Al cinema: Gamberetti per tutti, di Cédric Le Gallo e Maxime Govare

Volevo scrivere un pezzo sul fatto che al momento in sala ci sono praticamente solo film francesi o francofoni. E io, mannaggia o’ putipù (cit Zorry Kid), li ho visti quasi tutti. Uno (L’anno che verrà) mi è addirittura partito a tradimento, ero andato a vedere un film svedese (o perlomeno ugrofinnico). Esco a chiederne conto e mi dicono “eh c’è un errore nella programmazione, quello non l’abbiamo”; quindi son rientrato e ad un certo punto un omino del cinema mi è comparso accanto e mi ha dato un biglietto omaggio. Che non so dove sia finito, ma inzomma. Beh era una merda.

Quindi dicevo che volevo, ma in realtà si sarebbe ridotto a un luogo zeppo di parole e lamentele per quanto siano brutti ormai i film di Xavier Dolan, e se non si sia a questo punto bruciato tutto il capitale di credibilità e aspettative che si era costruito coi suoi primi film al fulmicotone. Diciamo fino a Mommy? Cioè basta no? Oppure: a che punto diciamo basta? E su quanto fosse brutto pure L’anno che verrà, anche se ho sentito di gente a cui piace.

Continua a leggere “Al cinema: Gamberetti per tutti, di Cédric Le Gallo e Maxime Govare”

contemporary stuff: Parada, di Srdjan Dragojevic

Durante le guerre in ex-Jugoslavia ogni popolo, serbi, croati, bosniaci e albanesi kossovari, aveva un insulto per gli altri. Tutti però, ci dice il prologo, usano la medesima parola per definire gli omosessuali. Traduciamola grosso modo con “checche”. Checche è la parola più usata del film, non hai idea di quanto sia usata, e finalmente un film sulle checche senza pietismo e gente triste complessata che fa difficili e strazianti coming out, il che sì, ok, ci sta, però ha anche un po’ rotto il cazzo. Francamente, io i festival del cinema LGBT non li reggevo più, eran tutti film uguali – e non è che tutti siano Xavier Dolan.

Sebbene ci sia comunque il personaggio che incarna tutto ciò, Mirko, pettinato malissimo e organizzatore di matrimoni, nonché attivista gay alle prese con l’organizzazione del primo Gay Pride di Belgrado. Contesto: appena voi checche provate a organizzare qualcosa di simile, dalle fogne usciamo in centinaia, se non migliaia, di dio-right-patria-skinhead-famiglia-nazi e vi riempiamo di botte. Che fare? La polizia, corrotta, gli ride in faccia e gli promette di non difenderli.

Continua a leggere “contemporary stuff: Parada, di Srdjan Dragojevic”