oldies but goldies: King Kong, di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack

King Kong 01In quest’epoca di remake e reboot e riproposizioni come Kong: Skull Island e il suo MonstVerse, è bello anche abbandonare per un po’ queste schifezze produzioni, per tornare alle origini. Ripropongo qui, per chi se lo fosse fatto sfuggire, o per chi se ne fosse disinteressato finora, il fighissimo film King Kong del 1933, da cui il mito dello scimmione improbabilmente grosso ebbe inizio. Ho scritto “fighissimo”? Mh, forse non dovevo partire subito così in quarta… Continue reading “oldies but goldies: King Kong, di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack”

oldies but goldies: La dolce vita, di Federico Fellini

Marcello! Come here! Hurry up!

Ladolcevita_locandinaCi voleva il genio visionario di Fellini per omaggiare degnamente il fascino contradditorio della Roma indolente di fine anni Cinquanta, dalle borgate ai folleggianti club notturni, raffinata e mignotta, pagana e bigotta, forse più mito americano che realtà nostrana. Il nostro Speciale sul 70° Festival di Cannes pesca dal suo forziere un’altra pregiatissima Palma d’Oro italiana – dopo aver già affrontato la Palma delle Palme firmata da Visconti – uno dei capolavori di Federico Fellini, forse il più grande regista italiano mai esistito e certamente tra i più eccelsi cineasti a livello mondiale; La dolce vita è una celebrazione dolceamara dello stile di vita esagerato, snob, ridicolo e fanfarone del jet-set col suo ronzante nugolo di paparazzi, una storia sceneggiata senza soluzione di continuità in cui il popolino romano, devoto tanto alle star quanto alle statue, fa le sue incursioni pagliaccesche con i consueti, impagabili caratteristi dell’universo felliniano.

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Oldies but Goldies: La foresta pietrificata di Archie L. Mayo

la-foresta-pietrificataRobert E. Sherwood, prolifico scrittore a tutto tondo ed esponente di spicco della Tavola Rotonda dell’Algonquin (circolo letterario newyorkese molto in voga negli anni ‘20),  vanta nel suo carnet una straordinaria produzione di reportage, biografie, testi teatrali e sceneggiature per il cinema che lo portarono a collezionare quattro Pulitzer e un Oscar (nel ’47, con la sceneggiatura de I migliori anni della nostra vita di Wyler). Tra i suoi lavori più acclamati figura certamente La foresta pietrificata (The Petrified Forest), dramma in due atti che debuttò nella Grande Mela nel 1935, che racconta con un certo fatalismo la Grande Depressione americana sul solco della tradizione western; acquistati i diritti, la Warner col suo eclettico uomo di punta Hal B. Wallis mise sotto contratto il regista Archie L. Mayo facendo adattare la piece da Charles Kenyon in tandem con l’allora emergente Delmer Daves.
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oldies but goldies: Il Gattopardo, di Luchino Visconti

Gattopardo 01“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
“E dopo sarà diverso, ma peggiore”.

Il Gattopardo, uscito nelle sale nel 1963, è il primo tra i film vincitori della Palma d’Oro che tratteremo in questo speciale dedicato al 70esimo Festival di Cannes. L’anno scorso, la rivista “The Hollywood Reporter” ha chiesto ai suoi inviati di scegliere il migliore tra i vincitori di tutte le edizioni passate, e il più votato è risultato proprio Il Gattopardo: a lui la Palma delle Palme. Dunque un inizio di rubrica di tutto rispetto, con quello che non esito a definire un capolavoro del cinema italiano dei suoi anni d’oro, e un capolavoro (tra i tanti) del regista Luchino Visconti.  Difficile analizzarlo analiticamente e in maniera completamente obiettiva.  Continue reading “oldies but goldies: Il Gattopardo, di Luchino Visconti”

Oldies but Goldies: Il ponte sul fiume Kwai, di David Lean

il-ponte-sul-fiume-kwai-01Il luogo: l’ostile giungla del Sud-Est asiatico. L’anno: il 1943. Numerosi prigionieri di guerra vengono costretti a costruire strade e ponti per il nemico giapponese. I fatti narrati non sono accaduti realmente, ma si basano comunque su eventi che si verificarono realmente, sebbene non con quei personaggi e in quel modo. I protagonisti sono dunque i prigionieri inglesi, i carcerieri giapponesi e un pugno di americani.

Il ponte sul fiume Kwai è, per me, uno dei migliori film di guerra mai girati, probabilmente nella mia classifica personale è secondo solo a Lawrence d’Arabia. Se ne deduce che David Lean, regista di entrambi, è nel mio Gotha cinematografico. Continue reading “Oldies but Goldies: Il ponte sul fiume Kwai, di David Lean”

Oldies but Goldies: Ombre Rosse, di John Ford

stagecoach-01Il 1939 oltre a essere tristemente noto per aver acceso la scintilla del secondo conflitto mondiale è stata un’annata d’oro per Hollywood: la MGM produsse due capolavori, Via col vento e Il mago di Oz, entrambi con vari cambi di regia dovuti alla ingombrante personalità del produttore David O. Selznick, la Columbia finanziò il dramedy politico di Capra Mr. Smith va a Washington e la United Artists propose il ritorno al western di John Ford con il suo Stagecoach, da noi passato alla storia come Ombre rosse. All’epoca John Ford era già un affermato regista con all’attivo un centinaio di pellicole e più di vent’anni di lavoro a ritmo forsennato dietro la macchina da presa e in produzione. Aveva già girato una quarantina di western tra il 1917 e il 1926, quindi non era assolutamente un novellino del genere, per quanto arrivasse da dodici anni di break da cavalli e pistole.

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