Lo scrigno: i film “minori” di Gillo Pontecorvo (parte seconda)

Continua il viaggio tra i film “minori” di Gillo Pontecorvo, iniziato due giorni fa in occasione del centenario della nascita del regista pisano. Dopo aver parlato de La grande strada azzurra (1957) e Kapò (1959), i due lungometraggi a soggetto (sui cinque totali diretti da Pontecorvo) che precedono il suo capolavoro La battaglia di Algeri (1966), passeremo oggi in rassegna le altre due opere a soggetto girate dal Maestro dopo il film vincitore del Leone d’oro. Opere anch’esse definibili “minori”, in quanto attualmente poco ricordate e citate, e che dunque vanno a finire di diritto nella nostra rubrica Lo scrigno, nella quale analizziamo i film “dimenticati, introvabili, invisibili”.

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Lo scrigno: i film “minori” di Gillo Pontecorvo (nel centenario della nascita)

Esattamente cento anni fa, il 19 novembre del 1919, nasceva a Pisa Gilberto Pontecorvo, meglio noto come Gillo, partigiano, giornalista, regista e sceneggiatore scomparso nel 2006. Autore tra i più impegnati del cinema italiano del Novecento, Pontecorvo fu relativamente poco prolifico nella sua carriera, avendo girato soltanto cinque lungometraggi a soggetto, che vanno però ad aggiungersi ad una decina di documentari e a un mediometraggio e un corto diretti per due film a episodi.

Pontecorvo è ricordato soprattutto per quello che rimane il suo capolavoro, La battaglia di Algeri, uscito nel 1966 e vincitore del Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia (il film ricevette anche tre nomination all’Oscar, per il miglior film straniero, miglior regia e miglior sceneggiatura originale).

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Speciale Venezia 75: La battaglia di Algeri, di Gillo Pontecorvo

la-battaglia-di-algeri 1Nel narrare le vicende storiche della guerra franco-algerina, il conflitto che oppose l’esercito francese agli indipendentisti algerini del Fronte di Liberazione Nazionale tra il 1954 e il 1962, Gillo Pontecorvo mescola neorealismo e documentario, con una padronanza della regia e del montaggio che ricorda il miglior Ejzenstejn, in un film che è un monumento della storia del cinema italiano, di cui costituisce uno dei capolavori intramontabili.

Alla coraggiosa scelta di un soggetto scomodo, ma tremendamente efficace, come quello della guerra d’Algeria (uno dei momenti più significativi della decolonizzazione), vanno sicuramente ascritti buona parte dei meriti della riuscita di un film incisivo come pochi altri nel tratteggiare il rapporto tra la Storia e il dramma collettivo di chi più o meno consapevolmente è destinato a scriverla.

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