touch of modern: Heavy Metal, di Gerald Potterton

Pianeta Terra, anni Ottanta del Ventesimo secolo. Dalla pancia di uno Space Shuttle, che orbita attorno al pianeta, fuoriesce un’automobile modello Corvette. Alla guida del mezzo c’è Grimaldi, un astronauta che utilizza l’autovettura per atterrare sul globo e, servendosi di una strada nel deserto, giungere davanti a una villa isolata, dove al suo interno l’aspetta la figlia.

L’uomo ha con sé un regalo per la bambina, una sfera luminosa di colore verde, un oggetto che all’improvviso si anima e per prima cosa polverizza lo stesso Grimaldi.

La sfera racconta alla bambina di chiamarsi Loc-Nar, un oggetto malefico eppure così tanto desiderato dagli uomini che pur di ottenerlo sono disposti a compiere azioni orribili.

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contemporary stuff: Wolfwalkers – Il Popolo dei Lupi, di Tomm Moore e Ross Stewart

wolfwalkers poster – Stanze di Cinema

Tra tutte le categorie degli Oscar, quella per il Miglior film d’animazione è per me sempre la più semplice nella quale scegliere un vincitore, e anche quest’anno non fa eccezione: Wolfwalkers – Il Popolo dei Lupi è il mio vincitore, quello che secondo me dovrebbe portosi a casa la statuetta per cui è nominato e anche tutte le altre, così, per sicurezza. Mi aspetto che vinca? Ovviamente no, sono sicuro che alla fine sarà Soul a essere premiato, ma a maggior ragione è necessario diffondere il verbo e far conoscere il più possibile questo film, un piccolo capolavoro dell’animazione europea in grado non solo di tenere testa alla concorrenza d’oltreoceano, ma di batterla, perfino.

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touch of modern: Labyrinth – Dove tutto è possibile, di Jim Henson

Figlia di genitori separati, Sarah (Jennifer Connelly) è una ragazza adolescente che ha un rapporto difficile con la matrigna (Shelley Thompson), un contrasto che cerca di rimuovere tuffandosi nella lettura delle opere fantasy, fino a vivere, a sognare ad occhi aperti le proprie avventure. Una sera il padre (Christopher Malcolm) e la matrigna vogliono uscire per andare a cena insieme; Sarah, quindi, si ritrova a fare da babysitter a Toby (Toby Froud), un compito che lei esegue malvolentieri perché ha un rapporto conflittuale sia i genitori sia con il fratellino.

Infastidita dal pianto incessante del bambino, recita con convinzione una frase presente nel suo libro preferito The Labyrinth ovvero la richiesta che i Goblin portino via Toby. Il suo desiderio viene prontamente esaudito e mentre Sarah sta cercando di capire che cosa sia successo, il bambino è misteriosamente scomparso e nella stanza entra un barbagianni. Il rapace si trasforma nel re dei Goblin, Jareth (David Bowie), il quale le dice di aver rapito il fratellino come lei stessa aveva richiesto e le offre un dono: una sfera di cristallo dove sono contenuti i suoi desideri.

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touch of modern: Conan il barbaro, di John Milius

Fin dal primo articolo uscito su “L’ultimo Spettacolo” avevo già preso la decisione che prima o poi avrei parlato di questo film. E non avrei potuto fare altrimenti, perché fa parte delle opere che ho scelto di inserire nella mia scheda personale assieme a Blade Runner ed Hellzapoppin.

Restava, quindi, da definire due parametri: “in quale momento” e “in che modo”. In altre parole, il periodo adatto e con quale chiave di lettura avrei affrontato l’analisi di un film molto conosciuto e studiato.

Il “quando” è stato risolto scegliendo questo periodo, perché lo vidi per la prima volta una sera d’estate in un cinema all’aperto. Ero con alcuni amici e siamo rimasti tutti così favorevolmente impressionati dal film che ci siamo trattenuti nell’arena per assistere alla seconda proiezione.

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Al cinema: Frozen II – Il Segreto di Arendelle, di Chris Buck e Jennifer Lee

locandina1Tra i Classici Disney dell’ultimo decennio, Frozen è stato l’unico ad avere avuto la forza di imporsi come un vero e proprio cult, un autentico fenomeno che ancora oggi, a sei anni di distanza dall’uscita del film, resiste tenacemente. I personaggi del film sono ancora ovunque, le canzoni ancora celebri, il merchandise inesauribile; insomma, le principesse di Arendelle sono diventate delle vere icone pop, amate da un pubblico tanto vasto quanto eterogeneo. Il merito è essenzialmente della storia che le ha viste protagoniste, un film imperfetto, certo, ma che ha saputo parlare indifferentemente a bambini e adulti grazie al suo messaggio di autoaccettazione delle proprie capacità e differenze. Nel corso degli anni, la Disney ha cavalcato l’onda del consenso popolare con due cortometraggi, Frozen Fever e Le Avventure di Olaf, che hanno proseguito la storia dei protagonisti e ampliato la mitologia del loro mondo; fino a oggi. Frozen II – Il Segreto di Arendelle è il 58° Classico Disney, e si propone di replicare il successo del film originale riprendendone tutti gli elementi che lo hanno reso così amato, dimenticandone però il cuore, per quanto ghiacciato.

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contemporary stuff: La fabbrica di cioccolato, di Tim Burton

Esistono dei film che tengono lo spettatore desto, in tensione ad essere precisi, dall’inizio alla fine della proiezione. E senza che sia versata una goccia di sangue o sparse frattaglie per terra.

Non si tratta, necessariamente, di un film horror, dove lo spettatore si aspetta di restare sveglio e in tensione, magari ad occhi soc-chiusi dalla paura.

Si tratta, piuttosto, di opere che vanno a colpire in modo subdolo lo spettatore, il quale non si rilassa, non si distende sulla poltrona del cinema o di casa per godersi lo spettacolo.

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contemporary stuff: Dark Crystal, di Frank Oz e Jim Henson

51bkwnrflaLAnother world. Another time. In the age of wonder.

Un incipit fulminante per quello che è diventato, nel tempo, un piccolo cult degli anni Ottanta, quel decennio così pop che stanno rivivendo oggi un fortunato revival. Un decennio che rivive non solo nei ricordi e nella nostalgia, ma anche nelle operazioni creative in grado di recuperare le storie nate in quella decade per esplorarne maggiormente il mondo e la mitologia; è quello che si propone di fare Dark Crystal: Age of Resistance, la serie di Netflix che debutterà venerdì sulla piattaforma, ampliando l’universo narrativo di Dark Crystal. Quale occasione migliore, quindi, per recuperare il film di Jim Henson e Frank Oz?

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Fly Me to the Moon: #1 – i film di Georges Méliès

Questo viaggio tra i film “sulla Luna” non poteva che cominciare da Georges Méliès, colui che è pressoché unanimemente ritenuto il padre degli effetti speciali e del cinema di fantascienza, ma anche, in senso lato, del cinema di finzione in generale.

Se i fratelli Lumière, infatti, sono considerati i padri del cinema inteso come strumento e mezzo tecnico che aprì le porte allo sviluppo di una nuova forma d’arte, è innegabile che il cinema inteso come invenzione e come finzione nasca soltanto grazie all’opera di Georges Méliès.

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Al cinema: X-Men: Dark Phoenix, di Simon Kinberg

X-Men-Dark-Phoenix-675x905È interessante notare come entrambe le saghe cinematografiche dedicate ai mutanti creati da Stan Lee abbiano deciso di concludersi adattando per il grande schermo la Saga di Fenice Nera, uno degli eventi fumettistici più famosi e amati della lunga produzione Marvel. Segno, sicuramente, di quanto questo arco narrativo sia stato fondamentale per la storia degli X-Men, una storia a tratti controversa e che culmina con la prima delle molte morti di Jean Grey, segnando un punto fisso nella cronologia della serie, e forse del fumetto in generale. È ugualmente interessante vedere però come, in entrambe le sue versioni cinematografiche, questa Saga non sia riuscita ad avere il trattamento che merita, dando vita a film pasticciati e poco riusciti: X-Men: Dark Phoenix non riesce infatti a risollevare le sorti della Fenice cinematografica, già bistrattata in X-Men: Conflitto Finale, presentandosi come un adattamento fiacco e poco ispirato di un ottimo materiale di partenza.

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