Al cinema: The Broken Key, di Louis Nero

the_broken_key 1Un film di fantascienza italiano, con un cast di stelle (forse è meglio dire ex stelle, ma pur sempre dei grandi nomi del cinema) e ambientato a Torino e provincia (oltre a qualche altra località del Piemonte)???

Ammetto di essermi parecchio gasato all’idea, sia perché il cinema italiano difficilmente si imbarca in imprese di questo tipo (la fantascienza, puah!, lasciamola agli americani e continuiamo con i nostri pseudo-drammi sociali e le commedie scollacciate), sia per il fatto di essere riusciti ad arruolare così tanti divi in una produzione completamente italiana, a detta del regista attirati più dalla sceneggiatura che dall’ammontare dei cachet. E poi, last but not least, l’ambientazione (prevalente) nella mia città.

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Al cinema: Manifesto, di Julian Rosefeldt

locandinaMi aspettavo una roba tipo Cate Blanchett che fa Karl Marx. Invece non proprio, ma interpreta qualsiasi cosa, incluso un barbone tra Marx e Babbo Natale, e forse è l’unico personaggio fuori dalle righe – non è che puoi dirle di impersonare proprio TUTTI. Ora fammi un cane (Cane Blanchett). E così via. L’idea di questo Julian Regista, in realtà artista e solo contingentemente regista che inizialmente ne aveva fatto una installazione con un salone e 13 schermi da cui arrivava ogni segmento, tutti contemporaneamente, è prendere Cate e farle declamare, recitare, leggere, prosaicizzare, interiorizzare, estratti vari di manifesti vari, soprattutto del periodo bello (bello per i manifesti, storicamente parlando orribile) a cavallo tra fine XIX e inizio XX secolo, ma anche altri. Continua a leggere “Al cinema: Manifesto, di Julian Rosefeldt”

Al cinema: Finché c’è prosecco c’è speranza, di Antonio Padovan

54272In questo multisala ma fichetto, con un sacco di sale e scale, c’era da scegliere e mi sono proprio detto: “Checce frega de Blade Runner noi c’avemo Battiston! BATTISTOOOON! ecc.” Per cui c’è Battiston che fa il commissario nel trevigiano, paesini tra Treviso e Venezia, e mentre svolge le indagini continua ad affettare salami e aprire bottiglie. Un vecchio conte produttore di prosecco muore suicida, una serie di omicidi contemporaneamente inizia, il commissario StuckyStucchi? indaga, e capisce subito come tutto si avvoltoli intorno a un cementificio colla ciminiera col pennacchio e un’altra serie, questa volta di morti di cancro.

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Al cinema: Una questione privata, di Paolo e Vittorio Taviani

una questione privata 1Che nel 2017 si portino sul grande schermo storie sulla Resistenza, senza che vi siano particolari ricorrenze o celebrazioni, è sicuramente una buona notizia, considerata la fugacità dell’italica memoria e il preoccupante rifiorire di movimenti o anche soltanto atteggiamenti apologetici del nazi-fascismo e irrisori o negazionisti verso ciò che è stato il male assoluto del Novecento, l’Olocausto.

Ecco perché il nuovo film dei fratelli Taviani non può che ricevere un plauso a prescindere, quanto meno per la sua funzione sociale e di ripristino della memoria collettiva. Peccato che, come tutti i film di nicchia, sia destinato a passare relativamente inosservato, come dimostrano i modesti incassi e la dicitura (invero largamente presente nelle produzioni made in Italy) che dà notizia dei contributi pubblici ricevuti per il valore storico-culturale dell’opera riconosciuto dalle istituzioni (il che significa, come noto, che senza quei soldi il film non si sarebbe fatto).  Continua a leggere “Al cinema: Una questione privata, di Paolo e Vittorio Taviani”

Al cinema: Safari, di Ulrich Seidl

locandina1Una coppia di teutociccioni anzianotti si spalma crema sotto un sole africano, e posa di fronte all’occhio della camera. Siamo in I guess Namibia, i due fanno parte di un gruppo di turisti cacciatori, coppie, giovani, vecchi, famiglie. Pagano un botto, siamo austriaci danarosi, per essere portati dalle guide del posto in prossimità delle prede, leoni, gnu, zebre, nomi-di-bestie-che-ignoro, impala, tutto e tutti con un listino prezzi, poi prendersi tutto il tempo che serve per mirare e PAM! Da vicino si seguono le fasi della caccia, varie battute, il rituale dei complimenti dopo e della messinscena del cadavere dell’animale, la testa alzata e rivolta all’obiettivo per la foto ricordo insieme al sorriso dell’uccisore.

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Al cinema: Blade Runner 2049, di Denis Villeneuve

blade-runner-2049-poster-1Alla fine è diventata quasi una guerra intergenerazionale. I vecchi romantici adoratori del Blade Runner di Scott contro i nuovi rampanti seguaci del sequel di Villeneuve; se ci fate caso, vi accorgerete che sul web i toni si sono fatti piuttosto accesi. Francamente trovo che si tratti di una inevitabile collazione; futile fare i puristi del contingente con i paraocchi, fingere che non esista un così ingombrante precedente con cui fare i conti. Saranno anche baruffe da cortile ma l’uscita di questo film rappresenta secondo me un ulteriore allargamento della faglia che separa due continenti, il vecchio dal nuovo, la deriva quasi compiuta (in senso fisico, fenomenologico) del cinema contemporaneo da ciò che è stato, una zattera di pietra che si stacca con i suoi accoliti dei quali risuona il coro beffardo: “Addio guardiani del museo, noi stiamo con Villeneuve, Refn e Dolan!”.

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Al cinema: A Ciambra, di Jonas Carpignano

locandinaDopo un uomo e un prologo in un cavallo, che ritorneranno spesso a cloppete cloppete in corso d’opera, esplode la giostra del disagio. Tutti, per tutto il film, che poi sarebbe anche quello da mandare agli Oscar come miglior film italiano, continueranno a chiamare PioPioPio, solo che lo dicono in calabrese stretto – quasi tutto è sottotitolato, e diventa Piewpiewpiew, in continuazione un pigolio, i bambini e gli adulti. Pio è il protagonista, un quattordicenne in una famiglia di 15 (no dico QUINDICI) zingheri che vive nella comunità?Palazzoni? Cazzo é? Che si chiama A Ciambra, e sta a Gioia Tauro (sono andato pure a vedere su maps). L’impatto è uno shock, la famiglia urla tutta insieme (e quello è quando son tranquilli), quando arriva la pula Pio ha il compito di staccare i fili che rubano la corrente, i bambini di 5 anni fumano, Pio fuma più sigarette di Clark Gable, beve, vive un incrocio e tensione perenne tra l’età sua e i problemi ipercomplessi da affrontare (trovare 9000 euro). Continua a leggere “Al cinema: A Ciambra, di Jonas Carpignano”

Al cinema: Valerian e la città dei mille pianeti, di Luc Besson

valerian 1Per le stesse ragioni che hanno comportato lo slittamento dell’uscita di Dunkirk, Valerian e la città dei mille pianeti, l’atteso nuovo film di Luc Besson, è arrivato nelle sale italiane soltanto nel primo giorno d’autunno, due mesi dopo rispetto agli altri principali Paesi occidentali. E ci è arrivato con l’antipatica etichetta di grande flop, dato che gli incassi globali sono stati decisamente al di sotto delle attese, appena sufficienti a ripagare il budget del film francese più caro di sempre (è costato circa 200 milioni di euro). È andato male persino in Francia, dimostrando quanto poco i cugini d’oltralpe siano propensi in questo periodo a sostenere le loro proverbiali pulsioni scioviniste (almeno da un punto di vista cinematografico). E siccome le leggi del business non conoscono pietà è già saltata la prima testa all’EuropaCorp…  Continua a leggere “Al cinema: Valerian e la città dei mille pianeti, di Luc Besson”

Termometro delle sale – giugno / settembre 2017

freccia_crescita_1Prosegue la nostra iniziativa del #termometrodellesale, che mostra il consenso del pubblico e della critica per i film usciti recentemente al cinema. Questa volta ci occupiamo dei film da noi recensiti nel quadrimestre che va da giugno a settembre.

I voti sono tratti dai principali siti di cinema italiani e internazionali, e riproporzionati in 100esimi per creare una scala confrontabile.

Da questa volta vi proponiamo i film in ordine decrescente di indicatore medio di gradimento, ossia dai più graditi (in alto) ai meno graditi (in basso). Continua a leggere “Termometro delle sale – giugno / settembre 2017”

Al cinema: L’inganno, di Sofia Coppola

L'inganno 01Durante la Guerra Civile americana, in Virginia, un gruppo di donne rimaste in collegio nonostante la vicinanza dei combattimenti accoglie un caporale nordista – quindi, un nemico – ferito e bisognoso di cure. Questo è l’incipit dell’ultima fatica di Sofia Coppola, rifacimento dell’omonimo film del 1971 (La notte brava del soldato Jonathan nella traduzione italiana), a sua volta ispirato ad un romanzo.

L’inganno è stato premiato al festival di Cannes per la regia e ha al suo attivo un cast di tutto rispetto, capace da solo di incuriosire lo spettatore, così come l’ambientazione chiusa ed estremamente “femminile”, potenziale innesco di interessanti approfondimenti psicologici. Inoltre, ovviamente, c’è la curiosità del raffronto con il suo predecessore.  Continua a leggere “Al cinema: L’inganno, di Sofia Coppola”