Su Netflix: Il Divin Codino, di Letizia Lamartire

In quest’estate dominata (calcisticamente) dagli europei in differita di un anno, conclusisi trionfalmente per l’Italia, è uscito su Netflix (già da qualche settimana) un film su Roberto Baggio detto Roby.

“R. Baggio” sulla maglietta della nazionale italiana a USA ‘94, nel primo anno in cui si iniziarono a usare i nomi sopra il numero. “Erre puntato” per distinguerlo da Dino Baggio, il meno famoso omonimo che resta scolpito nella nostra memoria soprattutto per quell’accento esasperato sul “Diiino” che usava Bruno Pizzul, con la sua iconica cadenza, leggendo la formazione o citandolo durante le fasi di gioco (mai troppo concitate, nel calcio dei primi anni Novanta che rispetto a oggi sembra un altro sport).

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touch of modern: L’aereo più pazzo del mondo, di Zucker-Abrahams-Zucker

Ted Striker (Robert Hays) è un ex pilota militare, che tira a campare facendo il taxista. Lo choc subito, una missione bellica finita tragicamente, ha distrutto la sua vita e la relazione sentimentale con Elaine Dickinson (Julie Hagerty), un’assistente di volo della Trans American.

Di fronte alla decisione della donna di lasciarlo, Ted, pur di riconquistarla, decide di imbarcarsi sul medesimo aeroplano, un Boeing 707 diretto a Chicago. Durante il volo, ai tre piloti del velivolo e a parte dei passeggeri viene servito del pesce che provoca una grave intossicazione alimentare. In capo a poco tempo, l’aereo rimane senza piloti in grado di portarlo a destinazione.

Elaine decide, quindi, di contattare la torre di controllo di Chicago, dove il supervisore Steve McCroskey (Lloyd Bridges) le dice di attivare il pilota automatico, in realtà un pupazzo gonfiabile di nome Otto. Tuttavia, il pilota automatico non è in grado di far atterrare il velivolo, serve un vero pilota, ed Elaine alla fine si decide a chiedere aiuto proprio a Ted Striker.

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contemporary stuff: Family Romance, LLC, di Werner Herzog

Per girare i suoi film, Werner Herzog ha viaggiato per il mondo in lungo e in largo (come si è già avuto modo di rilevare altrove) e dunque può stupire il fatto che ne abbia girato uno in Giappone soltanto alla soglia degli ottant’anni.

Può stupire soprattutto perché il Giappone è un condensato di cultura, costumi, ma anche di contraddizioni che per certi versi vanno a nozze con la poetica filmica di Herzog. E infatti il tema di Family Romance, LLC – ultimo film del regista bavarese a essere stato distribuito in Italia, nel dicembre 2020, ancorché sia stato presentato già nel maggio 2019 – è quello della verità e della finzione, tema herzoghiano per eccellenza. Un tema che viene messo in scena grazie a un soggetto decisamente interessante e originale, che costituisce uno dei maggiori punti di forza del film.

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books about movies: 24 fotogrammi per una storia del cinema essenziale ma esaustiva, di Giampiero Frasca

Il sottotitolo ci informa che siamo di fronte a un “manualetto per studenti”, ma in fondo siamo tutti studenti o almeno lo è chi ha una continua pulsione per l’apprendimento. Perché non si smette mai di imparare, come recita un adagio sempre meno attuale in una società sempre più pervasa dal Dunning-Kruger.

Questa “storia del cinema essenziale ma esaustiva” ha un approccio inedito e originale. Sicuramente non il solito approccio di quei saggi che seguono un ordine prettamente cronologico o per Paesi/cinematografie nazionali, o ancora di quelli che affrontano la storia del cinema seguendo la prospettiva dei vari movimenti e waves che si sono succeduti nei decenni.

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touch of modern: Heavy Metal, di Gerald Potterton

Pianeta Terra, anni Ottanta del Ventesimo secolo. Dalla pancia di uno Space Shuttle, che orbita attorno al pianeta, fuoriesce un’automobile modello Corvette. Alla guida del mezzo c’è Grimaldi, un astronauta che utilizza l’autovettura per atterrare sul globo e, servendosi di una strada nel deserto, giungere davanti a una villa isolata, dove al suo interno l’aspetta la figlia.

L’uomo ha con sé un regalo per la bambina, una sfera luminosa di colore verde, un oggetto che all’improvviso si anima e per prima cosa polverizza lo stesso Grimaldi.

La sfera racconta alla bambina di chiamarsi Loc-Nar, un oggetto malefico eppure così tanto desiderato dagli uomini che pur di ottenerlo sono disposti a compiere azioni orribili.

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Su Netflix: Love and Monsters, di Michael Matthews

Di storie con un protagonista fifone che diventa l’eroe suo malgrado ok, ce ne sono a bizzeffe, sotto questo profilo niente di nuovo. Però dai, ci sono anche quei sentieri nel bosco che hai percorso mille volte, eppure ogni volta c’è qualcosa di magico e di diverso. No? Generalmente, la gioia di una ripetizione saporita mette insieme la nostra esigenza di gravitare attorno a una comfort-zone a quella di esplorare nuovi territori (del tipo: cerco un po’ d’Africa in giardino). Fatta questa premessa, dalla quale avrete facilmente intuito che tra i pregi di questo film non figura l’originalità del soggetto, ci chiediamo: quali potrebbero essere dunque gli ingredienti per rendere più sfiziosa la proverbiale “minestrina” del post-apocalittico sottogenere survival-comedy? Proviamo a stilare un elenco (scusate il plurale maiestatis, mi è sempre piaciuto).

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UBU Compie 20 anni (con una nuova piattaforma streaming)

Nel 2021 Officine UBU, casa di distribuzione milanese, celebra vent’anni di attività nella settima arte lanciando una piattaforma online con tutti i suoi più grandi successi. Dal 25 marzo è infatti disponibile cineUBU (www.cineubu.it), piattaforma VOD che offrirà la possibilità di noleggiare in streaming un centinaio di film della storia di Officine UBU, molti dei quali pluripremiati nei migliori festival internazionali.

L’offerta di cineUBU conta titoli come La vita invisibile di Eurídice Gusmão, Miglior Film al Festival di Cannes, sezione Un Certain Regard, Il sale della terra di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, Detachment – Il distacco di Tony Kaye, Una nuova amica di François Ozon, In viaggio verso un sogno – The Peanut Butter Falcon con Shia LaBeouf e Dakota Johnson, L’hotel degli amori smarriti con Chiara Mastroianni.

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Contemporary stuff: Elegia Americana, di Ron Howard

Si è un po’ tutti concordi, mi sembra, nel non considerare Elegia Americana un gran film, che se non altro ci regala la gag di trovare la stessa attrice, Glenn Close, candidata per lo stesso ruolo sia come Miglior attrice non protagonista agli Academy Awards, sia come Peggior attrice non protagonista ai Razzie Awards; un risultato non inedito ma che fa sorridere e getta luce sulla soggettività di certi giudizi anche in ambito ufficiale, figuriamoci su un blog. All’interno dello spettro di reazioni di fronte a Elegia Americana mi trovo verso l’estremo più accondiscendente: certo, non è un gran film e non credo lo si ricorderà a lungo, ma mi sono scoperto sempre più partecipe delle sorti dei personaggi man mano che i minuti passavano per cui non può essere davvero tutto da buttare.

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books about movies: due libri su Werner Herzog

Nonostante una produzione di film che conta oggi oltre settanta titoli, tra lungometraggi, mediometraggi e corti, tra opere per il grande schermo e film tv, non sono molti, invece, i libri monografici su Werner Herzog, o almeno quelli scritti o tradotti in italiano.

Forse anche perché sono libri necessariamente destinati – a causa dell’estrema prolificità del regista bavarese – a una rapida “obsolescenza”, a meno che vengano aggiornati con successive edizioni.

E infatti ci sono libri preziosi, ma non più aggiornati come quello di Grazia Paganelli del 2008. E ce ne sono altri usciti relativamente di recente e che hanno già perso il beneficio dell’esaustività a causa del ritmo frenetico con cui Herzog ancora oggi, a quasi ottant’anni di età, continua a sfornare film (solo nel 2020 in Italia ne sono stati distribuiti quattro).

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