Su Netflix: La Famiglia Willoughby, di Kris Pearn

La-famiglia-Willoughby-2020-film-posterC’è sempre un certo grado di scetticismo nel momento in cui Netflix presenta un film originale: una ormai lunga tradizione di amare e mediocri sorprese hanno raffreddato gli animi e reso diffidente anche lo spettatore più ottimista. Capita però a volte che, anche nel bel mezzo del periodo più nero della storia contemporanea, una piccola sorpresa arrivi a scaldare il cuore e ridare fiducia nel colosso dello streaming, una sorpresa passata magari per lo più in sordina, non molto pubblicizzata o chiacchierata. Questa è stata la sorte di La Famiglia Willoughby, un piccolo film d’animazione che ho scoperto davvero per caso ma che si è dimostrato un prodotto pregevole e sorprendente, soprattutto per il candore con cui affronta un argomento quantomeno controverso. Ma andiamo con ordine, e vediamo di cosa parla; attenzione, faccio spoiler!

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Al cinema: Frozen II – Il Segreto di Arendelle, di Chris Buck e Jennifer Lee

locandina1Tra i Classici Disney dell’ultimo decennio, Frozen è stato l’unico ad avere avuto la forza di imporsi come un vero e proprio cult, un autentico fenomeno che ancora oggi, a sei anni di distanza dall’uscita del film, resiste tenacemente. I personaggi del film sono ancora ovunque, le canzoni ancora celebri, il merchandise inesauribile; insomma, le principesse di Arendelle sono diventate delle vere icone pop, amate da un pubblico tanto vasto quanto eterogeneo. Il merito è essenzialmente della storia che le ha viste protagoniste, un film imperfetto, certo, ma che ha saputo parlare indifferentemente a bambini e adulti grazie al suo messaggio di autoaccettazione delle proprie capacità e differenze. Nel corso degli anni, la Disney ha cavalcato l’onda del consenso popolare con due cortometraggi, Frozen Fever e Le Avventure di Olaf, che hanno proseguito la storia dei protagonisti e ampliato la mitologia del loro mondo; fino a oggi. Frozen II – Il Segreto di Arendelle è il 58° Classico Disney, e si propone di replicare il successo del film originale riprendendone tutti gli elementi che lo hanno reso così amato, dimenticandone però il cuore, per quanto ghiacciato.

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contemporary stuff: Dark Crystal, di Frank Oz e Jim Henson

51bkwnrflaLAnother world. Another time. In the age of wonder.

Un incipit fulminante per quello che è diventato, nel tempo, un piccolo cult degli anni Ottanta, quel decennio così pop che stanno rivivendo oggi un fortunato revival. Un decennio che rivive non solo nei ricordi e nella nostalgia, ma anche nelle operazioni creative in grado di recuperare le storie nate in quella decade per esplorarne maggiormente il mondo e la mitologia; è quello che si propone di fare Dark Crystal: Age of Resistance, la serie di Netflix che debutterà venerdì sulla piattaforma, ampliando l’universo narrativo di Dark Crystal. Quale occasione migliore, quindi, per recuperare il film di Jim Henson e Frank Oz?

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Al cinema: Il re leone, di Jon Favreau

Cominciamo con qualche numero, visto che questi sono film che escono essenzialmente per fare numeri e dato che su queste pagine abbiamo da sempre un occhio attento al box office (perché non bisogna dimenticare che i soldi sono ciò che tiene a galla l’industria del cinema):

– quasi 3 milioni e 100 mila euro nella giornata d’esordio, il che vuol dire che Il re leone può vantare il quarto miglior esordio nella storia dei botteghini italiani, dietro a Quo Vado? (1.01.2016 – 7,3 milioni), Avengers: Endgame (24.04.2019 – 5,4 milioni) e Harry Potter e i doni della morte – Parte 2 (13.07.2011 – 3,2 milioni); un risultato straordinario, se si conta che i primi due della lista sono usciti in giornate festive o prefestive – e comunque non d’estate; giusto per capire la portata di questo esordio, Il re leone ha fatto meglio pure di Avengers: Infinity War, uscito il 25.04.2018 (un festivo, e non era agosto);

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Fly Me to the Moon: #5 – La Storia della Principessa Splendente, di Isao Takahata

La-storia-della-Principessa-Splendente-poster-italianoCambiamo le carte in tavola e invertiamo la direzione: e se per una volta non fossimo noi a voler raggiungere la Luna ma un suo abitante a sognare la Terra? Il risultato potrebbe essere una fiaba dolce e delicata, fragile come un fiore di ciliegio e malinconica come una melodia suonata al koto; è La Storia della Principessa Splendente, l’ultimo film di Isao Takahata realizzato sotto l’egida dello Studio Ghibli, in cui l’autore ha dato fondo a tutto il suo talento per realizzare quello che non può non essere considerato il suo capolavoro. Ispirato da una celebre fiaba tradizionale giapponese, la storia di una principessa lunare che scende sulla Terra non è del tutto nuova nel panorama dell’animazione giapponese (basti pensare al famigerato Sailor Moon, che parte dalla medesima premessa, ma anche a moltissimi altri manga e anime), ma il film di Takahata si distingue per una grande fedeltà al testo originale e, soprattutto, per la raffinata eleganza della messa in scena, caratterizzata da un’animazione originale e suggestiva.

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Al cinema: Toy Story 4, di Josh Cooley (recensione espresso)

ToyStory4-Locandina-2Nel 1995, Toy Story ha fatto la storia dell’animazione: primo film realizzato interamente in computer grafica, ha aperto la strada a una rivoluzione che ha cambiato radicalmente l’immaginario animato. Allo stesso tempo, la storia dei giocattoli che cercano di ritornare dal loro bambino si è scavato un posto inalienabile nei cuori di tutti i fan, diventando probabilmente il franchise Pixar più amato di sempre. Per cui la domanda che frullava in testa a tutti era: è necessario un quarto capitolo? La risposta, piuttosto ovvia, è: chiaramente no.

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Al cinema: Gli Incredibili 2, di Brad Bird

54507C’è voluto il suo tempo, ma alla fine lo abbiamo avuto! Dopo aver atteso pazientemente che la Pixar smettesse di dare seguiti e cercare di creare franchise (raramente proseguite oltre un secondo, deludente, capitolo) da storie già perfettamente concluse, finalmente abbiamo sentita la notizia che stavamo aspettando: Gli Incredibili, uno dei pochi a prestarsi effettivamente a una serializzazione anche in virtù del suo finale aperto, avrebbe avuto un sequel. L’eccitazione è stata tanta, e così anche la preoccupazione: dopotutto si sarebbe trattato di proseguire una storia rimasta ferma per ben 14 anni, una storia, tra l’altro, molto ben scritta e interessante oltre che divertente. Oggi possiamo dire che Gli Incredibili 2 è assolutamente all’altezza del primo capitolo, riuscendo, forse, addirittura a superarlo sotto alcuni aspetti.

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Al cinema: L’Isola dei Cani, di Wes Anderson

isola_cani_locWes Anderson è arrabbiato. Ma non irritato, proprio furioso come una pantera e pronto a fare del male fisico, se ne avesse la possibilità. Per fortuna, però, è un artista, e riesce a incanalare in modo costruttivo questa animosità nel suo lavoro, producendo un film altrettanto arrabbiato e disilluso che segna un notevole passo avanti all’interno del suo già notevole personale percorso artistico. L’Isola dei Cani (Isle of Dogs) allarga enormemente lo sguardo del regista, che si allontana dai microcosmi disfunzionali che aveva messo in scena nelle sue opere precedenti per parlare di un mondo globale che va alla deriva attraverso una fiaba.

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contemporary stuff: La canzone del mare, di Tomm Moore

53321C’è un incredibile prologo sfumato acquerello che rende i colori sfocati dei ricordi d’infanzia negli occhi di un bambino. In cui si vede uno spazio senza contorni e un nucleo, la madre va. 6 anni dopo, un padre vive in un faro bello e triste, insieme a Ben, il bambino di cui, e Saoirse, la sorellina muta che per Ben ha ucciso la madre nascendo. La bambina scopre una conchiglia e un mantello della madre, e si trasforma in una foca. Essì, in Irlanda capita. Perché i folletti spiegano come lei sia una selkie, (è di famiglia, cioè) colei che può richiamare dalla pietra le creature a cui la strega-civetta Macha aveva risucchiato le emozioni. Parte il viaggio, a ritroso, di Ben e Saoirse che sono stati deportati nella casa in smoggosa città della brutta nonna e devono tornare all’amato faro insieme al fedele . Continua a leggere “contemporary stuff: La canzone del mare, di Tomm Moore”