Al cinema: Memorie di un assassino, di Bong Joon-ho

Parasite ha vinto, e questo fatto che tutti ora parlino di film coreani è molto, molto cool. E si elettrizzano per i momenti di iperviolenza, ma quanto sono pucci? Grazie a Hollywood che, per una convenienza sua che evidentemente prima non c’era, ha premiato il film di Bong Joon-ho, e tralasciamo il fatto che il cinema coreano spacca il culo a tutti dagli anni 2000 e io è almeno da Primavera estate autunno inverno… e ancora primavera che propongo (la proposta non ha mai varcato la soglia di camera mia) di deviare tutti i soldi del cinema italiano al cinema sudcoreano. Tra l’altro, ho trovato il modo di saper pronunciare il nome di questo regista, e fare la figura dei fighi negli ambienti trendy e/o radical chic, basta pensare che si sta dicendo “buongiorno!” BONG JOON-HO, KAFFE’’?!?1’1? Continua a leggere “Al cinema: Memorie di un assassino, di Bong Joon-ho”

Su Netflix: Highwaymen – L’ultima imboscata, di John Lee Hancock

Vedere Kevin Costner con le rughe a raggiera attorno agli occhi fa un certo effetto a chi, come me, lo ha visto giovane, gigione e rampante sul grande schermo. Il sex symbol degli anni ’90, quello meno tormentato e più “classicamente hollywoodiano”, ora corricchia con i braccini alti e guardinghi (pronti a parare ogni fatale ruzzolone) e ha il fiatone; viste le parecchie similitudini con l’altro recente noir western targato Netflix, Hell or High Water – per ambientazione, tematica e, appunto, l’eroe anziano, là interpretato da un marmoreo Jeff Bridges – verrebbe da pensare che la regina dello streaming si sia affezionata alla figura del vecchio lupo spelacchiato che ritorna, per onore e senso del dovere, ad annusare le tracce sulla pista.

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Al cinema: Domino, di Brian De Palma

Nel travagliato crepuscolo della carriera di Brian De Palma viene ad aggiungersi un film disconosciuto, dopo una serie di pellicole di scarso successo o dalle tormentate vicende distributive. Domino è arrivato nelle sale soltanto a metà 2019, sebbene fosse in fase di post-produzione già sul finire del 2017 (o almeno: quando il Torino Film Festival dedicò a De Palma una retrospettiva, questi non poté accettare l’invito adducendo quella motivazione).

Una produzione internazionale, ma soprattutto danese (con la partecipazione di altri finanziatori europei provenienti da Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi), per una storia che racconta l’angoscia del Vecchio Continente negli anni del terrorismo e dell’ISIS, pur ipotizzando le vicende ambientate in un recente futuro.

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Al cinema: Finché c’è prosecco c’è speranza, di Antonio Padovan

54272In questo multisala ma fichetto, con un sacco di sale e scale, c’era da scegliere e mi sono proprio detto: “Checce frega de Blade Runner noi c’avemo Battiston! BATTISTOOOON! ecc.” Per cui c’è Battiston che fa il commissario nel trevigiano, paesini tra Treviso e Venezia, e mentre svolge le indagini continua ad affettare salami e aprire bottiglie. Un vecchio conte produttore di prosecco muore suicida, una serie di omicidi contemporaneamente inizia, il commissario StuckyStucchi? indaga, e capisce subito come tutto si avvoltoli intorno a un cementificio colla ciminiera col pennacchio e un’altra serie, questa volta di morti di cancro.

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