contemporary stuff: Mektoub, My Love: Canto Uno, di Abdellatif Kechiche

Porta Palazzo incontra San Salvario. Questa la capisce solo chi è di Torino, per cui mettiamola così: movida maghreb. Dopo un incipit a qualche inquadratura dal porno, ecco servite tre ore di sbevazzate, feste in spiaggia, parliamo-del-più-e-del-meno con la cumpa e cose così.

Zio di qua, zia di là, tutti a chiamarsi zii, ma sono veri nipoti, mica i tamarri delle case popolari. E baci e bacetti in continuazione.

È tutto un bere e un baciarsi l’ultimo film di Abdellatif Kechiche, tre ore di amarcord primi anni novanta in una comunità franco-tunisina di Sète, cittadina francese dell’Occitania, lido di Montpellier.

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Su Netflix: La ballata di Buster Scruggs, dei fratelli Coen

La_Ballata_di_Buster_ScruggsDove spira vento di western, trovate me. Se a dirigerlo sono i fratelli Coen, lancio il cappello in aria e lo faccio ballare a suon di revolver. Quindi, non per bullarmi con chi non ha Netflix ma io questo film l’ho visto appena lo hanno caricato a catalogo, con inesprimibile gioia nel cuore. Non starò a cantare le lodi di Joel e Ethan Coen perchè li amate anche voi; sì, punto tutto sul piatto a occhi chiusi, li amate tanto quanto li amo io, questa coppia di fantastici giocolieri sospesi tra i gusti del pubblico popcorn e le pulci della critica, in grado di accontentare tutti senza perdere un grammo di qualità. La loro scelta di saltare le sale per distribuire direttamente su piattaforma questo film a episodi ha fatto parecchio discutere, fin dall’anteprima al Festival di Venezia nella succulenta edizione di quest’anno. Lasciando all’opinione di ciascuno la spinosa questione generale (lo streaming sta distruggendo il cinema o lo sta semplicemente trasformando?), nello specifico il format adottato dai due registi per questo film si attaglia senza particolare rammarico alla visione casalinga.

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contemporary stuff: A proposito di Schmidt, di Alexander Payne

about schmidt 3Mescolare dramma (umano) e commedia non è mai semplice. Ci sono le black comedy piuttosto che le commedie agrodolci, ma ci sono anche dei veri e propri ibridi, come quest’opera di Alexander Payne, vero esperto nel trattare soggetti altrui traendone sceneggiature non originali di grande spessore, come dimostrano i due Oscar vinti proprio in questa categoria (non però per About Schmidt, per il quale Payne si aggiudica – insieme a Jim Taylor – il Golden Globe per la miglior sceneggiatura).

Nel caso di questo suo terzo lungometraggio, il regista-sceneggiatore di Omaha si basa sul romanzo omonimo di Louis Begley, dipingendo un affresco crudo e diretto del fallimento della classe media americana, quella che si crogiola nel mito della produttività e della villetta con giardino, ma che quando giunge il momento dello showdown, della resa dei conti esistenziale, manifesta tutta la propria povertà sostanziale.

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contemporary stuff: 300, di Zack Snyder

locandinapg29Al principio della fine, cioè appena terminato, fluttuando in quel frangente post-cinematografico in cui si cerca di comprendere quel che il film ha lasciato sotto pelle e di fare la raccolta delle impressioni seminate durante il percorso (momento in cui se gli altri non mi parlassero preferirei), avevo concluso di aver assistito ad un film fascista. Ignoravo in che termini ma era la prima idea salitami in mente, con bandierina dello scopritore del nuovo mondo da piantare: ”Dichiaro questa terra fascista”.
Quindi mi sono chiesto cosa/quali fossero i film fascisti in memoria, e risposto che forse, più che bersaglio, avevo sbagliato freccia. Il cinema fascista era un pezzo di pane raffermo ma impegolato nel latte e col miele, per lo più senza infamie e senza lode, Blasetti e Camerini; storie e storielle simil-fotoromanzate di amori rosa confetto, di cui si stava attenti che non pregiudicassero la pubblica moralità (ATTENTATO) ma che non chiedevano, né davano coerentemente in cambio, quasi nulla. Cinematografia d’evasione dal quotidiano.

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contemporary stuff: Life – Non oltrepassare il limite, di Daniel Espinosa

life 1Raramente mi è capitato di cambiare idea su un film nei giorni immediatamente seguenti la visione e senza averlo rivisto, ma soltanto soffermandomi a ragionare meglio su un determinato aspetto. Intendiamoci: non che abbia mutato giudizio in maniera radicale. Per me Life era e resta un onesto – e niente più – film di fantascienza, che funziona bene da un punto di vista strettamente narrativo e sotto il profilo dell’intrattenimento. Quello su cui ho cambiato decisamente parere è un aspetto che di primo impatto mi aveva fatto pesantemente storcere il naso (e, credo, non solo al sottoscritto): il finale “telefonato” (come l’ha definito Leo Ortolani).

Ma andiamo con ordine, partendo da un breve accenno sinottico.

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contemporary stuff: The Disaster Artist, di James Franco

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Trovo sempre incredibilmente affascinante scoprire come un’opera di ingegno riesce a trovare la strada che, da una semplice scintilla nella mente del suo creatore, la porta a esistere e ad avere una vita quasi autonoma rispetto a chi l’ha generata, evolvendosi e trasformandosi man mano che raggiunge un pubblico sempre più vasto. L’atto creativo del dare forma e significato alla materia è una delle cose che più ci elevano dalla nostra condizione umana, temporalmente limitata e intrinsecamente fallibile, e forse è per questo motivo che, per quanto storie simili siano già state raccontate, ogni volta si riesce a trarre qualcosa di interessante o nuovo dalle vicende di uno scrittore, un artista, un musicista o un regista che lotta per dare vita alla sua visione, proprio come è accaduto a Tommy Wiseau.

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Speciale Oscar 2018: Una donna fantastica, di Sebastian Lelio

unamujerfIl nuovo cinema cileno, di cui Pablo Larraìn è certamente il portabandiera, è ancora nel pieno della sua fecondità creativa; lo dimostra la candidatura all’Oscar come miglior film straniero di quest’opera limpida e incisiva di Sebastian Lelio, autore decisamente in crescita, che racconta il dramma a fondo cieco di una donna. Marina ha appena perduto tragicamente il compagno in seguito a un aneurisma, ma non le viene concesso alcun tempo per elaborare il lutto, perchè il mondo le si stringe attorno, morbosamente curioso e malevolo, per indagare impietosamente sulla sua identità. Marina infatti non è nata donna ma lo è diventata (anzi, lo sta diventando) ed ha il volto dolce e determinato di Daniela Vega, prima attrice, cantante e modella transgender di successo nel mondo delle arti e dello spettacolo in Cile.

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Speciale Oscar 2018: The Square, di Ruben Östlund

the squareRecuperato fuori tempo massimo, questo gioiello del cinema europeo è andato subito a scombussolare la mia personale Top dei film del 2017 schizzando dritto al primo posto. Ruben Östlund è un nome che mi ero già segnato nel taccuino (ok, foglio excel) dei must watch dal suo trionfo all’ultima edizione del Festival di Cannes, quando si aggiudicò una Palma d’Oro in modo abbastanza inaspettato. La conferma della classe di questo regista svedese mi è arrivata con la visione di questo eccentrico film ambientato nel mondo dell’arte contemporanea, in cui le installazioni irrompono nella realtà in modo folle e assurdo (da vedere, perchè no, in abbinata con il recente bellissimo Animali notturni di Tom Ford). Centro della narrazione è il Palazzo Reale di Stoccolma che in un futuro distopico viene smantellato per farne un museo. La fine di una delle irriducibili e anacronistiche monarchie europee viene liquidata con un rapido sketch: gli operai ridacchiano mentre la statua equestre di Gustavo II viene rimossa con un maldestro movimento dell’argano che la danneggia.

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Speciale Oscar 2018: Scappa – Get Out, di Jordan Peele

scappa get out 1Manca un mese esatto alla notte degli Oscar ed è ora di rispolverare o vedere le pellicole che ne saranno protagoniste, la maggior parte delle quali uscite al cinema in questi giorni o che usciranno nelle prossime settimane. Abbiamo deciso di passare in rassegna, in questo Speciale Oscar 2018, le opere candidate come miglior film e come miglior film straniero; dunque, se vogliamo, quelle più importanti nella loro interezza. Qualcuna di esse (poche a dir la verità) sono uscite in Italia già l’anno scorso. E di alcune abbiamo già parlato:

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