Al cinema: Jojo Rabbit, di Taika Waititi

[Attenzione: spoiler diffusi]

Si apre e si chiude con due anacronismi musicali Jojo Rabbit. Si comincia con i Beatles e Komm, gib mir deine Hand versione in lingua tedesca di I Want to Hold Your Hand, cantata dagli stessi Fab Four. E già siamo dalle parti della trovata geniale, perché il pezzo – che nella versione in studio è stato inserito nella raccolta Past Masters – viene presentato in una registrazione live, con tanto di grida forsennate dei fan, mentre scorrono sullo sfondo le immagini di repertorio dei comizi hitleriani davanti a folle di componenti della Hitler-Jugend, la gioventù hitleriana. Accostare raduni nazisti e beatlesmania, due diverse – ma simili – espressioni di una manifestazione oceanica del consenso, è il primo escamotage degno di nota di un Taika Waititi che dopo la parentesi cinecomic di Thor: Ragnarok torna alla regia con un’opera liberamente tratta dal romanzo Come semi d’autunno di Christine Leunens.

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Su Netflix: The Vietnam War, di Ken Burns e Lynn Novick

Chi utilizza i software di editing multimediale made in Cupertino (iPhoto, iMovie e Final Cut Pro) sicuramente avrà sentito parlare di Ken Burns, regista di documentari newyorkese il cui nome è stato associato dalla Apple ad uno dei più semplici ma suggestivi effetti di montaggio video. Il Ken Burns effect consiste nello zoomare lentamente, avanti o indietro, su una fotografia, o nello spostarsi su di essa con l’equivalente di una panoramica. Un effetto che oggi viene largamente utilizzato dai registi televisivi e dai documentaristi, e che in realtà non è stato inventato da Ken Burns, bensì soltanto da questi utilizzato intensivamente e proficuamente per i suoi documentari, tra cui la sua ultima fatica, The Vietnam War.

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Addio a Bruno Ganz: La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, di Oliver Hirschbiegel

Berlino è la città in cui sono ambientati i due film per i quali era maggiormente conosciuto, e proprio mentre si svolgeva la sessantanovesima Berlinale è giunta la notizia della morte di Bruno Ganz, attore svizzero di madre italiana nato a Zurigo il 22 marzo del 1941.

La Berlino grigia e malinconica di Wim Wenders in Der Himmel über Berlin (Il cielo sopra Berlino), il film che ha consacrato Ganz a livello internazionale con il ruolo da protagonista dell’angelo Damiel.

E la Berlino del 1945, devastata e circondata dai russi, di Der Untergang, il film scelto per ricordare questo grande interprete del cinema europeo.

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Al cinema & Speciale Oscar 2019: La favorita, di Yorgos Lanthimos

Che dietro La favorita non ci sia la mano di Efthymis Filippou, storico screenwriter di Lanthimos, si intuisce già dopo un quarto d’ora in cui non accade nulla di inquietante o stravolgente. La sceneggiatura, per quanto ben scritta, non regala infatti alcun agguato viscerale e procede spedita mescolando dramma e tradizione (e un pizzico di humour). Del resto Lanthimos non poteva continuare a prendere a schiaffoni gli spettatori ad ogni suo nuovo film (anche se c’è chi l’ha fatto e continua a farlo) e con La favorita il regista greco cambia decisamente registro, narrando l’intrigante e avvincente – ma niente affatto sconvolgente – disputa tra due ciniche primedonne che si contendono il favore della regina Anna d’Inghilterra nei primi anni del diciottesimo secolo.

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Speciale Oscar 2019: BlacKkKlansman, di Spike Lee

54849Negli ultimi due anni sono stati davvero in tanti, direi quasi sospettosamente tanti, a realizzare film ambientati nel passato che avessero come scopo reale quello di parlare dell’America contemporanea criticandone, in particolare, la politica del suo Presidente. Al coro si aggiunge ora la voce roboante di Spike Lee, che dirige un film potente come se ne vedono purtroppo pochi, dimostrando di avere ancora molto da dire e di sapere ancora molto bene come farlo. Come molti di quelli che l’hanno preceduto in quest’operazione, Lee guarda al passato per parlare del presente, scegliendo di raccontare un episodio forse minore della storia recente statunitense ma che gli apre infinite possibilità di polemica; e in BlacKkKlansman non se ne lascia scappare neanche una.

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Giornata della memoria: tre film sull’olocausto, per non dimenticare

Oggi si celebra il Giorno della memoria, la ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per commemorare le vittime dell’olocausto. La data del 27 gennaio fu scelta in quanto in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, che avanzavano verso la Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, abbandonato dalle S.S. non dopo aver cercato di eliminare (almeno in parte) le prove dello sterminio.

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Al cinema: Santiago, Italia, di Nanni Moretti

Io non sono imparziale.

Sono tra le poche parole che pronuncia Nanni Moretti in questo suo ultimo lungometraggio, un documentario che racconta del golpe in Cile del 1973. O, almeno, sono le poche parole che pronuncia se si escludono le domande rivolte dal regista a coloro che hanno vissuto sulla propria pelle quei drammatici eventi.

La macchina da presa, fino a quel momento impegnata ad inquadrare frontalmente gli intervistati in piano medio, si sposta perpendicolarmente mostrando il faccia a faccia – improvvisamente carico di tensione – tra il regista e un militare cileno internato in un carcere, ove sta scontando una condanna proprio per quei fatti.

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Speciale Venezia 75: La battaglia di Algeri, di Gillo Pontecorvo

la-battaglia-di-algeri 1Nel narrare le vicende storiche della guerra franco-algerina, il conflitto che oppose l’esercito francese agli indipendentisti algerini del Fronte di Liberazione Nazionale tra il 1954 e il 1962, Gillo Pontecorvo mescola neorealismo e documentario, con una padronanza della regia e del montaggio che ricorda il miglior Ejzenstejn, in un film che è un monumento della storia del cinema italiano, di cui costituisce uno dei capolavori intramontabili.

Alla coraggiosa scelta di un soggetto scomodo, ma tremendamente efficace, come quello della guerra d’Algeria (uno dei momenti più significativi della decolonizzazione), vanno sicuramente ascritti buona parte dei meriti della riuscita di un film incisivo come pochi altri nel tratteggiare il rapporto tra la Storia e il dramma collettivo di chi più o meno consapevolmente è destinato a scriverla.

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touch of modern: The Elephant Man, di David Lynch

the elephant man 1Al suo secondo lungometraggio David Lynch porta sul grande schermo la storia vera (con qualche licenza) di John Merrick, chiamato l’uomo elefante per le orribili deformazioni fisiche che lo rendono un essere ripugnante alla visione: la neurofibromatosi da cui è affetto gli ha infatti causato l’insorgenza di alcune grosse escrescenze tumorali sul cranio, sulla schiena e in altre parti del corpo.

Il dottor Frederick Treves, medico del London Hospital, lo sottrae allo sfruttamento circense da parte del cinico Bytes, facendolo ricoverare nella sua struttura. Ma ben presto lo stesso medico si renderà conto che la condizione di John agli occhi della gente non è cambiata per nulla: da attrazione per il popolo, John si è infatti soltanto trasformato in argomento di discussione della classe borghese della Londra vittoriana, affetta da un perbenismo ipocrita cui solo qualche raro illuminato sfugge con sincerità (tra questi l’attrice teatrale Kendal, interpretata da Anne Bancroft).  Continua a leggere “touch of modern: The Elephant Man, di David Lynch”