Speciale Venezia 75: Ordet – La parola, di Carl Theodor Dreyer

ordet 1È un cinema d’altri tempi quello di Carl Theodor Dreyer, un cinema che oggi può apparire vetusto e superato, ma che conserva interamente il suo fascino. Dreyer raggiunse l’apice della sua carriera durante il periodo del muto, quando era ancora relativamente giovane. La passione di Giovanna d’Arco è pressoché unanimemente ritenuto il suo capolavoro, ma non mancano –dopo il passaggio al sonoro– alcuni grandissimi film come Vampyr, Dies Irae e questo Ordet – La parola, penultima opera del Maestro danese, vincitrice del Golden Globe per il miglior film straniero e del Leone d’oro a Venezia, seconda tra le opere da noi selezionate per lo Speciale Venezia 75 – I migliori Leoni d’Oro.

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Speciale Russia: L’isola, di Pavel Lungin

ostrov 00La grande Madre Russia ha un’anima che affonda le sue antiche radici nella spiritualità ortodossa, con i fumi dell’ incenso, le folte barbe sopra i talari neri, i rossi, gli ocra e gli ori di candelieri e iconostasi. Il cinema non ha mancato di celebrare questo afflato mistico anche per l’ affascinante tratto estetico che si fonde con i maestosi paesaggi continentali, prestandosi magnificamente alla macchina da presa; si pensi ad esempio al densissimo e luminoso Andrey Rublyov di Tarkovskij, che fonde gli elementi naturali con l’arte sacra (le cose visibili e invisibili), un carosello che accarezza i temi della fede in un’epoca medievale violenta, dell’ascetismo e del paganesimo rurale, della Bellezza in senso dostoevskijano. Ma anche in tempi ben più recenti, un regista se vogliamo un po’ meno ultraterreno, uno che con estrema leggerezza sa spostarsi dall’autoriale al mainstream quale Pavel Lungin (spesso francesizzato Lounguine, attualmente impegnato a dirigere la versione russa della serie spionistica Homeland) ha saputo cogliere con meravigliosa sintesi il cuore sacro della Russia. Non quello delle sgargianti guglie di San Basilio a Mosca, ma quello sperduto e artico dei monasteri insulari, in una straordinaria storia di penitenza, follia e santità.

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Lo scrigno: Cristiada, di Dean Wright

Cristiada 01Lo scrigno, ovvero quei film poco conosciuti che meritano un angolino di notorietà.

Difficile analizzare un film a tema religioso senza subire le influenze del proprio retaggio socio-culturale. Quasi sempre, quando esce una pellicola pro-cristiana, piovono strali di critiche da parte di un certo pubblico di concezione atea o laica estremista. E’ quanto è accaduto anche con Cristiada, che tratta il tema della guerra cristera da un punto di vista favorevole ai ribelli. La distribuzione in vari Paesi è stata piuttosto travagliata e in sordina proprio per queste difficoltà ideologiche. Preciso che a me la propaganda religiosa o politica nei film non crea particolari problemi, quindi mi accodo alla fanbase cattolica cui la pellicola era presumibilmente destinata, dicendo che mi è piaciuto questo spettacolone epico.

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