Al cinema & Speciale Oscar 2018: Chiamami col tuo nome, di Luca Guadagnino

locandinaGaebrey! Stare lì a grattarsi la panza, ma con costanza, e ad aspettare che Mafalda ci porti l‘orzata, questa è l’estate di Elio&family, una non molto simpa famiglia di ebrei italoamericani nella loro villa decadente nei pressi di Crema, “da qualche parte nel nord Italia”. 1983, il padre professore di archeologia ogni estate accoglie uno studente jewish americano a finire la tesi or whatever. Arriva praticamente Capitan America, nella persona di Oliver, grande grosso ciula e balosso. No vabbè, Oliver è un figo, è intelligente, ha delle braghette corte proprio 80s e Elio gli deve cedere la stanza.

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100 di questi Bergman: Spasimo, di Alf Sjöberg

hetsProbabilmente se chiedi alla persona che ti sta vicina in questo momento: “Secondo te chi è Alf Sjöberg?” la risposta potrebbe essere tennista o calciatore. Magari qualcuno potrebbe anche azzeccare dalla fonetica la nazionalità: svedese.  E invece il bravo Alf è stato un regista di tutto rispetto, ha vinto perfino una Palma d’Oro a Cannes nel ’51 (ex aequo con il nostro De Sica) con La notte del piacere, drammone tratto da una pièce di Strindberg. Ok, però non è lui il nome di peso di questo Spasimo (Hets) del 1944. La Svensk Filmindustri lo aveva sotto contratto e gli assegnò la realizzazione della sceneggiatura di un giovane ventiquattrenne di belle speranze che rispondeva al nome di Ingmar Bergman, reduce da un ottimo successo al teatro studentesco di Stoccolma. Det här är namnet! ovvero: “Questo è il nome!” (in svedese; ovviamente non ho usato il traduttore Google eh).

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Al cinema: Corpo e anima, di Ildikò Enyedi

locandinaQuindi volevo comprare questo zaino con degli animali con le corna. Ci sono, nel film, non sullo zaino, due cervi in un bosco con la neve. Va da sé che tutto appaia tanto bello quanto freddo. Alt, siamo ora proiettati in un macello circa mah a Buda, o a Pest, nel pieno svolgersi delle operazioni. Meuuuuh TLAC! Sangue e merda dappertutto (pulp, molto pulp, pure troppo –  arduacit.), ex animali appesi ai ganci e sgozzati, inquadratura dall’altro di testa ribaltata, tutto ribolle e gorgoglia. In quest’allegro ambiente da industria fordista dell’abbattimento (non so come mai, ormai vedo solo film dove scorticano o sviscerano bestie :/ ) Endre, il direttore, nota Maria.

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Confronti: Il cinema australiano tra bianchi e indigeni

Film australiani 11Oggi agli antipodi si festeggia  l’Australia Day e per la precisione si tratta del 230° anniversario dello sbarco della Prima Flotta, ovvero le navi che portarono i primi coloni e prigionieri ad abitare stabilmente il continente. È una festa un po’ controversa, dal momento che gli aborigeni la appellano “Invasion Day” o comunque utilizzano epiteti meno celebrativi. Del resto, qualche ragione di lamentela ce l’hanno. Avete presente quello che in America è stato fatto agli indiani? Bè, probabilmente agli aborigeni è andata peggio. Ma non sono qui per tediarvi con la Storia bensì con il cinema. Continua a leggere “Confronti: Il cinema australiano tra bianchi e indigeni”

Al cinema & Speciale Russia: Loveless, di Andrej Zvjagincev

large_mv5bnjuzmdc1y2ity2njnc00mgzklthkzmetntuwnmqyntdintjmxkeyxkfqcgdeqxvynzuzntq2mjq_-_v1_Non c’è un solo, ma uno eh! Raggio di sole per tutto film. Vedi cosa può voler dire. In una periferia borghese di Mosca, ci sono i rami secchi e un fiume e un bambino torna a casa. Quando ci arriva, ti chiedi come fatto abbia questo bambino, Aliosha, ad arrivare vivo a 12 anni. Dentro ci sono il padre e la madre che litigano e si odiano e non si sopportano, e discutono di tutto e di chi dovrà tenere il bambino una volta separati. Nel senso che ognuno vuol smollarlo all’altro. La casa è in vendita, Aliosha sente tutto, e non c’è un cazzo di nessuno che abbia mai il minimo gesto nei suoi confronti d’affetto. Pure la nonna lo odia! Intanto la madre, Zhenya, s’era visto da subito ha un gran bel culo, e passa le sue giornate a spettegolare in centri estetici e a pensare al suo nuovo boy, un tizio sui 50 ricco e col gippone ma tranquillo, di cui si sente innamorata, non lo era mai stata. Continua a leggere “Al cinema & Speciale Russia: Loveless, di Andrej Zvjagincev”

touch of modern: Il laureato, di Mike Nichols

il laureatoIl 21 dicembre del 1967, esattamente cinquant’anni fa, si teneva a New York, presso il Coronet sulla Third Avenue e il Lincoln Art Theater su Broadway, la premiere del film The Graduate, uscito il giorno successivo nel resto del Paese e che arriverà in Italia soltanto nel settembre del 1968.

Capostipite (insieme a Gangster Story di Arthur Penn) della New Hollywood, la corrente che farà rinascere il cinema americano dopo il declino dell’età classica, Il laureato è una pellicola inaspettatamente rivoluzionaria, che a mezzo secolo dalla sua uscita conserva ancora un’insolita freschezza.

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Al cinema: L’insulto, di Ziad Doueiri

locandinaBBBeirut, c’è una manifestazione della destra cristiana. Il Libano è un casino infame, dove chiunque fa un po’ quel che cazzo gli pare perché tanto non c’è un vero e proprio esercito, per cui sta in equilibrio tra tutto il caos dei dintorni, e a volte manco quello. Comunque, Tony torna dalla manifesta, lui ha un’officina, una moglie incintenorme che è figa e ragionevole, per cui non si capisce proprio perché stia con lui, dei tatuaggiozzi da vero cinghiale; ed è incazzato nero coi palestinesi. In Libano è pieno di palestinesi, in fuga dalla p o Palestina, trattati come mezzi cittadini, e Yasser lavora come capocantiere. Lui ha una moglie libanese ed è un sacco bravo nel mestiere so’. Da una discussione su un tubo che cola sulla strada, Yasser insulta Tony, poi Tony strainsulta Yasser dicendogli che Sharon doveva sterminarli, poi Yasser da un pugno a Tony. Continua a leggere “Al cinema: L’insulto, di Ziad Doueiri”

Speciale Russia: Festival del Cinema Russo

mv5bzjyzodflmdqtmzi5mi00mzcxltkzytutodllnjjjytnhodnlxkeyxkfqcgdeqxvynte5mtmxndc-_v1_Non di solo Eisenstein (oh, per me, ognuno lo scrive come vuole) e Dziga L’uomo con la macchina da presa Vertov vive ovviamente il cinema in Russia, o di Sokurov in tournée pianosequenziale con le sue elegie nei vari cinefestival europei. A volte nelle grandi città italiane (questa è una cit. da Troppo bbbbelli con Costantino e Daniele, chevvelodicoaffare) partono rassegne a caso di film GRATUITI! Ora, occorre stare parecchio attenti, per accalappiarle, perché il cinema gratis è come la mirra nel presepe, che non s’è mai capito bene che cazzo fosse (?). Continua a leggere “Speciale Russia: Festival del Cinema Russo”

Al cinema: Manifesto, di Julian Rosefeldt

locandinaMi aspettavo una roba tipo Cate Blanchett che fa Karl Marx. Invece non proprio, ma interpreta qualsiasi cosa, incluso un barbone tra Marx e Babbo Natale, e forse è l’unico personaggio fuori dalle righe – non è che puoi dirle di impersonare proprio TUTTI. Ora fammi un cane (Cane Blanchett). E così via. L’idea di questo Julian Regista, in realtà artista e solo contingentemente regista che inizialmente ne aveva fatto una installazione con un salone e 13 schermi da cui arrivava ogni segmento, tutti contemporaneamente, è prendere Cate e farle declamare, recitare, leggere, prosaicizzare, interiorizzare, estratti vari di manifesti vari, soprattutto del periodo bello (bello per i manifesti, storicamente parlando orribile) a cavallo tra fine XIX e inizio XX secolo, ma anche altri. Continua a leggere “Al cinema: Manifesto, di Julian Rosefeldt”

Confronti: In Guns We Trust, l’America e le armi in Michael Moore e Gus Van Sant

American-Flag-GunsLa strage di Las Vegas di due settimane fa ha riportato sotto i riflettori, per l’ennesima volta, il tema del possesso e della circolazione delle armi negli Stati Uniti d’America. Il killer, Stephen Paddock, un pensionato di 64 anni, ha esploso centinaia di colpi da una suite del Mandalay Bay che aveva deliberatamente prenotato per avere un’area di tiro perfetta sul concerto di musica country che si stava tenendo sul Las Vegas Strip. Nella stanza sono state rinvenute più di venti armi automatiche e semiautomatiche, un vero e proprio arsenale da guerra. E così l’America piange le sue ennesime vittime, nella più sanguinosa carneficina di questo genere nella storia del Paese (poco meno di sessanta morti).  Continua a leggere “Confronti: In Guns We Trust, l’America e le armi in Michael Moore e Gus Van Sant”