touch of modern: La farfalla sul mirino, di Seijun Suzuki

La vita professionale di Goro Hanada (Joe Shishido), il killer numero tre della yakuza, la mafia giapponese è ben retribuita ma un pochino noiosa. Lui riceve un incarico e lo esegue alla perfezione, superando ostacoli e imprevisti che metterebbero in difficoltà gli altri professionisti del crimine. Non a caso si trova ai vertici della lista dei criminali che lavorano per la yakuza.

Ma come ogni travet che si rispetti, a casa lo attende una moglie, Mami Hanada (Mariko Ogawa), casalinga disperata, che per riempirsi le giornate non esita a svuotargli il portafoglio, spendendo i soldi da lui guadagnati con il sudore della fronte. Lei, dopotutto, si annoia, il marito è spesso fuori per lavoro ed è disturbata dalla passione ossessiva del coniuge per l’odore del riso “la cosa più lo soddisfa al mondo”, un’infatuazione ai limiti del feticismo.

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Su Netflix: Don’t Look Up, di Adam McKay

Mancava praticamente solo la mia voce a unirsi al coro che ha accompagnato l’uscita di Don’t Look Up su Netflix, lodandolo o criticandolo aspramente a seconda di quanto ci si sia sentiti punti sul vivo dalla satira di Adam Mckay. Certamente non si tratta di un film leggero o da guardare passivamente mentre si elabora il pranzo di Natale, per cui ho molto messo in discussione, a posteriori, la scelta di vederlo a capodanno dal momento che sarebbe stato lecito inaugurare il 2022 con qualcosa di più positivo; visto però l’andamento che quest’anno ha già preso, non mi sembra così fuori luogo iniziarlo con un approfondito esame del perché facciamo tutti così irrimediabilmente schifo

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Addio a Peter Bogdanovich

Gli dobbiamo nientemeno che il nome di questo blog, per cui è d’obbligo per noi ricordare il regista americano Peter Bogdanovich, scomparso ieri all’età di 82 anni.

Tra i padri della New Hollywood, Bogdanovich fu il primo regista americano ad arrivare dalla critica, portando oltre oceano la tradizione inaugurata in Francia dagli autori della Nouvelle Vague.

Ciò non gli evitò, ovviamente, di dover compiere la sua gavetta, che portò a termine alla corte di Roger Corman, nella cui scuderia si formeranno tanti dei cavalli di razza della New Hollywood (da Martin Scorsese a Francis Ford Coppola).

Di quella corrente Bogdanovich fu l’impareggiabile cantore della nostalgia, di un filone di cui L’ultimo spettacolo resta probabilmente il capolavoro ineguagliato, in mezzo a tanti altri film degni di nota (Paper Moon e Vecchia America su tutti).

Su Netflix: Red Notice, di Rawson Marshall Thurber

Excusatio non petita. Le scuse non richieste sono sempre più presenti nei film ad alto contenuto di improbabilità per giustificare le forzature di sceneggiatura, quelle che generalmente portano il pubblico a storcere il naso e ad agitare ritmicamente il ditino in aria ergendosi a guardiano della coerenza logico-temporale-narrativa. E quindi gli sceneggiatori, per prevenire qualunque possibile rimostranza, anticipandola, hanno iniziato sistematicamente a inserire battute e battutine che giustifichino a priori qualunque ipotetica incongruenza. Il risultato potrebbe sconfinare nel riconoscimento di un’arguzia sopraffina (da parte di chi, in realtà, a quei controsensi non ci aveva neanche pensato) e invece, nella stragrande maggioranza dei casi, quelle excusationes si risolvono in spiegoni mascherati o battute che anticipano spiegoni mascherati. E in certi casi, in spiegoni non richiesti.

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i migliori film del 2021 (secondo noi)

Pensavamo tutti (o quasi) che il 2021 avrebbe potuto essere l’anno della rinascita e della ripartenza, e invece questi ultimi giorni in particolare ci hanno detto tutt’altro.

Lo è stato (un anno della ripartenza), almeno in parte, per i cinema, che dopo alcuni mesi di chiusura sono partiti prima timidamente e poi a spron battuto, programmando negli ultimi mesi un numero di film che raramente si era visto anche negli anni pre-pandemia. Come a voler esorcizzare la situazione richiamando nelle sale il maggior numero possibile di spettatori puntando su un’offerta senza precedenti, che potesse fronteggiare quella smisurata delle piattaforme di streaming.

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Merry Redneck Christmas!

Per quest’anno niente balocchi o dolci ma solo piombo! Un originale auguro natalizio da parte della casa di produzione Spaghetti Larp.

Sperduto villaggio del Far West. Una ragazza si affaccia da una casa. Lei vorrebbe fuggire da quel tetro posto, ma le strade pullulano di zombie. La situazione sembra senza via di uscita, ma per fortuna che Natale è vicino…

Redneck Christmas è un corto che unisce le ambientazioni Western e Horror, creato appositamente per le Feste di Natale, realizzato in sinergia tra Spaghetti Larp, allievi e docenti del corso Filmaker Factory di Fondazione per il Centro Studi Città di Orvieto, Gabriele Berretta di Rambaldi Promotions e Antes (associazione nazionale trucco effetti speciali).

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Al cinema: Diabolik, dei Manetti Bros.

Del “Re del Terrore” ho due ricordi: uno in bianco e nero e l’altro a colori.

Il primo risale agli anni Settanta, quando ero ragazzino e leggevo con avidità gli albi di Diabolik, rigorosamente in bianco e nero. Ero affascinato dalle sue invenzioni, su tutte le maschere che utilizzava per assumere l’identità di un’altra persona.

Il colore appartiene, invece, agli anni Ottanta, quando ho visto per la prima volta il film girato da Mario Bava. Devo confessare di essere rimasto molto deluso dall’opera: i due protagonisti principali erano lontani anni luce dagli “autentici” Diabolik ed Eva Kant.

Ed è comprensibile con quale stato d’animo, speranzoso e insieme timoroso, sia andato a vedere il film dei Manetti Brothers.

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contemporary stuff: Riders of Justice, di Anders Thomas Jensen

Le festività natalizie sono vicine e a Tallinn, in Estonia, un anziano signore con la barba bianca assieme alla sua giovane nipote stanno osservando una bicicletta rossa messa in vendita nello stand del mercatino di Natale della capitale. La ragazzina vorrebbe tanto avere una bicicletta in regalo, ma la preferirebbe blu e pur di averla di quel colore è disposta ad aspettare. Il nonno le fa presente che il Natale è ancora lontano e nulla è certo nella vita, forse la riceverà, forse no. Mentre i due se ne vanno via, il negoziante prende un cellulare, fa una telefonata e di lì a poco in una stazione ferroviaria danese qualcuno ruba una bicicletta di colore blu.

Mathilde (Andrea Heick Gadeberg) la proprietaria della bicicletta rimane così appiedata e si vede costretta a chiedere un passaggio in automobile alla madre, Emma (Anne Birgitte Lind), che tuttavia non glielo può concedere perché l’autovettura si è guastata. Madre e figlia decidono, pertanto, di prendersi una vacanza, di andare a fare un giro in centro a fare shopping utilizzando la metropolitana.

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contemporary stuff: Benvenuti a Zombieland, di Ruben Fleischer

Regola 1555: Mangiare troppa carne fa male.

Regola 1566: Mangiare carne infetta dal virus della mucca pazza fa diventare degli zombie.

O almeno così è successo negli Stati Uniti dove buona parte della popolazione ha cambiato aspetto e soprattutto abitudini alimentari…

Tranquilli: non è assolutamente vero! È solo l’inizio rivisitato del film Zombieland, capolavoro horror umoristico diretto da Ruben Fleischer, dove la trasformazione degli americani in tanti zombie viene spiegata come un effetto causato dal consumo di carne infetta. Un contagio così diffuso (si sa gli statunitensi di carne ne mangiano molta, troppa) che i pochi “sani” rimasti hanno ribattezzato la loro patria “Zombieland”.

E tra i normali che tentano in tutti i modi di non finire mangiati e zombificati, spicca (si fa per dire) Columbus (Jesse Eisenberg), un ragazzo alquanto maldestro e piuttosto fifone, autore di uno scrupoloso elenco di regole che devono essere assolutamente rispettate se si vuole restare in vita. Un manuale molto valido per evitare rischi, dato che “del senno di poi son piene le fosse”.

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