Al cinema: Una Giusta Causa, di Mimi Leder

54961Come tutti gli anni, anche questa volta ho approfittato dei CinemaDays, e, come tutti gli anni, grazie al prezzo ridotto all’osso mi sono buttato a vedere cose che altrimenti avrei considerato con interesse ma rimandato a un futuro indefinito. Ho visto così il sorprendente Captive State e, soprattutto, Una Giusta Causa, del quale non sapevo nulla e che mi ha invece molto favorevolmente colpito, soprattutto grazie alla sua protagonista, Felicity Jones, della quale ho deciso di recuperare tutto. D’altronde l’estate si avvicina, e a cos’altro servono le lunghe giornate di sole?

Continua a leggere “Al cinema: Una Giusta Causa, di Mimi Leder”

Al cinema: Go Home – A casa loro, di Luna Gualano

Presentato alla Festa del cinema di Roma (nella sezione autonoma Alice nella città), dove ha fatto parlare di sé per l’originalità del soggetto e dove si è aggiudicato il Premio Panorama Italia assegnato dalla Roma Lazio Film Commission, e transitato da altri Festival quali il TS+FF di Trieste e il Fantafestival di Roma (dove ha ottenuto il Premio Mario Bava al miglior lungometraggio), Go Home – A casa loro arriva finalmente nelle sale italiane, nello stesso periodo in cui è in programma alla 37esima edizione del Bruxelles International Festival of Fantastic Film.

Proiettato come film-evento – completamente autonomo, privo del supporto di una casa di distribuzione – l’opera rimarrà nelle sale soltanto per tre giorni, da oggi fino al 17 aprile, salvo proroghe.

Continua a leggere “Al cinema: Go Home – A casa loro, di Luna Gualano”

Al cinema: Dolceroma, di Fabio Resinaro

In questo cinema, un pomeriggio di un giorno feriale, ci siamo io e la corte dei miracoli, anzi evidentemente ne faccio parte. Serio, gente con delle grinte che forse nemmeno trovi nei cinema porno. Siamo in 7. Di questi, 3 abbandoneranno la sala prima della fine.

Il film parte con un flash avantendietro, la voce narrante è del protagonista, Andrea, scrittore spiantato che come vita fa il pulitore di morti all’obitorio, sognando il momento in cui potrà essere non solo protagonista ma artefice/manipolatore delle vite degli altri. Il momento sembra arrivare quando Oscar Martello (nientepopodimeno che Luca Barbareschi, produttore sia nella finzione che del film di essa fuori), un produttore della casa di produzione Incudine (sic) lo chiama a Roma per girare un libro dal suo film. Ehm. Forse il contrario.

Continua a leggere “Al cinema: Dolceroma, di Fabio Resinaro”

i top & flop del trimestre (termometro delle sale gennaio/marzo 2019)

termometro top&flopIl 2019 si è aperto con dati decisamente negativi al box office, in netto calo rispetto al primo trimestre del 2018, un anno che – già di suo – non era stato particolarmente positivo. Ma oggi ci occuperemo del gradimento delle pellicole, più che del loro successo economico, e lo faremo con il nostro #termometrodellesale, lo strumento con cui analizziamo il consenso del pubblico e della critica per i film usciti al cinema.

Continua a leggere “i top & flop del trimestre (termometro delle sale gennaio/marzo 2019)”

Al cinema: Dumbo, di Tim Burton (recensione espresso)

54950Tim Burton ci riprova. Dopo il risultato quantomeno controverso del suo Alice in Wonderland, il buon Burton torna a dirigere il live-action di un classico Disney, puntando la sua attenzione, questa volta, su un film “minore” della casa del topo, quel Dumbo che a suo tempo tanta bile fece ingoiare al povero Walt. Per cui, buona la seconda? Ni; il Dumbo firmato da Tim Burton è un leggero e spensierato, sebbene molto manierato, film Disney, ma, al contrario del suo protagonista, non spicca mai davvero il volo a causa di una trama che procede in modo molto prevedibile e fiacco, nonostante il cast superbo.

Continua a leggere “Al cinema: Dumbo, di Tim Burton (recensione espresso)”

Al cinema: Sofia, di Meryem Benm’Barek

All’ingresso della sala mi chiedono se so che il film è in lingua originale. Capisco il loro scrupolo, rispondo “Meglio!”, vorrei comunque cinema dove piuttosto la cassiera si scusa perché il film NON è in lingua originale. Passano 30 secondi di film prima che Sofia, durante una cena in cui genitori e zii parlano di un investimento TBD, si renda conto che le si sono appena rotte le acque e di essere incinta (negazione di gravidanza). E a quel punto salta su Pozzetto a dire “Ellamadonna!”. Invece no, perché siamo a Casablanca e la cugina Lena la porta in ospedale. Però però col cazzo che puoi partorire in Marocco se non c’è il padre, e i rapporti fuori dal matrimonio sono punibili col carcere. Trafila burocratica, ti facciamo partorire ma deve saltar fuori il padre. Sofia ha vent’anni e della famiglia è il brutto anatroccolo – anche perché con tutto quel che le succede tiene due occhiaie tante per tutto il film.

Continua a leggere “Al cinema: Sofia, di Meryem Benm’Barek”

Al cinema: Captain Marvel, di Anna Boden e Ryan Fleck

54756Io ho una fortuna incredibile: in un mondo che ormai inizia a stancarsi dei film sui supereroi (ho perso il conto di quante persone mi abbiano già detto di aver smesso di seguire i film della Marvel e della DC), riesco ancora a divertirmi come un bambino guardando le avventure di Iron Man e compagnia. Complice anche la tradizione, ormai da tempo consolidata, di andare a vedere tutti i film del Marvel Cinematic Universe con mio fratello, ogni nuovo capitolo del franchise diventa un piccolo evento che viene opportunamente celebrato, anche quando, come in questo caso, non si tratta esattamente della stella più brillante del firmamento. Sono sempre piuttosto diffidente nei confronti delle campagne pubblicitarie che cercano di creare il caso mediatico puntando sul fattore inclusività: il fatto di avere per la prima volta come protagonista un supereroe nero o, come nel caso di Captain Marvel, donna, non può essere l’unico punto a favore di un film, e onestamente mi sento anche un attimo manipolato, come se fossi costretto ad amarlo per non sentirmi brutto e cattivo. Ecco, guarda, non gli è piaciuto il film con il supereroe donna, misogino! Per cui ora lo dico: a me, Captain Marvel, non è piaciuto. E ora fatemi causa.

Continua a leggere “Al cinema: Captain Marvel, di Anna Boden e Ryan Fleck”

Al cinema: La casa di Jack, di Lars Von Trier

locandinaPAGELLA

Managing del rigor mortis: ****

tensione assassina: *****

Lars che si autocompiace: **

Versatilità del seno femminile: ***  (questa la si capisce guardando il film)

L’ultima volta che avevo visto un film di Lars (l’ottimo Lars, l’emotivamente equilibratissimo Lars) si trattava di Nymphomaniac. Quattro stramaledettissime ore in overdose di scene di sesso, violenza ricercata, musica classica, pianoforte, regia vontrierana, narratore prolisso e compagnia bella. Rigorosamente director’s cut, rigorosamente volume uno e volume 2 uno dopo l’altro. Bello? Difficile a dirsi. È come quando qualcuno su Facebook pubblica una bella foto scattata tra le macerie in Siria: non capisci se mettendo il like stai dicendo che ti piacciono le macerie, o chi le ha create, o la foto in sé, e dopotutto, le macerie belliche si possono definire artisticamente belle in qualche contesto? Lars direbbe di sì, temo. Tu, nel dubbio, non metti like ma commenti: “foto bellissima, ma quanta crudeltà”.

Continua a leggere “Al cinema: La casa di Jack, di Lars Von Trier”

Al cinema & Speciale Oscar 2019: Cold war, di Paweł Pawlikowski

Siamo in Polonia, nel 1949, e per terra c’è un sacco di fango ciac ciac. Il che già è tutto diverso dal trailer, insopportabile, con due tizi in abito da sera, lui che suona il piano e lei che canta, su basi jazz, ma languidamente. Ma è un processo, ci si arriva. Nel fango e nella pauta (sì, la PAUTA!) un direttore di coro sta cercando… il coro, letteralmente. Stanno mettendo insieme un gruppo folcloristico di giuovani che balli e canti le arie contadine. Fanno audizioni. Il  direttore è Wiktor, ha l’aria malinconica.

Nel coro entra Zula, una bella topa di cui si capisce e si dice che già tutti si innamorano. Partono le camporelle tra Wiktor e Zula, lei gli confessa che lo deve spiare (si sottende che Wiktor sia comunista, ma per chi sta sopra not enough). Il coro intanto è diventato una macchina da propaganda (probabilmente una Trabant), costretto a inframmezzare i canti di campagna a quelli sul grande leader Stalin, coi baffoni sullo sfondo.

Continua a leggere “Al cinema & Speciale Oscar 2019: Cold war, di Paweł Pawlikowski”