touch of modern: The Elephant Man, di David Lynch

the elephant man 1Al suo secondo lungometraggio David Lynch porta sul grande schermo la storia vera (con qualche licenza) di John Merrick, chiamato l’uomo elefante per le orribili deformazioni fisiche che lo rendono un essere ripugnante alla visione: la neurofibromatosi da cui è affetto gli ha infatti causato l’insorgenza di alcune grosse escrescenze tumorali sul cranio, sulla schiena e in altre parti del corpo.

Il dottor Frederick Treves, medico del London Hospital, lo sottrae allo sfruttamento circense da parte del cinico Bytes, facendolo ricoverare nella sua struttura. Ma ben presto lo stesso medico si renderà conto che la condizione di John agli occhi della gente non è cambiata per nulla: da attrazione per il popolo, John si è infatti soltanto trasformato in argomento di discussione della classe borghese della Londra vittoriana, affetta da un perbenismo ipocrita cui solo qualche raro illuminato sfugge con sincerità (tra questi l’attrice teatrale Kendal, interpretata da Anne Bancroft). 

Dopo il surreale, grottesco e stravolgente esordio di Eraserhead, Lynch porta sul grande schermo un’altra storia assolutamente atipica, anche se questa volta il regista del Montana non destabilizza completamente lo spettatore con le sue trovate stilistiche e fantastiche, come aveva fatto nella sua opera prima. Con eccezione della breve sequenza onirica iniziale, infatti, The Elephant Man ha una linearità narrativa ben definita.

Il colpo da maestro di Lynch sta nello stravolgimento del tema del mostro (che del resto era già presente, pur se affrontato con modalità totalmente differenti, in Eraserhead): l’uomo elefante John Merrick è infatti un essere fisicamente ripugnante e che in quanto tale provoca orrore o ribrezzo nelle persone che lo osservano. E in ciò sembrerebbe non esservi alcuna differenza rispetto a quanto generalmente accade in presenza di un mostro sul grande schermo. Ma in questo caso l’uomo elefante è totalmente inoffensivo, ed anzi è vittima delle paure di coloro che incontra, dei loro sguardi terrorizzati che poco alla volta si trasformano in compassionevoli.

Lynch denuncia il voyeurismo dell’uomo nei confronti del diverso, la sua ipocrisia nel nascondere la curiosità dietro un malcelato senso di pietà e commiserazione.

John raggiungerà un suo equilibrio, comincerà a stare meglio – almeno nello spirito – sentendosi benvoluto e non vedendosi più maltrattato e portato in giro come un fenomeno da baraccone. Ma il dubbio circa il fatto che questa sua condizione non sia in realtà mai mutata del tutto consumerà i pensieri del dottor Treves, mosso inizialmente da interessi squisitamente medici, che si trasformano in una reale compassione che diventa col tempo una sincera amicizia.

the elephant man 2

Quello di Lynch è un film straordinario, che mostra la visionarietà di un autore incredibilmente in anticipo sui tempi nell’affrontare determinati temi (e nel modo in cui farlo).

Fondamentale l’apporto di due grandi interpreti come John Hurt e Anthony Hopkins, ma anche e soprattutto del comparto tecnico: la splendida fotografia in b/n di Freddie Francis, le scenografie che ricostruiscono la Londra vittoriana, le musiche di John Morris cui si aggiunge, nel finale, l’Adagio for Strings di Samuel Barber. E fondamentale è anche, ovviamente, il trucco di Christopher Tucker, che sottoponeva Hurt a lunghissime sedute di make-up per ottenere le ripugnanti escrescenze.

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The Elephant Man (1980, Regno Unito / USA, 123 min)

Regia: David Lynch

Soggetto: Sir Frederick Treves, Ashley Montagu

Sceneggiatura: Christopher De Vore, Eric Bergren, David Lynch

Fotografia: Freddie Francis

Musiche: John Morris

Interpreti principali: Anthony Hopkins (Dr. Frederick Treves), John Hurt (John Merrick), Anne Bancroft (Signora Kendal), John Gielgud (Carr Gomm), Wendy Hiller (Madre Shead), Freddie Jones (Bytes)

12 pensieri riguardo “touch of modern: The Elephant Man, di David Lynch

  1. Sarà lineare rispetto ai soliti Lynch, eppure lo adoro, è un film con una sua enorme etica, che ogni volta mi scatena una tempesta di brividi, di varia natura, per la condizione di Merrick, per la sua ricerca di una dignità, grandissimo film e ottimo post! Cheers

  2. Lunghissime e dolorosissime, a quanto ne so.
    Lynch davvero anticipatore di tutto… non è il suo unico film lineare (penso a Una storia vera)… ma il suo cinema, tutto, si riconosce. Ha un qualcosa di particolare… Quasi l’eco impressionista.

    Moz-

    1. Concordo, alcune opere sono molto diverse tra loro (basti pensare, per l’appunto, a questo film rispetto a Eraserhead), eppure si nota un chiaro filo conduttore, cosa del resto indispensabile per definire un profilo autoriale (non che ci fossero dubbi sul fatto che Lynch ne avesse uno, beninteso) 😉

      1. Esattamente: ogni sua opera è riconoscibilissima. Lo sarebbe stato anche il suo Star Wars, se lo avesse girato. Ma dopotutto, Dune è lynchiano (e ovviamente delaurentiisiano) e quindi siamo lì^^

        Moz-

    1. l’accostamento ci sta, in effetti, anche da un punto di vista stilistico… e tra l’altro è probabilmente uno dei pochi film di Lynch che può essere accostato ad uno di Truffaut…

  3. A parte la storia molto coinvolgente dal punto di vista emotivo, ricordo certi vuoti, certi silenzi riempiti da un bianco e nero vacuo pure lui, che lasciavano gli spettatori sospesi in una narrazione dove ogni pausa sembra chiederti “Che stai pensando?”.

    Invece Eraserhead l’ho visto il giorno di San Valentino, il mio fidanzato mi portò al cinema. Uscii scioccata. Nemmeno la storia con quel ragazzo finì molto bene 😛

    1. certo che Eraserhead come film di San Valentino è una scelta a dir poco azzardata 😀 😀 😀 (per usare un eufemismo)…
      c’è da dire che allora di Lynch non si sapeva (quasi) nulla, essendo al suo primo film… quindi sicuramente sarà stata una sorpresa non per te soltanto…
      però beh, ti ringrazio per avermi raccontato questa cosa perché la ritengo un aneddoto curiosissimo 😉

      1. Se poi consideri che non mi ci ha portato quando uscì – sorpresa per tutti – ma in una rassegna… capisci che la scelta fu azzardatissima… ma anch’io a scegliere il soggetto in questione feci un bell’azzardo 😀 😀 😀

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