Top 20 fantascienza (dal n.14 al n.12)

fanta 9Cabin Crew prepare for take off… Riprendiamo la nostra top 20 dedicata ai migliori film di fantascienza da dove l’avevamo lasciata e vi sveliamo le posizioni dalla 14 alla 12. Questa volta torniamo parecchio indietro nel tempo, per poi riportarci in anni a noi più vicini, con una terna che abbraccia cinema classico, moderno e contemporaneo. Un mix che rappresenta degnamente il variegato ventaglio di film presi in considerazione per stilare questa classifica che, lo ricordiamo, è stata redatta con modalità assolutamente democratiche, intrecciando le preferenze di ciascun autore del blog.

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ultimatum alla terra 1Chi ama la fantascienza non può davvero esimersi dal conoscere i capolavori americani degli anni ’50; fra questi rientra certamente Ultimatum alla Terra (1951) di Robert Wise, regista forse troppo frettolosamente annoverato tra gli “artigiani”, mentre avrebbe pieno titolo per condividere la gloria dei grandi. The Day the Earth Stood Still (a volte citare i titoli in lingua originale non è esercizio di stile, ma è omaggio alle intuizioni verbali che quasi sempre sono più ficcanti nella versione originale; in questo caso rende l’idea dello stallo e del trattenere il fiato) è un classico del filone dell’invasione aliena, anche se in questo caso l’atterraggio di un disco volante rivela la presenza di un solo extra-terrestre con fattezze perfettamente umane di nome Klaatu e del suo inquietante robot. Più che di una invasione si tratta infatti di una ricognizione che comprensibilmente getta il mondo in uno stato di sovreccitazione; le sequenze iniziali sono delle vere e proprie gemme che fotografano l’onda di panico e stupore tra il popolo. La tensione attorno al disco e ai suoi occupanti degenera, per cui il protagonista deciderà di mischiarsi agli umani assumendo il nome di Carpenter.

Carpenter, interpretato dal poco noto Michael Rennie, è la colonna portante della storia; un uomo dallo sguardo placido ma gelido, elegante nello stile e nei modi, entrerà nella vita di una donna (Patricia Neal) e del suo bambino. Anche in questo caso la sequenza del primo incontro è un capolavoro che mostra un frammento di vita quotidiana; lo sconosciuto, in penombra, giunge nella sala comune al pianterreno di un palazzo mentre tutti gli inquilini sentono alla radio le notizie sconvolgenti dell’arrivo di un UFO.

ultimatum alla terra 2

La missione di Klaatu/Carpenter è quella di parlare a una assemblea plenaria di capi di stato per avvisarli di una imminente distruzione della Terra ad opera di una Confederazione galattica, attuata per impedire che il germe terrestre della guerra si propaghi nell’universo. Il tentativo del messo spaziale di convincere i “grandi” della terra a un disarmo totale trova sponda nel vecchio professor Barnhardt (Sam Jaffe), ma le cose sono destinate a degenerare ulteriormente. Un classico climax finale riuscirà a disinnescare una minaccia immediata – la furia del robot Gort, giustamente entrato nell’immaginario collettivo per lo spiraglio da cui sprigiona i suoi laser – ma lascerà la speranza di sopravvivenza terrestre appesa al filo dell’incertezza: quello di Wise è un film anti-militarista in tempi in cui ancora bruciavano le ferite della II^ Guerra Mondiale, una visione pessimistica e misantropica frutto della corsa agli armamenti della Guerra Fredda. Ma è anche – soprattutto – una paradigmatica storia di interazione umani/alieni, dove ancora una volta sono i più deboli (una vedova, un bambino, un vecchio) e tenere alta la fiaccola della speranza.

[ Paolo @paolodelventosoest ]

titolo 13

interstellar 2Il tempo e lo spazio diventano materia fluida tra le mani di Christopher Nolan, che si diverte un mondo a giocare con le dimensioni creando paradossi e costruendo linee narrative che sfuggono da una prospettiva lineare del tempo per diventare un garbuglio inestricabile di cause ed effetti. Interstellar non è forse l’esempio più estremo nella cinematografia di Nolan, ma è quello che mescola la sua concezione non lineare del tempo con il fascino eterno esercitato dai viaggi spaziali e una dolce analisi sull’umanità, ripresa nel momento della sua crisi più profonda, a un passo dall’estinzione.

Ci troviamo nel XXI secolo, e la Terra è diventato un pianeta pressoché inabitabile. Joseph Cooper (Matthew McConaughey), ex pilota della NASA, vive in una fattoria con i due figli, e tocca quindi con mano, in prima persona, la piaga che sta decimando i raccolti in tutto il mondo e precipitando l’umanità in una crisi da cui sembra non esserci uscita. Guidato da strani accadimenti dal sapore vagamente soprannaturale, Cooper scopre una base segreta della NASA, dove viene messo al corrente dell’ultimo, disperato piano che potrebbe salvare l’uomo: usando un wormhole apertosi misteriosamente vicino a Saturno, la NASA progetta di colonizzare altri pianeti, già raggiunti da esploratori inviati tempo prima. La missione consiste nel raggiungere tre dei pianeti già visitati, gli unici che hanno inviato un segnale di potenziale abitabilità; nel caso di responso positivo, la NASA immagina di guidare attraverso il cunicolo spazio-temporale l’intera popolazione mondiale per salvarla dall’estinzione. Le cose, ovviamente, non andranno lisce come pensato.

Interstellar è un film in cui le leggi della fisica si fanno molto elastiche, dal momento che, pur trattando di argomenti già molto sviluppati in via teorica, non esiste alcun dato scientifico certo cui attenersi, permettendo a Nolan un certo margine di inventiva per fantasticare in fase di sceneggiatura: dal momento che nessuno sa cosa si trovi effettivamente dentro un buco nero, ad esempio, il regista può farlo agire come vuole, scegliendo di accettare le ipotesi che lo ritraggono come un passaggio verso altri mondi e piani dell’esistenza. Unendo la fantascienza più speculativa, che indaga i più profondi misteri dell’universo, con un soggetto al contrario molto vicino a noi, come la crisi alimentare e un pianeta sempre più sofferente e incapace di garantire la sopravvivenza delle specie che lo abitano, Christopher Nolan riesce a mettere in scena un racconto scientificamente molto coraggioso ma fondato su sentimenti del tutto umani e condivisibili. Perché Interstellar è prima di tutto un racconto sulla forza di un rapporto tra un padre e una figlia, un amore che supera gli anni-luce dimostrandosi più potente dello scorrere impazzito del tempo e delle distanze intergalattiche.

interstellar 1

Alla fine è questo che si porta a casa dalla visione di Interstellar, più degli eccezionali effetti speciali, su cui spiccano le sequenze del viaggio attraverso il wormhole e il buco nero, o l’evidente paradosso costituito dalla presenza spettrale in camera di Murph. A rendere Interstellar un capolavoro dell’epica contemporanea sono i sentimenti assolutamente umani che danno il via alla vicenda, come l’istinto di sopravvivenza che non si riduce al singolo, ma all’umanità intera. Nel film si intrecciano diversi piani e ideologie per permettere all’umanità di perdurare, e l’equipaggio dell’Endurance, come i mitici navigatori degli antichi miti, si ritrovano a viaggiare attraverso uno spazio misterioso e ostile alla ricerca di un luogo da trasformare in casa; un recupero della forza civilizzatrice dell’uomo, capace di trarre l’ordine dal caos di una mappa ancora bianca, dove i leoni ancora attendono di sbranare i coraggiosi esploratori che mettono piede, per curiosità o disperazione, oltre i limiti dello spazio conosciuto.

Ma l’uomo non è solo, e può contare sull’intervento di intellighenzie che complottano per garantire loro una possibilità di successo. Che si tratti di entità aliene o di un nuovo paradosso temporale proveniente dal futuro, l’opera di queste misteriose entità congiura a favore dell’uomo come le antiche divinità offrivano agli eroi armi dagli straordinari poteri o piegavano la realtà ai loro voleri. Come Cooper ha sempre vegliato su Murph dall’interno dell’ipercubo, così qualcuno ha sempre protetto l’umanità ed è accorso in suo aiuto nel momento del bisogno più estremo, offrendogli il regalo più prezioso di tutti: la speranza.

[ Daniele @danieleartioli ]

titolo 12

brazil 1Siamo tutti in trepida attesa del suo Don Chisciotte, una lavorazione infinita e imperversata da ogni tipo di evento contrario, ben consapevoli che il più celebre dei Monty Python ha sempre giocato con il fantastico regalandoci vere e proprie perle nella sua filmografia. Terry Gilliam, divenuto cittadino britannico dopo aver rinunciato alla cittadinanza USA in seguito alla rielezione di George Bush nel 2006 (avete inquadrato il tipo?), è un maestro del comico e dell’assurdo e uno dei titoli che sicuramente hanno lasciato uno squarcio profondo nel genere fantascientifico è Brazil – titolo che più macguffin non si può ma che nell’immaginario riassume bene l’idea di un carnevale di maschere e colori – opera distopica frutto di un estro libero e incontenibile. È a tutti gli effetti il tipo di fantascienza che più amo, quella in stile Blade Runner, una fantasia di colori e luci al neon, marchingegni futuribili assurdi, rimandi al vecchio cinema noir. In questo sontuoso ed eccentrico Brazil, Gilliam incastona un bel plot tra indagine e delirio dentro un mondo distopico orwelliano, con una malsana atmosfera da incubo e personaggi grotteschi.

In un mondo dominato da una burocrazia tirannica, l’impiegatuccio interpretato da Jonathan Pryce sogna di essere un valoroso cavaliere alato che salva una damigella in pericolo; la stessa ragazza poi gli si presenta dinnanzi nella realtà in altre vesti, innescando una bizzarra ricerca amorosa che si fonde con una ribellione in atto (il binomio dittatura/ribelli, un must della fantascienza). Tra le forze ribelli spicca una specie di Super Mario, idraulico ipertecnologico interpretato da un insolito Robert De Niro.

brazil 2

Il finale spinge notevolmente sul senso di angoscia, attraverso una caduta vertiginosa nell’incubo, ammiccando all’horror pur senza perdere mai quell’inconfondibile e salace humour nero. Una samba allucinante davvero imperdibile che sconvolgerà la vostra idea più classica di fantascienza, ma soprattutto un esempio di strabordante inventiva di un regista che si tende a dimenticare un po’ a causa della sua meravigliosa inafferrabilità.

[ Paolo @paolodelventosoest ]

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9 pensieri riguardo “Top 20 fantascienza (dal n.14 al n.12)

  1. Mi incuriosite così tanto che controllo giornalmente il lettore in attesa di aggiornamenti 😀
    Immaginate un chilometro di pollici in su da parte mia per Brazil, film che amo alla follia! Non conosco invece “Ultimatum dalla Terra”, Mea Culpa, vi ringrazio del suggerimento!
    Kalos

  2. Michael Rennie è poco noto TRANNE che ai fan di The Rocky Horror Picture Show, visto che una delle due canzoni più belle di quel film, Science Fiction (guarda caso), inizia proprio con “Michael Rennie was ill the day the Earth stood still, but he told us where we stand…” 😀

  3. Un classico senza tempo (“Ultimatum alla Terra”), uno dei film più originali degli anni ’80 e non solo (“Brazil”, forse il migliore di Terry Gilliam) e un capolavoro che tra 50 anni racconterà come pochissimi altri film il cinema contemporaneo. Parlo, naturalmente, di “Interstellar” di Christopher Nolan, che è probabilmente nella mia Top 3 personale, e non solo di fantascienza. Troppo poco apprezzato… e merito a voi comunque di averlo inserito in questa lista!

  4. molto interessante questa tua retrospettiva sui migliori film di fantascienza, comprese questi tre, di cui, quello che preferisco meno è “Interstellar”, ma rispetto i tuoi gusti. Sono ansioso di vedere come prosegue la classifica…

    1. grazie a nome di tutti… preciso che i gusti sono quelli di tutti e cinque gli autori del blog, visto che la classifica deriva dall’incrocio delle top20 personali di noi 5, con un sistema di punti assegnato a ciascun film in base alla posizione… quindi anche tra di noi c’è qualcosa che qualcuno non avrebbe messo, ma abbiamo accettato democraticamente il verdetto derivante dall’incrocio delle classifiche… 😀

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