Fly Me to the Moon: #6 – Apollo 13, ovvero: quando la Luna iniziava a stufare, ecco l’incidente che risolleva la suspense

La frase non era nemmeno quella.

Cambia il tempo verbale… cosa vuoi che sia?

Eppure, messa in quel modo, contribuisce a generare un maggior pathos rispetto a quella originale.

Sono passate 55 ore e 55 minuti da quando l’Apollo 13 è partito da Cape Canaveral, alle 2:13 del pomeriggio dell’11 aprile 1970.

Jack Swigert, uno dei membri dell’equipaggio, si rivolge al controllo missione: “Okay, Houston, we’ve had a problem here“.

Passano 8 secondi: “This is Houston. Say again please“.

Al che interviene il comandante della missione, il capitano Jim Lovell: “Houston, we’ve had a problem. We’ve had a main B bus undervolt

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Al cinema: Solo: A Star Wars Story, di Ron Howard

sololocandinaMettiamo subito le carte sul tavolo (quelle di Sabacc ovviamente); o sei per la Saga nella sua continuity o sei per gli spin-off. Ok dai è una esagerazione, tuttavia nelle chiacchiere post-cinema davanti a panino e birra alla fine si finisce sempre là, lucasiani della prima ora vs. quelli che Star-Wars-non-ci-vado-matto-però-Rogue-One-figata. Ciò che risulta lampante è che l’inesauribile franchise di George Lucas ha trovato una nuova linfa creativa e mille possibilità sembrano aprirsi in un universo così potenzialmente infinito; il secondo step di questo progetto, dopo l’imprevedibile (o forse no?) enorme successo di Gareth Edwards che sforò il tetto del miliardo di USD con Rogue One, vede la origin story di uno degli eroi più amati della Alleanza Ribelle, il pilota, faccendiere e guascone Han Solo che nella serie “classica” era interpretato da… no, vabbè che ve lo dico a fare: da lui

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