contemporary stuff: Life – Non oltrepassare il limite, di Daniel Espinosa

life 1Raramente mi è capitato di cambiare idea su un film nei giorni immediatamente seguenti la visione e senza averlo rivisto, ma soltanto soffermandomi a ragionare meglio su un determinato aspetto. Intendiamoci: non che abbia mutato giudizio in maniera radicale. Per me Life era e resta un onesto – e niente più – film di fantascienza, che funziona bene da un punto di vista strettamente narrativo e sotto il profilo dell’intrattenimento. Quello su cui ho cambiato decisamente parere è un aspetto che di primo impatto mi aveva fatto pesantemente storcere il naso (e, credo, non solo al sottoscritto): il finale “telefonato” (come l’ha definito Leo Ortolani).

Ma andiamo con ordine, partendo da un breve accenno sinottico.

In un futuro imprecisato, ma tendenzialmente a noi prossimo, l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale analizza i campioni prelevati da Marte e rispediti alla ISS attraverso una sonda. Il biologo della stazione spaziale, analizzando il terriccio marziano, scopre una forma di vita unicellulare apparentemente dormiente, che riesce a far risvegliare ricreando un ambiente favorevole. Passano i giorni e l’organismo evolve in essere pluricellulare, crescendo poi fino a diventare visibile e via via sempre più grande. Quando l’essere – che sulla Terra viene affettuosamente chiamato Calvin – ha raggiunto le dimensioni di una decina di centimetri e le sembianze di una sorta di stella marina, comincerà a rivelare la propria intelligenza e, soprattutto, l’ostilità nei confronti dell’uomo…

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Su Life – Non oltrepassare il limite (sottotitolo evidentemente scelto a caso) è già stato detto praticamente tutto, a cominciare dal fatto che si tratta, sostanzialmente, di uno pseudo-remake di Alien, ambientato nella Stazione Spaziale Internazionale. Una fantascienza che pare dunque più scienza e meno fanta (con la minuscola), se non per la questione della “creatura” (ribattezzata Calvin). È un Alien che incontra Gravity, per essere più precisi, con protagonista una specie di stella marina dotata di un’intelligenza fuori dal comune, pari se non superiore alla sua innata ostilità verso il genere umano.

Il regista svedese Daniel Espinosa (che è svedese esattamente come lo è Zlatan Ibrahimovic) si muove negli spazi a gravità zero con disinvoltura; gli attori lo seguono (anche se nessuno è convincente al cento per cento) e la fotografia è eccellente, con le giuste tinte, le giuste profondità, le giuste alternanze di piani.

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La suspense viene gestita in maniera magistrale per almeno tre quarti del film, con l’eccezione della parte iniziale e (apparentemente, e poi spiegherò il perché) nel tanto criticato finale.

Non sono un tecnico della NASA, ma la scena iniziale con il recupero della sonda operato dal Canadarm in stile palla da baseball agguantata dal ricevitore, mi è parso un qualcosa di poco verosimile (ma sono pronto ad essere smentito dal primo ingegnere aerospaziale che si trovi a leggere questa recensione). Sta di fatto – e qui nessun ingegnere potrà smentirmi – che in questa scena si produce sicuramente una falla dal punto di vista della gestione della suspense: non sì può caricare in quel modo un avvenimento simile, a pochi minuti dall’inizio, ben sapendo che difficilmente quella sonda – contenente il materiale per cui gli astronauti sono andati apposta lassù – andrà a perdersi nello spazio profondo. Sembra un po’ un contentino lasciato a Ryan Reynolds per il fatto di non aver avuto il ruolo da protagonista: vai Ryan, l’umanità dipende da te! (almeno per questi primi cinque minuti di film).

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Ma vabbè, si tratta di una piccola pecca che apparentemente impallidisce di fronte al finale, su cui si concentrano le critiche maggiori.

Del resto il novantacinque per cento (stima assolutamente casuale) delle persone che hanno visto questo film (incluso il sottoscritto) hanno intuito in anticipo quello che (forse) avrebbe dovuto essere un colpo di scena.

Ma siamo sicuri che sia proprio così? Siamo sicuri che non sia una scelta voluta di gestione della suspense?

Chi non ha visto il film è meglio che si fermi qui, per non avere una spoilerata clamorosa (anche se la spoilerata se la faranno da soli a cinque minuti dalla fine).

Ebbene. Nella parte finale abbiamo due navicelle di soccorso che si staccano dalla ISS: una ospita David (Jake Gyllenhaal) che si sacrifica lanciandosi nello spazio profondo con la “creatura”, pur di allontanarla dalla Terra (sorvoliamo sul fatto che Calvin, dopo essersi divorati tutti in un batter di ciglio, si dimostra improvvisamente sazio al cospetto di David che ha lì, a portata di “tentacoli”); l’altra navicella è pilotata da Miranda (Rebecca Ferguson), diretta sulla Terra per rendere l’umanità edotta del sacrificio che hanno compiuto i suoi colleghi per non far giungere sul pianeta la “creatura” che tanto gentile e tanto onesta pareva (salvo poi rivelarsi l’essere più letale e resistente dell’Universo, capace di sopravvivere anche là dove la vita sembrerebbe condannata).

Le due navicelle vengono a contatto con i detriti della stazione spaziale che si sta andando a schiantare contro l’atmosfera. Un evento chiaramente creato ad hoc per far insorgere nello spettatore il seguente dubbio: non è che i suddetti detriti hanno deviato la rotta delle due navicelle?

Ed ora lo spoilerone: a rientrare sulla Terra a seguito del predetto scontro sarà la navicella di David (con l’alieno letteralmente in braccio, che stranamente lo risparmia, almeno fino all’ammaraggio), mentre quella di Miranda andrà alla deriva nello spazio profondo.

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Ora. Le possibilità per gestire questo finale erano sostanzialmente due: il colpo di scena, oppure una suspense che necessitava obbligatoriamente di un qualche ammiccamento allo spettatore.

Del resto un vero colpo di scena non dovrebbe far montare la suspense. Dovrebbe fiondarsi inaspettatamente sullo spettatore. Dovrebbe essere una sorpresa nuda e cruda.

Per avere un colpo di scena si sarebbe dovuto impostare il finale in un modo un po’ diverso: ad esempio, per ipotesi, facendo perdere conoscenza a Miranda (del resto c’era stata l’ottima intuizione di farle lasciare un messaggio registrato nel caso non fosse sopravvissuta al rientro sulla Terra) e alternando le inquadrature della nostra a quelle della sonda che trafigge l’atmosfera per poi planare nell’oceano. Un montaggio alternato ingannevole, in sostanza.

Espinosa non lo fa e non credo proprio che non ci abbia pensato. Semplicemente il regista (e/o lo sceneggiatore) decide di non volere il colpo di scena, bensì un finale in cui viene mantenuto in piedi il meccanismo della suspense. Il risultato, ovvio per certi aspetti, è che il finale diventerà prevedibile (ma prevedibile solo a posteriori, perché in fin dei conti non abbiamo la certezza totale che nella navicella atterrata sulla Terra ci siano David e l’alieno – ed ecco quindi la suspense).

In definitiva, credo proprio che il buon Espinosa abbia voluto deliberatamente ammiccare allo spettatore dicendogli: so che stai immaginando come potrebbe essere il finale ma ti voglio far avere il dubbio fino all’ultimo.

E sicuramente una scelta del genere non è stata fatta solamente per la tentazione di mostrare quell’urlo straziante di Miranda che va alla deriva nel vuoto cosmico. Sarebbe stato del resto parimenti inquietante continuare con l’inquadratura di lei priva di coscienza che va alla deriva dopo che abbiamo scoperto che la navicella atterrata sulla Terra non è la sua (sempre per proseguire con l’ipotesi alternativa sopra avanzata).

La scelta può essere più o meno discutibile, ma è per l’appunto una scelta e come tale va rispettata.

___

Life (2017, USA, 103 min)

Regia: Daniel Espinosa

Sceneggiatura: Rhett Reese, Paul Wernick

Fotografia: Seamus McGarvey

Musiche: Jon Ekstrand

Interpreti principali: Jake Gyllenhaal (David Jordan), Rebecca Ferguson (Miranda North), Ryan Reynolds (Rory Adams), Olga Dihovichnaya (Ekaterina Golovkina), Hiroyuki Sanada (Sho Kendo), Ariyon Bakare (Hugh Derry)

25 pensieri riguardo “contemporary stuff: Life – Non oltrepassare il limite, di Daniel Espinosa

  1. Completamente d’accordo, a me personalmente è piaciuto anche il finale sin dall’inizio, probabilmente a fatti invertiti si sarebbe beccato ancora più critiche, almeno per una volta è l’alieno a vincere.

    1. in tal senso interessante il ruolo che hanno la fortuna (per l’alieno) e la sfortuna (per i due astronauti)…
      si dice che la fortuna aiuti gli audaci, in questo caso ha aiutato l’essere superiore, sicuramente dal punto di visto fisico e forse anche dell’intelligenza…

      1. Un’altra cosa che mi ha colpito è stato proprio l’alieno. Diversissimo dallo Xenomorpho, in Alien alla fine per quanto letale e terrificante si trattava di un qualcosa di “naturale”, di “sopravvivenza”, le creature erano guidate dall’istinto. Calvin è proprio bastardo! Fa proprio di tutto per mettere in difficoltà i protagonisti, capisce e pure molto bene cosa fare.

  2. Ho visto il film e qundi sono arrivato a leggere fino alla fine. Life è stato una piacevole sorpresa e insieme un’occasione mancata. Concordo sul giudizio tiepido di un godibile film di fantascienza. Il finale “telefonato”? Non credo sia questo il problema, anche perché la “telefonata” è un dato soggettivo. Io, per esempio nei thriller ho una sorta di difesa naturale della sospensione dell’incredulità: rifiuto di collegare gli indizi sparsi per il film. La “telefonata” dipende anche dal tuo livello di pre-giudizio (nel senso non negativo per forza) con cui ti appresti a vedere la pellicola.
    Il difetto del finale è non l’essere “telefonato”, ma ruffiano. Come accade in molti film, il finale rimane “aperto”: in attesa di verificare il successo del film e “infilarci” un secondo capitolo. Altro che “telefonata”, altro che prevedibilità: il pensiero è ai nostri portafogli.

    1. su quello hai ragione…
      una volta i finali aperti erano spesso un segno distintivo di un certo stile (penso a Carpenter che ne fece un suo marchio di fabbrica) e non erano dettati da ragioni di marketing…
      concordo sul fatto che il finale lo abbiano pensato già ipotizzando un Life 2, di cui peraltro si parla da tempo e per il quale di recente Espinosa si è tirato indietro dall’onere di dirigerlo (quindi magari si farà ma sarà un film di secondo piano, diretto da qualche regista emergente, considerato che il primo non ha avuto il successo sperato)…

      1. Esattamente Carpenter è l’esempio calzante di un finale veramente “aperto”. Sempre sui finali “telefonati” che non sono un problema se non in un thriller poliziesco o una spy story. Consideriamo i film horror: il finale del male che prende il sopravvento quando sembra che il protagonista l’abbia fatta franca è onnipresente. Eppure gli spettatori amanti del genere (io solo di quelli orientali e qualcosa di nostro) continuano ad andare al cinema.

      2. Già, anche perché gli horror ormai sono fatti con lo stampino, ci sono quei 5-6 schemi ricorrenti che vengono proposti tutte le volte. Ed è per questo che, francamente, non amo molto il genere, tranne quelle poche volte in cui riesce a dire qualcosa di nuovo…

      3. Stessa mia reazione al copia&incolla, ma è una questione di preferenze di genere. Star Wars di Abrams lo è di Episodio IV, ma sebbene non mi abbia esaltato almeno ha avuto il merito di “ricucire” lo strappo operato da Lucas con la seconda trilogia.

  3. La tua analisi ha cittadinanza, il problema per me è che questo film non mi ha fatto venir voglio di far su riflessioni di sorta, mi è sembrato ricalcare schemi e situazioni prese da film più famosi e poco altro, ho apprezzato più la tua analisi che il film alla fine 😉 Cheers

    1. Ah ah, grazie, troppo buono. Anche a me solitamente non mi piace rimuginare troppo ma in questo caso devo dire che è stata una cosa spontanea. Mi è venuto proprio da mettermi nei panni dello sceneggiatore e del regista per capire che ragionamenti avessero potuto fare…

  4. Life è stato un filmpiacevole che è riuscito a tenerti sulle spine fino alla fine. Ha qualche difettuccio (tipo il personaggio di Ryan che non aveva una vera e propria utilità) ma comunque era girato molto bene con Espinosa che sa il fatto suo. Per finale ci ho pensato a lungo anch’io. In parte capisco l’obiettivo del regista, ma in parte avrei voluto che la cosa fosse un po’ più nascosta. Pensare a una Miranda che si risveglia e scopre di essere nello spazio sarebbe stato molto inquietante.

    1. Questo film va a finire che ha fatto riflettere più di quello che si sarebbero aspettati gli stessi autori!😉😉
      Beh, sono contento di trovare qualcuno che la pensa come me, segno che non ho esagerato con le speculazioni…🤔🤔

  5. Chissà se la tua riflessione era stata fatta anche da Ridley Scott al momento di creare quella mostruosità di Covenant (non spiego di più per quei fortunati che non abbiano visto quest’ultimo film): mi diverte a questo punto l’idea di un “trenino”, con LIFE che segue Alien e Covenant che segue LIFE 😀
    Purtroppo il punto debole di ogni fanta-horror è quel punto delicatissimo della storia in cui si deve trovare un giusto equilibrio fra logica e cialtronaggine: l’idea che un qualsiasi scienziato, tecnico astrofisico o qualsiasi persona abbia conseguito una licenza elementare, si metta a “toccare” roba aliena distrugge qualsiasi sceneggiatura. Un buon film deve far toccare l’alieno trovando un’idea logica per cui si compia la più illogica delle azioni: fallisce miseramente e in modo imbarazzante Scott prima con Prometheus e poi con Covenant (vere Sagre della Toccata Aliena) poi fallisce LIFE, le cui voragini di “logica del tocco alieno” personalmente rendono perdente a priori tutta la storia. Come posso parteggiare per dei dementi che hanno provocato la propria stessa caduta? E’ come nei film horror in cui c’è un mostro che gira per casa e la donna va a farsi una doccia: è l’elemento ridicolo che ammazza ogni storia… e infatti in Covenant ben DUE donne vanno a farsi la doccia! Scott è davvero iperbolico 😀
    Arrivato al finalone, LIFE per me aveva perso qualsiasi interesse, quindi neanche mi sono posto domande: ho messo STOP e ho mandato il film a quel pianeta 😛

    1. Ah ah Lucius… Scott te l’ha fatta proprio sporca con Covenant, non l’hai proprio mandata giù😀😀
      Sì quella che dici è una di quelle falle di sceneggiatura di tipo “tecnico”, quelle su cui la gente non ragiona più di tanto, con gli autori che puntano sulla suspension of disbelief in modalità “pilota automatico”…
      Con certi film sono stato più rigido sotto quel punto di vista (tipo Interstellar)… In questo film forse la credibilità tecnica se l’erano già giocata con quella sonda recuperata in stile palla da baseball, nonostante il film sembra voglia prendersi molto sul serio dal punto di vista tecnico…

      1. Considero Covenant un’offesa personale, e tremo al pensiero di quale altro filmaccio alieno stia ordendo Scott, padre crudele che uccide i propri figli solo per il gusto di fare dispiacere ai fan.
        Interstellar la prendo come un’avventura romantica nello spazio: è in pratica Allan Quatermain alla ricerca del tempo perduto. (Intendo l’Allan degli anni Cinquanta, non quello Cannon anni ’80!) Le trovate “romantiche” sono protagoniste quindi pure se la sceneggiatura scientifica lascia il tempo che trova possiamo anche non dispiacercene. Se invece presento una storia ambientata su una Stazione Spaziale super tecnologica, dove l’intero equipaggio è totalmente ignaro di qualsiasi basilare norma di sicurezza – tipo “non toccare i fottuti alieni” – be’, una certa delusione va messa in conto 😛

  6. L’ho visto per caso e me lo sono goduto molto, anche se condivido la tua posizione sul finale: è difficile che io riesca a prevedere i colpi di scena, anchr quelli piú palesi, ma qui ho pensato “mmm come sta finendo troppo liscio, sta a vedere che…”, e puntualmente… 😂

    1. Ma infatti la differenza tra colpo di scena e suspense è proprio nel fatto che il primo, se gestito bene, non dovrebbe essere prevedibile per definizione… Comunque sì dai, in fin dei conti il film è godibile, ci sono robe ben peggiori in giro

  7. Interessante! Io lo vidi al cinema Life e non mi impressionò (meglio riguardarmi Alien per le ennesima volta, pensai). La cosa che non mi piacque del finale è che lo capii e mi sembrò inutilmente caotico. Un regista migliore avrebbe fatto sicuramente meglio, credo.

    1. Sul fatto che sia un po’ caotico concordo, è l’impressione che aveva dato anche a me… poi vabbè, ad Alien non può essere messo vicino, basti citare il fatto che a solo un anno dall’uscita questo è stato dai più rimosso o dimenticato

      1. E’ quello che dissi all’uscita dal cinema: si lascia guardare, ma tra tre mesi non ricorderò nemmeno di averlo visto. E più o meno… X–D

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