touch of modern: Clerks – Commessi, di Kevin Smith

Dante Hicks (Brian O’Halloran) lavora presso il “Quick Stop Groceries”, una modesta drogheria di Leonardo, un paesino del New Jersey (USA). Nonostante sia il suo giorno di riposo e abbia in progetto una partita ad hockey su prato, il suo datore di lavoro l’ha chiamato al telefono per chiedergli di coprire il turno di un altro dipendente. Dante non ha scelta e accetta con riluttanza di recarsi al posto di lavoro.

Non si tratta dell’unico imprevisto della giornata, perché appena giunge davanti alla drogheria si accorge che i lucchetti delle serrande sono stati riempiti con la gomma da masticare; può soltanto aprire la porta del negozio ed attaccare sulla saracinesca un foglio dove ha scritto con lucido da scarpe la frase: “Ti assicuro: siamo aperti!”.

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Al cinema: Animali Fantastici – I Segreti di Silente, di David Yates

C’era del dubbio, nella mia testa, se andare a vedere Animali Fantastici – I Segreti di Silente, e per diverso tempo sono stato più indirizzato verso il no: a me I Crimini di Grindelwald, nonostante le evidenti assurdità di trama, non aveva fatto schifo come a tutto il mondo, ma le notizie sempre meno allettanti sulla difficilissima produzione del terzo capitolo avevano smorzato anche quello che restava del mio fioco entusiasmo, e ormai non mi aspettavo altro che un fallimento. Poi, di punto in bianco, mi hanno chiesto di andare al cinema il giorno di Pasqua e ho pensato “ma sì, dai, vediamo cosa ne è venuto fuori”. Quello che ne è venuto fuori è un film che passa due ore e mezza a cercare di mettere pezze su tutto quello che ha combinato il capitolo precedente: qualcosa viene salvato, qualcosa no, qualcosa te lo fai andare bene, qualcos’altro rimane monco, e alla fine ci si appiccica un bel finale posticcio nell’eventualità – piuttosto concreta, in realtà – di un boicottaggio e di un nuovo flop. 

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Oscar 2022: le nostre previsioni

E anche quest’anno siamo giunti a uno degli appuntamenti più controversi e più attesi della stagione, almeno per quanto riguarda la celebrazione dell’annata cinematografica (o per meglio dire l’autocelebrazione hollywoodiana della stessa, solo di recente apertasi maggiormente a istanze non anglofone anche per le categorie principali).

La notte degli Oscar è alle porte e quest’anno abbiamo rispolverato la vecchia usanza di provare a giocare un pochettino con i pronostici.

Per tener conto di quelli che sono anche i nostri gusti personali, talvolta il pronostico puro e semplice (vincerà) sarà affiancato da un’espressione soggettiva di preferenza (vorrei che vincesse).

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Al cinema: Licorice Pizza, di Paul Thomas Anderson

Quando dici P.T. Anderson dici uno dei registi più apprezzati dai cinefili contemporanei. Da cui l’hype per un film come Licorice Pizza, forse il più atteso del primo semestre di quest’anno, almeno per quanto riguarda il cinema d’autore anglo-americano.

Spostare l’asticella sempre più in alto è difficile innanzitutto per lo stesso regista, atteso al varco dopo un capolavoro come Il filo nascosto e dopo aver dimostrato di saper spaziare abilmente tra temi, ambientazioni, periodi storici.

Licorice Pizza è innanzitutto un film straordinario dal punto di vista registico, girato magnificamente pressoché in ogni sequenza. A partire da quella iniziale in cui vengono presentati i due ottimi protagonisti, una slanciatissima (e lanciatissima) Alana Haim e il figlio di Philip Seymour Hoffman, Cooper, che di questo passo si toglierà ben presto l’etichetta non sempre così piacevole di figlio d’arte per consacrarsi quale giovane promessa del panorama attoriale maschile americano.

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Al cinema: Da sempre, di Giovanni Bufalini

È il 1263 e il Vescovo di Orvieto, scortato da un Messere, deve portare ad Orvieto le Sacre Reliquie del Miracolo Eucaristico di Bolsena. Il percorso è breve ma un oscuro Mendicante vuole impedire in ogni modo che i due giungano alla meta. E, come non bastasse, a rendere ancora più incerto il viaggio, nelle campagne infuria la peste. Ovviamente Vescovo e Messere giungeranno a destinazione, ma non senza qualche problema; da questo miracoloso evento nascerà il Duomo e, in tempi più recenti, il Corteo Storico di Orvieto, simbolo stesso della città, dei suoi cittadini.

È il 2020 e a Orvieto, ma non solo, la pandemia ha bloccato ogni attività, compreso il Corteo Storico che dal 1951 non aveva mancato un appuntamento. Eppure, qualcuno non si è arreso, c’è chi ha scelto di raccontare questo periodo, senza alcuna retorica.

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Al cinema: Belfast, di Kenneth Branagh

Sono anni frenetici per Kenneth Branagh, che salta da un progetto all’altro come un’ape iperattiva da un fiore al successivo: con quasi un film all’anno, Branagh ha spaziato dal fiabesco al murder mistery, dal dramma storico all’urban fantasy, dal whodunit al dramma autobiografico di cui stiamo per parlare. Una produzione decisamente eclettica, quasi schizofrenica, che rende difficile inquadrare il lavoro del regista sotto un comune denominatore che non sia, il più delle volte, l’omaggio a grandi autori della letteratura inglese, come William Shakespeare o, più recentemente, Agatha Christie, e che ora si arricchisce di un tassello nuovo, profondamente personale, che prende prepotentemente le distanze dal grande cinema hollywoodiano a cui il regista si è dedicato negli ultimi anni: Belfast è infatti, in confronto, un film molto più piccolo e modesto, ma non per questo insignificante dal momento che Branagh lo usa per raccontarsi ed esplorare una parte fondamentale della sua storia personale.

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Contemporary stuff: Annette, di Leos Carax

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Era veramente  tanto tempo che non mi sentivo così guardando un film. Complice anche la  sala vuota, che ha fatto somigliare l’esperienza a una visione privata e mi ha permesso di godermi Annette in totale relax come sul divano di casa mia, mi sono concesso di lasciarmi assorbire e trascinare dal film facendomi coinvolgere come non mi accadeva da tantissimo tempo, al punto da pendere letteralmente dalle labbra di Leos Carax e della sua bizzarra creatura, un film curioso e strano che, sebbene a prima vista possa apparire spiazzante, si rivela in realtà un prodotto suggestivo e affascinante come pochi; sarà anche che si tratta del primo film di Carax che vedo, ma ho veramente amato Annette!

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Su Netflix: Monaco – Sull’orlo della guerra, di Christian Schwochow

Ormai i film ispirati ai romanzi di Robert Harris possono quasi costituire un canone. Siamo quasi di fronte a un Robert Harris Cinematic Universe (con questo dovremmo essere arrivati a quota sei), solo che non sempre il libro può finire nelle mani di un Polanski, che dalle opere dello scrittore inglese aveva tratto L’uomo nell’ombra (ispirato a Il Ghostwriter) e, soprattutto, L’ufficiale e la spia. Non sempre puoi avere Polanski, talvolta ti capita un Christian Schwochow qualunque, onesto mestierante cinetelevisivo e niente più.

Siamo di nuovo dalle parti della Storia (con la maiuscola) che incontra la storia (con la minuscola) di spionaggio, esattamente come in L’ufficiale e la spia, che però era un capolavoro, mentre questo film Netflix che ruota attorno alla Conferenza di Monaco del 1938 al capolavoro non ci si avvicina neanche un po’ e nemmeno al film degno di essere ricordato. A Monaco si riunirono Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier, sottoscrivendo un accordo che ritardò di fatto l’inizio della Seconda guerra mondiale, dando a Hitler il via libera all’annessione della regione ceca dei Sudeti, che diversamente si sarebbe preso con la forza. Attorno a quell’evento Harris – che del film è anche produttore, oltre che soggettista – costruiva nel romanzo una spy story fiction ispirata alla figura di Adam von Trott, diplomatico tedesco membro della Resistenza ai tempi del Nazismo, giustiziato dopo aver preso parte al fallito complotto per attentare alla vita del fuhrer nel 1944.

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touch of modern: La farfalla sul mirino, di Seijun Suzuki

La vita professionale di Goro Hanada (Joe Shishido), il killer numero tre della yakuza, la mafia giapponese è ben retribuita ma un pochino noiosa. Lui riceve un incarico e lo esegue alla perfezione, superando ostacoli e imprevisti che metterebbero in difficoltà gli altri professionisti del crimine. Non a caso si trova ai vertici della lista dei criminali che lavorano per la yakuza.

Ma come ogni travet che si rispetti, a casa lo attende una moglie, Mami Hanada (Mariko Ogawa), casalinga disperata, che per riempirsi le giornate non esita a svuotargli il portafoglio, spendendo i soldi da lui guadagnati con il sudore della fronte. Lei, dopotutto, si annoia, il marito è spesso fuori per lavoro ed è disturbata dalla passione ossessiva del coniuge per l’odore del riso “la cosa più lo soddisfa al mondo”, un’infatuazione ai limiti del feticismo.

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