i top & flop del trimestre (termometro delle sale luglio/settembre 2019)

termometro top&flopÈ stato un trimestre intenso, nonostante la stagione estiva sia storicamente avversa agli afflussi massivi nelle sale. E come alla fine di ogni trimestre, anche questa volta giunge puntualmente a darci alcune indicazioni sul gradimento delle pellicole uscite sul grande schermo il nostro #termometrodellesale, lo strumento con cui analizziamo il consenso del pubblico e della critica per i film distribuiti nei cinema della penisola.

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Al cinema: La vita invisibile di Euridice Gusmao, di Karim Aïnouz

C’è una foresta con delle foglie grosse e verdi così, Cristo di Rio (ahah che sembra una bestemmiahah) clorofilla dappertutto, e una tempesta in arrivo. Euridice e Guida (che però, per amor di portoghesità, chiameremo Euridis e Ghida) sono due sorelle Avere 20 anni che tornano a casa, si perdo(na)no e richiamano. Figlie di famiglia conservatrice, che ruota intorno ai baffi del padre panettiere – in una società se una persona sola ha i baffi è stile, se ce li hanno tutti è bigottismo – la prima sogna di diventare pianista a Vienna, la seconda di bombare tantissimo. Sembrano entrambi sogni legittimi. Il problema è che sei donna negli anni ‘50: una sera, coperta da Euridis, Ghida esce con una marinaio greco, che la prende e se la porta in Grecia per sposarla. Ok, le avremmo potuto dire tutti quanto geniale un’idea non fosse. Torna l’anno dopo incinta e il padre, che nel frattempo ha fatto sposare quella rimasta con un raccapricciante omuncolo medioborghese, la caccia di casa e le dice che Eu è partita per l’Austria.

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Al cinema: C’era una volta a… Hollywood, di Quentin Tarantino

Uno dei più grandi poteri che si riconosce al cinema è quello di trasformare la realtà, mistificandola, volutamente o suo malgrado. È del resto nella natura della rappresentazione la possibilità di mutare ciò che si rappresenta, anche quando non lo si vuole. Perché la rappresentazione non potrà mai essere la realtà rappresentata e qualsiasi tentativo di farla sembrare più o meno verosimile si scontrerà sempre con la naturale predisposizione della realtà a sottrarsi ai tentativi di rappresentazione. Lo diceva – anche se non proprio in questi termini – Werner Heisenberg, enunciando un concetto cardine della meccanica quantistica, il principio di indeterminazione, che diede uno scossone al determinismo della fisica classica. E ciò che vale per la fisica delle particelle non muta se rapportato al mondo macroscopico che abitiamo.

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Al cinema: It – Capitolo due, di Andy Muschietti (recensione espresso)

Tre ore di agonia. Quella che ti fa contorcere sulla poltroncina manco fossi posseduto dallo spirito del Molleggiato. E farla durare quasi tre ore è una cattiveria bella e buona.

I fatti accadono 27 anni dopo il primo It (quello di due anni fa). Che narrava vicende ambientate sul finire degli anni Ottanta (diversamente dal romanzo e dal controverso – c’è chi lo ama e chi lo odia – adattamento del ‘90).

Tutti più grandi, tutti con una più o meno trionfante carriera.

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Al cinema: Apollo 11, di Todd Douglas Miller

L’esperienza live, in diretta, del primo allunaggio è un privilegio che possono vantare soltanto gli ultrasessantenni, e nemmeno tutti. Quelli, cioè, che nel 1969 avevano almeno dieci anni di età e un televisore da guardare (o un vicino da cui recarsi a farlo, come si faceva un tempo).

Le sensazioni, le emozioni, le paure di chi osservava impotente uno dei più grandi eventi tecnico-scientifici della storia dell’umanità, trasmesso in mondovisione, non sono ricreabili e cominciano a svanire anche nella mente di coloro che hanno avuto la fortuna di provarle.

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Al cinema: Martin Eden, di Pietro Marcello

Locandina Martin EdenFresco fresco di premio alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove si è portato a casa la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile, è da qualche giorno nelle nostre sale Martin Eden, film di Pietro Marcello liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Jack London. Ammetto che la curiosità non era tantissima e che sono andato a vederlo solo in seguito al premio vinto da Luca Marinelli, ma mi sono trovato di fronte a un buon film, solido e interessante, che ti consiglio di recuperare assolutamente. Nel frattempo, lasciando le polemiche sterili e assurde ad altri, ti dico la mia.

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Al cinema: Il re leone, di Jon Favreau

Cominciamo con qualche numero, visto che questi sono film che escono essenzialmente per fare numeri e dato che su queste pagine abbiamo da sempre un occhio attento al box office (perché non bisogna dimenticare che i soldi sono ciò che tiene a galla l’industria del cinema):

– quasi 3 milioni e 100 mila euro nella giornata d’esordio, il che vuol dire che Il re leone può vantare il quarto miglior esordio nella storia dei botteghini italiani, dietro a Quo Vado? (1.01.2016 – 7,3 milioni), Avengers: Endgame (24.04.2019 – 5,4 milioni) e Harry Potter e i doni della morte – Parte 2 (13.07.2011 – 3,2 milioni); un risultato straordinario, se si conta che i primi due della lista sono usciti in giornate festive o prefestive – e comunque non d’estate; giusto per capire la portata di questo esordio, Il re leone ha fatto meglio pure di Avengers: Infinity War, uscito il 25.04.2018 (un festivo, e non era agosto);

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Al cinema: The Deep, di Baltasar Kormákur

Heymaey è la più grossa della isole Vestmannaeyjar, subito sotto l’Islanda. Qui una notte del 1984 Gulli e altri amici suoi si preparano a partire l’indomani per qualche giorno di pesca, sbronzandosi abbomba. Al punto che bevono roba tirata fuori da taniche di benza eh.

Islanda anni ‘80, il regno delle camicie a scacchi e dei maglioni di lana grossa con disegni stupidi. Partono, tutto nella norma per un giorno, poi la sera la rete si incaglia, l’argano si rompe e la barca si rovescia. Marzo, fuori fa freschino, tipo -2° e l’oceano sui 5°. Sono in sei, tre muoiono subito annegati, schiantati o altro. Restano Gulli e Palli (gli altri erano Raggi ecc.) attaccati alla chiglia. Che fare, come si domandava quel tale. Mollano la chiglia e cercano di andare verso la costa. Uno sparisce, Palli, che era il suo amico d’infanzia, muore assiderato. Gulli resta solo, parla con i gabbiani, vede il faro e nuota, per circa 6-7 ore.

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Al cinema: Edison – L’uomo che illuminò il mondo, di Alfonso Gomez-Rejon

downloadSono uno spettatore semplice: vedo dei nomi sul cartellone, compro il biglietto e guardo il film. Questa abitudine, vedere dei film senza sapere altro che i nomi dei coinvolti, porta a volte a discrete sorprese, altre a cocenti delusioni, e a volte ancora verso film che non sai bene come giudicare: belli, sì, che ti intrattengono, ma che non riescono a toglierti di mente l’idea che si poteva fare di più. È esattamente questa l’impressione che mi ha lasciato Edison – L’uomo che illuminò il mondo, autoesplicativo titolo italiano scelto al posto del ben più evocativo The Current War, un biopic molto tradizionale che si concentra su uno degli snodi fondamentali della storia, che ha plasmato il mondo per come lo conosciamo oggi.

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