Al cinema: Go Home – A casa loro, di Luna Gualano

Presentato alla Festa del cinema di Roma (nella sezione autonoma Alice nella città), dove ha fatto parlare di sé per l’originalità del soggetto e dove si è aggiudicato il Premio Panorama Italia assegnato dalla Roma Lazio Film Commission, e transitato da altri Festival quali il TS+FF di Trieste e il Fantafestival di Roma (dove ha ottenuto il Premio Mario Bava al miglior lungometraggio), Go Home – A casa loro arriva finalmente nelle sale italiane, nello stesso periodo in cui è in programma alla 37esima edizione del Bruxelles International Festival of Fantastic Film.

Proiettato come film-evento – completamente autonomo, privo del supporto di una casa di distribuzione – l’opera rimarrà nelle sale soltanto per tre giorni, da oggi fino al 17 aprile, salvo proroghe.

La sceneggiatura di Emiliano Rubbi prende le mosse da una manifestazione di estrema destra fuori da un centro di accoglienza per migranti, un becerume sciovinista intento a rigurgitare i soliti slogan sovranisti (è l’aggettivo del momento, perché non usarlo?). Quando il gruppo di manifestanti si trasformerà -improvvisamente quanto inaspettatamente- in un ammasso di famelici zombie, l’unico non infetto, lo skinhead Enrico, sarà costretto a barricarsi all’interno del centro di accoglienza, insieme ai migranti contro cui, fino a poco prima, aveva scagliato le sue invettive.

Luna Gualano intreccia lo zombie-movie a temi di grande attualità quale quello dell’accoglienza dei migranti, con un risultato sicuramente interessante ed un approccio originale. Il rischio che l’opera venga etichettata come film di nicchia, da centro sociale, c’è tutto, soprattutto in un Paese in cui (almeno) un terzo degli aventi diritto al voto è oggi accreditato delle stesse idee che nella pellicola si biasimano apertamente.

Il film può vantare la collaborazione di nomi illustri quale quello di Zerocalcare, che ha disegnato la locandina, e di “er” Piotta e Il muro del canto, che hanno contribuito alla colonna sonora, curata in parte dallo stesso Rubbi.

Come i film di Romero – il padre dello zombie movie – costituivano un neanche troppo implicito atto di accusa contro la società degli anni Settanta, così Go Home – A casa loro vuole farsi metafora dell’aggressività insita in una collettività sempre più chiusa nei confronti del diverso e dello straniero.

Non si può dire che la regista non abbia raggiunto il suo obiettivo, al massimo le si può muovere qualche appunto stilistico, che tuttavia non può che passare in secondo piano quando si considera la natura pienamente indipendente e low budget dell’opera, nata anche grazie ad un crowdfunding.

Lo spettatore si trova ad essere immerso per un’ora e mezza (scarsa) nelle claustrofobiche ambientazioni di un centro di prima accoglienza, ciò che gli permette di immedesimarsi con una certa efficacia nella condizione del migrante, con l’inevitabile conseguente afflato di empatia, solo in parte scosso da un finale (per certi versi) a sorpresa.

Attori non professionisti (tra cui alcuni richiedenti asilo) si mescolano a volti non del tutto sconosciuti al grande e al piccolo schermo, come il senegalese Sidy Diop, che ha recitato in una manciata di film italiani e in alcuni episodi di serie tv come Gomorra. La recitazione non è di certo il punto di forza del film, ma sia il protagonista, Antonio Bannò, sia i vari comprimari tengono bene la parte, regalando alcuni momenti di discreta intensità.

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Go Home – A casa loro (2018, Italia, 84 min)

Regia: Luna Gualano

Soggetto: Luna Gualano, Emiliano Rubbi

Sceneggiatura: Emiliano Rubbi

Fotografia: Sandro Chessa

Musiche: Emiliano Rubbi, Eugenio Vicedomini, Frank Marrelli

Interpreti principali: Antonio Bannò (Enrico), Sidy Diop (Ibrahim)

7 pensieri riguardo “Al cinema: Go Home – A casa loro, di Luna Gualano

    1. Come idea sì… ma infatti appena la racconti fa presa… poi sulla messa in scena dell’idea incidono molti fattori, tra cui un budget da film ultra-indipendente… ma il risultato è comunque dignitoso, bisogna dare atto👍

  1. Bellissima recensione, mi hai fatto venire voglia di vederlo! L’idea è geniale, per quanto non necessariamente originale, ma mi piace l’idea di fare un commentario politico bello esplicito come, sembra, possa servire in questi giorni in Italia!

    1. Sì una buona idea, originale per come è stata adattata a temi sociali, non di certo nella confezione dello zombie movie che è ormai un genere direi quasi canonico, con un bell’ossimoro😁

      1. Effettivamente un bell’ossimoro, ma a me ancora piacciono gli zombie movie se fatti bene (l’ultimo che mi sono visto, in colpevole ritardo, The return of the living dead di O’Bannon)! :–D

Commenti

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