Al cinema: L’uomo che uccise Don Chisciotte, di Terry Gilliam

LUOMOCHEUCCISEDONCHISCOTTE_poster_ita¡Que viva Terry Gilliam! Evviva la sua ostinata determinazione, il suo amore incondizionato per il cinema fantastico popolato da maschere e pupazzi, cartone e gesso, stracci e cianfrusaglie.  Non poteva esserci combinazione migliore di quella tra il suo stile eclettico e i toni del romanzo picaresco del Cervantes, in cui visione e follia tirano le fila della storia. E non poteva esserci impersonificazione migliore del Cavaliere dalla Triste Figura di Jonathan Pryce, credetemi ve lo dice uno che ha versato lacrime amare (sì insomma, si fa per dire) sulla mancata occasione di vedere Jean Rochefort in quei laceri panni. Era il 2002 quando uscì Lost in La Mancha, quel gioiellino di documentario (che è pure un po’ mock, ma va bene uguale) in cui vedevamo il magnifico profilo adunco dell’attore francese indossare il mitico bacile e impugnare la lancia di legno in sella a Ronzinante. Fu una chimera, una serie incredibile di iettature affossò quel progetto lasciando nel cassetto delle incompiute pure un Sancho Panza con la fisionomia zingaresca di Johnny Depp. Chissà come sarebbe stato quel film, viene da chiedersi: chissà se avrebbe raggiunto le altissime vette di questa sgargiante fenice che è la nuova opera di Gilliam.

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Al cinema: Star Wars – Gli ultimi Jedi, di Rian Johnson

star wars viii 1Facciamo così. Visto che in giro c’è chi minaccia di morte coloro che propinano spoiler a tradimento, dividerò la recensione in tre parti ben distinte: una “introduzione colorita”, leggibile da chiunque; una sezione “assolutamente no spoiler”, anch’essa leggibile da chiunque, pure da quelli che non si fidano delle recensioni “no spoiler” (categoria nella quale rientra pure il sottoscritto); una sezione “super-spoiler” su cui potranno glissare i fanatici del “no spoiler” (nonché, in generale, chi ancora non ha visto il film).

E dopo aver ripetuto per ben cinque volte la parola spoiler (con questa sono sei), direi che possiamo iniziare.

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Al cinema: Paterson, di Jim Jarmusch

PATERSON_D01_0138.ARWL’attore protagonista si chiama Driver, e ha già una filmografia coi controcazzi tra cinema mumblecore (adoro dirlo) e mainstream, e qui fa l’autista di autobus. E nel film si chiama Paterson, e fa l’autista a Paterson, e mangia solo Paterson con Paterson (no questo no). Suddiviso nei giorni di una settimana, la vicenda vicenda non è ma la vita quotidiana di Pat… oh beh hai capito; che ha una casa con la buca delle lettere storta, una compagna gnocca che lui ogni mattina si sveglia e lecca (voglio vedere, dopo 40 anni così, un po’ fastidioso eh), ma lei è anche matta, e passa la vita a sfornare cookies e decorare in b/n le tende e qualsiasi altra cosa ci sia in casa; e un bulldog inglese, named Marvin, protagonista tanto quanto. Continua a leggere “Al cinema: Paterson, di Jim Jarmusch”

Al cinema: Silence, di Martin Scorsese

silenceSe ripenso alla sfavillante Las Vegas di Casinò, alle contrade della formazione criminosa in Goodfellas o alla Lamborghini cangiante di Jordan Belfort, mi trovo sempre in difficoltà a definire quale è stato il più grande Capolavoro di Martin Scorsese, maestro come pochi altri che ha saputo spaziare dalla croce alla pistola, raccontando il bene e il male senza mai svendere la sua magnifica aura indipendente, autorevole, sempre lucido nell’affrontare ogni tema. Perciò se appena uscito dal cinema penso che Silence sia il suo Capolavoro definitivo perdonatemi, ma l’emozione di ciò che ho appena visto è travolgente.

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