Al cinema: X-Men: Dark Phoenix, di Simon Kinberg

X-Men-Dark-Phoenix-675x905È interessante notare come entrambe le saghe cinematografiche dedicate ai mutanti creati da Stan Lee abbiano deciso di concludersi adattando per il grande schermo la Saga di Fenice Nera, uno degli eventi fumettistici più famosi e amati della lunga produzione Marvel. Segno, sicuramente, di quanto questo arco narrativo sia stato fondamentale per la storia degli X-Men, una storia a tratti controversa e che culmina con la prima delle molte morti di Jean Grey, segnando un punto fisso nella cronologia della serie, e forse del fumetto in generale. È ugualmente interessante vedere però come, in entrambe le sue versioni cinematografiche, questa Saga non sia riuscita ad avere il trattamento che merita, dando vita a film pasticciati e poco riusciti: X-Men: Dark Phoenix non riesce infatti a risollevare le sorti della Fenice cinematografica, già bistrattata in X-Men: Conflitto Finale, presentandosi come un adattamento fiacco e poco ispirato di un ottimo materiale di partenza.

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Al cinema: Rocketman, di Dexter Fletcher

Non credo di aver mai parlato del mio leggero daltonismo. Che non incide – almeno credo – sulla mia capacità di gustarmi sfumature e accostamenti cromatici, o di apprezzare o meno la fotografia di un film (o la fotografia in generale). Semplicemente ho qualche problema nel distinguere i colori quando sono troppo vicini, come in quei cerchi pieni di pallini in cui devi riconoscere un numero. Quei test che ti fanno dall’oculista e in cui faccio generalmente scena muta. Tutto ciò per dire che non ho preso bene la scelta della Marv Films, una delle case di produzione che ha finanziato Rocketman, di presentarsi prima dell’inizio del film con un logo ricavato da una tavola di Ishihara. Eppure la mia discromatopsia non mi ha impedito di gustarmi i coloratissimi costumi, occhiali e copricapi di Sir Elton John, protagonista di questo biopic di Dexter Fletcher.

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Al cinema: Pet Sematary, di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer

In realtà ero andato al cinema per gli Avengers. A oltre un mese dall’uscita, roba che ormai pure i sassi mi spoilerano. La cassiera del multisala mi fa una supercazzola: siamo spiacenti, ma la sala di Avengers ha uno scappellamento a destra e quindi come se fosse antani abbiamo dovuto annullare la proiezione. Che in realtà significa: c’eri solo tu e col ca**o che ti facciamo una proiezione ad personam. In realtà – e ad onor di cronaca – due tizi prima di me e uno dopo di me avevano chiesto il biglietto per gli Avengers.

Anyway. Che altro c’è che inizia? Pet Sematary, mi dice, pronunciandolo come avrebbe fatto Aldo Biscardi. Vada per quello. È un horror, mi avverte. Lei non sa chi sono io, avrei voluto dirle, e invece mi esce un misero: sì, va bene. È un horror, ripete. Ho trentacinque anni, diamine. Penso di poterlo reggere un teen-horror.

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Al cinema: La caduta dell’impero americano, di Denys Arcand

Le persone intelligenti non succedono (???) nella vita, comprendendone la vacuità, mentre quelle stupide possono credere nel fatto che un aspirapolvere generi la felicità, e vivere meglio. La tesi questa esposta nel prologo da PierPiero, anzi no, Pierre-Paul, a una sua quasi ex che lo guarda con gli occhi stralunati. Stacco. PP è laureato in filosofia e cita classici random, fa il fattorino e il volontario, non nega mai due spicci ai barboni, che costellano le lisce strade di Montréal siccome le margherite il prato. Durante una consegna si trova col furgone dove c’è appena stata una rapina, due cadaveri e due borsoni pieni di canadian-dollah. Rapido sguardo periferico, prende i soldi e scappa. A questo punto ha alcune decine di milioni di $, dapprima prova a metterli in un cassetto.

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Al cinema: L’uomo fedele, di Louis Garrel

In un prologo fulminante Marianne notifica ad Abel, con il quale convive, a) che è incinta; b) che lui non è il padre ma è Paul, un comune amico; c) che sposerà Paul e lui deve andarsene; d) che cresceranno i carciofi a Mimongo (no questo no). Lui non sbrocca e abbozza: AH. Sbalzo temporale, anni dopo (9), Paul è morto, al funerale Abel e Marianne si ritrovano a considerare se tornare insieme. Ma le variabili sono aumentate, perché ora abbiamo anche Eve, sorella minore di Paul, la quale è sempre stata innamorata di Abel e fa una formale dichiarazione di guerra a Marianne per conquistarlo. Nonché Joseph, figlio ottenne di M e P, che sostiene la madre sia un’avvelenatrice. Un bel casino, e dopo neanche 10 min di film. Continua a leggere “Al cinema: L’uomo fedele, di Louis Garrel”

Al cinema: Avengers: Endgame, di Anthony e Joe Russo

Custom-Printing-Canvas-Decor-Marvel-Avengers-EndGame-Poster-Superheroes-Avengers-Infinity-War-Stickers-Home-Room-Wall.jpg_640x640ATTENZIONE: questo articolo, oltre a essere lungo infinito, CONTIENE SPOILER!

È la fine, annunciata, di un’era. Dopo undici anni di storie, il Marvel Cinematic Universe chiude non solo un capitolo, ma un volume della sua storia, risolvendo la lunga linea narrativa dedicata al Guanto e alle Gemme dell’Infinito, introdotta già nel 2011 in Thor, e congedandosi in maniera definitiva da molti dei suoi personaggi principali. Quello che seguirà sarà qualcosa di necessariamente diverso, non solo perché, per la prima volta, verrà a mancare una linea narrativa principale su cui costruire tutti i vari stand-alone, ma soprattutto per l’assenza dei protagonisti più amati e carismatici del franchise. Dove questo ci porterà, solo il tempo potrà dircelo (Doctor Strange sicuramente già lo sa, ma, intervistato dalla nostra redazione, si è rifiutato di rilasciare spoiler); per ora, noi ci troviamo a parlare di Avengers: Endgame. Continua a leggere “Al cinema: Avengers: Endgame, di Anthony e Joe Russo”

Al cinema: Cafarnao – Caos e miracoli, di Nadine Labaki

54864PAGELLA

Bambini perfetti: ***

Senso dell’abbandono: *******

Furberia e scaltrezza: ***

Sindrome del “dateme la statuetta”: *********

Di Nadine Labaki avevo visto Caramèl e l’avevo amato tantissimo. Lì, in quel centro estetico casinista nel bel mezzo della Turchia, c’era tanto amore e tanta tristezza da otturare le arterie di tutto il mondo. Nadine come regista e attrice era perfetta e la costruzione dei personaggi non era mai banale. Il dolore non era banale: veniva fuori nella poesia dei momenti di solitudine, nelle inquadrature in cui il personaggio rimaneva abbandonato con la sua mera intimità.

Qui….beh qui è andata diversamente. Qui è andata peggio.

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Al cinema: Una Giusta Causa, di Mimi Leder

54961Come tutti gli anni, anche questa volta ho approfittato dei CinemaDays, e, come tutti gli anni, grazie al prezzo ridotto all’osso mi sono buttato a vedere cose che altrimenti avrei considerato con interesse ma rimandato a un futuro indefinito. Ho visto così il sorprendente Captive State e, soprattutto, Una Giusta Causa, del quale non sapevo nulla e che mi ha invece molto favorevolmente colpito, soprattutto grazie alla sua protagonista, Felicity Jones, della quale ho deciso di recuperare tutto. D’altronde l’estate si avvicina, e a cos’altro servono le lunghe giornate di sole?

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Al cinema: Go Home – A casa loro, di Luna Gualano

Presentato alla Festa del cinema di Roma (nella sezione autonoma Alice nella città), dove ha fatto parlare di sé per l’originalità del soggetto e dove si è aggiudicato il Premio Panorama Italia assegnato dalla Roma Lazio Film Commission, e transitato da altri Festival quali il TS+FF di Trieste e il Fantafestival di Roma (dove ha ottenuto il Premio Mario Bava al miglior lungometraggio), Go Home – A casa loro arriva finalmente nelle sale italiane, nello stesso periodo in cui è in programma alla 37esima edizione del Bruxelles International Festival of Fantastic Film.

Proiettato come film-evento – completamente autonomo, privo del supporto di una casa di distribuzione – l’opera rimarrà nelle sale soltanto per tre giorni, da oggi fino al 17 aprile, salvo proroghe.

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