Due anni con L’ultimo Spettacolo – con i post più letti (e i più riletti), alcune novità e ben due premi!

L’ultimo Spettacolo compie oggi due anni di vita. Lo sappiamo – perché ce lo dicono in tanti – che sembra che bazzichiamo questi lidi da molto più tempo. Insomma, li portiamo davvero male questi due anni! Ma del resto – contrariamente a quanto avviene nella vita reale – per un blog sembrare più vecchi di quanto si è dovrebbe essere un buon segno, perché significa che si è sufficientemente vivi e presenti, nonché riconosciuti, nel mondo della blogosfera.

Vogliamo ringraziare i nostri circa 400 iscritti e le migliaia di visitatori occasionali che ogni mese danno un’occhiata alle nostre pagine (a volte assolutamente per caso, ma di questo ne parleremo più avanti).

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Al cinema: Glass, di M. Night Shyamalan (no spoiler)

Tocchiamola piano fin da subito: Shyamalan ha fallito clamorosamente. E le radici di questo delitto perfetto che si chiama Glass sono da ricercare negli ultimi dieci secondi di Split, in quell’epilogo con cui il regista di origine indiana ha voluto sacrificare un’opera di assoluto valore (parlo di Split) sull’altare della sequelizzazione. Perché al giorno d’oggi se non fai una trilogia non sei nessuno e Shyamalan non avrà voluto essere da meno quando ha pensato di collegare quel film su un criminale affetto da un disturbo dissociativo dell’identità ad una sua precedente opera in cui trattava – in maniera interessante, c’è da dire – il tema del supereroe, quando ancora non era inflazionato come ai giorni nostri (correva l’anno 2000).

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Quell’assurda decina: #9 – Dogville, di Lars Von Trier

Correva l’anno 2003 quando Dogville viene presentato in concorso al Festival di Cannes. Lars Von Trier è reduce da una Palma d’Oro, vinta tre anni prima per Dancer in the Dark, e dalla fondazione del movimento Dogma 95 con cui, insieme all’amico regista Thomas Vinterberg, si proponeva di dare una scossa al cinema contemporaneo, con precise regole stilistiche e contenutistiche, formalizzate in un manifesto programmatico. Regole da cui gli stessi fondatori si discosteranno ben presto, rimanendo di fatto un esperimento effimero e incompiuto.

Se Idioti – sesto lungometraggio di Von Trier e secondo film del Dogma – rispettava quelle regole, già con Dancer in the Dark Von Trier se ne era di fatto discostato (e infatti il film non rientra nella continuity del Dogma). E fu un bene, c’è da dire, visto che con Dancer in the Dark Von Trier otterrà la ribalta internazionale, che probabilmente non avrebbe avuto rimanendo ancorato a quella forma di fondamentalismo registico.

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i nostri top & flop del 2018

Nei giorni scorsi qui su L’ultimo Spettacolo abbiamo proposto una serie di classifiche pseudo-oggettive: i top&flop del trimestre ottobre-dicembre e quelli dell’anno 2018, redatti con il nostro #termometrodellesale. La classifica dei film più visti in Italia e nel mondo nell’anno che si è appena concluso. I migliori film Netflix secondo un indicatore che tiene conto dei voti espressi dal pubblico e dalla critica.

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Confronti (impietosi): Annientamento vs. Stalker

Iniziamo col dire che Alex Garland è tutt’altro che un tipo poco originale. Prima di dedicarsi al cinema aveva scritto alcuni romanzi, uno dei quali è diventato il soggetto di un film di successo di Danny Boyle, The Beach, con Leonardo Di Caprio nei panni del protagonista. Garland ha collaborato nuovamente con Boyle – che evidentemente aveva trovato in lui una succosa fonte di idee – scrivendogli due sceneggiature originali, quelle di 28 giorni dopo e Sunshine.

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Al cinema: Aquaman, di James Wan

53659Tra i molti elementi che differenziano i personaggi protagonisti dei film Marvel e quelli Dc c’è sicuramente la loro origine e il modo in cui sono trattati nel corso delle rispettive storie. In dieci anni di universi condivisi, quasi tutti i protagonisti dei film Marvel sono stati comuni esseri umani entrati in contatto con forze aliene, tecnologiche o soprannaturali che ne hanno condizionato la natura e il destino, donando loro grandi poteri e grandi responsabilità. Tony Stark è un milionario con l’armatura, Steve Rogers un ometto anemico potenziato da un siero sperimentale, Bruce Banner uno scienziato contaminato dalle radiazioni, Scott Land un criminale da quattro soldi dotato di una divisa, Stephen Strange un neurochirurgo istruito sulle arti magiche, e così via. Anche gli esseri più alieni rispetto all’umanità, come Thor o i Guardiani della Galassia, sono stati resi sempre umani, fin troppo umani, forse, come se non fossimo in grado di sopportare di essere messi in confronto con modelli così assolutamente perfetti rispetto a noi. Al contrario, la Dc, nel suo universo, sceglie di abbracciare la natura superiore dei suoi personaggi, e Aquaman segue proprio questo percorso, discostandosi nettamente da quello che è il modello di supereroe imposto dalla concorrenza e inconsciamente seguito da tutti.

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contemporary stuff: Mektoub, My Love: Canto Uno, di Abdellatif Kechiche

Porta Palazzo incontra San Salvario. Questa la capisce solo chi è di Torino, per cui mettiamola così: movida maghreb. Dopo un incipit a qualche inquadratura dal porno, ecco servite tre ore di sbevazzate, feste in spiaggia, parliamo-del-più-e-del-meno con la cumpa e cose così.

Zio di qua, zia di là, tutti a chiamarsi zii, ma sono veri nipoti, mica i tamarri delle case popolari. E baci e bacetti in continuazione.

È tutto un bere e un baciarsi l’ultimo film di Abdellatif Kechiche, tre ore di amarcord primi anni novanta in una comunità franco-tunisina di Sète, cittadina francese dell’Occitania, lido di Montpellier.

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i migliori film Netflix del 2018

Nella proliferazione di liste e classifiche soggettive che circolano in queste settimane – e prima di propinarvi la nostra, di qui a qualche giorno – proponiamo l’ultima top ten pseudo-oggettiva (l’oggettività, questa chimera!) riferita all’anno che si è appena concluso: quella dei migliori film Netflix (i cosiddetti Originals) usciti nel 2018 sulla celebre piattaforma di streaming.

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Al cinema: Capri-Revolution, di Mario Martone

Capri è bella ma, nel 1914, ci vivrei. C’è un sole grosso così che rende il mare brillocco e Lucia, che guarda le pecore della famiglia, dietro la montagna. Da lì nota, e noi con lei, un gruppo di giovinastri nudo sulla scogliera che fa il saluto al sole o qualcosa del genere. Non dicono Ommmm solo perché non era ancora à la page. Facile immaginare la perplessità di una capraia nel 1914 di fronte a una scena del genere. Non che ora li riterremmo del tutto dritti.

Comunque, sull’isola c’è una comune di youngsters internazionali, capitanata dal pittore e filosofo e un sacco di altre cose Seybu; medico, musico (imprenditore! Operaio!), che quando non guida gli altri se la gira per l’isola, un po’ un incrocio tra Cristo e un qualche amico di Thor/Loki.

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