Hugo Weaving in dieci ruoli memorabili

Compie oggi sessant’anni Hugo Wallace Weaving, attore britannico naturalizzato australiano, nato in Nigeria da genitori inglesi il 4 aprile 1960. Se il nome, forse, dirà poco a qualcuno, il suo volto è invece sicuramente notissimo anche al grande pubblico. L’abbiamo visto, infatti, in due trilogie celeberrime uscite tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, quella di Matrix e quella de Il Signore degli Anelli (ma anche nella trilogia de Lo Hobbit).

Andiamo a vedere, nel dettaglio, quali sono state le dieci interpretazioni più celebri e memorabili della sua carriera.

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books about movies: Raccontare la notte dell’anima, di Maria Rosaria Borrelli

Il suo nome forse non dice granché al vasto pubblico, ma le sue opere più famose sono senza dubbio note agli appassionati della settima arte. Si chiamano Signs, Il sesto senso, The Village e Unbreakable, e rappresentano capolavori del cinema horror e thriller. Lui, invece, si chiama M. Night Shyamalan, autore, sceneggiatore e regista di questi film e di molte altre opere.

Nato in India, ma trasferitosi negli Stati Uniti, Shyamalan è un autore apprezzato nella Hollywood contemporanea, perché in grado di fondere idee originali a un cinema commerciale, affidandosi ad attori popolari come, ad esempio, Bruce Willis, ma ricorrendo sempre ai migliori tecnici del settore in grado di rievocare le atmosfere nostalgiche del cinema classico di genere horror, thriller e fantascientifico.

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James Caan in dieci ruoli memorabili

In questi giorni funesti proviamo a distrarci un momento ripercorrendo la carriera di James Caan, attore e regista americano nato a New York il 26 marzo 1940, che pertanto oggi compie ottant’anni. Famoso principalmente per i suoi ruoli nei film di Francis Ford Coppola, con cui ha recitato in quattro lungometraggi degli oltre ottanta facenti parte della sua lunga filmografia, Caan è ricordato soprattutto per la sua partecipazione a Il padrino, in cui interpretò il figlio di Vito Coleone, Santino detto Sonny.

Andiamo a elencare dieci tra le sue interpretazioni più famose e memorabili.

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contemporary stuff: Assassinio sull’Orient Express, di Kenneth Branagh

Dopo aver risolto con arguzia il mistero di un furto commesso a Gerusalemme, alla chiesa del Santo Sepolcro, il detective belga Hercule Poirot si mette in viaggio sull’Orient Express, ospite del suo amico Bouc, direttore del treno, per raggiungere Londra partendo da Istanbul. Durante il tragitto viene avvicinato da un losco figuro che afferma di essere stato minacciato di morte e che vorrebbe ingaggiarlo per proteggerlo e per scoprire chi gli manda le lettere minatorie che ha ricevuto. Ma quel tizio non piace per nulla a Poirot, che rifiuta l’incarico. Poco dopo, l’uomo viene trovato morto nella sua cabina e Bouc chiede al detective di indagare sull’accaduto. Il treno è fermo a causa di una valanga che ha bloccato i binari e Poirot è convinto di dover circoscrivere il novero dei sospettati ai componenti della carrozza in cui si trovava la vittima…

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Cinema e Coronavirus – parte seconda

La situazione non accenna a migliorare e probabilmente andrà per le lunghe, oltre quelle che sono le attuali scadenze (il famoso 3 aprile), che andranno sicuramente aggiornate. Per gli amici cinefili in quarantena – e per chiunque voglia distrarsi da questo momento difficile guardando film – mettiamo a disposizione questo elenco di iniziative create ad hoc per l’emergenza (ma anche di progetti già esistenti e che l’emergenza ha soltanto portato alla luce) che consentono di fruire dal divano di casa di prodotti talvolta anche di nicchia (robe che non si trovano sui canali in chiaro della tv, per intenderci).

In certi casi basta soltanto registrarsi, e si accede a proiezioni completamente gratuite. In altri viene chiesto un contributo (variabile) per sostenere gli esercenti costretti a chiudere le sale.

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contemporary stuff: Parada, di Srdjan Dragojevic

Durante le guerre in ex-Jugoslavia ogni popolo, serbi, croati, bosniaci e albanesi kossovari, aveva un insulto per gli altri. Tutti però, ci dice il prologo, usano la medesima parola per definire gli omosessuali. Traduciamola grosso modo con “checche”. Checche è la parola più usata del film, non hai idea di quanto sia usata, e finalmente un film sulle checche senza pietismo e gente triste complessata che fa difficili e strazianti coming out, il che sì, ok, ci sta, però ha anche un po’ rotto il cazzo. Francamente, io i festival del cinema LGBT non li reggevo più, eran tutti film uguali – e non è che tutti siano Xavier Dolan.

Sebbene ci sia comunque il personaggio che incarna tutto ciò, Mirko, pettinato malissimo e organizzatore di matrimoni, nonché attivista gay alle prese con l’organizzazione del primo Gay Pride di Belgrado. Contesto: appena voi checche provate a organizzare qualcosa di simile, dalle fogne usciamo in centinaia, se non migliaia, di dio-right-patria-skinhead-famiglia-nazi e vi riempiamo di botte. Che fare? La polizia, corrotta, gli ride in faccia e gli promette di non difenderli.

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books about movies: Storia degli effetti speciali, di Giovanni Toro

Parigi, 28 dicembre 1895: grazie a un’idea dei Fratelli Lumière nasce il cinematografo. I primi filmati riproducevano scene di vita quotidiana dell’epoca, ma quasi subito si intuì che, con i dovuti accorgimenti, era possibile simulare eventi altrimenti impossibili da rappresentare. Come “La decapitazione della Regina Maria di Scozia” (1895, Alfred Clark) oppure “Il Viaggio nella Luna (1902, George Méliès). Questi accorgimenti si chiamavano (e si chiamano tuttora) effetti speciali e hanno contribuito in modo decisivo al successo del cinema come forma d’arte e intrattenimento.

Un percorso lungo, ricco d’invenzioni geniali, che hanno affascinato così tanto Giovanni Toro da spingerlo a realizzare un libro, Storia degli effetti Speciali, in cui racconta l’evoluzione – sia sotto il profilo tecnologico, sia attraverso la descrizione di alcune opere famose – di uno degli elementi più coinvolgenti e appassionanti della storia del cinema.

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contemporary stuff: L’imbalsamatore, di Matteo Garrone

Quarto lungometraggio di Matteo Garrone, L’imbalsamatore lancia definitivamente il regista romano nel panorama dei giovani su cui il cinema italiano è disposto a scommettere. Un’apertura di credito che Garrone saprà sfruttare alla grande, diventando in pochi anni uno dei cineasti di punta del cinema italiano del nuovo millennio.

La storia dell’imbalsamatore Peppino Profeta si ispira a una vicenda di cronaca sceneggiata dallo stesso regista con Ugo Chiti e Massimo Gaudioso. Una storia di degradante quotidianità in un contesto di disagio quale quello in cui vive il nano imbalsamatore Peppino, le cui tendenze omosessuali vengono a galla quando conosce il giovane e affascinante Valerio, che crede di aver trovato il modo di sbarcare il lunario con un lavoro che lo appassiona, ma non si avvede (o finge di non avvedersi) delle attenzioni che gli riserva il suo maestro e datore di lavoro.

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Un ricordo di Max von Sydow (in dieci ruoli memorabili)

È mancato domenica, all’età di novant’anni, l’attore svedese naturalizzato francese Max von Sydow, pseudonimo di Carl Adolf von Sydow. Un’icona del cinema del Novecento, apparso in un’ottantina di lungometraggi e due volte candidato al Premio Oscar.

Fu attore feticcio di Ingmar Bergman, con cui girò una dozzina di film, tra cui quello che lo ha consacrato nel panorama cinematografico mondiale: Il settimo sigillo. Ma Von Sydow ha recitato anche per registi italiani (Rosi, Zurlini) ed è probabilmente conosciuto anche dai più giovani per aver fatto, negli ultimi anni della sua carriera, una serie di apparizioni in ruoli di secondo piano di film di grande richiamo (tra gli altri, Minority Report, Shutter Island, Robin Hood, oltre al primo capitolo della terza trilogia di Star Wars).

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