oldies but goldies: Hellzapoppin’, di Henry C. Potter

La prima domanda che sorge spontanea, vedendo questo lungometraggio, è molto semplice: ma come hanno fatto a realizzare nel 1941 un tale film? A posteriori la risposta è scontata, ma non all’epoca, tanto è vero che, fin dalle prime inquadrature, i messaggi sono tesi a “rassicurare il pubblico”. Il proiezionista si lamenta della qualità del film che sta per mostrare alle persone presenti in sala (ma a chi si sta riferendo in realtà?), nei titoli di testa gli spettatori sono avvertiti che “ogni somiglianza tra Hellzapoppin’ e un film è puramente casuale” e, di tanto in tanto, i protagonisti spiegano che “Questo è un film”. Più di così…

E invece, Hellzapoppin’ non è solo un lungometraggio, ma è un’opera cult, la trasposizione cinematografica dell’omonima rivista messa in scena a Broadway, che in 80 minuti circa riesce a sconvolgere tutti i canoni del cinema classico hollywoodiano, demolendo con un ritmo folle sia la “Narrazione classica” che il “découpage classico”.

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