contemporary stuff: Free Solo, di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi

Può un documentario rivelarsi contemporaneamente uno dei thriller più intensi mai proiettati sul grande schermo? Sì, se racconta la vita e le avventure di Alex Honnold, arrampicatore e alpinista californiano divenuto famoso a livello globale dopo aver scalato in Free Solo la parete di El Capitan, nel Parco nazionale di Yosemite, il 3 giugno del 2017.

Free Solo documenta la preparazione e il compimento di quella storica ascesa, un’impresa folle già solo per il fatto di essere potenzialmente fatale. Nel Free Solo, del resto, non c’è margine di errore. L’arrampicata avviene senza l’ausilio di corde o imbragature, con le sole scarpette e il sacchetto porta magnesite allacciato attorno alla vita.

Alcuni passaggi sono di enorme difficoltà, con le dita delle mani o le punte dei piedi che si ancorano su frammenti di roccia di pochi centimetri.

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contemporary stuff: Mad Max Fury Road: Black and Chrome Edition, di George Miller

Quando ho scoperto che esisteva una versione cromata del film più tamarro del 2015 copiosamente ho cominciato a sbavare, con gli occhi a forma di cuore. Suppergiù come quando guardi una teglia di lasagne al forno (Sì, cromate e in b/n). Perché è tipo la sublimazione della tamarria di George Miller – che dà chiaramente alla testa (come la besciamella. Che è bianca. Coincidenze? Noi di US crediamo proprio di no u_u).

Futuro apoca-post-atomic-whathever, fra un po’, deserto argentato. Mad Max è tornato, e un sacco di stronzi che sono andati al cinema a vederlo e usciti urlando UAAAAARGH incensandolo sui soscial non avevano la più pallida idea dei film precedenti, e pensando che questo regista, questo Miller, fosse uno che arrivava dai cartoni animati. Maledetti, quando voi… al liceo scopavate io guardavo Mad Max. Ok non bisognerebbe essere intolleranti, ma sono di cattivo umore. Il buon Miller, oltre ai cartoni animati coi pinguini, è dal 1998 che cerca di fare questo film.

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contemporary stuff: Lazzaro Felice, di Alice Rohrwacher

Lazzaro-felice_Locandina-300x421Ormai ti ho già parlato infinite volte della scarsa lungimiranza che mi affligge e che mi porta a ignorare bellamente quelli che si rivelano poi essere dei grandi film. Mi è accaduta la stessa cosa anche con Lazzaro Felice: ci ho ronzato intorno per un po’, mi sono ripetuto un sacco di volte che dovevo vederlo, e poi l’ho lasciato andare senza mai preoccuparmi di recuperarlo. Per fortuna ci sono i premi, e dal momento che il film è candidato, tra le altre cose, come Miglior film ai David di Donatello 2019, ho deciso che era il momento di guardarlo. E finalmente, direi, perché Lazzaro Felice è un ottimo film di cui andare fieri.

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Speciale Oscar 2019: Opera senza autore, di Florian Henckel von Donnersmarck

Mi è capitato di citare Florian Henckel von Donnersmarck davanti a una ristretta compagine di gente mediamente acculturata, ancorché non cinefila. Ebbene, le espressioni sui visi dei miei interlocutori spaziavano da chi pensava che stessi parlando di un ministro di Bismarck, a chi invece era convinto che stessi facendo riferimento al colonnello della Wehrmacht che per poco non riuscì ad assassinare Hitler nel ‘44. In pochi conoscono infatti il regista di questo Opera senza autore, titolo oltremodo accurato sotto questo profilo.

Eppure è difficile che un nostro contemporaneo non abbia visto almeno una delle pellicole dirette da questo regista, che pure aveva girato – prima di Werk ohne Autor – soltanto due film.

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Addio a Bruno Ganz: La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, di Oliver Hirschbiegel

Berlino è la città in cui sono ambientati i due film per i quali era maggiormente conosciuto, e proprio mentre si svolgeva la sessantanovesima Berlinale è giunta la notizia della morte di Bruno Ganz, attore svizzero di madre italiana nato a Zurigo il 22 marzo del 1941.

La Berlino grigia e malinconica di Wim Wenders in Der Himmel über Berlin (Il cielo sopra Berlino), il film che ha consacrato Ganz a livello internazionale con il ruolo da protagonista dell’angelo Damiel.

E la Berlino del 1945, devastata e circondata dai russi, di Der Untergang, il film scelto per ricordare questo grande interprete del cinema europeo.

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Speciale Oscar 2019: A Star is Born, di Bradley Cooper

54058A me piace moltissimo Lady Gaga, fin dal momento del suo debutto avvenuto ormai quasi dieci anni fa. Dal basso della mia bovina ignoranza sull’argomento “musica” mi sembra che abbia una voce meravigliosa e che sia riuscita a ritagliarsi uno stile perfettamente riconoscibile e molto accattivante, almeno per me; mi diverto sempre molto a guardare i suoi video, che riservano sempre qualche sorpresa soprattutto per il suo stile istrionico e perennemente sopra le righe, e in macchina canto sempre ad alta voce le sue canzoni quando passano dall’iPod. Poi è arrivato American Horror Story: Hotel, un paio di anni fa, e sono gelato. La quinta stagione della serie tv presentava, tra le altre cose, il debutto attoriale di Lady Gaga, che ho visto recitare male come poche altre persone nella vita. Questo dovrebbe spiegare come mai io fossi così combattuto nel momento in cui è stato rivelato che la cantante avrebbe interpretato il ruolo da protagonista in A Star is Born, debutto anche di Bradley Cooper dietro la macchina da presa. Però, vuoi la verità? Secondo me è stata bravissima.

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Speciale Oscar 2019: BlacKkKlansman, di Spike Lee

54849Negli ultimi due anni sono stati davvero in tanti, direi quasi sospettosamente tanti, a realizzare film ambientati nel passato che avessero come scopo reale quello di parlare dell’America contemporanea criticandone, in particolare, la politica del suo Presidente. Al coro si aggiunge ora la voce roboante di Spike Lee, che dirige un film potente come se ne vedono purtroppo pochi, dimostrando di avere ancora molto da dire e di sapere ancora molto bene come farlo. Come molti di quelli che l’hanno preceduto in quest’operazione, Lee guarda al passato per parlare del presente, scegliendo di raccontare un episodio forse minore della storia recente statunitense ma che gli apre infinite possibilità di polemica; e in BlacKkKlansman non se ne lascia scappare neanche una.

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contemporary stuff: Mektoub, My Love: Canto Uno, di Abdellatif Kechiche

Porta Palazzo incontra San Salvario. Questa la capisce solo chi è di Torino, per cui mettiamola così: movida maghreb. Dopo un incipit a qualche inquadratura dal porno, ecco servite tre ore di sbevazzate, feste in spiaggia, parliamo-del-più-e-del-meno con la cumpa e cose così.

Zio di qua, zia di là, tutti a chiamarsi zii, ma sono veri nipoti, mica i tamarri delle case popolari. E baci e bacetti in continuazione.

È tutto un bere e un baciarsi l’ultimo film di Abdellatif Kechiche, tre ore di amarcord primi anni novanta in una comunità franco-tunisina di Sète, cittadina francese dell’Occitania, lido di Montpellier.

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Su Netflix: La ballata di Buster Scruggs, dei fratelli Coen

La_Ballata_di_Buster_ScruggsDove spira vento di western, trovate me. Se a dirigerlo sono i fratelli Coen, lancio il cappello in aria e lo faccio ballare a suon di revolver. Quindi, non per bullarmi con chi non ha Netflix ma io questo film l’ho visto appena lo hanno caricato a catalogo, con inesprimibile gioia nel cuore. Non starò a cantare le lodi di Joel e Ethan Coen perchè li amate anche voi; sì, punto tutto sul piatto a occhi chiusi, li amate tanto quanto li amo io, questa coppia di fantastici giocolieri sospesi tra i gusti del pubblico popcorn e le pulci della critica, in grado di accontentare tutti senza perdere un grammo di qualità. La loro scelta di saltare le sale per distribuire direttamente su piattaforma questo film a episodi ha fatto parecchio discutere, fin dall’anteprima al Festival di Venezia nella succulenta edizione di quest’anno. Lasciando all’opinione di ciascuno la spinosa questione generale (lo streaming sta distruggendo il cinema o lo sta semplicemente trasformando?), nello specifico il format adottato dai due registi per questo film si attaglia senza particolare rammarico alla visione casalinga.

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