Al cinema: Tenet, di Christopher Nolan (recensione espresso – no spoiler)

[Più che una recensione – per la quale in questo caso, più che mai, servirebbe una seconda visione – una serie di impressioni e riflessioni a caldo, rigorosamente in modalità no spoiler; anche perché fare spoiler di un film così, senza perdersi in almeno un paio di paginette (e senza perdere il lettore dopo poche righe), è davvero molto difficile…]

[1] Chissà cosa penserebbero i Lumière di Tenet. Del fatto che la loro intuizione – semplice, ma allora già geniale – illustrata in Demolition d’un mur, avrebbe potuto portare, oltre centoventi anni dopo, a quest’opera intricatissima e contorta, sicuramente avvincente, ma non di immediata comprensione.

Perché Tenet è un film che si divide tra un abstract che potrebbe tranquillamente sintetizzarsi in una ventina di parole, senza troppe difficoltà, e un intreccio che invece diventa estremamente complicato qualora si voglia tentare di scendere nei dettagli o illustrare come quella trama si dipana. Se mai ci fosse il bisogno di farlo.

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Al cinema: High Life, di Claire Denis

high_life_locLa settimana scorsa sono finalmente tornato al cinema, vedendo il mio primo film in sala da Febbraio; erano anni che non passavo così tanto tempo senza andare al cinema, ed è stata un’esperienza un po’ estraniante, il segno che effettivamente la vita sta tornando quella di prima, nonostante la mascherina che ho dovuto/scelto di tenere indosso per tutto il tempo. La sensazione di estraniamento dovuta all’essere in sala è stata pari solo a quella provocata dal film stesso, High Life, distribuito nel 2018 ma uscito in Italia solo ora, visto che siamo sempre sul pezzo e i prodotti più impegnativi li facciamo uscire quando possiamo essere più sicuri che nessuno li andrà a vedere, tipo in una combinazione tra post-pandemia globale e canicola agostana.

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Approfondimento: Blade Runner, un bilancio

[Da qualche giorno a questa parte, precisamente dallo scorso 21 novembre, possiamo dire che il futuro descritto in Blade Runner – il capolavoro di fantascienza diretto da Ridley Scott, uscito nelle sale nel lontano 1982 – non è più tale. Non è più futuro. Le vicende del film si svolgevano, infatti, il 20 novembre del 2019, una data ormai ineluttabilmente superata. E che è dunque diventata passato. L’occasione è ghiotta per cercare di stilare un bilancio di un’opera che ha cambiato il cinema di fantascienza. E per vedere come il mondo di oggi sia più o meno vicino a quello descritto dal genio visionario di Philip K. Dick e Ridley Scott.]

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touch of modern: Barbarella, di Roger Vadim

La scena d’apertura è di quelle che non si dimenticano facilmente: uno spogliarello a gravità zero all’interno di una navicella spaziale. Ma niente di cui preoccuparsi, perché, non a caso, i titoli di testa del film coprivano qualsiasi dettaglio scabroso. E nessuno si è lamentato nel vedere un’esplosiva Jane Fonda interpretare la trasposizione cinematografica della celebre eroina sexy Barbarella, protagonista di un fumetto di fantascienza, creato dal francese Jean-Claude Forest e pubblicato per la prima volta nel 1962 sulla pruriginosa rivista V-Magazine. Il successo della striscia è arrivato quasi subito, grazie a un felice connubio tra un disegno ben curato e le avventure ambientate in un futuro lontano anni luce per quanto riguarda situazioni e costumi sessuali. E di lì a pochi anni sarebbe giunta la realizzazione del film, uscito in Italia il 22 ottobre 1968, una co-produzione italo-francese realizzata da Dino De Laurentiis e diretta da Roger Vadim.

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touch of modern: Matrix, dei fratelli Wachowski (un bilancio, a vent’anni dall’uscita)

[Diamo il benvenuto ad Andrea Coco, che da oggi si unisce alla comunità di autori di questo blog collettivo. Andrea ha un interesse particolare per l’home video, con riferimento al quale cura una rubrica sul sito del critico cinematografico Professor Valerio Caprara. Il suo primo articolo scritto per questo blog tratta un’opera di cui si è già parlato, su queste pagine, in occasione della top 20 dedicata al genere fantascienza che abbiamo redatto l’anno scorso. Tuttavia, la vedremo oggi sotto un profilo diverso, tracciando una sorta di bilancio di un film che quest’anno ha compiuto i vent’anni dall’uscita nelle sale. Buona lettura.]

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Fly Me to the Moon: #3 – Moon, di Duncan Jones

47314E se smettessimo di sognare la Luna, e finalmente riuscissimo ad arrivarci non solo come visitatori, ma in modo stabile? Non solo, cosa succederebbe se scoprissimo che la panacea ai peggiori mali del mondo, principalmente la crisi energetica, si trovasse proprio sulla superficie del nostro satellite, lontano, certo, ma relativamente a portata di mano? Da questo esile spunto narrativo parte Duncan Jones nel dirigere Moon, il suo lungometraggio di debutto, un film che rientra in quel filone della fantascienza introspettiva che viaggia lontano nello spazio per ritornare all’uomo e a tutto ciò che lo rende tale (và che bella frase, non l’avevo neanche pianificata, è uscita da sola).

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Fly Me to the Moon: #2 – Capricorn One, ovvero: ma l’uomo c’è andato o no sulla Luna?

Si scrive Marte ma si legge Luna.

Capricorn One è il nome della missione che dovrà portare il primo uomo sul Pianeta Rosso, dopo il successo dell’allunaggio dell’Apollo 11, cui è seguito però un crescente disinteresse per le altre spedizioni sul satellite terrestre. A Cape Kennedy il missile è in rampa di lancio e a Houston il centro di controllo sta seguendo le ultime fasi prima del decollo. Eppure i tre astronauti selezionati per questa storica missione – il comandante Charles Brubaker e i due ufficiali Peter Willis e John Walker – vengono fatti scendere in fretta e furia dal modulo di comando, a pochi minuti dall’accensione dei propulsori. La NASA è infatti a conoscenza di un serio problema ai componenti del Capricorn che potrebbe mettere a repentaglio la vita degli astronauti. La notizia, però, non può essere diffusa e la missione non può venire annullata, altrimenti causerebbe il definitivo affossamento dei programmi spaziali, già nella bufera per gli altissimi costi di gestione, a fronte di un entusiasmo drasticamente in picchiata da parte dell’opinione pubblica.

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Fly Me to the Moon: #1 – i film di Georges Méliès

Questo viaggio tra i film “sulla Luna” non poteva che cominciare da Georges Méliès, colui che è pressoché unanimemente ritenuto il padre degli effetti speciali e del cinema di fantascienza, ma anche, in senso lato, del cinema di finzione in generale.

Se i fratelli Lumière, infatti, sono considerati i padri del cinema inteso come strumento e mezzo tecnico che aprì le porte allo sviluppo di una nuova forma d’arte, è innegabile che il cinema inteso come invenzione e come finzione nasca soltanto grazie all’opera di Georges Méliès.

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Fly Me to the Moon: Tutti (o quasi) i film “sulla Luna”

Correva l’anno 1969. Il comandante dell’Apollo 11 Neil Armstrong metteva piede sul suolo lunare, per la prima volta nella storia dell’umanità. That’s one small step for [a] man, one giant leap for mankind, furono le parole pronunciate da Armstrong: è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigante per l’umanità. Quest’anno – e precisamente il 20 luglio – ricorrerà il cinquantenario di quell’avvenimento che ha fatto la storia del Novecento e dell’umanità.

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