Lo scrigno: I cancelli del cielo, di Michael Cimino

i cancelli del cielo 1Come molti ormai sapranno, nella rubrica Lo scrigno presentiamo i “film dimenticati, introvabili, invisibili” ma che meritano di essere recuperati, ripescati da un oblio in cui sono finiti spesso immeritatamente. Inserendo tra di essi I cancelli del cielo qualcuno potrebbe dunque obiettare: ma come?… un film così famoso in una rubrica di questo tipo?

Il fatto è che I cancelli del cielo è un film più famigerato che famoso. O, per meglio dire, famoso perché famigerato. Quello di Michael Cimino è stato a lungo considerato come il film fallimentare per eccellenza, uno dei peggiori flop nella storia del cinema. Un’opera che molti conoscono ma che in pochi hanno visto, ancor meno nella sua versione “integrale”, quella del “montaggio originale” da oltre tre ore e mezza.

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Il futuro del cinema? (la Masterclass di Douglas Trumbull al Trieste Science+Fiction Festival)

Della carriera di Douglas Trumbull ho già parlato diffusamente nel post contenente le mie cronache semiserie dal TS+FF. Una carriera che cominciò nel lontano 1964, l’anno della New York World’s Fair, per la quale Trumbull partecipò alla realizzazione di un cortometraggio, To the Moon and Beyond, proiettato in Cinerama sulla cupola di un planetario, la “Moon Dome”. Grazie a quel lavoro, Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke -che avevano visto il documentario alla Fiera- ingaggiarono il ventitreenne Trumbull per fare da Supervisor agli effetti speciali di 2001: Odissea nello spazio. Ma la realizzazione di To the Moon and Beyond è anche un momento che racconta molto della filosofia di Trumbull, che fin da allora era interessato non soltanto alle potenzialità spettacolari che un’opera poteva esprimere, ma anche -e forse soprattutto- a far vivere un’esperienza audiovisiva quanto più immersiva, intensa e coinvolgente possibile allo spettatore.

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Quell’assurda decina: #4 – Le avventure del Barone di Munchausen, di Terry Gilliam

la-locandina-di-le-avventure-del-barone-di-munchausen-122291Proprio così, ci sono ancora io a parlarvi di un film di Terry Gilliam, qualche alzata di pupille me la merito ma abbiate pazienza, se dobbiamo selezionare una decina di film bizz-surr-grott (copyright by Marco aka ‘tragicomix’) risulta davvero impossibile non tenere in considerazione quel suo tocco surrealista scuola Monty Python. Di Brazil ne avevamo già parlato, del suo Don Chisciotte anche; non resta che affrontare il suo gargantuesco flop, quell’opera arditamente buffonesca, quel trionfo dei trucchi da Cinecittà che passa sotto il nome di Le avventure del Barone di Munchausencostato 46 milioni di USD per un incasso domestic di poco superiore agli 8 milioni. Ma chi ha visto Lost in La Mancha sa bene di che pasta è fatto Terry e quanto poco tenga in considerazione il dare e avere della partita doppia. Del resto, a proposito del suo Munchausen dichiarò con assoluta scioltezza in una intervista a un talk show: It wasn’t my money. Thank God.

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Al cinema: First Man – Il Primo Uomo, di Damien Chazelle

locandinaQuando è stata diffusa la notizia che Damien Chazelle avrebbe diretto il biopic su Neil Armstrong si è scatenata l’ilarità generale: dopo ben tre film musicali, le malelingue dissero che il regista Premio Oscar per La La Land avesse sbagliato Armstrong e si ritrovasse ora costretto a raccontare la storia di un astronauta invece di quella di un jazzista. Mentre tutti ridevano, però, Chazelle ha lavorato, e il risultato è First Man, un film capace di segnare un punto fisso all’interno della sua filmografia funzionando come spartiacque tra una produzione segnata dal cinema di genere, quello musicale, e una invece interessata a raccontare storie molto diverse sebbene con un occhio di riguardo agli elementi che hanno reso perfettamente riconoscibili i suoi film, primo tra tutti l’attenzione maniacale rivolta al sonoro.

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i nostri sondaggi: i migliori film sulla prima guerra mondiale (a cento anni dalla sua conclusione)

prima guerra mondialeIeri abbiamo festeggiato i 90 anni di Ennio Morricone con un sondaggio sulle sue migliori colonne sonore. Oggi ricorre invece il centenario della fine della prima guerra mondiale, il conflitto che causò oltre venti milioni tra morti e dispersi (militari e civili) e che segnò la fine di un’epoca di pace e prosperità come quella della Belle Époque.

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i nostri sondaggi: i 90 anni di Ennio Morricone. Vota le sue migliori colonne sonore

È uno degli ultimi monumenti artistici viventi del made in Italy. Oggi compie 90 anni Ennio Morricone, senza dubbio il più grande e conosciuto compositore italiano di musica per il cinema. Formatosi al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, Morricone ha all’attivo circa 500 partiture per film e opere televisive, molte delle quali sono entrate nella storia del cinema. Ma il compositore romano ha scritto anche diversi brani classici e pezzi di musica contemporanea, arrangiando canzoni storiche degli anni Sessanta come Sapore di sale e Se telefonando.

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Cronache semiserie dal TS+FF, ovvero: da Torino a Trieste per Douglas Trumbull

ts+ff 1Giunto alla sua diciannovesima edizione, il Trieste Science+Fiction Festival ha tirato fuori dal cilindro uno di quei nomi il cui richiamo risulta semplicemente irresistibile per gli appassionati di fantascienza. Douglas Trumbull sarà forse sconosciuto ai più, ma è un’assoluta autorità nella materia. Nato a Los Angeles nel 1942, partecipa -poco più che ventenne- alla realizzazione dell’avveniristico To The Moon and Beyond, proiettato in Cinerama alla Fiera mondiale di New York. Si fa notare così da Stanley Kubrick, che gli chiede di prendere parte, quando aveva soltanto ventitré anni, alla realizzazione del film che avrebbe cambiato per sempre il mondo della fantascienza e del cinema in generale.

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touch of modern: Cani arrabbiati, di Mario Bava

caniarrabbiati_locandinaUna eterna maledizione stabilisce che molti grandi artisti debbano venir compresi solo dopo, da morti. Un altro adagio ancora più antico recita che nemo propheta in patria. Insomma il geniale effettista, direttore della fotografia e provetto regista Mario Bava le ha provate tutte per accontentare la severa critica italiana, ma ha sempre trovato più sopracciglia alzate che applausi. Oggi, grazie a una riesumazione globale e massiva del cinema di genere da parte della cinefilia più militante, perorata da potentissimi tycoon del calibro di Quentin Tarantino, lui come numerosi altri prìncipi del cinema di serie B è stato assurto al rango di vero e proprio oggetto di culto.

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Quell’assurda decina: #3 – Anche i nani hanno cominciato da piccoli, di Werner Herzog

hqdefaultC’è questo fatto che io ho sincera una predilezione per i nani e insomma, detto così pare un po’ brutto ma tant’è. Puntualizzo che non guardo porno coi nani (anche se ce n’era uno su Biancaneve che faceva troppo ridere, e poi ci sarebbe Diprè con Nana puttana, ma vabbè). Parlando di nani, cioè relativamente spesso ma con gente un minimo selezionata – io lo chiamo “il solito pezzo sui nani” – questo film è il riferimento ultra da tirar fuori: è bellissimo il titolo, è bellissimo da raccontare, è tutto bellissimo. Incluso l’incipit di Wikipedia, che dice “un film con attori nani non professionisti”.

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