attore John Carroll Lynch, Lucky è essenzialmente l’omaggio di un caratterista ad uno dei più grandi caratteristi americani, il mitico Harry Dean Stanton, scomparso l’anno scorso a novantuno anni di età.

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contemporary stuff: A proposito di Schmidt, di Alexander Payne

about schmidt 3Mescolare dramma (umano) e commedia non è mai semplice. Ci sono le black comedy piuttosto che le commedie agrodolci, ma ci sono anche dei veri e propri ibridi, come quest’opera di Alexander Payne, vero esperto nel trattare soggetti altrui traendone sceneggiature non originali di grande spessore, come dimostrano i due Oscar vinti proprio in questa categoria (non però per About Schmidt, per il quale Payne si aggiudica – insieme a Jim Taylor – il Golden Globe per la miglior sceneggiatura).

Nel caso di questo suo terzo lungometraggio, il regista-sceneggiatore di Omaha si basa sul romanzo omonimo di Louis Begley, dipingendo un affresco crudo e diretto del fallimento della classe media americana, quella che si crogiola nel mito della produttività e della villetta con giardino, ma che quando giunge il momento dello showdown, della resa dei conti esistenziale, manifesta tutta la propria povertà sostanziale.

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Speciale Venezia 75: Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, di Roy Andersson

locandinaUna sorta di fissità riflessiva si aggira per l’Europa: c’è un filo ma è abbastanza esile, e sono le peripezie di due tizi, venditori di scherzi con l’esplicito intento di far sorridere la gente, soprattutto denti da vampiro, sacchetti delle risate e una maschera orribile. Anche extralunghi eh. I due sono triiiiisti, venditori porta a porta, che bisticciano e tornano ricorsivamente, vivono in un triiiste affittacamere per persone sole e non vendono mai una cippa. I quadri sono fissi, composti in maniera rigorosa assai e pittorica, la telecamera inquadra 39 (non le ho contate) scenette d’autore, di diverso peso e durata: le prime sulla morte, ma oltre a loro ci sono l’insegnante di tango e il suo prediletto che le leva le mani di dosso, entrambi tornano sullo sfondo di un’altra scena, e poi il capitano di marina che non trova il suo appuntamento, e ben due scene spaziali (no nel senso di 2001 eh), nell’andirivieni temporale: quella alla locanda di Lotte la zoppa di Goteborg (un bacio per un bicchierino) e soprattutto quella di Carlo XII di Svezia, che entra in un bar (splash) di periferia, finestroni larghi, slot machine e fuori tralicci e fabbriche abbandonate. Passa l’esercito dell’800, diretto alla guerra contro la Russia, gli astanti sono perplessi, per 6 minuti scorrono reparti di soldati fuori dalla vetrina.

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Speciale Venezia 75: Hana-bi – Fiori di fuoco, di Takeshi Kitano

hanabiA me invece piace pensare ai fiori di fuoco come ai fori che sbocciano dai corpi al contatto col colpo di pistola – ti farò male più di un colpo di pistola. Ma visto che ci sono altre 8 interpretazioni più sensate, non è così (non nelle prime 8 posizioni, at least). I fuochi d’artificio, che accesi non scoppiano ma poi non dovrebbero e scoppiano, e accendono un fiore nel cielo. Nishi-san è un classico Violent Cop. Salta il turno a un appostamento, per andare in ospedale a trovare la moglie malata. Scopre che ha la leucemia, spacciata. Peu après, gli dicono che Horibe, il collega di turno al posto suo, è stato colpito (–> finirà in sedia a rotelle), e un altro e un altro, uno morto e uno no. Belin, che giornata di merda.

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oldies but goldies: Che fine ha fatto Baby Jane?, di Robert Aldrich

Che-fine-ha-fatto-Baby-Jane-Bette-Davis 3Il 9 agosto di cento anni fa nasceva a Cranston, Rhode Island, Robert Aldrich. Un regista che raggiunse l’apice della carriera nella Hollywood degli anni Cinquanta e Sessanta, quando diresse la maggior parte dei suoi film più celebri. Dopo aver esordito col western, Aldrich esplorò gli altri generi cinematografici, passando al noir, al war movie e al drammatico. I suoi film più conosciuti sono sicuramente Che fine ha fatto Baby Jane?, del 1962, e il cult antimilitarista Quella sporca dozzina, uscito cinque anni dopo. Di quest’ultimo hanno parlato in maniera oltremodo esaustiva i colleghi de Il Zinefilo, ove è stato presentato un eccellente articolo che ripercorre le influenze sul soggetto di The Dirty Dozen, e de La Bara Volante, con una recensione che se non può essere considerata quella definitiva poco ci manca.

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Speciale Venezia 75: Gloria – Una Notte d’Estate, di John Cassavetes

immIl decennio più pop della nostra storia moderna si inaugura, alla Mostra di Venezia, con la premiazione di un film decisamente particolare, diviso tra l’intrattenimento e il prodotto autoriale, tra la commedia e il dramma di denuncia. John Cassavetes dirige per l’ennesima volta la moglie Gena Rowlands in un buddie movie sui generis, con una coppia assolutamente disfunzionale costretta a fuggire rocambolescamente tra le vie di una New York malfamata e ben lontana dallo splendore del sogno americano; un soggetto non troppo originale, in realtà, ma trattato in modo tale da rendere Gloria – Una Notte d’Estate una storia ancora fresca e interessante grazie alla brillante sceneggiatura e all’atmosfera divisa tra un disincantato realismo e un fiabesco di stampo quasi disneyano.

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Al cinema: Il sacrificio del cervo sacro, di Yorgos Lanthimos

locandinapg1C’è Colin Farrell con la barba briz, Steven, cardiochirugo ganzo. Si incontra, non si capisce perché, con un pischello con la faccia strana e butterata, Martin, il nasone; gli regala cose, per cui all’inizio è tipo “ah beh ma se lo inchiappetta. Bleah, ma ha 16 anni”; ma è una falsa pista, Martin è il figlio di un paziente morto a Steven. Il quale, vero dottore, ha i cashes, il macchinone, il villone e la famiglia perfetta, la Kidman come moglie e due figli perfeccheduecoglioni; Bob e Kim. Martin cerca di convincere Steven a sbattersi sua madre (che è Alicia Silvestone ma vecchia!), gli guarda i peli delle ascelle e altre cose da weirdo così. Again, non si sa perché, viene invitato a casa dei Perfetti, dove la Kim si innamora di lui.

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