contemporary stuff: Riders of Justice, di Anders Thomas Jensen

Le festività natalizie sono vicine e a Tallinn, in Estonia, un anziano signore con la barba bianca assieme alla sua giovane nipote stanno osservando una bicicletta rossa messa in vendita nello stand del mercatino di Natale della capitale. La ragazzina vorrebbe tanto avere una bicicletta in regalo, ma la preferirebbe blu e pur di averla di quel colore è disposta ad aspettare. Il nonno le fa presente che il Natale è ancora lontano e nulla è certo nella vita, forse la riceverà, forse no. Mentre i due se ne vanno via, il negoziante prende un cellulare, fa una telefonata e di lì a poco in una stazione ferroviaria danese qualcuno ruba una bicicletta di colore blu.

Mathilde (Andrea Heick Gadeberg) la proprietaria della bicicletta rimane così appiedata e si vede costretta a chiedere un passaggio in automobile alla madre, Emma (Anne Birgitte Lind), che tuttavia non glielo può concedere perché l’autovettura si è guastata. Madre e figlia decidono, pertanto, di prendersi una vacanza, di andare a fare un giro in centro a fare shopping utilizzando la metropolitana.

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contemporary stuff: Benvenuti a Zombieland, di Ruben Fleischer

Regola 1555: Mangiare troppa carne fa male.

Regola 1566: Mangiare carne infetta dal virus della mucca pazza fa diventare degli zombie.

O almeno così è successo negli Stati Uniti dove buona parte della popolazione ha cambiato aspetto e soprattutto abitudini alimentari…

Tranquilli: non è assolutamente vero! È solo l’inizio rivisitato del film Zombieland, capolavoro horror umoristico diretto da Ruben Fleischer, dove la trasformazione degli americani in tanti zombie viene spiegata come un effetto causato dal consumo di carne infetta. Un contagio così diffuso (si sa gli statunitensi di carne ne mangiano molta, troppa) che i pochi “sani” rimasti hanno ribattezzato la loro patria “Zombieland”.

E tra i normali che tentano in tutti i modi di non finire mangiati e zombificati, spicca (si fa per dire) Columbus (Jesse Eisenberg), un ragazzo alquanto maldestro e piuttosto fifone, autore di uno scrupoloso elenco di regole che devono essere assolutamente rispettate se si vuole restare in vita. Un manuale molto valido per evitare rischi, dato che “del senno di poi son piene le fosse”.

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contemporary stuff: Race – Il colore della vittoria, di Stephen Hopkins

Una storia che andava raccontata e che Hollywood ha per troppo tempo dimenticato nei cassetti, quella del velocista americano Jesse Owens che conquistò quattro medaglie d’oro alle controverse Olimpiadi di Berlino del 1936. L’evento che doveva glorificare a livello internazionale la Germania nazista fu infatti monopolizzato dall’atleta afroamericano, che a suon di record e medaglie conquistate sotto gli occhi infastiditi del fuhrer dominò la scena, smentendo sul campo le teorie circa la presunta superiorità della razza ariana.

L’intraducibile titolo originale, che gioca sul duplice significato della parola race, che significa corsa ma anche razza, è stato accostato in italiano da un sottotitolo che cerca di replicare il gioco di parole.

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contemporary stuff: Family Romance, LLC, di Werner Herzog

Per girare i suoi film, Werner Herzog ha viaggiato per il mondo in lungo e in largo (come si è già avuto modo di rilevare altrove) e dunque può stupire il fatto che ne abbia girato uno in Giappone soltanto alla soglia degli ottant’anni.

Può stupire soprattutto perché il Giappone è un condensato di cultura, costumi, ma anche di contraddizioni che per certi versi vanno a nozze con la poetica filmica di Herzog. E infatti il tema di Family Romance, LLC – ultimo film del regista bavarese a essere stato distribuito in Italia, nel dicembre 2020, ancorché sia stato presentato già nel maggio 2019 – è quello della verità e della finzione, tema herzoghiano per eccellenza. Un tema che viene messo in scena grazie a un soggetto decisamente interessante e originale, che costituisce uno dei maggiori punti di forza del film.

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Contemporary stuff: Elegia Americana, di Ron Howard

Si è un po’ tutti concordi, mi sembra, nel non considerare Elegia Americana un gran film, che se non altro ci regala la gag di trovare la stessa attrice, Glenn Close, candidata per lo stesso ruolo sia come Miglior attrice non protagonista agli Academy Awards, sia come Peggior attrice non protagonista ai Razzie Awards; un risultato non inedito ma che fa sorridere e getta luce sulla soggettività di certi giudizi anche in ambito ufficiale, figuriamoci su un blog. All’interno dello spettro di reazioni di fronte a Elegia Americana mi trovo verso l’estremo più accondiscendente: certo, non è un gran film e non credo lo si ricorderà a lungo, ma mi sono scoperto sempre più partecipe delle sorti dei personaggi man mano che i minuti passavano per cui non può essere davvero tutto da buttare.

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contemporary stuff: Wolfwalkers – Il Popolo dei Lupi, di Tomm Moore e Ross Stewart

wolfwalkers poster – Stanze di Cinema

Tra tutte le categorie degli Oscar, quella per il Miglior film d’animazione è per me sempre la più semplice nella quale scegliere un vincitore, e anche quest’anno non fa eccezione: Wolfwalkers – Il Popolo dei Lupi è il mio vincitore, quello che secondo me dovrebbe portosi a casa la statuetta per cui è nominato e anche tutte le altre, così, per sicurezza. Mi aspetto che vinca? Ovviamente no, sono sicuro che alla fine sarà Soul a essere premiato, ma a maggior ragione è necessario diffondere il verbo e far conoscere il più possibile questo film, un piccolo capolavoro dell’animazione europea in grado non solo di tenere testa alla concorrenza d’oltreoceano, ma di batterla, perfino.

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contemporary stuff: Zombie contro Zombie, di Shinichiro Ueda

Notte di Halloween, appuntamento classico con i film dell’orrore…Dolcetto o seghetto?

Vampiri, licantropi, zombie, mostruosità varie e tanta paura.

Ma dobbiamo proprio…spaventarci?

Deprimerci alla vista di tanto sangue (finto)?

E se volessimo, invece, visti i tempi, farci una bella risata liberatoria?

Sempre nel solco dell’horror, ovviamente!

Il film c’è e si chiama Zombie contro Zombie, un piccolo capolavoro del cinema indipendente nipponico, che ha riscosso premi e conquistato il pubblico di mezzo mondo.

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contemporary stuff: I Cormorani, di Fabio Bobbio

Quanti film sull’adolescenza abbiamo già visto? Tanti, direi; forse troppi, soprattutto visto quanti di questi riescono effettivamente a cogliere il soggetto che intendono rappresentare. L’errore è piuttosto comune: un regista decide di fare un film sui giovani perché “li capisce”, salvo poi scoprire, a film ultimato, di non avere capito niente, ed ecco quindi arrivare i cliché, i luoghi comuni, sempre gli stessi personaggi a parlare sempre delle stesse dinamiche con parole molto simili ogni volta. Forse il problema è proprio questo, di voler sempre parlare, raccontare, spiegare, quando in realtà sarebbe sufficiente fermarsi a osservare; ed è qui che arriva Fabio Bobbio con I Cormorani, il suo film di debutto.

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contemporary stuff: High Rise – La rivolta, di Ben Wheatley

Nella primavera del 2015, durante un corso di scrittura creativa, mi era stata consigliata la lettura del libro Il condominio di James Graham Ballard (1930-2009).

L’autore, celebre scrittore di fantascienza britannico, aveva descritto nella sua opera la discesa negli abissi della follia e della violenza degli abitanti di un lussuoso condominio, concepito per offrire ogni genere di servizio. Una struttura che, invece, si era rivelata incapace di assicurare ai suoi inquini i servizi minimi necessari per garantire una convivenza civile.

All’epoca, da appassionato lettore di Science Fiction, avevo trovato il libro interessante, nella trama e nello stile, ma un pochino datato, figlio di quelle atmosfere surreali, molto british, degli anni ‘70 (il romanzo era uscito nel 1975 con il titolo High Rise).

Mi ero sbagliato. E di molto.

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