Al cinema: Gotti – Il primo padrino, di Kevin Connolly

gotti 1Ma sì, mettiamocelo “padrino” nel titolo. Che tanto è gratis e magari porta pure qualche centinaio di migliaia di euro in più al botteghino. Ed infatti il film di Kevin Connolly, nonostante la pioggia di recensioni negative piovutegli addosso e le stroncature pressoché unanimi della critica, ha superato nel nostro Paese il milione di euro di incassi. Un risultato più che discreto, considerato tutto.

Ma sì, mettiamo “padrino” nel titolo (che poi perché “il primo?) e mettiamo pure una citazione sulla locandina, che fa figo e non impegna. Beh, non è proprio così, perché se scomodi anche solo il termine “padrino” ti impegni eccome. Ti presti a dei confronti che rischiano di essere impietosi. Inutile dire che il film di Connolly non è nemmeno da mettere vicino alla trilogia di Francis Ford Coppola (nemmeno al terzo capitolo, che di quella trilogia è sicuramente l’opera meno riuscita). Ma non è da mettere vicino nemmeno alla media dei gangster movie degli ultimi vent’anni, un genere cinematografico che, si sa, è impegnato in una parabola discendente simile a quella del western.

La storia di “The Teflon Don” John Gotti, della sua scalata alle gerarchie della mafia italoamericana di New York, delle sue tragedie familiari e della continua lotta contro la giustizia, sa tanto di déjà-vu. Sa di Vito e Michael Corleone. Eppure è una storia vera (così come rielaborata dal cinema).

Ed infatti, per certi versi, il richiamo a Il padrino ci sta pure. Un richiamo che, del resto, è stato fatto anche dalla stampa. Ma se lo fai in un film ha chiaramente (ed ovviamente) un altro peso. Il peso feroce del paragone.

Ed è un richiamo -occorre precisarlo- che è stato fatto non soltanto dalla distribuzione italiana (che ne ha già fatte di ogni – questa sarebbe ancora tra le più lievi), ma dalla stessa produzione, che si è spesa il termine Godfather nella fase di promozione.

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Ma è proprio tutto da buttare in questo film, come farebbe desumere lo 0% del termometro di Rotten Tomatoes e le sopra citate critiche negative piovute da ogni dove?

Chiaro che no.

Intanto c’è un’interpretazione degna di nota di John Travolta, il quale, aiutato da un trucco eccezionale (almeno da candidatura all’Oscar), si esibisce in un saggio di trasformismo (il protagonista fotografato nella sua evoluzione dai trenta ai sessant’anni di età) e, soprattutto, regala una recitazione ben calibrata, mai sopra le righe ed anzi controllatissima.

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Peccato che la buona prova di Travolta non sia accompagnata da una sceneggiatura di pari livello e dunque si rischi spesso di ammirare un protagonista più che convincente impegnato in dialoghi che di convincente hanno ben poco (un contrasto che emerge fortemente nelle sequenze ambientate in prigione, durante la visita del figlio).

Sicuramente pesa il fatto che si tratti di un soggetto ispirato a vicende realmente accadute, il che, come noto, costituisce generalmente un freno a mano tirato per gli sceneggiatori, che devono comunque mantenersi su binari di verosimiglianza.

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Insomma, un film cui dare una chance più che altro (per non dire soltanto) per la buona interpretazione di un attore che, quando ci si mette, sa ancora il fatto suo, nonostante il viso di plastica da museo delle cere.

___

Gotti (2018, USA, 110 min)

Regia: Kevin Connolly

Sceneggiatura: Lem Dobbs, Leo Rossi

Fotografia: Michael Barrett

Musiche: Pitbull, Jorge Gómez

Interpreti principali: John Travolta (John Gotti), Kelly Preston (Victoria Gotti), Stacy Keach (Neil Dellacroce), Spencer Lofranco (John A. Gotti, Jr.), Pruitt Taylor Vince (Angelo Ruggiero), William DeMeo (Sammy Gravano)

7 pensieri riguardo “Al cinema: Gotti – Il primo padrino, di Kevin Connolly

  1. E’ vero, John Travolta ha fornito una prestazione eccezionale in questo film. Forse ha recitato meglio di così solo in “Nella valle della violenza.”
    Comunque non mi ero accorto che il gangster movie fosse in declino. Forse perché amo così tanto questo genere che ne ho apprezzato anche i titoli stroncati da tutti, Gotti compreso. Tuttavia, negli ultimi anni almeno un gangster movie da favola c’è stato: The Counselor.

    1. anche a me piace il genere, ma credo che i livelli altissimi toccati nel trentennio che va da fine anni Sessanta a fine anni Novanta siano inarrivabili e -purtroppo- un lontano ricordo…
      certo, qualche buon film è uscito anche dal 2000 in avanti, ma parliamo di eccezioni…
      poi più che un declino lo vedo come un inevitabile e fisiologico ridimensionamento, a fronte anche di una realtà profondamente cambiata rispetto al Novecento e che dunque non offre più così tanti spunti…
      su Travolta non posso che essere d’accordo… aggiungerei anche Blow Out, che, sebbene in una fase “meno matura” della sua carriera, resta una delle sue migliori interpretazioni…

      1. Ma infatti non è affatto detto che la maturità aiuti un attore a recitare meglio. Gli attori sono un po’ come i calciatori, hanno dei momenti di forma e di crisi a prescindere dall’età. Ad esempio, in Battaglia per la terra John Travolta ha recitato malissimo, eppure era già un’icona di Hollywood da decenni.
        Detto questo, Battaglia per la terra è un film molto meno scandaloso di quello che dicono, e infatti l’ho messo nella classifica dei 10 film che tutti odiano tranne me (https://wwayne.wordpress.com/2014/06/19/i-10-film-che-tutti-odiano-tranne-me/). Grazie per la risposta! 🙂

  2. Mi aspettavo una recensione ben più negativa… credo che l’odio che questo film ha attratto su di sé sia più dovuto alla campagna di marketing e alla difesa dei produttori (e all’uso improprio di riferimenti al Padrino, come hai giustamente scritto) che ad altro!

    1. ma infatti questi film che vengono massacrati così brutalmente, alla fine -almeno nel mio caso- sortiscono l’effetto opposto, cioè sono portato a vederli per capire se sono davvero così tremendi…
      alcuni hanno anche criticato la recitazione di Travolta, ma questo lo trovo francamente troppo…

  3. Ho visto solo il trailer e già da quello mi sembrava tutto un po’ caricaturale. Pensavo che anche Travolta fosse troppo sopra le righe, anche nelle immagini che ho visto mi dava questa impressione, ma dall’articolo si evince che almeno la sua recitazione non è stata così.

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