Bill Murray in dieci ruoli memorabili

Compie oggi settant’anni William James Murray, attore statunitense nato a Evanston, Illinois, il 21 settembre 1950.

Formatosi a teatro come stand-up comedian, insieme all’amico John Belushi, passa con quest’ultimo alla radio, nel programma comico The National Lampoon Radio Hour, una delle costole del National Lampoon, quindi alla televisione, nel mitico Saturday Night Live della NBC.

Esordisce al cinema sul finire degli anni Settanta, e da allora ha recitato in oltre cinquanta film per il grande schermo, con una predilezione per i lavori di Wes Anderson e Jim Jarmusch, dei quali è diventato attore feticcio.

Per celebrarlo vi proponiamo una carrellata tra dieci dei suoi ruoli più celebri e celebrati.

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Speciale Box Office – Tre mesi dalle riaperture

Sono passati tre mesi da quel fatidico 15 giugno 2020 in cui le sale cinematografiche hanno riaperto i battenti dopo altrettanti mesi di chiusura forzata per il lockdown.

Come sono andate le cose? Il tempo trascorso è sufficiente a tracciare un primo bilancio, dopo le anticipazioni già fornite dopo 15 giorni e 1 mese dalle riaperture, e dopo l’analisi fornita a seguito dell’approdo nelle sale del tanto atteso Tenet.

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contemporary stuff: I Cormorani, di Fabio Bobbio

Quanti film sull’adolescenza abbiamo già visto? Tanti, direi; forse troppi, soprattutto visto quanti di questi riescono effettivamente a cogliere il soggetto che intendono rappresentare. L’errore è piuttosto comune: un regista decide di fare un film sui giovani perché “li capisce”, salvo poi scoprire, a film ultimato, di non avere capito niente, ed ecco quindi arrivare i cliché, i luoghi comuni, sempre gli stessi personaggi a parlare sempre delle stesse dinamiche con parole molto simili ogni volta. Forse il problema è proprio questo, di voler sempre parlare, raccontare, spiegare, quando in realtà sarebbe sufficiente fermarsi a osservare; ed è qui che arriva Fabio Bobbio con I Cormorani, il suo film di debutto.

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Classifiche: i migliori film di Brian De Palma

Compie oggi ottant’anni Brian De Palma, regista americano nato a Newark, New Jersey, l’11 settembre del 1940.

È tra i cineasti che hanno contribuito a dare impulso, negli anni Settanta, a quella corrente di rinnovamento del cinema americano che prenderà il nome di New Hollywood. E di essa è stato uno dei membri più influenti, appartenendo a quel collettivo di autori, colleghi e amici noto come “Movie Brats”, che annoverava, oltre a De Palma, Francis Ford Coppola, George Lucas, Martin Scorsese e Steven Spielberg.

Nella sua lunga carriera di cineasta, iniziata negli anni Sessanta, De Palma ha girato esattamente trenta film, l’ultimo uscito l’anno scorso, il non ben accolto Domino.

Ma quali sono i suoi migliori film? Abbiamo provato a tirare giù una classifica incrociando le nostre preferenze personali, con un sistema di punteggi simile a quello della Formula 1.

Dall’incrocio delle nostre preferenze (Andrea, Daniele, Marco, Paolo, Vincenzo) è uscita la seguente top ten:

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Colin Firth in dieci ruoli memorabili (e un maglione)

Compie oggi sessant’anni Colin Andrew Firth, attore inglese nato a Grayshott il 10 settembre 1960. A solo un giorno di distanza, peraltro, dal collega e compagno di avventure Hugh Grant, da ieri neo-sessantenne.

Conosciuto e apprezzato sia per i suoi ruoli drammatici che per le partecipazioni a commedie di grande successo di pubblico, Colin Firth ha vinto nel 2009 la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (per il film A Single Man) e nel 2011 l’Oscar come miglior attore protagonista e il Golden Globe per il miglior attore in un film drammatico, per Il discorso del re.

Andiamo a scorrere dieci tra le sue interpretazioni più memorabili, scelte tra gli oltre sessanta film cui ha sinora partecipato.

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books about movies: La paura fa Totò, di Giuseppe Cozzolino e Domenico Livigni

Un altro libro su Totò? Verrebbe da chiedersi.

Ma non ne sono stati scritti già centoventi, più dei film ai quali ha preso parte il Principe della risata, che, tra l’altro, erano “appena” novantasette? Sì, certo, ma questo non era stato ancora scritto.

Perché mancava un saggio che affrontasse la produzione cinematografica del grande Attore sotto un profilo nuovo, quello delle opere che hanno come argomento il sentimento della Paura e dell’Ignoto.

Antonio de Curtis nella sua lunga carriera cinematografica, dal 1937 al 1967, ha abbracciato quasi tutti i generi, persino la fantascienza, con una particolare attenzione al tema della commedia e a quello “orrorifico”.

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Speciale Box Office – L’effetto Tenet

In un panorama cinematografico innegabilmente in affanno, dopo una riapertura che non ha mai portato nelle sale un numero soddisfacente di spettatori, è piombato, d’un tratto, il fenomeno Tenet, l’ultimo film di Christopher Nolan (ne abbiamo parlato qui), che nelle speranze dei distributori e degli esercenti avrebbe potuto costituire il vero momento di svolta per il definitivo rilancio delle sale.

È andata così? Andiamo a scoprirlo, esaminando, innanzitutto i dati del box office delle undici settimane successive alla riapertura (15 giugno).

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touch of modern: I criminali della galassia, di Antonio Margheriti

Quando si parla di cinema italiano degli anni Sessanta vengono in mente gli Spaghetti western oppure i film della Commedia all’italiana, eppure il decennio ha avuto una produzione cinematografica molto più articolata, seppure, per diversi motivi, passata in secondo piano. Oggi semisconosciuta, quasi dimenticata.

Mi sto riferendo ai film di spionaggio e, in particolare, ai film di fantascienza, che hanno avuto all’epoca un’intensa produzione. Non sono state sempre delle opere di qualità eccelsa, come, per esempio, La decima vittima di Elio Petri con Marcello Mastroianni e Ursula Andress, ma non per questo devono essere tutte ignorate.

Hanno senza dubbio risentito di una certa carenza di fondi e di alcuni topos, luoghi comuni legati alla fantascienza dell’epoca e… alla necessità di sfruttare più volte set, attori, mezzi, che ha finito per attribuire al genere cinematografico caratteristiche comuni, una specie di marchio di fabbrica.

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Al cinema: Tenet, di Christopher Nolan (recensione espresso – no spoiler)

[Più che una recensione – per la quale in questo caso, più che mai, servirebbe una seconda visione – una serie di impressioni e riflessioni a caldo, rigorosamente in modalità no spoiler; anche perché fare spoiler di un film così, senza perdersi in almeno un paio di paginette (e senza perdere il lettore dopo poche righe), è davvero molto difficile…]

[1] Chissà cosa penserebbero i Lumière di Tenet. Del fatto che la loro intuizione – semplice, ma allora già geniale – illustrata in Demolition d’un mur, avrebbe potuto portare, oltre centoventi anni dopo, a quest’opera intricatissima e contorta, sicuramente avvincente, ma non di immediata comprensione.

Perché Tenet è un film che si divide tra un abstract che potrebbe tranquillamente sintetizzarsi in una ventina di parole, senza troppe difficoltà, e un intreccio che invece diventa estremamente complicato qualora si voglia tentare di scendere nei dettagli o illustrare come quella trama si dipana. Se mai ci fosse il bisogno di farlo.

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