Al cinema: Widows – Eredità Criminale, di Steve McQueen

Widows_(2018_movie_poster)Cinque anni dopo l’incredibile successo di 12 Anni Schiavo, che vinse l’Oscar come Miglior Film nel 2014 e gli valse una nomination come Miglior Regista, Steve McQueen torna al cinema alzando ancora di più una posta in gioco che si era già dimostrata molto alta nelle sue opere precedenti. Con Widows – Eredità Criminale, McQueen firma la sua opera più ambiziosa, una sorta di film fiume intende abbracciare una dimensione vastissima e ampliare il proprio orizzonte in modo esponenziale; un intento che però, purtroppo, non raggiunge in pieno il suo obiettivo.

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touch of modern: Cani arrabbiati, di Mario Bava

caniarrabbiati_locandinaUna eterna maledizione stabilisce che molti grandi artisti debbano venir compresi solo dopo, da morti. Un altro adagio ancora più antico recita che nemo propheta in patria. Insomma il geniale effettista, direttore della fotografia e provetto regista Mario Bava le ha provate tutte per accontentare la severa critica italiana, ma ha sempre trovato più sopracciglia alzate che applausi. Oggi, grazie a una riesumazione globale e massiva del cinema di genere da parte della cinefilia più militante, perorata da potentissimi tycoon del calibro di Quentin Tarantino, lui come numerosi altri prìncipi del cinema di serie B è stato assurto al rango di vero e proprio oggetto di culto.

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Al cinema: Soldado, di Stefano Sollima

Locandina SoldadoPartiamo dalle cose positive: ci sono ancora (rispetto a Sicario) Benicio del Toro e Josh Brolin. Un duo collaudato ed estremamente efficace, soprattutto se calati in ruoli che sembrano fatti apposta per loro, come in questo caso. Poi, la sceneggiatura è ancora una volta di Taylor Sheridan, il quale, giunto al suo quarto script, si conferma uno degli screenwriter più interessanti di questi ultimi anni, capace come pochi altri di leggere il mito della frontiera in chiave moderna.

E poi ci sono le notizie negative. Tipo che non c’è più Emily Blunt e chiunque abbia un po’ di cuore dovrebbe dolersene.

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oldies but goldies: Che fine ha fatto Baby Jane?, di Robert Aldrich

Che-fine-ha-fatto-Baby-Jane-Bette-Davis 3Il 9 agosto di cento anni fa nasceva a Cranston, Rhode Island, Robert Aldrich. Un regista che raggiunse l’apice della carriera nella Hollywood degli anni Cinquanta e Sessanta, quando diresse la maggior parte dei suoi film più celebri. Dopo aver esordito col western, Aldrich esplorò gli altri generi cinematografici, passando al noir, al war movie e al drammatico. I suoi film più conosciuti sono sicuramente Che fine ha fatto Baby Jane?, del 1962, e il cult antimilitarista Quella sporca dozzina, uscito cinque anni dopo. Di quest’ultimo hanno parlato in maniera oltremodo esaustiva i colleghi de Il Zinefilo, ove è stato presentato un eccellente articolo che ripercorre le influenze sul soggetto di The Dirty Dozen, e de La Bara Volante, con una recensione che se non può essere considerata quella definitiva poco ci manca.

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Al cinema: Hereditary – Le Radici del male, di Ari Aster

Hereditary

L’horror sta rivivendo una specie di rinascimento, o almeno questa è la mia impressione. Accanto ai vari remake di personaggi iconici dei decenni passati, infatti, stanno vedendo la luce una serie di pellicole originali decisamente interessanti che urlo dopo urlo scrivono sotto ai nostri occhi la storia di un genere che, forse molto più altri, rischia velocemente di diventare asfittico e bisognoso di aria fresca. A tenere alta la fiaccola dell’horror ci pensa ora Hereditary, opera prima del regista Ari Aster, sicuramente una personalità da tenere d’occhio in futuro.

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Al cinema: Quello che non so di lei, di Roman Polanski

53905Chiunque abbia mai provato a dare forma e sostanza a un’idea mettendola su carta sa quanto possa essere angosciante quella piccola linea verticale che lampeggia in cima a un pagina impietosamente bianca. Il lavoro dell’artista, del demiurgo che cerca di dare vita a un mondo a partire da una propria visione, è al centro di infiniti racconti al cinema e nella letteratura, in una tradizione narrativa e introspettiva che dimostra una continua vitalità fuori dal comune in un mondo dove ogni idea sembra immediatamente già vecchia e usurata, dimostrando il fascino generato da un mistero, quello del processo creativo, che molti autori, prima o poi, finiscono per affrontare: a questo giro tocca a Roman Polanski con Quello Che Non So Di Lei, un complesso dramma che prende le mosse proprio da un’atroce sindrome da blocco dello scrittore.

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Al cinema: The Broken Key, di Louis Nero

the_broken_key 1Un film di fantascienza italiano, con un cast di stelle (forse è meglio dire ex stelle, ma pur sempre dei grandi nomi del cinema) e ambientato a Torino e provincia (oltre a qualche altra località del Piemonte)???

Ammetto di essermi parecchio gasato all’idea, sia perché il cinema italiano difficilmente si imbarca in imprese di questo tipo (la fantascienza, puah!, lasciamola agli americani e continuiamo con i nostri pseudo-drammi sociali e le commedie scollacciate), sia per il fatto di essere riusciti ad arruolare così tanti divi in una produzione completamente italiana, a detta del regista attirati più dalla sceneggiatura che dall’ammontare dei cachet. E poi, last but not least, l’ambientazione (prevalente) nella mia città.

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contemporary stuff: Wind River, di Taylor Sheridan

Wind River 01Taylor Sheridan, (quasi) al suo esordio alla regia, decide di andare sul sicuro, puntando su ciò che sa fare meglio: narrare una vicenda ambientata nella moderna frontiera americana, traendone un thriller interessante come i suoi “predecessori”, Sicario (2015) e Hell or High Water (2016), entrambi sceneggiati dallo stesso Sheridan. A differenza di questi ultimi, però, non è ambientato nel soleggiato sud degli USA, bensì nelle fredde atmosfere del Wyoming.

Nella riserva indiana di Wind River – realmente esistente e una delle più estese del Paese – viene ritrovato il cadavere di una giovane nativa. Cory Lambert – del Fish and Wildlife Service – e Jane Banner – dell’FBI – si metteranno sulle tracce del colpevole: o meglio, a fare quasi tutto sarà il “forestale”, perché la giovane agente federale è decisamente impreparata per il clima della riserva (sia ambientale che sociale). Continua a leggere “contemporary stuff: Wind River, di Taylor Sheridan”

contemporary stuff: Animali notturni, di Tom Ford

animalinotturni01Anziane danzatrici dai ventri molli e sproporzionati si muovono nude, al ralenti, sopra delle piattaforme; è l’installazione di un’arte performativa tendente al trash, opera dell’artista insonne e depressa Susan, ed è la sequenza con la quale si apre questo secondo lungometraggio di Tom Ford, stilista con vincenti ambizioni cinematografiche. Animali notturni si ispira al romanzo Tony & Susan di Austin Wright ed è un noir che bilancia la tensione del thriller più puro a quella emotiva legata alle relazioni amorose che si fanno complicate; è pure uno sguardo in tralice sull’universo fasullo, egocentrico e opportunista degli artisti, dal quale è possibile desumere un sottile collegamento con il mondo delle passerelle a cui è abituato Ford.

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