Al cinema: Il sacrificio del cervo sacro, di Yorgos Lanthimos

locandinapg1C’è Colin Farrell con la barba briz, Steven, cardiochirugo ganzo. Si incontra, non si capisce perché, con un pischello con la faccia strana e butterata, Martin, il nasone; gli regala cose, per cui all’inizio è tipo “ah beh ma se lo inchiappetta. Bleah, ma ha 16 anni”; ma è una falsa pista, Martin è il figlio di un paziente morto a Steven. Il quale, vero dottore, ha i cashes, il macchinone, il villone e la famiglia perfetta, la Kidman come moglie e due figli perfeccheduecoglioni; Bob e Kim. Martin cerca di convincere Steven a sbattersi sua madre (che è Alicia Silvestone ma vecchia!), gli guarda i peli delle ascelle e altre cose da weirdo così. Again, non si sa perché, viene invitato a casa dei Perfetti, dove la Kim si innamora di lui. A una certa è sempre più insistente al punto che, d’emblè, Bob diventa paraplegico e circa a metà del cammin (qui ho evitato una battuta perché era eccessiva u_u), Martin dice moltovelocementesenzapause a Steven che deve uccidere un membro della sua famiglia per pareggiare i conti, o si ammaleranno e moriranno tutti. A questo punto sono già partiti circa 30 WTF? e c’è una cesura tra le due parti del film, la prima dove non si capisce un belino e la seconda dove si capisce ma non ha senso la radice di tutto. Qui Steven e Anna cercano rimedi, consultano tutti i dottori del mondo nei mari e nei laghi ma è useless, prendono Martin e lo saccano di botte ma figurati, quello è fuori come un balcone e si stacca la pelle a morsi per fare le metafore. Oh, niente. Fino al sacrificio finale del titolo iniziale, questo sì un scenone ma come cazzo ci siamo arrivati? Nel solco del filone della sickness che ormai probabilmente non abbandonerà più – e potrebbe essere un problema – Lanthimos parte a riproporre in chiave moderna l’Ifigenia di Euripide, citata quando Steven va dal Preside a chiedere quale tra i figli secondo lui è migliore (sottinteso: così ammazzo l’altro). Detto che sul serio nella prima metà non succedeva quasi nulla senza che mi chiedessi MAPPPERCHE’H?), mal sopporto le trame così violentemente irrazionali, funge la sospensione dell’incredulità se riguarda il contesto, che ne so, l’Uomo Ragno mica è solo, combatte contro il Dr. Octopus, non va invece se descrivi (e inquadri, e l’occhio è sempre un punto di vista critico) tutto come se fosse normale e poi però si va avanti solo perché succede la tal cosa che ah no non ha senso. Mavvaffanculo. Nel suo primo film che fece scalpore (tra i poser, e gli hipster, e me 😀 ), Dogteeth – anche se io consiglio a tutti di guardare Miss Violence, che è uguale ma più bello, e l’origine di questa storia andrebbe chiarita.yorgos_lanthimos-il_sacrificio_del_cervo_sacro-2 E comunque, non m’ascolta quasi nessuno 😦  – c’era la stessa sickness, ma motivi concreti, la prigionia dei figli, il giardino recintato da cui nessuno poteva uscire. Ehccazzo, è diverso, è una siepe, non un atto di fede! In The lobster c’era una intera società distopica e ok (ma quelli/e che si bagnavano per The lobster non li ho mai capiti. Remind: Miss Violence; The lobster è per fighette). Mi viene in mente ora un film bellissimo di quest’anno, Corpo e anima, dove l’irrazionale era ancorato ai sogni, ma che dovrebbero poter essere i sogni se non irrazionali?

C’è poi la solita violenza a scoppi, a tratti – la scena iniziale del cuore aperto, ovviamente, ma perché? A parte lo schifo, cosa mi hai aggiunto? – e una regia ormai consolidata e ineccepibile, con virtuosismi vari, inquadrature con angolazioni strane/ianti e personaggi che si muovono simmetrici o come marionette nelle mani del regista/destino (vedasi la camminata dei due medici all’inizio, nel corridoio bianco, sembrano le Kessler). Proprio questo eccessivo controllo, gli ambienti simmetrici, che da un lato sono un pregio, dall’altro rischiano di inghiottire i personaggi, angosciati tra il crollo della loro normalità (borgheseborghese! Quanto mi piace dire agli altri borghese!) e il soprannaturale WTF: 17f97e6c14c49e56357264e59d7561e7cc558cfdMartin di suo è svitato, Steven è fesso e solo ogni tanto traspaiono barlumi di personalità (brutta, tra l’altro), almeno la Kidman è un personaggio già solo per gli sguardi che lancia in giro, e a una certa sembra voglia risolvere tutto lei e suon di interrogatori all’anestesista fatti a colpi di handjob, il bizzarro è che non è che si fa prima hj e poi domande o viceversa, fanno tutto insieme :/ I figli non pervenuti. Dicevasi, improvvisamente ho ritrovato nel pathos il finale, o viceversa, quando quello gira sparando fucilate a caso – pessima strategia, comunque – dopo che tutti i familiari hanno cercato di blandirlo per convincerlo a scegliere gli altri. Ma è un po’ tardi.

Comunque avrei sparato a Kim perché era troppo stupida.

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The killing of a sacred deer (2017, USA/Gran Bretagna, 121 min)

Regia: Yorgos Lanthimos

Sceneggiatura: Efthymis Filippou, Yorgos Lanthimos

Fotografia: Thimios Bakatakis

Interpreti principali: Colin Farrell (Steven Murphy), Nicole Kidman (Anna Murphy), Barry Keoghan (Martin)

i nostri sondaggi: gli 80 anni di Paul Verhoeven. Vota i suoi migliori film

paul verhoevenGelukkige Verjaardag Paul Verhoeven! Il regista olandese, nato ad Amsterdam il 18 luglio del 1938, compie oggi 80 anni! Un’infanzia segnata dai bombardamenti, nella fase finale della seconda guerra mondiale; un dottorato in matematica e fisica all’Università di Leida; dunque l’approdo al mondo del cinema, prima in patria, poi a Hollywood, dove ha riscosso grande successo di pubblico soprattutto a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta.

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Speciale Venezia 75: Ordet – La parola, di Carl Theodor Dreyer

ordet 1È un cinema d’altri tempi quello di Carl Theodor Dreyer, un cinema che oggi può apparire vetusto e superato, ma che conserva interamente il suo fascino. Dreyer raggiunse l’apice della sua carriera durante il periodo del muto, quando era ancora relativamente giovane. La passione di Giovanna d’Arco è pressoché unanimemente ritenuto il suo capolavoro, ma non mancano –dopo il passaggio al sonoro– alcuni grandissimi film come Vampyr, Dies Irae e questo Ordet – La parola, penultima opera del Maestro danese, vincitrice del Golden Globe per il miglior film straniero e del Leone d’oro a Venezia, seconda tra le opere da noi selezionate per lo Speciale Venezia 75 – I migliori Leoni d’Oro.

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i nostri sondaggi: vota il capolavoro di Ingmar Bergman a 100 anni dalla sua nascita

bergman 10014 luglio 1918. Mentre in Europa infuriano le ultime battaglie della prima guerra mondiale, ad Uppsala, quarta città della Svezia, 70 km a nord di Stoccolma, nasce Ernst Ingmar Bergman, una delle personalità più importanti della cinematografia mondiale, scomparso il 30 luglio del 2007, a 89 anni di età, nello stesso giorno di un altro straordinario cineasta, Michelangelo Antonioni.

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Speciale Venezia 75: Rashomon, di Akira Kurosawa

locandinaUn uomo ucciso, e ben quattro versioni diverse della verità riportate di seconda mano da due uomini sconvolti intorno a un fuoco improvvisato mentre infuria la tempesta. Su questo scheletro, Akira Kurosawa costruisce Rashomon, una lucida riflessione sulla verità e la fiducia riposta nell’essere umano, in un’alternanza di nichilismo e speranza che, come la storia raccontata, non fornisce risposte definitive. Può un singolo atto di carità assolvere un essere umano? O, al contrario, a che punto la dannazione dell’uomo risulta irreversibile e l’umanità impossibile, e immeritevole, di essere salvata?

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Speciale Venezia 75 – I migliori leoni d’oro

venezia 75 1È il festival cinematografico di livello internazionale più antico al mondo. La prima edizione risale al 1932, pochi anni dopo l’introduzione del sonoro e tre anni dopo la prima notte degli Oscar, che tuttavia, come noto, non è un festival ma una cerimonia che assegna premi a pellicole già uscite nelle sale. La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – questo il nome esatto del festival – si inquadra all’interno della manifestazione artistica della Biennale di Venezia, un evento culturale nato nel 1895.

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Al cinema: Jurassic World – Il regno distrutto, di J.A. Bayona

jurassic world 2 1Non hai ancora visto Jurassic World?” mi chiede il tizio alla cassa del cinema a fronte della mia richiesta anonima di “un biglietto per la sala due” (con il due pronunciato sottotono, per ragioni di privacy nei confronti di chi mi seguiva nella coda). No, non l’avevo ancora visto, a quasi un mese dall’uscita, ma da come stanno andando le cose direi che fino a fine mese gli amanti della procrastinazione possono stare tranquilli. Scopro peraltro di essere uno dei pochi a non averlo ancora fatto, dato che mi hanno preceduto circa un milione e quattrocento mila persone (dati Cinetel dei biglietti staccati nei cinema italiani alla data del 3 luglio 2018, che ovviamente non tengono conto di quelli che l’hanno visto più volte, ma voglio immaginare che ciò sia avvenuto in numeri non significativi).

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i top & flop del trimestre (termometro delle sale aprile/giugno 2018)

freccia_crescita_1Prosegue la nostra iniziativa del #termometrodellesale, con cui analizziamo il consenso del pubblico e della critica per i film usciti recentemente al cinema. Questa volta ci occupiamo dei film che abbiamo visto e recensito da aprile a giugno, nonché di quelli più visti nelle sale italiane nello stesso periodo. Da essi abbiamo estrapolato i top 5 e i flop 5 del trimestre.

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Confronti: La notte del giudizio 1, 2 e 3 (e oggi esce il quarto)

la notte del giudizio 07Oggi esce nei cinema italiani il quarto capitolo della serie di The Purge, un prequel intitolato La prima notte del giudizio. In molti ricorderanno la curiosità destata dai primi tre film quando uscirono nelle sale negli anni scorsi, soprattutto il primo, che sviluppava un’idea a suo modo originale. Ci sono quei registi che costruiscono il proprio successo (e una carriera) anche soltanto su una buona idea, e James DeMonaco è uno di questi, dato che nel suo passato (prevalentemente) di sceneggiatore non aveva portato a casa grandi risultati.

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