Al cinema: Avengers: Endgame, di Anthony e Joe Russo

Custom-Printing-Canvas-Decor-Marvel-Avengers-EndGame-Poster-Superheroes-Avengers-Infinity-War-Stickers-Home-Room-Wall.jpg_640x640ATTENZIONE: questo articolo, oltre a essere lungo infinito, CONTIENE SPOILER!

È la fine, annunciata, di un’era. Dopo undici anni di storie, il Marvel Cinematic Universe chiude non solo un capitolo, ma un volume della sua storia, risolvendo la lunga linea narrativa dedicata al Guanto e alle Gemme dell’Infinito, introdotta già nel 2011 in Thor, e congedandosi in maniera definitiva da molti dei suoi personaggi principali. Quello che seguirà sarà qualcosa di necessariamente diverso, non solo perché, per la prima volta, verrà a mancare una linea narrativa principale su cui costruire tutti i vari stand-alone, ma soprattutto per l’assenza dei protagonisti più amati e carismatici del franchise. Dove questo ci porterà, solo il tempo potrà dircelo (Doctor Strange sicuramente già lo sa, ma, intervistato dalla nostra redazione, si è rifiutato di rilasciare spoiler); per ora, noi ci troviamo a parlare di Avengers: Endgame. Continua a leggere “Al cinema: Avengers: Endgame, di Anthony e Joe Russo”

Al cinema: Captain Marvel, di Anna Boden e Ryan Fleck

54756Io ho una fortuna incredibile: in un mondo che ormai inizia a stancarsi dei film sui supereroi (ho perso il conto di quante persone mi abbiano già detto di aver smesso di seguire i film della Marvel e della DC), riesco ancora a divertirmi come un bambino guardando le avventure di Iron Man e compagnia. Complice anche la tradizione, ormai da tempo consolidata, di andare a vedere tutti i film del Marvel Cinematic Universe con mio fratello, ogni nuovo capitolo del franchise diventa un piccolo evento che viene opportunamente celebrato, anche quando, come in questo caso, non si tratta esattamente della stella più brillante del firmamento. Sono sempre piuttosto diffidente nei confronti delle campagne pubblicitarie che cercano di creare il caso mediatico puntando sul fattore inclusività: il fatto di avere per la prima volta come protagonista un supereroe nero o, come nel caso di Captain Marvel, donna, non può essere l’unico punto a favore di un film, e onestamente mi sento anche un attimo manipolato, come se fossi costretto ad amarlo per non sentirmi brutto e cattivo. Ecco, guarda, non gli è piaciuto il film con il supereroe donna, misogino! Per cui ora lo dico: a me, Captain Marvel, non è piaciuto. E ora fatemi causa.

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Al cinema: Glass, di M. Night Shyamalan (no spoiler)

Tocchiamola piano fin da subito: Shyamalan ha fallito clamorosamente. E le radici di questo delitto perfetto che si chiama Glass sono da ricercare negli ultimi dieci secondi di Split, in quell’epilogo con cui il regista di origine indiana ha voluto sacrificare un’opera di assoluto valore (parlo di Split) sull’altare della sequelizzazione. Perché al giorno d’oggi se non fai una trilogia non sei nessuno e Shyamalan non avrà voluto essere da meno quando ha pensato di collegare quel film su un criminale affetto da un disturbo dissociativo dell’identità ad una sua precedente opera in cui trattava – in maniera interessante, c’è da dire – il tema del supereroe, quando ancora non era inflazionato come ai giorni nostri (correva l’anno 2000).

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Al cinema: Aquaman, di James Wan

53659Tra i molti elementi che differenziano i personaggi protagonisti dei film Marvel e quelli Dc c’è sicuramente la loro origine e il modo in cui sono trattati nel corso delle rispettive storie. In dieci anni di universi condivisi, quasi tutti i protagonisti dei film Marvel sono stati comuni esseri umani entrati in contatto con forze aliene, tecnologiche o soprannaturali che ne hanno condizionato la natura e il destino, donando loro grandi poteri e grandi responsabilità. Tony Stark è un milionario con l’armatura, Steve Rogers un ometto anemico potenziato da un siero sperimentale, Bruce Banner uno scienziato contaminato dalle radiazioni, Scott Land un criminale da quattro soldi dotato di una divisa, Stephen Strange un neurochirurgo istruito sulle arti magiche, e così via. Anche gli esseri più alieni rispetto all’umanità, come Thor o i Guardiani della Galassia, sono stati resi sempre umani, fin troppo umani, forse, come se non fossimo in grado di sopportare di essere messi in confronto con modelli così assolutamente perfetti rispetto a noi. Al contrario, la Dc, nel suo universo, sceglie di abbracciare la natura superiore dei suoi personaggi, e Aquaman segue proprio questo percorso, discostandosi nettamente da quello che è il modello di supereroe imposto dalla concorrenza e inconsciamente seguito da tutti.

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Al cinema: Gli Incredibili 2, di Brad Bird

54507C’è voluto il suo tempo, ma alla fine lo abbiamo avuto! Dopo aver atteso pazientemente che la Pixar smettesse di dare seguiti e cercare di creare franchise (raramente proseguite oltre un secondo, deludente, capitolo) da storie già perfettamente concluse, finalmente abbiamo sentita la notizia che stavamo aspettando: Gli Incredibili, uno dei pochi a prestarsi effettivamente a una serializzazione anche in virtù del suo finale aperto, avrebbe avuto un sequel. L’eccitazione è stata tanta, e così anche la preoccupazione: dopotutto si sarebbe trattato di proseguire una storia rimasta ferma per ben 14 anni, una storia, tra l’altro, molto ben scritta e interessante oltre che divertente. Oggi possiamo dire che Gli Incredibili 2 è assolutamente all’altezza del primo capitolo, riuscendo, forse, addirittura a superarlo sotto alcuni aspetti.

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i luoghi del cinema: gli Avengers in Valle d’Aosta

vda5No, non si tratta dell’ultimo episodio degli Avengers e nemmeno di quello che arriverà nei cinema l’anno prossimo. Come molti sapranno, gli Avengers in Valle d’Aosta ci sono venuti in occasione del secondo film della serie, Age of Ultron. I più informati lo sapevano già prima dell’uscita del film nelle sale. Altri (soprattutto coloro che -come il sottoscritto- abitano nel Nord-Ovest del Paese) avranno invece riconosciuto, vedendo il film, una location assolutamente inconfondibile. Si tratta del forte di Bard, il complesso che sovrasta l’omonimo piccolo borgo (poco più di cento abitanti) situato nella bassa Valle d’Aosta.

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Al cinema: Avengers Infinity War, dei fratelli Russo (senza spoiler)

Avengers-Infinity-War-1322280Un film del genere ha un solo, vero, grande nemico: non è il malvagio Thanos ma è il terribile, sadico, impietoso demone dello SPOILER. Vero è che ci sono diversi gradi di sensibilità, io stesso generalmente non ho mai tenuto in gran conto la sindrome da svelamento, ma ci sono film in cui anticipare dettagli significanti della trama è davvero delittuoso, un po’ come rivelare l’assassino in un giallo ben congegnato. Mi vengono in mente alcuni vecchi film in cui la produzione chiedeva esplicitamente nei credits al gentile pubblico di non svelare alcunchè della trama per non rovinare la visione ad altri. Quindi, ben consapevole che molti non aspettano altro che gridare ai quattro venti le loro impressioni, per estrema imprudenza se non in malafede, prima di vedere questo ultimo capitolo del Marvel Cinematic Universe mi sono ben guardato dal leggere commenti e recensioni. Sono così arrivato a Infinity War (parte I) “intatto” e con l’intero bagaglio Marvel alle spalle (o quasi, mi mancano lo stand alone di Dr. Strange, Iron Man 3 e tutta la saga degli X-Men che comunque qui non c’entrano nulla).

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Al cinema: Black Panther, di Ryan Coogler

pd15181560023ulC’è questa specie di principe nero e frignone e un po’ emo, muore il padre e diventa re. Il posto è fantastico ed inusuale, regno di Wakanda, una riarsa superficie di deserti e foreste che nasconde un morbido cuore di ipertecnologia e cioccolato fondente. Ah no, e civiltà. Intanto in casinò sudcoreano passa Stan Lee, che gli eroi Marvel se li è inventati praticamente tutti e insomma, quanto si deve sentire giustamente ganzo? Quindi rewind: T’Challa è Black Panther, il re di questo posto, che ha superpoteri derivanti da un’erba pure lei emo, l’erba <3. Quindi in pratica si droga (ed è comunque superbombato anche senza poteri o quando va in rehab). Tutto questo popo’ di roba il Wakanda ce l’ha grazie al vibranio, un metallo/minerale/qualcosa dalle strabilianti virtù.

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Al cinema: Spider-man: Homecoming, di Jon Watts

spidermanhomecoming01Quando un filone si esaurisce arriva il tempo del riciclo, e quando si è già riciclato parrebbe saggio cambiare soggetto. Eppure anche un buon reboot di secondo grado può essere capace di scrollarsi di dosso ogni etichetta e lasciare il segno della propria personalità; del resto, chi avrebbe scommesso un centesimo sul Batman di Nolan dopo l’illustre precedente di Burton e quello molto più infelice di Schumacher? Ecco, lo Spider-man di Jon Watts ha avuto vita dura fin dal suo lancio sul mercato (che come è noto avviene ben prima della proiezione nelle sale) anche perché aveva sul solco non soltanto le tracce della ottima trilogia di Sam Raimi ma anche (e soprattutto, per affinità) quelle lasciate da Marc Webb, già tarato su una dimensione più teen col simpatico personaggio di Andrew Garfield.

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